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Donne 13 febbraio 2006

Posted by Isadora in Sammelsurium.
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Sono una donna. Tra le altre cose sono una donna che lavora. In ambito tecnico, cioè in un mondo di uomini. Mi sono laureata in un campo dominato da uomini, ho fatto un dottorato in un istituto in cui, su trentatré dottorandi, le donne erano tre e l’unica che ne aveva anche le sembianze ero io. Ho fatto la ricercatrice universitaria in un ambiente maschile. Poi mi sono rotta i coglioni dell’ambiente, del lavoro, del mio capo e ho invertito la rotta ricominciando da zero in un nuovo campo. Tecnico anche questo. Maschile anche questo. Io adoravo ciò che ho studiato e adoro (quasi sempre, in questo periodo un po’ meno del solito) il lavoro che faccio oggi. Mi trovo bene con i miei colleghi e sono soddisfatta di ciò che faccio. Non cambierei una virgola del mio passato, quello che ho fatto era, ne sono convinta, nel momento in cui l’ho fatto, la cosa più giusta da farsi.

Non sono qui a lamentarmi, quindi. Non ho storie lacrimevoli di abusi e soprusi da raccontare, non più di chiunque altro che abbia azzardato una carriera nel mondo scientifico. Però non voglio neanche raccontarmi e raccontare che sia stata una passeggiata. Non lo è stata. Il tutto mi è costato anche un bel po’ di sacrifici, di rinunce sul piano personale e tanto, tanto lavoro.
Quello che faccio e che ho fatto l’ho sempre fatto contando solo sulle mie forze, le mie decisioni le ho prese da sola, da sola ne ho accettate le conseguenze. In cambio ho avuto e sto avendo grosse soddisfazioni e anche qualche riconoscimento.

Nel corso della mia vita lavorativa ho avuto modo, presto o tardi, di scontrarmi con tutti i comuni pregiudizî sulle donne: le donne e la tecnica, le donne che fanno i figli nel momento sbagliato (qual è il momento giusto?), le donne che hanno le mestruazioni, le donne che sono troppo emozionali, le donne che si fanno concorrenza tra loro, le donne che se fanno carriera è perché trombano con tutti e che se non fanno carriera è perché evidentemente non sanno nemmeno fare un pompino come si deve. Non so quanti esami, quanti colloqui di lavoro ho fatto, in tutti questi anni. Non bastano le dita di mani e piedi a contarli. Associazioni, istituzioni statali italiane e straniere, università, svariate multinazionali, istituti di ricerca privati e non, diverse fondazioni che offrono finanziamenti per la ricerca e borse di studio. Non so quante volte ho dovuto giustificarmi per il fatto di essere donna. Non per cose che ho fatto io, ma semplicemente in quanto appartenente alla categoria.

Durante un colloquio in una multinazionale con quarantamila dipendenti solo nella sede centrale – una sede grande come una città, con diverse linee di autobus e svariati ristoranti al suo interno – mi sono sentita dire senza mezzi termini che non mi avrebbero dato il posto, perché altrimenti avrebbero dovuto costruire un bagno solo per me, in quanto unica donna, nell’impianto in questione. Poveri.

In un altro colloquio, dalla concorrenza, il capo del dipartimento, durante il pranzo, mi ha raccontato di essere orgoglioso del fatto che sua moglie non avesse bisogno di lavorare per vivere, perché lui era in grado di provvedere da solo alle esigenze economiche della sua famiglia. Inutile dire che quel lavoro, per il quale a suo tempo ero probabilmente il candidato più qualificato in Europa, è andato ad un uomo. Meno qualificato, meno blasonato, ma uomo.

Potrei riempire pagine di aneddoti di questo tipo. Prima di queste esperienze non mi consideravo femminista, anzi, ero piuttosto scettica nei confronti dei toni battaglieri di certe donne talmente agguerrite e poco femminili da far sorgere serî dubbi sul reale contenuto delle loro mutande. Ora le capisco. Non rinuncio (mai!) a vestirmi e comportarmi da donna, ma sostengo posizioni che non possono che essere definite femministe. E quando vedo donne, ragazze, giovani, “emancipate”, “moderne”, calpestare ed umiliare altre donne, altre ragazze, a forza di sciocchi preconcetti ingiustificati, ignoranti e retrogradi, mi verrebbe voglia di prenderle a schiaffoni e di far fare loro un paio delle esperienze che ho fatto io. Scusate lo sfogo.

Commenti»

1. Fabrizio - 13 febbraio 2006

…e l’unica che ne aveva anche le sembianze…
LOL

2. kOoLiNuS - 14 febbraio 2006

meno male che oggi non ti ho incrociata, senno’ mi menavi 😀

3. silvia - 14 febbraio 2006

Isa, ti stanno rampando su per le braghe (come si dice da queste parti)?
Hai di recente incontrato di nuovo una di quelle donne che si adeguano al preconcetto contro il loro stesso genere e lo fanno proprio?

4. blu - 15 febbraio 2006

io però ti farei la corte in stile vecchio stampo, va bene ? 😉

(un abbraccio, ciao Isa..)

