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Hartz IV e i furbi 24 ottobre 2005

Posted by Isadora in IsaSuOCE, PilloleDiGermania.
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Der Spiegel – Nr. 43/2005Una copertina, questa settimana, nella miglior tradizione di Spiegel: ironica, graffiante, “centrata”: sulle bocche di tutti la criticatissima riforma Hartz IV, che sembra aver ottenuto esattamente il contrario di quanto si era prefissa e, a quanto pare, offre il destro ai “furbi” (eh, sì, anche in Germania ci sono i “furbi”) per campare alle spalle del cosiddetto stato sociale. La rappresentazione della riforma come una slot machine è emblematica. Il titolo, poi, parla senza mezzi termini di “gioco coi poveri”.

Ma che cos’è Hartz IV? In breve, si tratta del quarto “modulo” del concetto di riforma del mercato del lavoro, concepito per incarico del governo Schröder da una speciale commissione presieduta da Peter Hartz, ex-manager della Volkswagen, dimessosi dalla sua carica a luglio di quest’anno per via delle voci che lo davano per coinvolto nell’affaire Volkswagen, una brutta storia di corruzione.

Il pacchetto di riforme Hartz I-IV era, nelle intenzioni, destinato a rivoluzionare e modernizzare il mercato del lavoro al fine di ridurre il numero di disoccupati (Schröder tanto tempo fa aveva promesso di dimezzarne il numero, in realtà i disoccupati durante le due legislature sono saliti a quasi cinque milioni) e combattere il fenomeno del lavoro nero. Alla prova dei fatti, le riforme introdotte dal 2003 ad oggi si sono rivelate insufficienti e spesso più operazioni di facciata che vere e proprie riforme.

Così l’Arbeitsamt si chiama ora Agenzia Federale per il Lavoro (Bundesagentur für Arbeit), ma i grigi burocrati, purtroppo, sono saldamente ancorati alle loro poltrone; è stato introdotto il concetto delle Ich-AG, piccolissime imprese di solito consistenti in un’unica persona, sovvenzionate dallo stato nei primi tre anni di vita, ma solo a patto che una serie interminabile di condizioni vengano rispettate. Uno strumento nato castrato, dal grande potenziale purtroppo non utilizzato a causa delle troppe regolamentazioni. Inoltre sono stati introdotti i cosiddetti minijobs (reddito mensile lordo sotto ai 400 Euro oppure contratti a termine per un periodo inferiore ai due mesi all’anno), che, nelle intenzioni, avrebbero dovuto facilitare il reinserimento dei disoccupati a lungo termine nel mercato del lavoro, mentre, in realtà, si sono tradotti nella riduzione dei posti di lavoro “regolari” a favore di più contratti “mini”, più convenienti per il datore di lavoro.

L’ultimo passo, Hartz IV, è in vigore dal gennaio di quest’anno, ed è la parte più controversa per via dei considerevoli tagli ai sussidi di disoccupazione, che “punisce” il disoccupato, ma non lo aiuta a trovare un posto di lavoro laddove non ce ne sono.

Questo è, ovviamente, un riassunto veloce, incompleto e personalissimo. In ogni caso, Hartz IV ha scontentato parecchi e, secondo la copertina di Spiegel di questa settimana, sembra che abbia aperto porte e portoni agli abusi. Il governo che si sta formando sotto l’egida di Angela Merkel sta già cominciando a mettere la riforma in discussione. Stiamo a vedere.

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Commenti

1. kOoLiNuS - 24 ottobre 2005

bella sta rubrica del lunedi …

mi piace molto, grazie per le info

2. Isadora - 24 ottobre 2005

Ti dirò, continuo a non essere tanto sicura che queste cose possano interessare a qualcuno, ma non riesco a smettere di scriverle… 😎

Grazie a te, kOoL, i complimenti fanno sempre bene. 🙂

3. Io - 24 ottobre 2005

Confermo che di Der Spiegel ce ne po’ fregà de meno.
La domenica sera dovresti impegnare il tempo in altro modo.

