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In nome della religione 19 febbraio 2006

Posted by Isadora in Sammelsurium.
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Ingiustizie, brutalità, violenze, soprusi in nome di questa o quella religione sono stati compiuti in ogni periodo storico ed in ogni regione del mondo. A tutt’oggi il fanatismo religioso (o, più spesso, la manipolazione politica del credo) miete vittime in diverse aree del mondo, a prescindere dall’ideologia religiosa di base. Una lista in questa sede sarebbe inevitabilmente incompleta: vi rimando al sito di Warnews, che offre una quantità d’informazioni sui conflitti attualmente in atto nel mondo.

In questi giorni l’attenzione dell’Europa è tutta rivolta allo scontro tra le (in?)civiltà innescato dalla pubblicazione delle ormai tristemente famose ed infelici vignette satiriche su Maometto (se n’è parlato abbondantemente anche qui), ma altri conflitti tra altre religioni non sono per questo sanati. Un articolo apparso su (e come potrebbe essere altrimenti?) “Der Spiegel” qualche giorno fa affronta la tematica dei coloni ebrei di Hebron.

Hebron è probabilmente il luogo più problematico di tutta la Cisgiordania, in quanto luogo sacro sia per la religione ebraica che che per quella musulmana: qui è infatti situata la tomba di Abramo. Dal punto di vista strettamente demografico Hebron è una città araba, nel centro della quale si trova un insediamento di coloni che terrorizza la locale popolazione palestinese con ogni mezzo e col sostegno dell’esercito. Il fanatismo è talmente radicato e perverso, che le scritte sui muri che inneggiano al massacro della popolazione araba fanno uso dei tòpoi del nazismo: su un muro di Hebron campeggia la scritta “Arabi nelle camere a gas”. La storia sembra non avere insegnato nulla, purtroppo. Nemmeno alle vittime.

In questo perverso microcosmo alla rovescia, tra le vittime ci sono anche i soldati dell’esercito israeliano incaricati di proteggere i coloni. L’articolo di “Der Spiegel” (in tedesco) racconta la storia di Yehuda Shaul, che ha svolto il servizio militare a Hebron durante il periodo più nero dell’intifada e, al suo ritorno, ha fondato un’associazione insieme ad altri commilitoni che s’impegna a documentare gli orrori di Hebron: Breaking the Silence. Una lettura difficile, quella delle testimonianze riportate sul sito dell’associazione, ma che consiglio caldamente a tutti.

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