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Il gusto d’intromettersi 20 ottobre 2005

Posted by Isadora in Sammelsurium.
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Una cosa che mi ha sempre lasciata perplessa è l’apparente contraddittorietà del comportamento degli uomini. Dico: apparente, perché comportamenti che ad una donna sembrano astrusi, sono, per un uomo, assolutamente logici (e viceversa, s’intende).
Questo pensiero riaffiora ciclicamente, per esempio quando mi trovo in cucina a preparare la cena. Magari di fretta, dopo una lunga giornata lavorativa, oppure durante la preparazione di un piatto che richiede una cura particolare.

Nel momento meno opportuno, quando una mescolata in più o in meno può fare la differenza tra una besciamella perfetta ed una schifezza coi grumi o lo zucchero caramellato ha raggiunto l’agognato colore ambrato e si appresta – il fetentone – ad approfittare di un nanosecondo di distrazione per diventare tristemente opaco e marrone, arrivano come d’incanto due mani silenziose ad infilarsi sotto alla camicetta.

No, dico io, finché me ne sono stata seduta in stato di semiincoscienza di fianco a te a sorbirmi uno dei tuoi monologhi su un qualche argomento noiosissimo, tipo i percorsi migratorî degli gnu nel Serengheti negli anni bisestili, non mi hai degnata di uno sguardo e ora, proprio ora che ho mani e testa impegnate in tutt’altre attività e nessuna possibilità di reagire, ti ricordi improvvisamente della mia esistenza e non puoi sottrarti all’impulso irrefrenabile di rendermi partecipe di questa cosa intrufolandoti tra me e quello che sto facendo?!

Sarà che le donne che cucinano hanno un che di materno? O magari è l’impossibilità della malcapitata di sfuggire a rendere il tutto più divertente? O semplicemente il puro e semplice gusto d’intromettersi?

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Commenti

1. sgrignapola - 20 ottobre 2005

Lo zucchero caramellato fetentone mi ha fatto troppo ridere.

2. riccionascosto - 21 ottobre 2005

Secondo me è semplicemente il fatto che stai facendo qualcosa che non sia prestare attenzione a lui.
Lo dico perché a me succede la stessa cosa (tranne per il caramello… quello non lo faccio mai). 😉

3. Isadora - 22 ottobre 2005

Eh, sì, riccio, mi sa che hai ragione tu. Mi sorprende che nessun ometto abbia avuto qualcosa da dire in sua difesa. Sarà mica che mi leggono solo signori politicamente corretti… 😉

sgrigna, lo zucchero caramellato è veramente un fetentone… aspetta solo che tu ti distragga un attimo e… zac! da perfetto che era diventa inguardabile (e se la distrazione è prolungata diventa pure amaro…).

4. budapest - 26 ottobre 2005

Non si è intervenuti noi uomini nel merito delle tue riflessioni – e qui sfoggio la figura retorica della sinèddoche per compartecipare l’intera vicenda maschile con la mia personale e viceversa – semplicemente perché non è ravvisabile il minimo tratto identificativo dell’accusa nel tuo resoconto-pensiero, nessun retropensiero acido; hai fotografato una classica ambientazione quotidiana di rapporto di coppia, e il quotidiano è la scenografia, sceneggiatura e campo di battaglia delle nostre tensioni erotiche, dalle più compassionevoli alle più passionali, in una miscela che rassomiglia più ad acqua sorgiva che a un beverone d’acqua di Stige. La sottotraccia dei tuoi ricordi è piuttosto dolciastra (ma senza essere caramellosa!), quasi compiaciuta nella constatazione di essere, anche in un momento tanto poco esteticamente ‘sessuoso’, l’oggetto dei pensieri, dei sentimenti e degli istinti dell’uomo della tua vita. Il vulnus è dolce, tenero, intenerito e intenerente. Eroticissimo, altro che accusatorio!

5. Isadora - 26 ottobre 2005

Ma certo che c’è compiacimento, proprio per il motivo a cui ti riferisci tu, budapest, perché essere oggetto di attenzione erotica anche in situazioni che di erotico nulla hanno, magari coi capelli tenuti distrattamente insieme da una matita ed un abbigliamento approssimativo, è una cosa assolutamente gratificante.
Però, al di là del compiacimento, alle volte ‘sta cosa mi dà proprio sui nervi, anche perché, se sono io ad intrufolarmi nel momento sbagliato, o a “distrarmi” durante uno dei famosi monologhi, può anche capitare che mi prenda un cazziatone, quasi a significare che quello che faccio io non è importante e può quindi essere interrotto senza riguardo, mentre quello che fa lui… honny soit qui mal y pense…


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