Pietre d’inciampo 15 Luglio 2007, 15:26
Posted by Isadora in PilloleDiGermania.trackback
Sto andando in ufficio, cammino veloce, ho fretta. Non mi guardo gran ché intorno, faccio questa strada ogni giorno, non c’è niente di nuovo. Un passo, un altro, sono quasi arrivata e, all’improvviso, faccio appena in tempo a sentire qualcosa di liscio sotto al piede, ma non a chiedermi di che cosa si tratti, che mi sorprendo ad annaspare a mezz’aria per evitare di sbattere il muso per terra. Rimango in piedi per miracolo, mi fermo e vado a guardare che cosa mi abbia fatta inciampare.
È uno “Stolperstein”. Liscio e lucido, grande (e scivoloso) come un sampietrino bagnato , incassato nel marciapiede, di fianco ad altri due o tre. Lo guardo un po’ perplessa, poi mi viene da pensare che l’artista, Gunter Demnig, che ha avuto l’idea di questa installazione, ha appena centrato il suo obiettivo. Ma qui bisogna fare un passo indietro. Cosa sono questi “Stolpersteine”? Ne parlava qualche giorno fa anche Weingarten: si tratta di piccole “targhe” in ottone, in memoria delle vittime delle persecuzioni del nazismo, incastonate nei marciapiedi di fronte agli edifici in cui hanno vissuto. Sono piccoli e discreti, si vedono appena; l’idea è quella di attirare l’attenzione del passante facendolo inciampare (stolpern), distrarlo dai suoi pensieri e ricordargli i nomi di quelle persone che hanno vissuto nelle case davanti alle quali passa, spesso senza degnarle di uno sguardo.
Obiettivo raggiunto, nel mio caso: pur avendoli visti tante volte e conoscendo l’iniziativa, è stato proprio l’atto di inciampare su uno di questi nomi a risvegliare la mia attenzione e a portarmi a riflettere sul significato di queste installazioni. Improvvisamente i nomi di questi sconosciuti hanno fatto irruzione nel mio quotidiano; sono persino andata a leggere la loro storia sul sito delle installazioni a Stoccarda. Siete avvertiti: se vi trovate in Germania, osservate con attenzione i marciapiedi!
L’immagine è tratta dal sito ufficiale dell’iniziativa.
Un post a caso...

























Che poi è un’altra cosa che scivolare sulle cacche a Roma…
Fabrì, mai stato a Berlino?
Tratto da: Abfall, Müllberge, Hundekot - die Hauptstadt versinkt im Dreck
Il bello delle Stolpersteine è che sono dedicate a tutte le vittime del nazismo, anche ai rom, agli omosessuali, ai testimoni di geova e ai portatori di handicap, non solo agli ebrei e agli oppositori politici, che di solito hanno più visibilità.
Ma si trovano solo a Berlino o anche in altre città?
Non mi sembra di averne mai notati.
Saluti e buona giornata.
cara Isadora, per una volta tanto, permettimi di dissentire (emm … è una battuta … faccio sempre il criticone .. ma tanto è .. abbi pazienza!
)
Sono sempre stato iconoclasta quando si parla nell’esprimere i principi umani. La memoria storica e’ importante ma provocare un incidente mi sembra un esagerato.
Una porzione di strada scivolosa è pericolosa e, come volontario, ti posso assicurare che ogni tanto si “raccatta” qualche sfortunato vecchietto che si rompe l’anca od il femore (non ti dico le grida dello sfigato/a di turno … rompere il femore fa taaaanto male), per essere scivolato o inciampato su un marciapiede.
Ora, dimmi tu, la memoria storica, vale la sofferenza di un innocente?
