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In treno 14 maggio 2005

Posted by Isadora in IsaSuOCE.
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La maggior parte delle parole che di tanto in tanto lascio cadere qui le scrivo in treno, sulla via del lavoro, grazie al mio adorato pda, che non mi abbandona mai. Ormai è un rituale fisso: salgo sul treno, mi cerco un posticino tranquillo, dò un’occhiata fuori dal finestrino, prendo atto dell’immutabilità del paesaggio che circonda la stazione e comincio a scrivere.

Ogni tanto alzo lo sguardo e incrocio occhi curiosi, a volte qualcuno ne approfitta per chiedermi informazioni più o meno tecniche (c’è anche da dire che non mi sono lasciata sfuggire l’occasione di regalarmi una custodia in alluminio che conferisce all’aggeggio un aspetto piuttosto futuristico e non aiuta a passare inosservati), insomma, volendo, sarebbe anche un ottimo strumento per rimorchiare.

Ecco, sono seduta qui a graffiare questi pensieri un po’ cazzuti sul display del mio fedelissimo giocattolo e mi sento quasi obbligata ad alzare gli occhi da uno sguardo più intenso del solito. Guardo in su. Non è uno sguardo. Una decina di paia di occhietti vispi mi sta occhieggiando in concentrato silenzio. Una decina di boccucce dimenticate semiaperte nello sforzo di capire cosa stia facendo quella signora con quello strano oggetto luccicante.

I miei ammiratori di oggi sono bambini. Non me ne intendo molto, ma, a occhio e croce, direi sugli otto anni. Tutti questi sguardi mi strappano un sorriso dei miei, di quelli da pubblicità del dentifricio, come dice mio marito, e il più furbetto azzarda una domanda: “che cos’è?” chiede, puntando il piccolo indice verso lo strano oggetto e sgranando ancor di più gli occhi. Cazzo, penso, e ora, come glielo spiego? Un altro bimbo accorre in mio aiuto: è un computer. Sì, dico io, un computer piccolo piccolo. Il primo, allora: “ma stai scrivendo?”. Ma che carino il nanetto, mi dà del tu. Presa da un improvviso ed inaspettato moto materno, gli faccio dare un’occhiata al display e scrivo qualcosa. “Ma è un cellulare?” “Sì, è anche un cellulare”. Ho dato il via ad una salva di domande, la maestra che li accompagna mi lancia uno sguardo di gratitudine misto ad una muta offerta di scuse, mentre io mi diverto come una matta a far vedere ai bimbi come si fa a fare le foto.

Non ho scritto un gran ché, oggi, ma è stata una mezz’ora davvero spassosa. Chissà quanti padri, stasera, mi lanceranno maledizioni silenziose sentendosi chiedere: “Papà, perchè il tuo cellulare non scrive?”.

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