jump to navigation

A14 12 marzo 2005

Posted by Isadora in IsaSuOCE.
trackback

Si partiva al mattino ad orari antelucani, la Giulia bianca lucidata a festa per l’occasione e piena come un uovo, per me tutto il sedile posteriore e il finestrino dalla parte del sole oscurato da un foulard.

Allora mi sembrava un viaggio apocalittico, un pellegrinaggio verso terre esotiche e lontane. L’autostrada del mare, così la chiamava mio padre, già il nome prometteva novità e ignote avventure, scorreva liscia sotto le ruote e poi, come d’incanto, dopo i primi chilometri d’asfalto attraverso l’entroterra romagnolo, appariva il mare alla nostra sinistra e poi, non so più bene a che altezza, gli oleandri, a marcare la mezzeria.

Mio padre guidava e fumava, mi sembrava che fumasse più velocemente di quanto non guidasse, accendendosi una sigaretta con il mozzicone dell’altra, ma non c’era fretta, per lui, c’erano scadenze e rituali da rispettare, la frittura mista di pesce a Pescara era la prima vera tappa che contrassegnava l’inizio della vacanza, credo che aspettasse quel momento per un anno intero. Io invece odiavo quell’interruzione, una specie di prolungamento dell’agonia, e poi a me toccavano sempre quei maledetti spaghetti al pomodoro che mia madre si ostinava ad ordinare per me, fragilina e affetta da tante piccole intolleranze alimentari, incurante delle mie rimostranze.

Io fremevo per arrivare a destinazione a prendermi le coccole e i manicaretti esotici della nonna Maria dai dolcissimi occhi azzurri e della zia Vittoria che mi faceva cantare, beandosi nell’ascoltarmi e alla fine mi premiava con un tarallo. Invece no, dopo il pranzo c’era la pennichella e poi ancora ore d’asfalto ed oleandri. La superstrada allora non c’era, l’autostrada ad un certo punto finiva e si percorrevano gli ultimi chilometri attraverso paesaggi di uliveti e fichi d’india, terra rossa e muretti a secco, che accendevano la mia fantasia di bambina raccontandomi improbabili storie di terre sconosciute e selvagge.

Si arrivava al tramonto, a pensarci ora mi viene da sorridere, stremati dal lunghissimo viaggio, anche la Giulia un po’ sporca d’insetti e impregnata di fumo di sigaretta sembrava stanca, ma finalmente c’era la nonna, che ci aspettava al balcone fingendo di non essere preoccupata, la sua espressione raggiante a tradire la gioia e il sollievo di vederci finalmente arrivare sani e salvi.

Advertisements
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: