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Proud to be a geek 15 luglio 2006

Posted by Isadora in Sammelsurium.
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L’idea di fare un calendario per sostenere questa o quella iniziativa non è, al più tardi dopo l’uscita del delizioso “Calendar Girls“, delle più originali, ma sembra essere ancora in voga. L’ultima iniziativa a me nota in questo senso è di alcune signore che, come me, si guadagnano da vivere con le tecnologie informatiche e sono decise a sfatare alcuni pregiudizi che circondano le donne che si occupano di tecnologia ed incoraggiare altre giovani donne ad intraprendere carriere di taglio tecnico.

Il calendario appare carino e ben fatto, la causa è, incredibile ma vero, all’alba del ventunesimo secolo, attuale e giustificata. Noi donne che ci entusiasmiamo di argomenti tecnici e ci occupiamo professionalmente di tematiche tradizionalmente “maschili” siamo confrontate quotidianamente col fatto di essere mosche bianche e con la diffidenza del “resto del mondo”: la mamma che abbassa lo sguardo quasi a scusarsi mentre mormora il nome della facoltà nella quale ci siamo laureate, le amiche che col cellulare fanno miracoli, ma appena si siedono di fronte ad un computer vengono colte da attacchi di subitaneo rincoglionimento, gli amici che mai e poi mai si abbasserebbero a chiederti “come si fa?” ed i colleghi che, nel migliore dei casi, ti considerano l’eccezione che conferma la regola.

A tutt’oggi, occuparsi di tecnologia è poco femminile, non è elegante e questa opinione è talmente radicata nella nostra mentalità che le ragazze che decidono di intraprendere un corso di studio ad indirizzo tecnico-scientifico continuano ad essere in netta minoranza. Talmente radicata che ci sono colleghe, nell’Australia del 2006, che hanno sentito la necessità di farsi fotografare per un calendario e devolvere gli introiti ad organizzazioni ed iniziative volte ad incoraggiare le carriere di donne e ragazze nel mondo dell’IT.

Il calendario ci mostra venti “screen goddesses”, signore di gradevole aspetto che portano con la loro immagine e le note biografiche testimonianze di sorprendente (!) normalità a dispetto dell’immaginario popolare che continua a cercare di darci a bere che una donna che s’interessa di tecnologia deve per forza essere una racchia penalizzata da un eccesso di testosterone.

Proud to be a geek, dicono loro, e io, nel mio piccolo, vorrei unirmi al coro.

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Commenti

1. riccionascosto - 16 luglio 2006

Se lo fossi – una geek – mi unirei anch’io. Peccato sia un’utOnta 😉

Scherzi a parte, ho lavorato per anni in un ambito in cui le donne erano una rarità, e per certi versi lo sono ancora. Per cui, per guadagnarmi il “rispetto” dei colleghi ho dovuto sgobbare il triplo.
E anche oggi, ogni volta che parlo con un tecnico, all’inizio mi sento trattata da deficiente. Poi, per fortuna, passa. A loro.

2. isadora - 17 luglio 2006

Io (che conosco anche tanti utOnti maschi) mi chiedo perché ci sia questa diffidenza nei confronti della tecnica nel mondo femminile. Come se fosse una cosa “sporca”. E non capisco nemmeno perché in una persona non possano coesistere l’amore per le scarpe e quello per la termodinamica o gli algoritmi. Io, che sono in grado di incantarmi allo stesso modo di fronte ad un paio di orecchini come ad un’equazione differenziale, non riesco ad accettare che determinate discipline debbano per forza essere prerogativa esclusivamente maschile e spero che iniziative come questa piccola di cui vi parlavo incoraggino le ragazze ad avvicinarsi al mondo della scienza e della tecnica senza per questo dover rinunciare alla loro femminilità.

3. strudel - 18 luglio 2006

A PROPOSITO di tutt’altro ,,,qualcosina sui teutonici taxi, farmacie, avvocati e tutta la Bolkenstein appresso ? gdc strudel

4. isadora - 18 luglio 2006

gdc, ma tu non eri offeso?

5. strudel - 18 luglio 2006

sono tollerante magnanimo e generoso… NON RICOMINCIAMO COL CHIT CHAT . SCrivi- Hai visto come scrivono quelle ragazze su http://www.strudeltimes.it Africa ? Non ti vergogni? gdc


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