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Anna 17 marzo 2005

Posted by Isadora in IsaSuOCE.
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Anna aveva vent’anni ed era innamorata. Erano i primi anni ’60 in un paese piccolo piccolo arroccato su di una collina e lui era bello come il sole.
La vita era semplice e bella, questo era il pensiero, unico e martellante, che le riempiva la mente quando guardava le nuvole stagliarsi contro al cielo azzurro mentre facevano l’amore. La natura sorrideva, non poteva esserci nulla di male in quello che facevano.

Anna si confessava una volta alla settimana, ogni volta si sciroppava paziente l’inevitabile caterva di preghiere da recitare in ginocchio davanti all’altare ed era convinta di essere, tutto sommato, una brava ragazza.

Quando scoprì di aspettare un figlio ne gioì: sarebbe stato sicuramente un maschio, con gli occhi dolci e profondi e le labbra morbide e ben disegnate del padre. Aspettò il momento giusto per dirglielo, sorridendo radiosa e felice, dopo aver fatto l’amore ancora una volta.
Lui non sorrise, il suo sguardo era improvvisamente cambiato. Si limitò a comunicarle, ostentatamente freddo e distaccato, che non aveva intenzione di costruirsi una famiglia con una come lei, né tantomeno di crescere un figlio di chissà poi chi, un bastardo.

Un bastardo.

Fu quella parola a ferirla più di ogni altra, a mettere bruscamente fine al suo romantico sogno d’amore. Improvvisamente si rese conto di essere sola, se lui, lui che aveva detto di amarla, reagiva così, che avrebbero detto gli altri?

Si risvegliò da quell’incubo in una stanza d’ospedale, più morta che viva, ad ascoltare la predica di un medico dal camice bianchissimo e dallo sguardo severo. Capì poco di quello che le stava dicendo, solo che se l’era cavata per un pelo e che non avrebbe più potuto avere figli.
Tutte quelle preghiere non erano bastate, era stata troppo arrogante nella sua felicità, ed ora aveva tutta una vita davanti a sé per pentirsene per davvero.

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