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I tedeschi e l’amor patrio 4 gennaio 2006

Posted by Isadora in PilloleDiGermania.
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Mi segnalano un post su un blog di due italiani a Berlino, anzi, a Neukölln, per la precisione. Neukölln la conosco bene, ci ho vissuto per un po’, nei miei primi tempi berlinesi. Ci ho mangiato il mio primo Döner Kebab: dicono che sia la più grossa città turca situata al di fuori della Turchia. Vivere a Neukölln, specialmente dopo la caduta del muro, che ha cambiato Berlino in modo indelebile, e farsi un’immagine veritiera della realtà tedesca è un’impresa praticamente impossibile. Lo dico con cognizione di causa, dopo aver vissuto per anni a Berlino (e non solo a Neukölln), ma anche in altre città sparse per la Germania.

Ho letto il post segnalatomi. Un’insalata mista su di un tema controverso e difficoltoso, ma attualissimo qui in Germania e altrove: l’amor patrio. Quell’amor patrio che gonfia i petti statunitensi, britannici, francesi o russi senza che nessuno ci trovi nulla da ridire, ma che qui, nella Germania del 2006, non può trovare espressione senza che ne nasca una discussione intrisa delle ombre – pesantissime – del passato e piena di brutte parole. Non sono una fanatica del patriottismo, il concetto stesso di “nazione” ha per me un gusto un po’ retró e poco (nessun?) significato o peso nell’economia della mia vita. Io faccio parte semmai di quella piccola schiera di sognatori che vivono l’Europa, la costruiscono nel loro piccolo, sperando prima o poi di poter scambiare il proprio passaporto (nel mio caso) italiano con uno europeo. Però – lo ammetto – mi vengono le lacrime agli occhi davanti ad un piatto di tortellini, e quando sento quella brutta marcetta che è l’inno di Mameli, non posso che mettermi a cantare.

Questo lusso un tedesco non può permetterselo, perché se no passa per un neonazista. Leggo il post di cui sopra e vedo, che, tutto sommato, anche gli amici italiani a Neukölln si sono fatti contagiare: un gruppo che canta velatissime allusioni al fatto di non vergognarsi delle proprie origini tedesche diventa “esempio di un’ondata di nuovo amor patrio”, la campagna “Du bist Deutschland”, che cerca di riconciliare i cittadini tedeschi con il proprio essere tedeschi, viene stigmatizzata (non manca il riferimento all’associazione italiana “fascistella” che, insieme a tante altre, la sosterrebbe) insieme al nuovo presidente, Horst Köhler, che ha osato proclamare nel suo discorso d’insediamento il proprio amore per il paese di cui è presidente (e ci mancherebbe altro!).

Di questo argomento parlo poco volentieri, perché scatena, inevitabilmente, discussioni falsate e falsanti: invece di ragionare sui cosiddetti “fatti” si finisce sempre per liquidare la discussione con l’epiteto “fascista”, stroncando in nuce qualsiasi ragionamento a mente fredda. Io, che da più di un decennio vivo e lavoro da straniera in questo paese senza mai aver subito un qualsiasi tipo di discriminazione per via della mia provenienza, spero per questo paese e per la sua popolazione che si riesca a trovare un equilibrio tra il doveroso e salutare amore per le proprie tradizioni, la propria lingua e la propria cultura (per chi parla tedesco: la Leitkultur) e la memoria storica, altrettanto doverosa e salutare, che dovrebbe preservarci dalla replica degli atti barbarici commessi nel passato. Lo spero, perché al momento questo equilibrio non c’è, anche a causa di questo isterico rifiuto di tutto ciò che rappresenti l’essenza della Germania come nazione, in primis proprio tra i suoi cittadini, che rischia di cancellare (ed in parte ha già cancellato) un patrimonio culturale di grandissimo valore sia per la Germania, che per l’Europa tutta. E lo scrivo scevra da qualsiasi livore ideologico, ma con un po’ di preoccupazione per questo paese, che ha tanto da offrire a chiunque abbia la maturità, l’intelligenza e l’apertura mentale necessarie per smettere i paraocchi della political correctness di circostanza.

