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Nozick e l’ingerenza nella politica di altri stati 4 giugno 2005

Posted by Isadora in IsaSuOCE.
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Settimana di lavoro, poco tempo per leggere, precendenza (tutta personale, s’intende) al tema referendum, la discussione introdotta dal post di freccia sulle ennesime vittime in Iraq mi era sfuggita. L’ho letta, accidenti. Come al solito in questo tipo di discussioni gli animi s’infervorano e, con l’aumentare degli interventi, vengono fuori le cose più strane. Ho trovato, leggendo, un paio perle che meritano, secondo me, una discussione a parte, tutte di tal Robert_Nozick, pseudonimo pretenzioso anzichenò. Non so se il buon Nozick, quello vero, non si sarebbe rivoltato nella tomba, leggendo alcune delle affermazioni fatte, come dire, in suo nome. La prima delle tante affermazioni che non condivido (e l’unica che intendo discutere, per il momento) ci mette davanti ad una questione molto controversa:

Cito Robert_Nozick: mentre l’unica critica sacrosanta che gli si dovrebbe fare è: “Caro Bush, ma perchè hai fatto questa guerra all’Iraq e non fai nulla contro le altre dittature?” Cioè non si deve criticare l’intervento in Iraq, ma il mancato intervento in altri Paesi!!!

Come sottrarsi alla tentazione di rispondere? La domanda è, come provocazione (e solo come provocazione), giusta, e vorrei porla anch’io, al buon George W., ma, credo, per motivi diametralmente opposti a quelli di Robert_Nozick. Parlo consapevolmente di provocazione, perché l’unica risposta che gli eventi stessi ci forniscono è che all’attuale governo statunitense non gliene potrebbe fregare meno di esportare democrazia. La liberazione del popolo iracheno è solo un espediente retorico per zittire le voci contrarie a questa guerra (e ce ne sono un bel po’ anche negli stessi Stati Uniti, eh, troppo facile bollare come antimericani coloro che non sono d’accordo con la politica dell’attuale governo statunitense), dopo che delle famosissime armi di distruzione di massa non si sono trovate tracce. La domanda è retorica, le risposte le abbiamo sotto agli occhi, se abbiamo occhi per vederle.

Condivido, quindi, la domanda, ma rabbrividisco leggendo l’affermazione ad essa seguente, che, implicitamente, auspica un’America “polizia del mondo”. Io tremo al solo pensiero di vivere in un mondo in cui il governo americano decida (in base a quali criterî, poi? E legittimato da chi?) quali siano i governi “buoni” e quelli “cattivi” e parta lancia in resta a bombardare tout-court quelli che non si attengono alla concezione americana di democrazia. In questo senso continuo a criticare l’intervento in Iraq e non mi sogno nemmeno di auspicare interventi militari in altri paesi.

Tornando a Nozick ed al suo concetto di massima libertà individuale che implica una minima ingerenza dello stato nelle questioni individuali, uno stato che non costringe gli individui ad aiutarsi l’un l’altro o a comportarsi nel proprio interesse (cfr. “Anarchy, State, and Utopia”), dubito che condividerebbe le affermazioni del nostro Robert_Nozick. Per Nozick (quello vero) non esisteva un’entità sociale chiamata Iraq, che trarrebbe un beneficio futuro in quanto tale, ma un insieme di individui, con le loro singole vite, uniche ed irripetibili. Il concetto di sacrificio della vita del singolo per il bene della comunità gli era completamente estraneo.

A proposito dell’ingerenza dei governi nazionali nella politica di altri stati, consiglio al nostro Robert_Nozick una lettura che potrebbe interessarlo. Si tratta di Rothbard, un altro libertario che ha influito notevolmente sul pensiero di Nozick. Il capitolo qui linkato, in lingua inglese, è “War and the Foreign Policy”, tratto dal libro “For a New Liberty”, pubblicato un anno prima di “Anarchy, State, and Utopia” di Nozick. Particolarmente attuale, direi.

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