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Cernobyl, vent’anni dopo 2 aprile 2006

Posted by Isadora in IsaSuOCE, Sammelsurium.
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Cernobyl - Robert Polidori
Sono passati quasi vent’anni. Era l’aprile dell’ottantasei, mi trovavo a Vienna in gita scolastica e non parlavo una parola di tedesco. Era tempo di guerra fredda, i russi erano lo spauracchio dell’occidente, il muro era ancora al suo posto e il socialismo reale esisteva ancora.

Ricordo che, più che altro per noia o per abitudine, visto che non capivamo una parola, prima di cena ci riunivamo davanti alla tv a guardare il telegiornale quando una sera, improvvisamente, apparve una cartina che mostrava territori della vecchia USSR ed una città a noi fino ad allora sconosciuta: Cernobyl. Le uniche parole che capimmo avevano a che fare con “nucleare”, il che, in quel periodo, faceva istantaneamente risvegliare il fantasma di un terzo conflitto mondiale. Ci precipitammo a telefonare a casa (era l’era pre-cellulare) per chiedere cosa fosse successo e quello che ci dissero i nostri genitori ci tranquillizzò solo marginalmente: niente terza guerra mondiale, ma un incidente in un reattore nucleare.

Quando, qualche giorno dopo, tornammo a casa, le informazioni continuavano ad essere contraddittorie e sporadiche, sia perché l’incidente era capitato al di là della cortina di ferro, sia perché dare notizie precise sul grado di contaminazione radioattiva in territorio europeo avrebbe creato il panico. Ci dissero di non mangiare insalata e funghi e, qualche mese dopo, la faccenda della radioattività era già dimenticata e tutti ricominciarono a fare il risotto ai porcini. In realtà, purtroppo, il tempo di dimezzamento del Cs-137 (30 anni) è parecchio più lungo della memoria collettiva e a tutt’oggi il numero di morti riconducibili alle conseguenze di quell’incidente è incalcolabile ed incalcolato. Esistono inoltre studi che correlano la maggiore incidenza di tumori alla tiroide nei territori limitrofi con l’accumulo di Iodio-131. C’è quindi da supporre che il numero delle vittime di Cernobyl sia destinato a continuare a salire.

In occasione del ventesimo anniversario della catastrofe di Cernobyl l’EOWA (European East-West Academy for Culture and the Media) raccoglie le testimonianze di artisti e personaggi di cultura nell’iniziativa “Chernobyl +20”. Tra le iniziative di maggiore impatto sicuramente la mostra fotografica di Robert Polidori al Martin-Gropius-Bau di Berlino dal 17 Marzo al 26 Aprile, una testimonianza scioccante delle conseguenze dell’incidente di quel lontano Aprile 1986.

Commenti

1. Ghost - 3 aprile 2006

Cernobyl resta nei miei ricordi di ragazzo (tanto tanto tempo fa.. ;-)) ) come uno spartiacque fra l’incrollabile fede nella scienza e nella tecnologia come strumenti che avrebbero favorito il benessere (inteso proprio come miglioramento delle condizioni di vita) dell’uomo e la presa di coscienza che un uso distorto o improvvido di tali risorse potesse creare cataclismi.

Giusto ricordare, ma non come spauracchio limitativo (non è questo il senso che credo volessi dare)

Tchuss

Gh.

2. isadora - 3 aprile 2006

Mah, Ghost, volevo parlarne. Qui ci sono lettori che a suo tempo non erano ancora nati…

Condivido le tue parole (la fiducia un cieca nella tecnologia in opposizione all’utilizzo improvvido ed alle conseguenze), spero che anche coloro che oggi parlano del nucleare come di un’energia “pulita” tengano presente questo avvenimento (era questo quello che intendevi con “spauracchio limitativo?”).

3. Fabrizio - 3 aprile 2006

Su quella catastrofe, e chiunque abbia letto i due report dell’agenzia sull’energia atomica lo sa, sono state scritte una marea di boiate.
La prima e la più grossa è che si tratta di un incidente del nucleare civile. Mentre era il test di una procedura militare.
Quello invece accaduto nel 78 a TMH negli USA fu civile, e fu di proporzioni minori.
Io rimango della mia idea che un incidente civile in un reattore nucleare non può causare più di una “fuga” di materiale radiattivo molto circostanziata.

