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Arrivano i mondiali 18 maggio 2006

Posted by Isadora in IsaSuOCE, MondialiCalcio2006.
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Arrivano i mondiali (dopo trentadue anni) e tutta la Germania è impegnatissima negli ultimi preparativi: autisti dell’autobus e commesse dei negozi imparano l’inglese, le autostrade sono costellate di cartelli di benvenuto bilingui, ogni prodotto in vendita è accompagnato dal concorso a premi d’obbligo (con immancabile televisore a schermo piatto come primo premio), la gente si sottopone ai giochini più umilianti per accaparrarsi gli ultimi biglietti per le partite, gli hooligans polacchi si preparano a mettere a ferro e fuoco gli stadi tedeschi e Goleo, il leoncino senza mutande mascotte dei mondiali, dopo essere abbondantemente stato preso in giro perché somiglia più ad un lama che ad un leone, viene accusato – a quanto pare ingiustamente – di aver causato il fallimento della ditta che lo produce in esclusiva per via dello scarso successo di mercato.

In questo clima di attesa in cui tutti si sforzano di apparire allegri e simpatici Heye, presidente di un’associazione che s’impegna a combattere il fenomeno del razzismo in Germania, azzarda una dichiarazione che, affondando impietosamente il dito nella piaga più sanguinante della moderna Germania, scatena una valanga di smentite che appaiono tristemente pietose alla luce della loro forzata political correctness: Heye ha infatti osato lanciare un appello ai potenziali ospiti stranieri, in modo particolare di colore, a tenersi lontani da alcune regioni dell’ex Germania Est per via del (notorio) grosso potenziale razzista di quelle località.

Il brutto della faccenda è che Heye ha ragione e tutti lo sanno. In alcune cittadine dell’oscura provincia dei cosiddetti nuovi Bundesländer il razzismo (nonostante la percentuale di stranieri sia ridottissima) non è limitato a qualche isolato episodio da parte di pochi sbandati, ma appare radicato nel ceto medio che chiude un occhio se ogni tanto qualche locale gestito da stranieri va a fuoco (come recentemente a Rheinsberg, a nord di Berlino) o un africano, o presunto tale, viene pestato a sangue (come è successo a Pasqua nella cittadina di Potsdam o qualche giorno dopo a Wismar). Il brutto della faccenda è che, in nome della correttezza e per non stigmatizzare una parte della Germania che anche senza questo problema continua di fatto ad essere la Germania di seconda classe, questi fenomeni vengono bollati come “casi isolati” e di conseguenza mai affrontati nel loro insieme.

E così Heye ritira oggi la sua dichiarazione di ieri in nome della political correctness e il mondo politico tira un sospiro di sollievo insieme agli albergatori e ristoratori del Brandeburgo. Arrivano i mondiali.

Commenti

1. Gianluca - 21 giugno 2006

Ciao! Complimenti per il tuo Blog :)) Volevo invitarti a visitare il mio http://vogliouncalciomalato.blogspot.com🙂


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