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Altre domande? 12 ottobre 2005

Posted by Isadora in Sammelsurium.
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How toLe mie amiche ed i miei amici sono tutti persone moderne, colte, di mentalità aperta. Almeno finché non salta fuori l'argomento tabù: il preservativo. A questo punto saltano fuori tutte le paure più nascoste e gli argomenti più svariati.

Così, tra le mie amiche italiane – battezzate, ma non cattoliche in senso stretto, sicuramente non grandi lettrici di encicliche – ce n'è una bella serie di quelle che trombano allegramente a destra e manca e si permettono il lusso di considerare il preservativo un oggetto "sporco", poco elegante, di vergognarsi ad andare a comprarlo e che, se proprio deve essere, lasciano che sia il "lui" di turno ad occuparsi della faccenda.

Tutte donne adulte, eh, intendiamoci, con un'istruzione superiore, nel bel mezzo dell'Europa occidentale del XXI secolo. Apperò, come siamo emancipate. E se si osa toccare l'argomento, saltano fuori risposte del tipo: "nell'ambiente che frequento non c'è nessuno che sia malato di AIDS", "tizio è una persona pulita/seria" (che c'entra??) ed altre panzane di questo tipo.

Per non parlare dei discorsi degli uomini: "lei è/era vergine" (tra le pratiche più a rischio per la diffusione dell'AIDS ci sono proprio quelle che consentono di conservare la verginità tecnica, rispondo io), "non si sente niente", "che schifo" e via di questo passo. Poi ci sono anche gli specialisti che affrontano la situazione dal lato tecnico: l'argomentazione più fantasiosa mai capitatami è stata quella della permeabilità del materiale ai virus.

Mi sono chiesta se, dietro a tutta questa ostilità nei confronti del povero preservativo, oltre ai paraocchi ideologici, non ci sia anche un po' d'ignoranza sulle sue modalità d'utilizzo. Questa domanda mi è tornata alla mente gironzolando per le strade del Portogallo, dove questo cartellone pubblicitario, di cui vi riporto l'immagine saliente, campeggia in tutte le strade principali delle città, con tanto di numero di telefono a cui rivolgersi in caso si abbiano ulteriori domande.

E anche questa lacuna è colmata.

Commenti

1. Giovanni Maria Ruggiero - 12 ottobre 2005

Ciao Isadora,

ho visto il tuo commento alla mia risposta in Carletto Darwin (che tenero, Carletto!) e mi è venuta voglia di visitare il tuo blog, che non è affatto male. Penso che lo visiterò, dato il mio rapporto di amore/odio con la Germania. Ma in quale città vivi?

Quanto all’argomento preservativo, io mi sono sempre comportato bene: lo ho ustato anche troppo. Pensa che ho avuto rapporti sessuali “scappucciati” è stato solo dopo il matrimonio, a 36 anni!

2. Andrea Beggi - 13 ottobre 2005

“Verginità tecnica” è bellissimo.

3. contevico - 13 ottobre 2005

Meno male che hai pubblicato il disegnino delle istruzioni. Ora non mi ferma più nessuno :-))
Stando al disegnetto n. 4 però una domanda sorge – come si dice – spontanea: ma i portoghesi ce l’hanno tutti stretto e lungo? Tu puoi fornirci informazioni di prima…..mano? :-))

4. Isadora - 13 ottobre 2005

Ben arrivato, Giovanni! Digito dalla stessa città di Carletto, il nostro inguaribile ottimista. Passa quando vuoi!

Sai Andrea, alle nostre latitudini ci scherziamo, su queste cose, ma leggevo recentemente un libro autobiografico di una donna di origine turca che ora vive in Germania, che racconta le sue vicissitudini di ragazzina e poi di donna in Turchia. E la verginità "tecnica", come la chiamo io, cioè la conservazione dell'imene – che ti consente di macchiare il lenzuolo di sangue durante la prima notte di nozze – è l'unico patrimonio di una donna e, in alcuni casi, può essere una questione di vita o di morte. Quindi si fa di tutto, ma si sta ben attente a conservare la prova di una verginità che è solo ed esclusivamente una questione di membrane. In questo senso: tecnica. Ma anche gente della mia età ed alle mie latitudini sembra a tutt'oggi considerare questa verginità come una cosa importante, dimenticando, volutamente o incosapevolmente, che in pratica è tutta una questione di definizione, tecnica, appunto. Come diceva il buon Clinton? Non ricordo le parole esatte, ma più o meno qualcosa del tipo: "it was not sexual intercourse". Ehm.

Conte, mi spiace non poterti essere utile, non sono esperta di cazzi portoghesi… la vacanza, a proposito, l'ho fatta col marito, quindi non ho avuto modo di effettuare verifiche di prima… mano.

5. viscontessa - 13 ottobre 2005

La condivisibilità del tuo ragionamento è appena macchiata da quello stesso sangue che sporca il lenzuolo matrimoniale.
L’uomo sulla propria irrazionalità ha fondato la sua fortuna anche quando il costo è stato altissimo.
L’attrazione sessuale è già di per se l’atto più irrazionale che si possa compiere e il preservativo macchia di ragione quello che dovrebbe essere solo istinto.
Non giustifico il mancato uso del preservativo ma non mi chiedo perché l’uomo (inteso come genere) trovi così ostile il suo uso.

6. Isadora - 13 ottobre 2005

Vis, come non darti ragione, sul modo di (s)ragionare degli esseri umani? Ne abbiamo la follia sotto gli occhi quotidianamente e in tutti i campi. Ma tu sai anche che è la mia malattia di fondo, quella di voler sapere sempre "perché" e di analizzare tutto fino all'ultima particella. È più forte di me. E sono davvero contenta di avere qualcuno come te che ogni tanto piazza uno specchio davanti al mio cocciutissimo naso.🙂

Comunque, anche per i preservativi, vale (per me) la solita regola: dipende. Possono anche essere parte del gioco, se si mettono da parte le sciocche (e pericolose) inibizioni derivanti dai pregiudizî che le nostre mamme ci hanno inculcato (quelle stesse mamme che dicevano: "indossa sempre della bella biancheria intima, che non si sa mai che ti succeda qualcosa e che ti debbano portare in ospedale!" – in ospedale, sì, mamma, certo, chiamamolo pure ospedale…).

7. Isadora - 13 ottobre 2005

Già, ma è un'arte che va imparata…😉

8. viscontessa - 13 ottobre 2005

E’ bello lasciarsi alcuni perchè, non credi?

9. Giovanni Di Cristofano - 24 ottobre 2005

Qual mai stolido fauno entrerebbe nell’umido e profumato boschetto con una cappuccio sulla testa ? … poi devo dire dell’altro. Strudel -mi-manda-boggero-

10. Giovanni Di Cristofano - 25 ottobre 2005

bleah …come baciare un chewing gum – strudel


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