E’ come dire, mettere sul muro un bel chiodo sporgente con sotto la scritta “un chiodo per ricordare i 10.000 morti-ammazzati annui, dalla pena di morte in cina, dal regime comunista”. L’intento nel far ricordare qualcosa di orrendo è senza dubbio giusto, ma rischiare di far male a qualcuno (magari mettendo il chiodo sporgente di 5 cm dal muro a 1,2 metri di altezza .. giusto altezza bimbi) non lo giustifica di certo!
Penso che nei paesi di lingua tedesca ci sia la necessità, ad oggi non sopita, di testimoniare il rifiuto di quello che è stato un periodo buio del passato.
Io rispondo che non è abbattendo statue, bruciando libri, erigendo lapidi, o peggio, mettendo lastre scivolose sui marciapiedi, che si incrementa l’umanità della gente. Ma solo agendo nel rispetto di quei principi umanitari che sono purtroppo, ad oggi, misconosciuti dagli stessi stati che ne furono i primi sottoscrittori, tra cui il paese dove ora lavori ed il nostro.
Fare un museo sull’olocausto va bene, è giusto, cosi’ come ci vorrebbero tanti altri musei anche tematici ed apparentemente provocatori (es. sul nazismo e sul comunismo), per far vedere tutto (nel bene e nel male) come l’uomo ha agito nei secoli, ma certo questo non giustifica esprimere qualcosa in maniera pericolosa.
@ chiaradavinci
Molte sono le vittime della disumanita’ del passato fatte dai nazisti, ma purtroppo ce ne sono molte piu’ oggi e hanno mille colori … proprio come la bandiera di coloro che si dichiarano pacifisti.
Vorrei sottolineare che non sono contrario alla manifestazione di orrore verso i crimini del passato con bandiere, manifestazioni e monumenti. Ritengo, a mio parere, piu’ logico ed umano prodigarmi per la lotta alle ingiustizie attuali, che non usare il mio tempo disponibile per la memoria storica, scritta spesso dai vincitori, piuttosto che dai veri protagonisti e dalle vere vittime (spesso sono la stessa cosa).
inciampami
“Una porzione di strada scivolosa è pericolosa…”
ok, stai scherzando.
ma se così non fosse, ammesso valga la pena farlo, vorrei dirti che forse è un tantino più pericolosa la “Vergessenheit”, l’oblio che porta la storia a ripetersi in forme non solo farsesche ma a volte anche tragiche. meglio che un anziano non si rompa il femore o che tra quarantanni una civiltà dimentica degli orrori passati commetta le stesse nefandezze?
ma tanto tu stavi scherzando.
(però non si sa mai, sai?)
chiara, ho avuto lo stesso pensiero. Ed è un po’ quello che mi ha fatta arrabbiare al tempo della discussione sul Mahnmal di Berlino, che è solo per un tipo di vittime (concetto aberrante), quelle con la lobby più potente.
dioniso, sono in tutta la Germania e anche - credo - in Ungheria. Il sito dell’artista, da cui ho tratto la foto, è molto interessante ed informativo.
kijio: inciampando, per un attimo l’ho pensato anch’io. Però la vedo come hae. Essendo in Germania sono sicura che il TÜV e tutta una serie di organismi predisposti avrenno fatto le loro disamine e concesso il benestare…
Comunque i sampietrini bagnati non sono meno scivolosi. Anche il pedone ha la responsabilità di dare un’occhiata a dove mette i piedi.
estasidellacarne, dicevi?
hae, sì, l’oblio sarebbe la cosa peggiore. È stato proprio quello che mi ha dato tanto da pensare, inciampando: 1. I cosi sono lì già da mesi e non mi ero mai fermata a considerarli (indifferenza, qualunquismo, quotidiano che offusca tutto?); 2. è bastato così poco - inciampare - per sollevare tutta una serie di riflessioni, ricordi, considerazioni e curiosità, mi ha perfino portata a scrivere un post; 3. ergo: obiettivo raggiunto, per un po’ abbiamo rinfrescato la memoria e rimescolato un po’ nella coscienza di isa.
@ Isadora
perdonami la risposta al tuo commento, ma non lo condivido in molte parti.