Commenti

1. Lupo - 5 gennaio 2006

Mi sembra che ci sia stata qualche da parte tua nel distinguere le nostre opinioni da quelle degli amici tedeschi con cui abbiamo affrontato questo tema; il primo commento al post, quello di Fabrizio, esprime molto meglio il senso di quello che volevamo dire. Ma soprattutto, il fatto che il nostro indirizzo sia a Neukölln non ci impedisce di vivere e conoscere tutta Berlino, per capirci uno di noi lavora in un altro quartiere e l’altro in giro per Berlino e la Germania (anche fuori in realtà).
‘notte

2. Gianni - 5 gennaio 2006

Cara Isadora, è la prima volta che mi collego. Ho fatto un giro nel tuo blog e lo trovo molto interessante. Condivido pienamente l’ultimo post. Basta pensare alla questione degli inni: i nostri calciatori solo da poco (influsso di Ciampi?) hanno iniziato a cantarlo, o almeno a muovere le labbra. In effetti, la musica è tutt’altro che suggestiva e le parole retoriche e difficili da memorizzare oltre i primi sette otto versi. Per i tedeschi, come ben sai, i problemi sono maggiori. Ma dipende; quando ci sono di mezzo eventi passionali spesso i freni inibitori del nazionalismo più acceso cadono. In questo momento sto studiando la vittoria ai mondiali del 1954. Bene, subito dopo cosa credi che abbiano cantato le persone comuni se non “Deutschland, Deutschland ueber alles” (parole vietate, ma che di per sé non sono pericolose, almeno per come le intendeva il povero Hoffmann von Fallersleben)? Poi subito sono iniziate prese di posizione nostalgiche, tanto che è dovuto intervenire il presidente Theodor Heuss a dire “il calcio è una cosa, la politica un’altra”. Comunque, di nuovo complimenti per il tuo stile molto simpatico e accattivante e per la selezione dei temi. Mi collegherò ancora (il mio blog, del quale ti ho messo il riferimento) è al momento fermo per lo studio cui accennavo. Il tuo sito l’ho trovato, perché newsblog ha messo una notizia dal mio e sotto c’era il link.
Ciao Gianni
P.S.: in fatto di nostalgia, il mio primo Kebab l’ho mangiato a Tubinga nel 1992; prima – quando avevo cominciato a frequentare la Germania – mi sa che non c’era neppure (parlo del 1982) o comunque non era così diffuso. Ma ormai ce l’abbiamo anche a Milano, a Roma e persino a Latina!

3. Isadora - 5 gennaio 2006

Lupo, Gianni, grazie.

Lupo: non so se sono io che ho fatto confusione o se tu hai concentrato troppa roba per un solo post, che ho comunque letto con interesse. Era quello che intendevo con “insalata mista”. Troppo, tutto in una volta. E la prospettiva è squisitamente “berlinese”: Berlino è un ammasso di paesini nel bel mezzo del deserto dei nuovi Bundesländer, isolata geograficamente e culturalmente dal resto del paese, non è rappresentativa (non lo è mai stata per mille ragioni) della Germania e non ne riflette la realtà. Io stessa l’ho scoperto quando mi sono trasferita altrove e mi sono resa conto di avere un sacco di cose da imparare sulla “Germania”, pur essendoci vissuta per cinque anni. Per quanto riguarda il commento del nostro idealista per eccellenza, Fabrizio: vedo il suo solito ottimismo e mi auguro che abbia ragione. Se i tedeschi provassero anche solo la metà dell’amore che lui prova per questo paese, questa discussione non esisterebbe.

Gianni, hai assolutamente ragione, il pericolo di scivolare dall’amore per le proprie tradizioni e la propria cultura agl’ismi c’è sempre e non va sottovalutato. Infatti io auguro a questo paese e a questo popolo di trovare un sano equilibrio, che al momento ancora non vedo. Mi preoccupano specialmente i nuovi Bundesländer, dove gli estremismi di ambo le parti trovano un terreno fertile nella spirale di deindustrializzazione-disoccupazione-emigrazione che si è instaurata dopo il crollo della DDR e la riunificazione. Un problema che nessun governo da Kohl a Schröder è riuscito ad arginare e che diventa sempre più spinoso.