4. isadora - 4 aprile 2006

Fabrizio, se hai qualche link, accomodati. Io non conosco i report dell’agenzia sull’energia atomica e non so proprio che dire.

5. Ghost - 4 aprile 2006

Si, in pratica come monito. E’ bene tenerlo sempre presente, anche se oggi un simile disastro avrebbe probabilità infinitamente minori di ripetersi, visti i miglioramenti ottenuti nelle procedure di controllo delle centrali nucleari.

Certo, l’impoderabile è sempre in agguato. Ma non utilizzare una simile fonte di energia sarebbe come, dopo aver scoperto il fuoco, non accenderlo più per paura che bruci l’intera foresta.

Gh.

6. Fabrizio - 7 aprile 2006

Ce l’ho in forma cartacea. Sul web ho trovato questo:
http://de.wikipedia.org/wiki/Katastrophe_von_Tschernobyl

7. isadora - 7 aprile 2006

Fabrizio, ho letto tutto, articolo e discussione. Estremamente interessante. Per quanto mi sia sforzata, non ho trovato alcun indizio del fatto che si trattasse di un test a carattere militare. Ti prego di correggermi qualora mi sia sbagliata.

Leggo e traduco a braccio, scusandomi per l’italiano un po’ zoppicante:

Causa comunemente accettata dell’incidente è una peculiarità del reattore, dovuta alla tipologia di costruzione del reattore stesso (RBMK). L’incidente fu causato da un grave errore da parte del personale, che, ignorando le procedure del caso, spense i sistemi di sicurezza. Fatto è che la catastrofe fu causata dall’erronea procedura di effettuazione di un esperimento.

L’esperimento avrebbe dovuto testare se, in caso di black out, l’intervallo di tempo (40-60 secondi) necessario a far partire i generatori diesel d’emergenza non fosse troppo lungo, impedendo lo spegnimento controllato del reattore.

Insomma, a giudicare da questo articolo, un test come se ne fanno in tutti gli impianti, nucleari o no. Solo che qui non si sono rispettate le norme di sicurezza (come spesso avviene) ed è andata male. Come sempre, insomma, non è la tecnica ad essere colpevole, ma l’uso che gli esseri umani ne fanno…

Ho letto molto volentieri e ti ringrazio per il link. Nel caso ne trovassi altri, sei sempre il benvenuto a postarli qui!

8. Fabrizio - 8 aprile 2006

Ecco, sui documenti che dico io ci sono i nomi di chi ha organizzato quell’esperimento. Tutti colonnelli e graduati sovietici.
Trattasi di eseprimento nucleare militare fatto su facility civili.
Per fare un paragone forte, una cosa tipo Ustica; ti sentiresti di classificare Ustica tra gli incidenti dell’aviazione civile?

9. isadora - 9 aprile 2006

mmmhh… fatto sta che (presupponendo che l’articolo sia veritiero), militari o civili che fossero, stavano testando il funzionamento dei meccanismi d’emergenza in caso di interruzione della corrente elettrica.
Se dici “incidente dovuto ad esperimenti militari” uno s’immagina che stessero facendo chissà quale diavoleria sperimentando con armi nucleari e qui non mi sembra il caso. A quanto ne so io l’impianto “Lenin” di Cernobyl era utilizzato per la produzione di corrente elettrica.
Che differenza fa se il personale o il management fosse civile o militare?

10. Fabrizio - 9 aprile 2006

Esattamente la stessa di Ustica.
Hanno disattivato tutti i sistemi di sicurezza, disattivato una serie di pompe di raffreddamento, bloccato alcuni impianti. Per vedere quanto il sistema reggeva.
Nessuna persona/dirigente con un normale senso di responsabilità fa un test del genere. Che non è da ascrivere alla tecnologia nucleare pacifica.

11. Al - 15 aprile 2006

Cernobyl, Cernobyl, Cernobyl
Mmmm no, non ricordo
In verità, in verità ti dico che io, nell’aprile 1986 ero ancora, come si dice dalle mia parti, ”in the making”…
Oops
^_^

12. sgrignapola - 20 aprile 2006

Avevo letto qualcosa di simile sull’Espresso anni fa e l’avevo accantonata come balla.
Invece la bcc ne [url=http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/4923342.stm]riparla[/url].
Sembra che i danni delle radiazioni sugli animali siano tutto sommato tollerabili.
Agli animali pare dia piu’ fastidio l’uomo dei raggi gamma.


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