Anteporre l’ideale all’essere umano e’ il primo passo verso la distruzione di questo ultimo.
A comprova di cio’ porto gli esempi di guevara, hitler, polpot. Tutti e tre avevano come idea quella di migliorare il proprio popolo, ma escludevano a priori la loro umanità. Uno credeva che uccidendo per una cosa giusta si risolvesse l’ingiustizia, un altro pensava che la gloria di un popola valesse la morte di altri, ritenuti di serie B, ed un altro ancora riteneva che l’affermazione del proprio pensiero doveva essere imposto uccidendo a secondo dell’idea o dell’origine di nascita.
In altre parole, mentre Gandhi ha creato qualcosa basandosi su un alto ideale (condivisibile o meno), non obbligando nessuno a seguirlo omettendo violenza, tutti coloro che obbligano a perseguine un’idea, per quanto apparentemente giusta, con la violenza, non possono che fallire (a meno di fare pulizia etnica come fece a suo tempo carlo magno con gli eretici) perche’ negano intrinsecamente il loro stesso presunto obbiettivo finale (l’essere umano).
Isadora, sugli altri punti chiaramoci:
1. qualsiasi dispositivo di controllo che autorizzi qualcosa non puo’ automaticamente assicurare la non pericolosita’ di qualcosa che lo e’ palesemente, come in questo caso. Inoltre vige, nei paesi considerati sviluppati un principio, che e’ quello della massima prudenza (nel dubbio di una scelta, si antepone prima la sicurezza, se c’e’ comunque rischio per la salute umana, per quanto minimo, si esclude il progetto). Posso vederlo non applicato in Italia, dove gli amministratori sono politici, ma non certo in Germania (forse ho la sindrome da erba del vicino?)! comunque la cosa mi fa specie!
2. giustificare che questa “scivolosita’” sia minore dei sampietrini bagnati non regge. Potrei buttare una miscela di acqua e sapone (50-50) lungo il marciapiede di una grande citta’, dicendo che e’ piu’ pericoloso di una macchia d’olio, magari con cartello sul muro con scritto a caratteri cubitali “per tutti i morti ammazzati di piazza tinenamen, per ogni caduta, un pensiero ad un innocente morto”. sarei giustificato? Io credo proprio di no.
Insomma, meglio l’oblio e l’ignoranza (voluta .. perche’ la possibilita’ di conoscere ce n’e’ in quantita’ industriale), che essere obbligati con la forza a seguire una direzione o un ricordo non a priori voluto, anche col rischio che si ricapiti nella c@cca!. Questo, a mio modo di vedere, si chiama libertà di pensiero e di parola.
Consiglio vivamente di leggere “il mondo nuovo” di Aldous Huxley. Ti fa vedere un futuro in cui e’ gia’ tutto definito per il meglio ;).
Purtroppo alcuni marciano contro la conoscenza e stimolano l’ignoranza. Questo si va combattuto!
Ti invito a dare un’occhiata al mio articolo sul pagamento dei diritti d’autore e l’uso dei libri nelle librerie pubbliche!
http://kijio.wordpress.com/2007/06/11/i-libri-bruciamoli-fino-allultimo/
Ovviamente aspetto una tua replica
Be’, kijio, innanzitutto grazie per l’articolatissimo commmento. Mi fa sempre piacere quando si riesce ad intavolare una discussione sotto ad un post.
Per quanto mi riguarda, ho tuttora pensieri contrastanti al riguardo: da una parte mi sono chiesta anch’io se a qualcuno fosse venuto in mente la pericolosità di inserire superfici scivolose su di un marciapiede. Non per nulla, se mi faccio male inciampando su una buca in un marciapiede, il diritto tedesco mi consente di fare causa al comune (o al proprietario della casa situata davanti al marciapiede, a seconda dei casi). In caso di neve o ghiaccio, posso rifarmi su chi avrebbe dovuto pulire il marciapiede.
