The Lives of Others 24 Marzo 2007, 17:02
Posted by sgrignapola in L'angolo di Sgrigna, PilloleDiGermania.trackback
Ho letto da qualche parte che era “un’avvincente storia di spionaggio”.
The lives of the others. Ho visto poi le locandine: una foresta di allori.
Venerdì vado a salti –mi son detto.
Mi piacciono molto le avvincenti storie di spionaggio: città esotiche, personaggi misteriosi con accenti strani e azione quanto basta. In “The life of the others” non c’è nulla di tutto ciò.
Lo spionaggio che viene raccontato qui è fatto di lunghe giornate di intercettazioni, ricatti, minacce, torture, paranoie e mense aziendali. Non c’è nessun agente segreto che se la mena male se il Martini è agitato piuttosto che mescolato e non sono in forse le sorti del mondo. Solo le vite dei personaggi coinvolti, quella di un importante drammaturgo e quella del funzionario della Stasi che è incaricato di sorvegliarlo, fino a quando la caduta del muro cambierà tutte le coordinate.
Appena prima che inizi il film una scritta appare sullo schermo: è il 1984. La Berlino Est comunista rivela un mondo ormai talmente lontano da apparire esotico.
Una sorta di nostalgia per ciò che è scomparso arranca durante tutta la visione ed erompe quando il ridicolo emerge dalle assurdità del regime: c’è uno stridiio tra l’estrema serietà -e crudeltà- di certe situazioni e la loro involontaria comicità: le dimensioni degli apparecchi per lo spionaggio e l’aria compunta della spia, le macchine da scrivere e il linguaggio delle schedature.
Vista da questo futuro la miseria umana, fatta di continui scambi di innumerevoli quantità di dolore, sembra soltanto un gioco di convenzioni senza senso.
No, giusto per dire che il film mi è piaciuto parecchio. In Italia uscirà, credo, ad Aprile.
Un post a caso...

























“lunghe giornate di intercettazioni, ricatti, minacce, torture, paranoie e mense aziendali” ma non è che lo hanno girato tra Potenza e Milano?!?
L’interprete principale, Ulrich Mühe, un vero Ossi, recita una parte che in un certo senso gli appartiene: proprio in un’intervista per il libro sul film l’anno scorso ha accusato la sua ex-moglie (ai tempi della DDR) Jenny Gröllmann, anche lei attrice, di essere stata una “inoffizielle Mitarbeiterin” della Stasi. Questi IM erano normali cittadini che spiavano per conto della Stasi i propri familiari, conoscenti, vicini di casa e colleghi. Non una bella cosa, insomma. Lei è morta nell’agosto 2006 per via di un tumore e, anche se ha vinto la causa contro l’ex-marito, tutta questa faccenda pesa come un macigno ed evidenzia come lo stato socialista fosse infiltrato nel tessuto sociale e non risparmiasse nessun angolo, neanche quello più privato, della vita dei suoi cittadini. Un film sulla defunta repubblica democratica tedesca scritto e girato da un vero figlio della Germania ovest e interpretato da uno che questa dicotomia la vive a tutt’oggi sulla sua pelle. Sicuramente da vedere per chi fosse interessato a capire le contraddizioni con cui la Germania unita ancora oggi convive.
Il trailer americano su YouTube
Grazie per l’informazione. Non so se il mio tedesco sarà sufficiente a seguire il film, ma mi piacerebbe provarci…. sempre che non lo diano troppo tardi.
Uh, dioniso, qui uscì nella primavera del 2006, quindi ti puoi prendere il DVD (che speriamo abbia i sottotitoli in inglese).
Ach so!
Tu l’hai visto in tedesco?
Was spricht dagegen?
Difficile?
Brigida, quasi. Mancano le colonne in autostrada
Isa, non sapevo che uno degli attori aveva vissuto una vicenda simile sulla sua pelle! Pare evidente nella DDR queste erano situazioni banalmente quotidiane, come fare la spesa o portare i bimbi a scuola.
In questo post si parla di un recente documentario sulla Stasi.
http://cadavrexquis.typepad.com/cadavrexquis/2007/03/la_banalit_del_.html
Toh, sono venuto a vedere il tuo blog dopo il commento che mi hai lasciato sul “caso Moellemann” e trovo una recensione di questo bel film che ho visto a Berlino l’anno scorso – e che ho rivisto ieri sera, a casa mia, in dvd. Mi fa piacere apprendere che uscirà anche in Italia… Adesso vado a leggere il resto del blog
(Ah, riguardo al commento che hai lasciato da me: sì, forse il paragone è “tirato per i capelli” e la società tedesca non è politicamente così matura come m’illudo. Ma, mi domando: che cosa sarebbe successo a un Prosperini tedesco se in Germania avesse detto le stesse cose del nostro?)
Sì, Sgrigna, lo erano, anche se non è provato che Jenny Gröllmann… credo che la caratteristica più spaventosa del socialismo reale nella Repubblica Democratica Tedesca fosse proprio che la cultura della delazione permeasse tutti i campi della vita sociale, senza fermarsi di fronte alla sfera privata.
Ciao Stefano, ben arrivato!
sgrigna, io mi fionderò a vederlo. le contraddizioni della germania, l’essere qui ma anche un po’ là, questo ma anche un po’ quello e mai, comunque, completamente, mi affascinano…
dioniso, difficile, boh?! Io sono ormai da troppi anni in Germania per farci caso… ma probabilmente sul DVD ci saranno i sottotitoli in Inglese (non è la stessa cosa, perché il bello del tedesco è la sottilissima ironia), se no aspetta di procurarti una copia doppiata in italiano..
vai bettchen! Poi ci racconti, ok?
isadora, io l’ho visto a parigi è già uscito. Mi è piaciuto moltissimo, forse uno dei più belli della stagione. Posso dire la fine?
Volevo chiedere a quelli che l’hanno visto: Isa, Stefano e Algonuevo, ma in sala la gente rideva da voi?
Quando l’ho visto io c’era gente che rideva continuamente, ma la sala e’ proprio esplosa quando hanno inquadrato la Libreria Karl Marx. Volevo alzarmi e dire che caxxo c’avete da ridere mica e’ Friends, non sentite che non ci sono le risate preregistrate sotto?
Giusto per capire se sto diventanto un vecchio rintronato e devo abituarmi a sentirmi dire: “eh ai mei tempi”.
Sgrigna, in Germania, su queste cose, non ride nessuno.
algo, maddaiiiii….
No, io l’ho visto l’anno scorso al cinema della Kulturbraeuerei di Berlino, ma no, nessuno rideva. Magari un risolino secco e amaro in corrispondenza di certe scene. Ma certo non si sono sganasciati vedendo la Karl-Marx-Buchhandlung!
Ah, immaginavo.
Bho, vi assicuro che agli americani la scritta Karl Marx ha fatto proprio scompisciare alla grande. Mi son sentito anche un po’ solo e cretino. Ci sara’ sotto qualcosa di freudiano.
[...] e critico di quel periodo storico e, quest’anno, ne abbiamo visti più d’uno: “Das Leben der Anderen“, in primis; negli ultimi giorni due produzioni televisive di ottima qualità: “Prager [...]