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Dalle macerie al miracolo economico 28 novembre 2005

Posted by Isadora in IsaSuOCE, PilloleDiGermania.
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Così s’intitola la copertina del numero attuale die Der Spiegel. Un inno alla risalita dell’economia in Germania negli anni cinquanta, un periodo di grandissimi cambiamenti per questo paese e l’inizio di una storia incredibile che ha caratterizzato e formato la Germania (ovest) del dopoguerra, fino ad arrivare ad oggi. Interessante come da più parti (Der Spiegel non è il solo, in questi giorni, a ricordare quel particolarissimo periodo storico) ci sia il desiderio di richiamare alla mente un’epoca (che ci appare lontana anni luce) che è un paradigma: la storia di come un paese in ginocchio, raso al suolo dalle bombe degli alleati, smembrato dalle potenze vincitrici, sfiancato da anni di dittatura e guerra, si sia trasformato nel giro di pochi anni in una potenza economica, grazie alla determinazione del suo popolo.

Una storia che sembra quasi una favola americana. Alla fine della seconda guerra mondiale, della Germania c’era rimasto poco o nulla. Molti uomini non tornarono a casa, case per accoglierli non ce ne sarebbero state comunque. Gli alleati avevano provveduto a far sì che l’intero paese fosse un cumulo di macerie (si parla di tre milioni e mezzo di abitazioni danneggiate, più di quattrocento milioni di metri cubi di macerie). A tutt’oggi, basta visitare una città qualsiasi per trovarsi di fronte alle conseguenze di quei bombardamenti. Non solo le rovine come quelle della Gedächtniskirche a Berlino o, fino a pochi anni fa, della Frauenkirche a Dresda, ma anche città come Bochum, nel cuore del bacino della Ruhr, in cui rimase in piedi un’unica casa a graticcio e il cui centro è una specie di inno al cemento armato degli anni sessanta, una specie di incubo urbanistico divenuto realtà.
Toccò alle donne rimboccarsi le maniche e fare ordine. Quello che oggi sembra incredibile era la realtà del dopoguerra tedesco: le Trümmerfrauen, le donne, rimaste a casa e sopravvissute alla distruzione, che si guadagnavano qualche soldino (da sessanta a settanta Pfennig all’ora) rimuovendo le macerie hanno messo le basi per la ricostruzione di un intero paese. Un lavoro non solo pesante, ma anche reso pericoloso da rovine pericolanti ed eventuali ordigni inesplosi. Queste donne sono coloro che resero possibile la riorganizzazione della sopravvivenza ed il ritorno alla vita quotidiana nelle città tedesche e sono a tutt’oggi il simbolo della volontà di ricostruzione e di rinascita della Germania del dopoguerra.

Perché raccontarlo proprio ora? Forse per ricordarci che sarebbe ora che la smettessimo di piagnucolare e ci rimboccassimo idealmente le maniche come, materialmente, le Trümmerfrauen di quei tempi?

Commenti

1. Isadora - 29 novembre 2005

Insomma, delle mie Trümmerfrauen non ve ne importa un fico secco… stronzi!!!🙂

2. Giovanni Di Cristofano - 29 novembre 2005

a ME A ME IMPORTA , Isadora, la sorella maggiore di tutte le illuminate. Sole che volevo scriverci un saggino con calma . ..anticipiamo

La Germania (l’Italia) è povera o ricca ? boh. La Germania esporta l’ira di dio in Cina. L’Italia con tutte le sue piccole imprese in nero e giallo vattelapesca cosa combina. …
Mi capita di girare un poco l’Italia l’estate scorsa, dovunque si vedono cose e case in costruzione, gente che spende e spande. L’Economist fa il solito survey e dice che l’Italia è in declino orribile, si guardasse Manchester. Ci lamentiamo della disoccupazione e facciamo venire milioni di stranieri a lavorare. Che maniche dovrebbero rimboccarsi queste Truemmerfrauen ? Per fare che ? il Lavoro manuale non serve più, o molto meno. Bisognerebbe in realtà ridurre la vita di lavoro totale. Invece la vogliamo aumentare. Spendiamo un sacco di risorse per mantenere un numero incredibile di posti burocratici. NOn so in Germania, qui da noi bisognerebbe rimboccarsi le maniche per rifare la scuola e l’università : toccale e i sindacati , i preti , le lobbies, ti saltano al collo…. Si dice che L’Europa dovrebbe aumentare la propria capacità di innovare, inventare prodotti, ma mi sembra che la Germania non sia arretrata. E poi l’innovazione tecnologica è cosa delle Truemmerfrauen?
Siamo ricchi o poveri ? Le imprese Europee che vanno in Cina e India fanno soldi a palate, come pure le aziende locali che impiegano stranieri. I cittadini europei pagano i prodotti importati come e più di prima e hanno difficoltà a trovare lavoro. Però tutti in media abbiamo un tetto e cibo. Forse ci manca il futuro, le ambizioni, la speranza. Sprechiamo risorse in modo incredibile per corruzione e pigrizia. Forse dovremmo cercare spazio in Africa. Insomma cosa devono fare queste tue Truemmerfrauen ? Mi fermo. Sono appunti confusi buttati all’aria e da mettere in ordine. gdc (La prossima volta che dici parolacce, scopro il sederino di Silvia e uso il battipanni. anche perché forse non le dispiacerebbe …)

