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Pizza e ricordi 1 marzo 2005

Posted by Isadora in IsaInCucina.
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Lavorare con le mani mi rilassa, gesti meccanici che lasciano libera la mente di viaggiare, di ricordare, di giocare.

Sbriciolo il lievito di birra nell’acqua e mescolo per farlo sciogliere.

Una serata di pioggerellina invernale, passeggiavamo senza meta e ci raccontavamo l’un l’altra… non so piú bene cosa, non erano le parole ad essere al centro dei nostri pensieri, certo non dei miei.

Preparo l’impasto con la farina e mi viene in mente che non riesco a ricordare come siamo finiti in quel pub – l’ho sempre odiato per via dei tavolini piccolissimi, giusto lo spazio per due birre.

Affondo le mani nell’impasto, morbido ed elastico, mi viene da sorridere pensando a quei tavolini piccoli. Alle volte non sono poi cosí male, i tavolini piccoli. Ricordi, quei due che sono entrati nella saletta e si sono seduti vicino a noi? Ci hanno messo poco a scegliersi un altro tavolo. Sorrido ancora.

Metto la pasta a lievitare, coperta, al calduccio, scotto i pomodori per pelarli.
Spellare i pomodori, cosí bollenti, e cercare di non ustionarsi i polpastrelli mentre si sta pensando alla lingua di un uomo é un’operazione pericolosissima. Ecco, é successo, mi sono scottata.

Impreco sottovoce tra me e me, passo a togliere i semi dai pomodori, li faccio a pezzettini con dedizione. Guardo la lama del coltello affilato luccicare vicinissima alle mie dita, penso a quanti pericoli si nascondano anche dietro alle azioni piú banali.
La pasta sta lievitando e non richiede la mia attenzione, taglio anche la mozzarella, tanti dadini tutti uguali.

Non riesco a fare a meno di chiudere gli occhi per un attimo, mi fermo, ricordo.
Siamo usciti dal locale, la pioggerellina non voleva smettere, sembrava non finire mai. E tu, tu canticchiavi “Singin’ in the rain” abbracciandomi con un gran sorriso.
Il pomodoro é pronto, aggiusto di sale, manca solo il basilico. Il nostro tempo, invece, era ormai scaduto.

Lavoro un po’ la pasta, la stendo, é morbida e liscia, mi dilungo a plasmarla per il semplice gusto di sentirla sotto le mie mani. Quegli ultimi attimi, gli ultimi baci sotto alla piogga ormai insistente, incollati come francobolli, la vita quotidiana che torna, prepotente, a fare capolino. Finisco di condire la pizza in fretta e furia, devo correre allo specchio per sincerarmi di non avere le tracce della tua barba sul mio viso…

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