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Angeli del focolare? 14 gennaio 2006

Posted by Isadora in PilloleDiGermania.
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Il settimanale “Die Zeit” ha pubblicato la settimana scorsa i risultati di uno studio, il cosiddetto “Frauen Daten Report” dell’ Istituto di Scienze Sociali ed Economiche (WSI) della Fondazione Hans Böckler, che viene svolto ad intervalli quinquennali.

A che serve uno studio del genere, nel bel mezzo dell’Europa del XXI secolo? A quanto pare serve, se non altro a mettere nero su banco un paio di fatti che forse non a tutti sono noti. Il primo risultato, positivo, è che, almeno per quanto riguarda il livello d’istruzione, la parità tra uomini e donne, in Germania, è stata raggiunta.

Fine delle buone notizie: per quanto riguarda il mondo del lavoro, le donne guadagnano in media nei Länder dell’ovest il 23%, in quelli dell’est il 10% (con tendenza al peggioramento) in meno degli uomini. Ciò è solo parzialmente riconducibile al fatto che i mestieri tradizionalmente “femminili ” siano pagati peggio: purtroppo nella Germania del giorno d’oggi è ancora “normale” che, a parità di qualificazione e tipo di occupazione, le donne vengano pagate meno dei colleghi uomini, nonostante ciò sia proibito dalla legge (anche se il legislatore si è guardato bene dall’agevolare eventuali ricorsi da parte di privati).

Se poi si vanno a vedere i numeri che riguardano le tipologie contrattuali si scopre che, in Germania, la classica divisione dei ruoli (l’uomo lavora e mantiene la famiglia, la donna fa l’angelo del focolare) è ancora il modello dominante; in particolare nella Germania ovest, dove gran parte (il 45%) delle donne che lavorano hanno contratti part-time (nell’est il 28%, una differenza che ha origine nella storia dell’ex DDR).

Questi i numeri. Ma quali saranno le ragioni? Sicuramente lo Stato non incoraggia le donne ad intraprendere una carriera lavorativa al di fuori dalle mura di casa: il cosiddetto “Ehegattensplitting “, una specialità del sistema fiscale vigente che dovrebbe favorire i nuclei familiari, rende di fatto poco o affatto conveniente un secondo reddito, se non per lo stato stesso.
In aggiunta a questo, la quasi totale mancanza di nidi, asili e scuole a tempo pieno, specialmente nei centri di medie e piccole dimensioni, rende praticamente impossibile un’occupazione full-time da parte di entrambi i genitori. Quando poi i figli sono grandi e non hanno più bisogno della mamma a tempo pieno, le possibilità di rientro nel mondo del lavoro sono pressoché nulle. Un problema di soldi, come dicono i politici, di mentalità, o di convenienza politica, come dicono i maliziosi come me? In fondo, ogni casalinga in più è una disoccupata in meno…

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Commenti

1. Fabrizio - 14 gennaio 2006

…la quasi totale mancanza di nidi, asili e scuole a tempo pieno, specialmente nei centri di medie e piccole dimensioni,…
Mi sa che abbiamo visioni diverse. Possiamo dire che la situazione di nidi, asili e scuole a tempo pieno non è quella francese, ma non è neanche quella italiota. E comunque un paio di info sul piano in via di definizione dal nuovo governo ci poteva anche stare.
Una cosa a me non piace, te lo devo dire a te come lo dico a mi’ moje: il “lagnarsi” delle donne. La questione fondamentale per me è un’altra: la società di oggi è darwinista socialmente, e l’indole di sopravvivenza e di attacco è più degli uomini che per le donne. Una società più socialista porta a frauenquote più alte. Ma ha altri inconvenienti.
Io dico sempre alla signora: se vuoi cambiare le regole del gioco senza fare una rivoluzione, devi giocare con queste regole. E far sì, dall’interno, che cambino.

2. Isadora - 14 gennaio 2006

Mah, Fabbrì, io non sono mai stata né ho desiderato essere una “Quotenfrau”. E, sì, lo so che abbiamo visioni diverse. Se hai informazioni aggiuntive puoi scriverle qui di seguito, io ne sarei solo felice.