3. io - 29 novembre 2005

che coglioni co’ sto Der Spigel!!!

4. Isadora - 29 novembre 2005

Io… tesoro, non ti avevo visto… ma come: “che coglioni”? Va be’, dai, dimmi tu di che devo parlare. Sai che a te non riesco a negare nulla (o quasi)…😉

5. Isadora - 29 novembre 2005

Giddiccì, la Germania è arretrata. Sono finiti i tempi in cui i tedeschi sfornavano brevetti a rotta di collo. La disoccupazione è elevata, il paese invecchia, il sistema previdenziale e quello sanitario sono allo sfascio, le università non hanno soldi, il livello dell’istruzione è medio-basso (qui basta dire Pisa e si aprono i dibattiti…). Comunque io conosco personalmente i primi esempi di multinazionali che hanno fatto esperienze estremamente negative, con l’offshoring e si stanno ritirando. L’India e la Cina sono partner difficili, per via delle grosse differenze di mentalità, di cultura. E così si finisce per pagare caro il risparmio.

Per quanto riguarda la Silvia… io se fossi in te farei attenzione, ché quella è una gattina dalle unghiette affilatissime…

6. sgrignapola - 29 novembre 2005

OT
Orrore ma che fine ha fatto il wallpaper di prima? Era bellissimo!

7. sgrignapola - 29 novembre 2005

Vorrei fare un’osservazione piccolina su Italia, Germania e Cina.
Sono stato a fare il mio Diplomarbeit in una universita’ tedesca (eoni fa). C’erano parecchi cinesi.
Quanti cinesi studiano in Italia? Al Politecnico di Milano ai miei tempi zero.
I brevetti contano, ma la politica conta di piu’.

8. Fabrizio - 30 novembre 2005

Io invece sono sul positivo per la Germania. E, lentamente e nel giro di almeno un quinquennio, penso che anche in Italia la ruota girerà.
PS: il pranzo non si può più fare. Mi trasferisco…

9. Giovanni Di Cristofano - 30 novembre 2005

1) Promulgo la settimana senza derSpiegel (tanto mica lo so il tedesco). Vediamo se Isadora tira fuori qualche idea di suo.
2) Isadora ci racconti di quelle ditte che vanno in India e Cina per tornare indietro disperate?
3) Verrà prima il nuovo miracolo economico italiano. A Gorgonzola assumeranno manodopera della Germania Est . Ma sulle scatole scriveranno Made in China. E’ la globalizzazione !
4) Profilo della Kanzlerin. Vedi Berlusconi , Chiacchiere, Promesse. gdc

(Non ho chiaro se Silvia si affila le unghie o si sfila le mutande. Possiamo creare un angolino discreto ove parlarci?)

10. silvia - 30 novembre 2005

… come mai si parla delle mie mutande?

11. Isadora - 30 novembre 2005

Sgrigna, hai ragione tu, questo background è tristissimo… nel we vedrò di escogitare qualcosa.
Anche dove ho fatto il dottorato io c’erano un sacco di cinesi… ce ne sarebbe di materiale per scrivere… magari un paio di aneddoti – di quelli più esilaranti – li metto giù, uno di questi giorni.