4. Lupo - 5 gennaio 2006

Sono d’accordo su tutto (tranne che il post l’ha scritto Ale, non io). Gli antideutsch benché provengano da tutta la Germania trovano in Berlino (ma anche a Brema, un poco meno Amburgo) la loro città d’elezione.
Quando vado a lavorare fuori Berlino io dico: sto andando in Germania.
Confermo quindi: il post è decisamente berlinocentrico ma benché questo neo-patriottismo sia argomento nazionale gli antideutsch sono un fenomeno radicato qui. (pensa che la campagna Du bist Deutschland noi l’abbiamo vista a Frankfurt/Main ma qui a Berlino non ci hanno nemmeno provato e a Brema c’era già una controcampagna -Du disst Deutschland- senza che fosse mai arrivata l’originale.
Saluti.

5. contevico - 5 gennaio 2006

Ti ho visto, ti ho visto, la notte di capodanno, in piedi sulla poltrona del salotto buono, mano aperta sul cuore, cantare a squarciagola con la tua bellissima voce l’inno di Mameli suonato dall’orchestra nella piazza del Quirinale.
Ottobre Rosso (Otto, per gli amici) mi ha chiesto il giorno dopo chi fosse mai quell’invasata.
“Una bieca nazionalista” gli ho risposto.
Ma lui – che ultimamente segue con interesse le vicende della TAV in val di Susa ma che è anche diventato un po’ sordo – deve aver capito “anarcoinsurrezionalista” e mi ha detto che ora gli sei ancora più simpatica.
E che spera di rivederti presto.
Come tutti noi.

6. Isadora - 5 gennaio 2006

Ma conte! E io che pensavo che non se ne fosse accorto nessuno… fai due coccole a otto e dai un abbraccio alle tue donne da parte mia, mi raccomando!

Lupo, la campagna “Du disst Deutschland” me l’ero persa! Sono andata a vedermi il sito e, ti dirò, qua e là ci ho trovato anche un certo senso dell’umorismo. Però un paio di luoghi comuni un po’ beceri ci sono anche lì. Il fatto è che le generalizzazioni sono pericolose indipendentemente da chi le faccia, a destra come a sinistra. E così, pur di distanziarsi da tutto ciò che è teutonico si butta (o butterebbe) tutto alle ortiche senza discernimento. È questo che mi fa rabbia…

7. Fabrizio - 6 gennaio 2006

Lo diciamo? La Germania è uno dei posti in cui si vive meglio al mondo. Le persone sono gentili, l’equilibrio con l’ambiente molto buono, si può mangiare di tutto, le ragazze sono bellissime, i froci possono baciarsi in un locale, la chiesa ha poco peso. Eppure non vedi neanche una bandiera tedesca; che male ci sarebbe a vantarsi di un bel posto? Mah.
Ieri ho provocatoriamente domandato a mia moglie (teteska) se possiamo mettere la bandiera fuori da casa. Non vi dico le reazioni…🙂

8. Isadora - 6 gennaio 2006

Fabrizio! Vedi che sei sempre il solito inguaribile ottimista? Se vivessi a Berlino invece che a Stoccarda non ti passerebbe nemmeno per l’anticamera del cervello di dire che “le persone sono gentili”. E se vivessi in Baviera rideresti di cuore sulla frase “la chiesa ha poco peso” (ma tu, a proposito chiesa, non la paghi la “Kirchensteuer”? A me viene un travaso di bile ogni volta che vedo quanti soldi mi rubano dalle tasche mese dopo mese!). E le ragazze bellissime devono averle messe tutte nel tuo quartiere, perché io ne vedo proprio pochine…
Comunque, sì, in linea di massima in Germania si vive bene, in alcune parti, come nel Sud-Ovest, meglio che in altre e ci sono un sacco di cose di cui i tedeschi potrebbero tranquillamente essere orgogliosi.

9. Fabrizio - 6 gennaio 2006

Per pagare quella tassa devi dichiararti professante di una certa religione…
Le ragazze bellissime io le vedo in tutti i posti che frequento. Ieri ad es. al bar dove dovevamo andare insieme, la gnocca si taglava col coltello!

10. Isadora - 6 gennaio 2006

Ecco perché mi hai dato buca… avevi paura che ti rovinassi la piazza, disgraziato! (Ah, no, l’ultima volta è stata colpa mia… ehm… vabbé).
Infatti con ‘sta storia della Kirchensteuer mi sono fregata con le mie stesse mani… quando mi chiesero di che confessione sono dissi ingenuamente: cattolica romana e da allora c’è scritto sulla mia Lohnsteuerkarte e mi tocca.

