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Ragnatele 21 ottobre 2005

Posted by Isadora in Sammelsurium.
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I ragni mi hanno sempre affascinata, alcuni, pochi, mi piacciono proprio, quelli più inusuali, che spesso sono anche i più insidiosi, ma anche i più interessanti. Mi piace osservare come tessono le loro ragnatele, pazientemente e meticolosamente, e come attendono la loro preda, apprestandosi a coglierne i frutti di un lavoro di preparazione perfetta.

A volte sono stata ragno. Anch’io so essere meticolosa e paziente, quando voglio; se l’obiettivo che mi sono prefissa mi sta abbastanza a cuore, sono in grado di lavorare al suo raggiungimento con attenzione ad ogni dettaglio anche apparentemente insignificante. In realtà nessun dettaglio è mai davvero insignificante e sono proprio i dettagli a determinare il successo o il fallimento di un’impresa.

Ora, però, mi sa che ho incontrato un ragno più grosso di me e stavolta mi tocca fare la parte dell’insetto. Lo osservo da qualche giorno a questa parte lavorare in silenzio e con acribia e, oggi, me ne sono resa conto senza ombra di dubbio. La rete che il ragno mi sta tessendo intorno è sottilissima, quasi invisibile, e perfetta in ogni particolare. Sono talmente ipnotizzata dalla precisione del lavoro e dalla raffinatezza della trama, che non riesco a scappare. Eppure so che è una trappola, so che alla fine sarò io, questa volta, ad essere mangiata, ma credo che sia proprio questo a rendere la sfida degna di essere affrontata. E, sinceramente, mi ci sto divertendo come una matta.

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Commenti

1. asjetta - 23 ottobre 2005

io soffro terribilmente di aracnofobia invece.. e non riesco ad uscirne.. un saluto Phx

2. Isadora - 23 ottobre 2005

Eh, Asjetta, questo ragno qui mi sa che non ti farebbe paura… invece ne fa un po’ a me, ma è una storia lunga.

I ragni sono animaletti utilissimi, sai? E sono anche intelligenti. Io le mie paure cerco sempre di affrontarle per vincerle e la tecnica che per me funziona meglio è razionalizzare.

3. riccionascosto - 23 ottobre 2005

“ragno porta guadagno” si dice dalle mie parti, per cui se ne trovo uno e posso farne a meno, non lo uccido. Se proprio devo, provo prima a farlo spostare.

Anche a me i ragni sono simpatici, forse perché, come dice il mio amico Zu, sono anch’io una tessitrice. E dev’essere proprio vero, perché di recente un altro amico mi a detto che gli sto tessendo intorno una rete (dice lui, anzi parla di “bozzolo riccioloso”) con pazianza. Spero solo che non si senta in trappola 😉
No, credo faccia parte del mio carattere raccogliere i fili (pensieri, parole e stati d’animo che da loro trapelano) e rimetterli insieme, ricreando il tessuto. Certo, a volte ti accorgi che c’è un filo sbagliato e lo togli per poi ricucire lo strappo – un po’ come fa il ragno con gli strappi della ragnatela – ma alla fine fili e colori tracciano un disegno abbastanza preciso, anche se sempre in movimento… goccioline di rugiada sulla tela, che cambiano colore a seconda della luce.
Per questo penso di capire esattamente ciò che scrivi… 😉

4. riccionascosto - 23 ottobre 2005

Uff… “mi Ha detto”
(perché non c’è la preview nei commenti, Isa… senza rete anche qui, come su splinder? :P)

5. Isadora - 23 ottobre 2005

Eehhh, riccio, probabilmente, volendo, la funzionalità da qualche parte ci sarebbe anche… non appena avrò tempo ci darò un’occhiata. Abbi pazienza, al momento ho tanti di quei progetti per le mani che questo qui, essendo il mio, viene sempre per ultimo (non è l’unico cambiamento che vorrei fare, ci sono anche un paio di cosine nella pipeline che avrei in mente di aggiungere, ma non riesco a trovare il tempo per portarle a termine. Questa tela è come quella di Penelope…).

6. silvia - 20 novembre 2005

hai proprio ragione… animali decisamente affascinanti.
talmente attraenti e pericolosi che le loro prede si immolano volontariamente alla loro superiorità.
occhio però, che per il morso di alcuni non c’è antidoto, sei spacciata! 😉

7. Isadora - 20 novembre 2005

Signorina Silvia, intravedo un tocco autobiografico in questo Suo commento… per quanto mi riesca estremamente difficile immaginarmi ‘sta storia della preda che s’immola volontariamente… attendo mail chiarificatrice (ché mica ho voglia d’aspettare fino a Natale…) 🙂
E poi… qualcuno ha sentito il bisogno di comunicarmi un vizio di fondo in questo mio ragionamento: nel mondo degli aracnidi, mi dicono, è sempre il maschietto a fare una brutta fine… quindi è tutto in ordine (o no??).
Baci. 😉

8. silvia - 21 novembre 2005

🙂 🙂 🙂

al “Signorina Silvia” mi sono alzata in piedi: “Comandi!”
😉

9. Isadora - 21 novembre 2005

splendido, giddiccì… sono commossa. Mi ricorda un po’ un film tedesco che adoro, con la grandissima Marianne Sägebrecht come interprete principale: “Out of Rosenheim”. Vale la pena di vederlo, non foss’altro per la colonna sonora (la canzone portante è una delle mie preferite e parte integrante del mio repertorio… splendida).