Fabrizio, tu sei la sòla piú sòla che abbia mai incontrato, oltre ad essere un inguaribile ottimista… va be’ che non sono bionda come piace a te, però, perdindirindina, per mangiare un boccone in pausa pranzo…🙂🙂🙂

Giddiccì, allora… facciamo la settimana di “Die Zeit”???😎
Sto lavorando a un’ideuzza, anzi due, è che ‘sta settimana sono in pieno stress lavorativo. Ma sto lavorando.
Le ditte che vanno in India e Cina… vedrò cosa posso fare. Però devo prima documentarmi su quello che posso dire e quello che non posso dire… sai com’è.
Profilo della Kanzlerin… ci penserò. Al momento sono curiosa di vedere come se la caverà con la sua prima crisi in politica estera: il rapimento di Susanne Osthoff in Iraq.
Giova’, ma ti pare che ti metti a marpionare le mie amiche sul mio blog?? Niente angolini, vecchio satiro!🙂

12. sgrignapola - 1 dicembre 2005

Isa…ma senza sbattimenti metti il wallpaper di prima.
Sobrio, elegante di classe.
Ma poi pensa te ‘sto qui, e’ ospite da un mese e non gli va piu’ bene la carta da parati, che pretese…
Tra un po’ ti scava in giardino con una ruspa senza dirti un cazzo.🙂

13. Giovanni Di Cristofano - 1 dicembre 2005

PREMESSO CHIARO CHE NON HO PARTE O PARTITO-Tornando ai miracoli economici.Quello che mi affascina è il miracolo economico del nazismo. Nel contempo negli Usa si sentiva la crisi del ’29 . Un raro film del (’38 ?) mostra un Henry Fonda disoccupato che viene trasportato a una specie di fattoria agricola pubblica ….Vorrei che la EU sovvenzionasse qualche buon libro di storia invece di leccare i piedi alle lobby delle imprese di costruzione per bucare la Valsusa. Come va l’uso dei finanziamenti EU in Germania? non abbiamo qualche scandaluccio ? gdc

(Le signore , sopratutto Silvia, sono invitate a mandare foto torbide per il calendarietto 2006 di http://www.newsblog.it)

14. Giovanni Di Cristofano - 1 dicembre 2005

RISERVATO A SILVIA .
Qualche anno dopo, nel bosco, vicino alla antica quercia, ora di pranzo.

Tom- Siamo amici, Becky, non è vero?

Becky- Certo, Tom, lo sai che siamo amici. Vuoi metà della mia mela?

Tom –Grazie, Becky, ma vorrei un’altra cosa.

Becky – Dimmela Tom, Ma sei sicuro che non vuoi dare un morso alla mai mela?

Tom-Voglio vedere il tuo culetto.

Becky- Cosaaa? Sei matto? Siedi e mangia il mio panino con i cetriolini. E no parlare mai più del mio..del mio… sai bene cosa intendo.

Tom- Solo per un secondo, non ne ho mai visto uno.

Becky-Procurati uno specchio se ci tieni tanto a vederne uno, tu mi farai ammattire Tom.

Tom-Passami quel coltello per favore.

Becky- Che cosa ci vuoi fare? Ti vuoi mica ammazzare?

Tom-Ci voglio incidere qualcosa su questo tronco.

Becky- Che cosa ci vorresti incidere?

Tom –Tom ama Becky, Becky non ama Tom.

Becky- Solo per un secondo Tom, farò finta di aggiustarmi le mutandine. Le tiro giù solo un secondo, ma dopo scrivi Becky ama Tom sul tronco.

Tom –Grazie, zucchero.

Gli uccellini non possono credere ai loro occhi e le violette arrossiscono. A una ragazza ci vuole un sacco di tempo per aggiustarsi le mutande vicino alla grande quercia, nel bosco, all’ora di pranzo.

(SILVIA SI PARLA DELLE TUE MUTANDE PERCHE’ DENTRO C’E’ IL TUO CULO SUBLIME) forever gdc

15. silvia - 1 dicembre 2005

e ora come faccio a regalare Tom Sawyer alla figlia della mia amica … ?🙂
Isaaaaa!!!!!!

16. Giovanni - 2 dicembre 2005

mamma mia come siete diventati tutti volgari!!!!

17. CARLA - 5 dicembre 2005

gIOVANNI…MI PUOI SPIEGARE MEGLIO COS’è NEL CANNOCCHIALE ? QUI NON RIESCO A COPINCOLLARE E NON LEGGO BENE LE SCRITTE…GRAZIE

18. CARLA - 5 dicembre 2005

GRAZIE…CI SONO RIUSCITA

19. CARLA - 5 dicembre 2005

Scusate…mi inserisco solo per questa volta per rispondere, con una certa cognizione di causa, alla domanda “siamo ricchi o poveri ?” di Giovanni di Cristofano (29 novembre)
Siamo ricchi
Se si fosse chiesto “cosa diventeremo ?”…avrei risposto…
…Ma non se lo chiede, lo sa già

20. Giovanni - 20 dicembre 2005

Peccato non essere tra i my favourites…

21. Isadora - 21 dicembre 2005

Giovanni, ora non ho tempo, ma prima o poi ti spiegherò i criterî per entrare tra i MyFavourites…


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