11. Fabrizio - 6 gennaio 2006

PS: comunque anche a Berlino le persone sono gentilissime, e la gnocca è ancora più fitta..

12. Isadora - 6 gennaio 2006

E se a Berlino le persone fossero gentilissime come dici tu, come ti spieghi il nomignolo “berliner Schnauze” ad indicare le maniere quantomento “ruspanti” del vero berlinese (va be’ che ormai il “vero berlinese” è una specie in via d’estinzione…)?

Una volta un amico di Norimberga in visita a Berlino pestò una delle famosissime cacche di cane di cui i marciapiedi della città sono letteralmente ricoperti (proverbiali anche quelle, a proposito). Mentre, imprecando tra sè e sè, si puliva la suola della scarpa sullo spigolo del marciapiede, un’anziana berlinese d.o.c. che passava di lì lo apostrofò con la seguente frase (in dialetto, naturalmente): “Senti un po’, imbranato, non bastava che avessi pestato la cacca di cane, ma ora devi proprio spargerla per tutto il marciapiede??”. E va be’. Tutto dipende dalle aspettative che si hanno.

Sulla gnocca berlinese preferirei non esprimermi, che poi, io, non me ne intendo. E poi i gusti non si discutono (e le generalizzazioni sono pericolose…)😉

13. Fabrizio - 6 gennaio 2006

Mah, certo che se tu frequenti cacchisti, è ovvio che hai queste esperienze.
Io ho conosciuto solo persone gentilissime a Berlino.

14. Isadora - 6 gennaio 2006

Fabrizio, bella, questa dei cacchisti…
Per chi tra voi parla tedesco un link ridanciano a proposito del patriottismo in Germania. Gustosissimo.
http://www.nerv-magazin.de/lifestyle/bist-du-deutschland.htm

15. ale - 25 gennaio 2006

Ciao ho letto i vostri commenti,

vivo a Berlino da 10 mesi. La gente secondo me è gentile, gnocca ce n´è abbastanza, l´ha persino notato mio fratello quando è venuto a trovarmi.
Per la Kirchensteuer, ho letto che per non pagarla più puoi andare da un notaio e farti fare un documento dichiarando che non fai più parte della chiesa

16. Isadora - 25 gennaio 2006

Ale… non serve il notaio, anche se la regolamentazione è affare dei singoli Länder. Basta andare dal parroco e dichiarare di voler abbandonare la confessione. Non ho ancora capito se si tratta di una scomunica, però il fatto di disconoscere la mia confessione per non pagare le tasse è una cosa che non si confà al mio modo di essere e di vivere. Questo comporta inoltre che il parroco si può rifiutare di battezzare eventuali figli o di celebrare il matrimonio. È una questione delicata.
Salutami Berlino (io, per parte mia, continuo a rallegrarmi del fatto di non viverci più)!

17. ale - 26 gennaio 2006

Be´ in effetti ti posso capire. Io forse sono un po´più cinico. Quando sono arrivato ero giá stato messo in guardia su ´sta faccenda della tassa, ma non mi son fatto problemi a dichiararmi agnostico. Al Bürgeramt di Berlino nessun commmento, alla Rathaus di Frankfurt Main (dove ho passato un po´di tempo per lavoro) invece l´impiegata ha fatto una faccia strana. Ma era già prevenuta di suo. Non so dove stai tu, ma devo dire che tra Mainhattan e Berlino, preferisco di gran lunga la seconda, anche se c´è meno lavoro e la gente è un po´più scrausa.

18. Isadora - 26 gennaio 2006

Be’, Ale, effettivamente Francoforte non è ‘sto gran ché, come città… secondo me il posto più interessante e vivace di tutta la Germania è la zona che va dal bacino della Ruhr fino a Colonia. La gente è di mentalità aperta e ridanciana, c’è un sacco da fare e da vedere e ci si vive benissimo (anche se le case sono tutte una crepa, hehehe…).
Per quanto riguarda la (ripeto: leggendaria) maleducazione dei berlinesi… non è screanzata o sboccata come quella che si aspetterebbe un italiano. È una maleducazione “tedesca”, tra le righe, nella scelta delle parole, nel tono di voce, nel modo di formulare le frasi. La si coglie solo quando si “vive” la lingua (che non è delle più semplici), quando la si comprende appieno, in tutte le sue sfumature. Come l’ironia di un Kafka.


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