4. Isadora - 24 ottobre 2005

Io caro, tu m’hai lasciata sola ad annoiarmi e mo’ ti becchi Der Spiegel (che poi un po’ di cultura non guasta mai…). Ora hai tutta la settimana davanti per escogitare un modo per evitarti il post-palla del lunedì… 😎

5. Giovanni - 24 ottobre 2005

Questo è, ovviamente, un riassunto veloce, incompleto e personalissimo.
Finalmente un bel post!!!
A me interessano i tuoi post del lunedì e questo l’ho letto con piacere: ho apprezzato anche il finale…
A presto… Hai sentito Lammert…?

6. Giovanni - 24 ottobre 2005

Te l’ho copiato sul mio mettendo il nome del tuo blog…

7. Isadora - 24 ottobre 2005

…e visto che giochiamo a copiaincolla, riporto qui quello che ho scritto da te:

Giovanni, ti ringrazio dei complimenti. Per amor di completezza vorrei aggiungere che questo post è apparso sia sul mio blog personale, che tu hai qui gentilmente linkato, che su OCE.
Praticamente sto involontariamente spammando mezza blogosfera. Magari la prossima volta potresti fare un semplice trackback, che ne dici?

Lammert… il vecchio discorso della “Leitkultur”, intendi? Poveri tedeschi, sono cinquant’anni che si sentono dire da tutte le parti che si devono vergognare di essere tedeschi e ora dovrebbero, a comando, essere orgogliosi? Ci vorranno ancora un paio di generazioni, prima che i tedeschi riescano ad avere un rapporto “normale” con la propria cultura, secondo me. Sempre che ci riescano.

8. Giovanni - 24 ottobre 2005

E così abiti nel Baden-Wuerttemberg nei pressi di Degerloch…???
Beh A domani!

9. Isadora - 24 ottobre 2005

Uh? Degerloch? Be’, dipende da quello che intendi tu con “nei pressi”…

10. Giovanni - 25 ottobre 2005

Beh sai… Superstat non è proprio preciso, però ogni tanto ci azzecca…

11. Max - 7 novembre 2005

La società dove lavoravo in Germania mi ha fatto mobbing e spaventato per mesi e infine costretto a firmare il loro “gentlemen agreement” sotto la minaccia del licenziamento.

Per chi avesse problemi simili e si trovi in crucchide sappia che è meglio essere licenziati perchè con il gentlemen agreement in mano l’Arbeitsamt non ti da il sussidio, è come aver dato le dimissioni.
Certo, risulterà nello Zeugnis che siete state/i licenziate/i ma non crediate che la valutazione sia meglio se accettate di firmare le dimissioni.

okkio

M

12. Giovanni Di Cristofano - 7 novembre 2005

potreste raccontarmi un poco meglio questa storia del Gentleman’s Agreement? Cosa si ottiene in cambio, firmando ? Magari anche la storia, cambiando qualche nome. gdc

13. Isadora - 7 novembre 2005

Max, quello che tu chiami “gentlemen agreement” è il cosiddetto “Aufhebungsvertrag”, che è appunto un annullamento del contratto di lavoro. Nessuno può costringerti a firmarlo, se non ti vogliono tra i piedi devono licenziarti rispettando i termini (e quindi con almeno tre mesi di anticipo) e devono avere ottime ragioni per farlo. Ed è chiaro che se tu di tua spontanea volontà firmi l’annullamento der tuo contratto di lavoro rendendoti disoccupato con le tue stesse mani, non puoi pretendere di ricevere anche il sussidio.
Solo che, avendo firmato, ora non credo avresti più grosse possibilità di successo con una denuncia. Una buona lezione per il futuro.
Questo, comunque, era già possibile prima della riforma Hartz.

In generale, un’infarinatura di diritto del lavoro non fa mai male…

14. Isadora - 7 novembre 2005

Giovanni, non ci sono misteri. L’Aufhebungsvertrag è uno strumento normalissimo e legale che offre la possibilità di interrompere un rapporto di lavoro di comune accordo. È per esempio utile quando si vuole cambiare lavoro e non si vogliono (o possono) aspettare i fatidici tre mesi di preavviso obbligatorio: i vantaggi, in questo caso, ci sono per ambedue le parti; il “vecchio” datore di lavoro non deve pagare altri tre mesi di stipendio per un dipendente che è già perso e il dipendente è libero di cominciare il nuovo lavoro da subito.

