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Una normale domenica mattina 15 maggio 2005

Posted by Isadora in IsaSuOCE.
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Mi alzo, presto, come al solito. Prima di tutto ci vuole un caffè, ci vuole un caffè. L’occhio a mezz’asta, vado in cucina. Con gesti meccanici comincio il solito rituale: macina il caffè, premi bene, e via. Macina il caffè… dal macinino non esce alcun suono. E neanche il caffè. È vuoto, cretina! OK. Mi trascino fino al frigo per prendere il caffè in grani, riempio il macinino. Riempio anche metà della cucina di chicchi di caffè. Imprecazioni irripetibili mi scorrono nella mente. Sembrano i sottitoli dell’esorcista. L’occhio è ancora a mezz’asta, l’umore si sta rapidamente ma inesorabilmente adeguando.

Raccolgo gli stramaledetti chicchi, pulisco, riempio, macino. Macino? No, non macino. Il macinino è rotto, ‘sto figlio di puttana che costa come un anello di Bulgari ha deciso proprio stamattina, di domenica mattina, di smettere di funzionare. Io lo sapevo che era meglio comprarsi un anello di Bulgari. Lo sapevo.

Mi sottraggo a fatica dall’impulso di buttare tutto l’ambaradan dalla finestra, ma tanto finirei solo per rovinare il mio bel rosmarino e magari, col culo che ho, anche il basilico che ho piantato ieri. Tiro fuori il macinino d’emergenza, che lo so che macina da schifo ma ho bisogno di un caffè, ora, di un caffè, cazzo. Uno solo. M’incazzo già a sentire il suono che fa, come se gli costasse uno sforzo immane macinarmi sette-otto grammi di caffè. Quello che viene fuori, più che polvere, è una specie di sabbia, ma fa lo stessso, ormai è diventata una questione di principio. Siamo io e lui, l’una contro l’altro. E vinco io, cazzo, me lo faccio, ‘sto caffè, che farà schifo, ma me lo bevo ugualmente, alla faccia tua. Faccio.

La macchina, quella vacca, che costa come due anelli di Bulgari, mi fa una pisciatina di un’acquaccia brodosa nella tazzina tanto per farmi capire che quella polvere non è alla sua altezza. E sia. Ora bevo, e basta. Madonna che schifo. Vado in giardino a fumarmi una sigaretta, che è meglio. Ma cazzo, avevo smesso di fumare, io. Fa lo stesso. Me la fumo alla faccia di tutte le carabattole in acciaio satinato che stamane si sono coalizzate per rendermi la vita difficile.

E di caffè, fino a martedì, non se ne parla.

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