D’altra parte non ho potuto fare a meno di vergognarmi un po’ per questa mia indifferenza che mi ha portata ad ignorare questi Stolpersteine fino al momento in cui non ci sono inciampata io: una bella metafora, non trovi?
Ecco, è proprio questo dualismo che mi ha dato e mi sta dando da pensare. E benché riconosca ai tuoi argomenti un ottimo rigore logico, non riesco a “condannare” (parola grossa, scusa, al momento non ne trovo di migliori) questa iniziativa. Anzi, se prima la consideravo con un certo scetticismo, ora che ne ho sperimentato l’efficacia (enorme, specialmente se paragonata alla semplicità), mi sembra una cosa ottima. Comunque spero che nessuna nonnina si rompa il femore, non sarebbe giusto nemmeno in nome di un qualche ideale.
P.S.: Aldous Huxley è uno dei miei autori preferiti. Credo di avere inserito tutto quello che ho letto di suo sul mio scaffale di aNobii.
@ Isadora
Permettimi un ultimo commento, un ultimo tentativo di convincerti … poi la finisco altrimenti vado nel trolleggio!
E’ vero che anch’io provo vergogna, quando mi accorgo di essere indifferente, o non ho la sensibilita’ di comprendere le sofferenze altrui, finendo nel menefreghismo. Pero’ penso che questo sia riconducibile alla mia umanita’ che porta con se enormi limiti (che fanno parte comunque del mio essere), non e’ certo una giustificazione, ma altresi’ un limite da superare.
Io sono convinto che l’individuo puo’ scegliere di soffrire o addirittura morire per un ideale, ma questo deve rimanere nella sfera personale.
Se una sofferenza si ritiene necessaria per un ideale posso proporla agli altri, e se li convinco, ovviamente non in maniera subdola, ma invece chiara e senza sotterfugi, anche loro soffriranno come me, perche’ credono liberamente nella mia stessa idea.
Se invece costringo qualcuno a seguire il mio pensiero e’ aprioristicamente, a mio parere, erroneo e subdolo.
Faccio un altro esempio: il condizionamento subliminale. Se si riuscisse con messaggi subliminali in tv (quindi privi di violenza fisica) a impedire la violenza dei popoli, creando un mondo fatto di persone “pecorelle”, si migliorebbe tutto, ma sarebbe davvero giusto? e qui si ritorna al romanzo che piace ad entrambi
p.s.
Sono davvero felice di trovare una piacevole discussione al riguardo, sai non e’ facile trovare qualcuno che si pone questi problemi. A meno di essere fra i pochi a far parte della tribu’ Zuni …
Ti spiace se ti blogrollo?
Kijio, non estremizzare tutto, dai. L’esempio del “costringere” qualcuno a pensarla come te con mezzi subdoli qui non calza. Io vedo questi “Stolpersteine” come una proposta, un invito alla riflessione ed alla memoria. Ma se non te ne fregava nulla prima o se la pensavi diversamente, non è che vedendoli o inciampandovi, cambierai idea. Diciamo che devi avere una “predisposizione” al tema di fondo. Sulla costrizione, laddove ci fosse, mi trovi d’accordo.
Se vuoi mettere un link mi fa piacere. Io, però, per principio, non faccio “scambi” (il che non significa che non ci finirai, tra i link, ma solo che non è un automatismo). Grazie e alla prossima.
@ isadora
‘ sul link ‘
io per principio non do per ricevere (et viceversa), ma chiedo prima di agire.
Non applico il motto latino - do ut des -, credo solo nel rispetto e nello scambio di idee. Mi fa piacere che altri leggano cio’ che tu scrivi, in quanto la tua diversita’ di idee e’ compatibile con la mia. La pluralita’ e la liberta’, fondamentali per una umana societa’, non e’ necessariamente scambio biunivoco.
A breve ti inserisco. Spero non ti offenda l’invito del meme estivo.
A me piacciono le iniziative discrete. Gli oggetti poco invadenti e non chiassosi attirano l’attenzione della gente senza creare pregiudizi.