La tragedia è quando questi strumenti vengono utilizzati approfittando dell’ignoranza e dell’ingenuità del dipendente, a suo danno. Trattandosi di una sorta di “separazione consensuale” firmando, si rinuncia automaticamente a determinati diritti che tutelano il disoccupato. Tutto qui. Il nostro amico Max avrebbe dovuto informarsi meglio prima di firmare.

15. Giovanni Di Cristofano - 8 novembre 2005

Come saprete il tema della ‘flessibilità del lavoro’ è di attualità. E’ un tema che conosco bene per essere stato (sigh) management consultant. Vorrei mettere su qualche caso. Alla storia del tuo amico manca tutto il come è il perchè lo hanno indotto a firmare. Per quanto riguarda il ritratto di Muenfering (giusto?) e i personaggi della Kerwoche finirà che il che il cappellino lo regalo a un’altra e magari ci aggiungo le mutande di pizzo di Fiandra. gdc

16. Isadora - 8 novembre 2005

Pizzo di Fiandra?? Giova’, Müntefering è storia. Una caridatide. Mi ci sono anche messa d’impegno, ma è un tema che mi prende poco. Vediamo se magari stasera, con un po’ di calma…
I personaggi della Kehrwoche, invece, non te li ho manco promessi, quindi…
😀
Ciao và, e buona giornata…

17. Max - 8 novembre 2005

Si, un pò di cultura non avrebbe guastato ma in un paese di cui conosci poco la lingua pensi a studiarti prima la lingua e non resta tempo anche per il diritto del lavoro.

Il mio post era solo per mettere in guardia chi si trovasse in situazioni analoghe: vi venderanno (falsi come Giuda ma le risorse umane sono così ovunque) che l’aufhebungsvertrag può darvi li sussidio ma non è vero.

ciao

Max

18. Giovanni - 8 novembre 2005

Concordo con Isadora….

19. Max - 8 novembre 2005

Anche io concordo con Isadora ma sotto quel tipo di pressione non è stato facile trovare la lucidità per documentarsi (in tedesco, e io ho il Mittelstufe) e credo sia normale fare errori di questo tipo.
Poi non lo sai mai come la prendono le altre aziende un licenziamento sullo Zeugnis. Di qui la mia scelta.

ciao

Max

20. Giovanni Di Cristofano - 8 novembre 2005

a noi di Muenfering non ce ne puo’ fregare di meno. Siete voi che lo citate sempre. Allora dicevo ‘vediamo di capire chi è sto’ coso ‘. Rinuncio a Muencoso e in cambio mi dai
1) due tipe politiche che tirano
2) foto di Isadora che lava le scale del palazzo mentre passa il vicino e dice -Ach, kwesto skalino non lafato bene-.

gdc
p.s. (Ma che le fanno più le mutande nelle Fiandre? outsourcing?)

21. Isadora - 8 novembre 2005

Certo Max, non volevo essere troppo… rigida. Però, vedi, proprio in una situazione come la tua, forse sarebbe stato il caso di farsi aiutare da un esperto. Se la ditta in cui ti trovavi era abbastanza grande, sarebbe stata una buona idea rivolgersi al Betriebsrat, oppure anche ai sindacati, proprio per via delle difficoltà con la lingua. Alla peggio, c’è sempre il consolato, che ti può anche dare una mano a trovare assistenza legale.

Il licenziamento sullo Zeugnis è il meno, anche, perché di solito non ce lo si scrive (e poi tu hai il diritto di rifiutare uno Zeugnis se non sei d’accordo ed il tuo ex datore di lavoro è obbligato a darti uno Zeugnis di tuo gradimento). La formulazione è praticamente sempre “in beiderseitigen Einvernehmen”, come probabilmente c’è scritto anche sul tuo Zeugnis attuale. Vedi che serve, informarsi??

Io, certe parole, le ho imparate prima di riuscire a formulare frasi intere, a suo tempo…

22. Giovanni - 9 novembre 2005

per Giovanni: MuenTEfering, MuenTEfering, MuenTEfering, MuenTEfering

23. Isadora - 9 novembre 2005

…Giovannini, miei cari, sono un pochino incasinata… ho poco tempo, in questi giorni, e prima di scrivere dovrei farmi un giro per documentarmi un po’… abbiate pietà…


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