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Atmosfere 18 giugno 2005

Posted by Isadora in InMansarda, MusicaMusica.
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Da qualche tempo qui nel condominio qualcuno coccola le sue insonnie col jazz, tenendo il volume un po’ troppo alto per agevolare il flusso dei pensieri. Sento l’urgenza di atmosfere più ovattate e tiro fuori da uno scatolone (già, tre settimane che sono qua ed ancora non ho avuto la forza di spacchettare le tre carabattole che mi sono portata dietro) un cd che non ascolto da tanto tempo: Il “Concierto de Aranjuez”, nell’interpretazione di Paco de Lucía. Passo direttamente al pezzo che più mi piace e più si adatta all’umore del momento, l’adagio.

Ecco, le prime note si diffondono nella penombra della stanza e basta che chiuda gli occhi per immaginare di essere nel giardino di Aranjuez. Un pomeriggio estivo in cui il tempo sembra scorrere più lento del solito, come impigrito dal caldo. Siedo sotto ad un albero dalle fronde larghe che proiettano ombre mutevoli sull’erba. La musica passa dalle orecchie giungendo direttamente al cuore, senza passaggi intermedî. Amo lasciar andare i pensieri dove vogliono e limitarmi ad osservarli mentre producono immagini come fuochi d’artificio davanti all’occhio della mia mente. Volti amati, parole dette, o anche solo pensate, si sovrappongono a luoghi, odori, situazioni. Buccia d’arancia amara e fragrante, erba appena tagliata, odore secco di aria estiva, cielo terso e blu, non una nuvola ad interrompere la perfetta continuità del colore. Case basse e bianche, strade polverose. E, da qualche parte, una fontana, no, un ruscello. L’acqua scorre mescolando il suo suono a quello delle note ed è fresca, cristallina, ed il ruscello si gonfia a diventare un fiume. E il fiume attraversa irruente questo pomeriggio estivo e se lo porta via.

Il cielo è diventato nero e all’ombra pomeridiana si è sostituita la luce della luna piena che filtra attraverso la finestra. Io la guardo, sdraiata sul letto, la testa rovesciata all’indietro, attirata da quella luce morbida ed intensa, non riesco a staccare lo sguardo. Tu, sopra di me, ti fermi e guardi nella stessa direzione, incuriosito, e non parli, perché ti ho fatto cenno di tacere, perché non vuoi rovinare quest’attimo così unico, così breve ed irripetibile. La musica è finita. E da quel letto la luna non l’abbiamo più vista. Che sia stato solo tutto un sogno?

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