5. PlacidaSignora - 15 febbraio 2006

Che è successo tesora? :-*

6. riccionascosto - 16 febbraio 2006

Fermo restando che – nel mio piccolo – ho lavorato per anni in ambienti di soli uomini o quasi… direi che spiegarti meglio non sarebbe male.

(Lo sfogo lo scusiamo a prescindere, è una questione di fiducia ;))

7. isadora - 16 febbraio 2006

Cari tutti, sono commossa… Riccio, la “spiegazione” la trovi, come spesso accade, nelle parole di Silvia, che ha la capacità di leggermi nel pensiero… mi sono ancora una volta scontrata con una giovane donna che ha vomitato tutti i suoi vetero-pregiudizî contro un’altra (non io), colpevole di essersi “fatta mettere incinta” al momento sbagliato. E io, quando sento queste cose dalla bocca di una donna (che probabilmente prima o poi rimarrà incinta “al momento sbagliato”), vedo rosso. “Bruciata” da un’altra esperienza simile, ho tenuto la bocca chiusa, ma se non lo avessi “urlato” da qualche parte sarei scoppiata. E se non qui, dove??
A proposito, già che ci sono… al momento vado sempre di corsa, ma è bello vedere che passate, leggete, commentate… abbiate un po’ di pazienza, ché risolvo due cosine e torno a farmi sentire più spesso. Grazie per la pazienza e la fiducia! 😀

8. sgrignapola - 17 febbraio 2006

Non prendertela, pensa ame. Ho avuto la peggior settimana in tre anni a questa parte. E son pure uomo.

9. matteo - 17 febbraio 2006

Mi unisco alla solidarietà e al “mal comune mezzo gaudio”: sto passando un periodo piuttosto brutto, scusami quindi se non mi faccio vedere spesso sul blog. Ma lo sai che ti voglio bene, no?

10. isadora - 19 febbraio 2006

Matteo, ma lo sai che è la prima volta da quando ci conosciamo che mi dici che mi vuoi bene? Comunque te ne voglio (ma tanto!) anch’io, eh.

11. rosa - 7 dicembre 2006

Ho 24 anni ,mi sono fatta un culo così per poter avere uno strccio di laurea in mano per poter lavorare.Finalmente ci sono riuscita…dopo neanche un mese dalla mia laurea ho ricevuto 2 proposte di lavoro, nel mio paese in Puglia e a Pescara dove studia il mio ragazzo.
Sembrava tutto perfetto,invece no,perchè da quel momento la mia vita è diventata un incubo. Mi tocca litigare di continuo con i miei genitori, che non voglio che vada a lavorare aPescara,e con il mio ragazzo, che mi vuole lì con lui. La cosa più assurda è che se accetto il consiglio dei miei genitori, il mio ragazzo mi lascia ,” lui la chiama prova d’amore “, se invece, vado a Pescara, i miei genitori mi lasciano con il culo attarra, nel senso che non mi aiuteranno economicamente ( un prestito) nel primo mese in cui sarò a Pescara.Si, perchè, al momento non ho un centesimo per poter fare un trsferimento in un’altra città (affitto,spese del vitto,ecc..)…sono tra l’incudine e il martello..ma che cosa devo fare?….AIUTO!!!

12. Mina - 7 dicembre 2006

Ho 24 anni ,mi sono fatta un culo così per poter avere uno strccio di laurea in mano per poter lavorare.Finalmente ci sono riuscita…dopo neanche un mese dalla mia laurea ho ricevuto 2 proposte di lavoro, nel mio paese in Calabria e ad Ancona dove studia il mio ragazzo.
Sembrava tutto perfetto,invece no,perchè da quel momento la mia vita è diventata un incubo. Mi tocca litigare di continuo con i miei genitori, che non voglio che vada a lavorare ad Ancona ,e con il mio ragazzo, che mi vuole lì con lui. La cosa più assurda è che se accetto il consiglio dei miei genitori, il mio ragazzo mi lascia ,” lui la chiama prova d’amore “, se invece, vado ad Ancona , i miei genitori mi lasciano con il culo per terra, nel senso che non mi aiuteranno economicamente ( un prestito) nel primo mese in cui sarò ad Ancona.Si, perchè, al momento non ho un centesimo per poter fare un trsferimento in un’altra città (affitto,spese del vitto,ecc..)…Il mio non è egoismo nei confronti dei miei genitori, loro hanno i mezzi per aiutarmi e poi se non avessi avuto la proposta qui in Calabria me li avrebbero prestati per andare ad Ancona. Non so veramente come fare ,nessuno vuole ragionare ,sia quell’egoista del mio ragazzo che quei possessivi dei miei genitori. Penso che alla fine manderò a quel paese tutti e me ne starò da sola ….almeno non dovrò dare spiegazioni a nessuno.

13. isadora - 7 dicembre 2006

Non ho ben capito se ti chiami mina o rosa, se vieni dalla Puglia o dalla Calabria, se vuoi andare ad Ancona o a Pescara e perché tutte queste belle cose le vieni a raccontare qui. Non è che sia fondamentale, ma sarei curiosa di sapere se si tratta di un nuovo tipo di spam o se è una specie di test d’intelligenza…

Così spontaneamente ti suggerirei di chiedere il prestito a quel ganzo del tuo fidanzato per vedere cosa risponde. E se dice di no, lascialo e digli che era una “prova d’amore”…


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