10. Giovanni Di Cristofano - 21 novembre 2005

RIPORTAMI IN BAVIERA, HANS
-E per quando sarebbe -? Frieda cerca di nascondere il tremito alle mani, per poco il cioccolatino non le cadeva in terra.
Hans, il marito di Frieda, sbatte un paio di volte la pipa nel portacenere e continua a leggere il suo giornale.
-E’ per domani sera, cara.-
-Domani sera? Sei pazzo. Non so cosa mettermi.-
-Non è certo un problema, metti un paio di jeans logori.-
-Sai benissimo che nei jeans ci scoppio. Quando mi chino si spaccherà la cucitura, vuoi che mostri il sedere a tutti quelli che scendono per le scale? Questi svevi dei miei stivali pretendono che i gradini vengano lavati a mano con la polvere pomice.-

Hans le osserva il sedere continuando a fumare e a leggere il giornale. La tenera piccola rotondità di un tempo si era via via dilatata fino a formare quello che si chiama un gran culo, una palla di lardo. Colpa dei cioccolatini probabilmente e delle fette di strudel. Ma che importanza aveva, dopotutto era sua moglie.
-Hans, torniamo in Baviera.- Frieda cerca di addolcire lo sguardo e di avere l’aria di offrirsi sottomessa.
-Impossibile, siamo già fortunati che non mi abbiano trasferito a Calcutta. Dove troverei un nuovo lavoro in Baviera.-
Frieda si allontana irritata, ritorna, brandisce un paio di forbici.
-Allora, mi faccio uno spacco al vestito nero, metterò quello domani sera.-
Hans capisce che è venuto il momento di interrompere la tragedia, canterella sottovoce.
-Quando Ninì si spacca la sottana la guerra se non c’è di poco è lontana.-

Frieda pare calmarsi, sorride, ma poi riprende a lamentarsi.
-Possibile che questi luridi spilorci di svevi non debbano pagare una impresa di pulizie per lavare le scale del palazzo? Quando è nata questa stupida usanza, che una donna di ogni appartamento deve farsi carico di pulire le scale in comune a turno. Oggi a Eva, domani a Erika, dopodomani a Frieda.-

-Domani a Frieda,.- la interrompe sorridendo il marito. Posa la pipa, posa il giornale e riprende.
-Non è questione di spilorceria, ma di senso alto della dignità. Provo un senso di disagio nel vedere una persona come me che pulisce per me. Ognuno dovrebbe tener pulito il suo territorio. La signora Untergasser, che suona il flauto all’opera, fa il suo turno di pulizie senza discutere e così pure la signora Shnitzel, suo fratello tiene conferenze su Immanuel Kant. La mia piccola Frieda salirà nella scala sociale, di gradino in gradino.-

La piccola Frieda sta facendo lo spacco al vestito. Mangia un cioccolatino dopo l’altro, tanto non si dimagrisce in un giorno.

Arriva il giorno. Domani.
Come avrà dormito Frieda nella notte della vigilia? Un sonno calmo e profondo come il principe di Condé alla vigilia della Battaglia di Rocroi?

La troviamo sulle scale. Con gesti ampi Frieda stende la polvere di pomice sul gradino, il secchio con la spugnetta nuova al suo fianco è pieno d’acqua bollente. Ci manca solo che le vicine si mettano a spettegolare sulla sua incapacità a pulire i gradini svevi.
Frieda cerca di ritrovare il suo buonumore di buontempona bavarese. Canterella.

Un gradino al borgomastro con la faccia da impiastro.
Un gradino agli svevi spilorci che mangiano i gatti ripieni di sorci.

Ha la sensazione che qualcuno le sia dietro le spalle. Deve girarsi o fingere indifferenza? Un calcio nel sedere rompe gli indugi. Frieda va contro il secchio che si rovescia, gocce d’acqua bollente volane e le bruciano le orecchie. Frieda grida, piange.

Il campanello suona con insistenza, si sentono colpi contro il legno. Hans corre ad aprire la porta. E’ Frieda che penosamente gli tende il secchio e il sacchetto di polvere di pomice.
-Riportami in Baviera, Hans.-


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