A quanto ne so io qui si parla sempre di soldi e mai di asili, a parte il buon Schröder, che, almeno a parole, aveva cominciato a dare segnali nella direzione che intendo io. L’attuale governo sta tornando sulla vecchia, vetusta politica di centrodestra, che predilige il sostegno della famiglia con somme di denaro (simboliche) alla creazione di un’infrastruttura (asili, scuole et cetera) che consenta anche alle donne di intraprendere un’attività lavorativa. Non è una lamentela, è un dato di fatto. Io, poi, non ho proprio l’abitudine di lamentarmi: semmai mi rimbocco le maniche. Certo che per me, figlia di una donna che ha sempre lavorato, da questo punto di vista, la Germania è stata una grossa delusione.

Su una cosa siamo d’accordo al 100%: i cambiamenti si possono effettuare solo dall’interno. E attenendosi alle regole del gioco. Ci sto lavorando, eh.

3. Fabrizio - 14 gennaio 2006

Però se dai il cash alle famiglie più bisognose eviti che i sostegni vadano anche alle famiglie più ricche.

4. otto - 15 gennaio 2006

Scusa se mi scappa sto commento, Isa. ” i cambiamenti si possono effettuare solo dall’interno. E attenendosi alle regole del gioco. ” non è il caso della Germania, ma guardando quanto son marce certe situazioni non può che tornarmi a mente una frase. Questa ” Chi combatte il sistema da dentro, è già parte del sistema”. Lo scrivo con infinita tristezza, che rivoluzionario non sono. Amen

5. Isadora - 15 gennaio 2006

Fabrizio, io ho trovato questo: Bundesregierung: Förderung der Familien.
– “Stipendio” al genitore che rinuncia al lavoro per il primo anno di vita del figlio pari al 67% dell’ultimo stipendio, con un tetto max di 1800 EUR al mese. (Poi c’è una strana regola: max 10 mesi per un genitore e 2 mesi per l’altro… il solito casino, insomma). Che succede, dopo il primo anno di vita? Anzi, dopo i primi dieci mesi? Si torna a lavorare? Boh, mi sembra una regola un po’ cazzuta.
– Finanziamento ai comuni per scuole a tempo pieno.
– “Mehrgenerationenhäuser, case in cui vecchi e bambini si dovrebbero fare compagnia a vicenda.
Altro punto:
– Possibilità di detrarre dalle tasse i costi superiori ai 1000 EUR all’anno per la (ma come si dice Betreuung in italiano??) dei figli sotto ai sei anni. (l’idea non è male, ma detrarre dalle tasse significa solo andare a complicare ulteriormente il sistema fiscale e andare contro al principio, propagato in campagna elettorale proprio dalla CDU, di semplificazione del sistema ed abolizione delle sovvenzioni; inoltre aiuta solo chi ha redditi abbastanza alti da poter detrarre qualcosa, sempre la solita storia…)
Insomma, io non sono soddisfatta. Sono solo pezze, manca un concetto vero e proprio, come invece c’è in Francia. E il fatto che in Italia la situazione sia simile non è un buon motivo.

Otto: se non fai rivoluzioni e non sei disposto a cambiare il sistema dall’interno, che fai? Ti accontenti dello status quo? Io no.

6. Fabrizio - 15 gennaio 2006

Già il fatto che non ci viene in mente come si dice Betreuung in italiano, la dice lunga…

7. otto - 16 gennaio 2006

Isa nessun problema. Hai letto il mio appunto in maniera seria, invece era pieno di sarcasmo, sotto un certo punto di vista. La frase è di Allende, e cosa intendevo io è una lunga storia… c’è di mezzo anche un libro che sto leggendo ora….
Ci sentiamo 🙂

8. Isadora - 16 gennaio 2006

Otto, ma certo che non c’è problema… è che l’argomento mi sta a cuore. Che libro è?? Voglio sapere tutto! 😀


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