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Una conversazione lavorativa, un giorno qualunque. 16 luglio 2006

Posted by sgrignapola in L'angolo di Sgrigna.
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Da un paio di settimane sono da un nuovo cliente. Hanno dei problemi e devo aiutare e indirizzare i dipendenti durante le risoluzioni. Niente di che: la solita noia lavorativa. Una delle persone che devo seguire è una signora di mezza età, sempre molto gentile, sorridente e attenta al proprio modo di vestire.

L’altra mattina arriva una chiamata: pare che un Business Process si sia inchiodato.Viene da me a chiedere aiuto. Noto gli occhi gonfi.

– Preferisci che faccio io o vengo da te così lo risolviamo assieme?

– Vieni da me, anche se stamattina sono completamente rintronata e non so quanto potrò seguirti.

– Nottataccia, eh? Chiedo pensando ai postumi di una sbronza.

– Eh sí.

– Spero di quelle divertenti.

Insisto. Come un pirla. Spesso colgo i dettagli, ma rifiuto di interpretarli: i suoi occhi non erano gonfi per una sbronza.

– Non proprio. Ieri mio figlio mi ha detto che sta vedendo un reclutatore.

– Un reclutatore? Cosa è?

– Eh un reclutatore, uno dell’aeronautica. Vuole tornare ad arruolarsi. Ancora.

– Ancora? – E’ stato via parecchio nell’esercito. Era un fante nella prima ondata. Quelli che aspettavano l’ok dal presidente per partire. Tre anni fa.

– Ah, in Iraq.

– Sí. Ho passato mesi senza sentirlo, senza neppur sapere se era vivo o morto. Non ce le faccio a rivivere quest’incubo.

Ormai, va avanti da sola, mentre io la guardo e penso che questo dialogo poteva appartenere alla generazione dei miei nonni. Le storie di guerra, quelle raccontate a voce, sono roba dei miei nonni. Non mie.

– D’altronde capisco che non e’ una decisione mia. Mi ha detto che qui non ce la fa. Qui non e’ più il suo posto.

– Eh ma magari non lo prendono.

– No, lo sanno tutti che mancano le reclute. Hanno bisogno di soldati. Lo prendono di sicuro. Non so come farò. Ma in fondo qui fa il cameriere. E non arriva neppure a fine mese. Continua a dirmelo che qui non ce la fa. Non e’ più il suo posto.

Sto zitto. Non devo parlare e fare domande. Devo star zitto. Aspettare che finisca. Stare zitto e lasciare che finisca. La guardo parlare incredulo. Quando finisce, rivolgo lo sguardo allo schermo.

– C’e’ un lock, qui. Vedi? I due sistemi non si parlano perché c’è questo lock.

– Ah sí! Non ci sarei mai arrivata, se non me l’avessi fatto vedere.

– Non ti preoccupare, se hai errori ALE, novanta per cento dei casi, è per lock come questi. La prima cosa che devi fare è verificare che i sistemi riescano a comunicare.

– Ah grazie, in questi casi faccio sempre fatica a capire come procedere. Ma adesso mi sembra chiaro.

Mi alzo, torno alla mia scrivania, mi siedo davanti al mio portatile. Mentre mi riloggo, mi viene in mente il ritornello di una canzone. Non la ascoltavo da almeno un anno.

Big wheels roll through fields where

Sunlight streams

Meet me in a

Land of hope and dreams

Meet me in a

Land of hope and dreams

Continuo a canticchiarlo, aggiungendo la chitarra secca: dleng dleng teredleng.

Meet me in a

Land of hope and dreams

E il Business Process, finalmente, può ripartire.

Commenti

1. isadora - 17 luglio 2006

Noi che siamo cresciuti in una parte del mondo ed in un’epoca privilegiate dovremmo ringraziare il cielo ogni giorno ed investire tutte le nostre energie per far sì che la cerchia dei privilegiati si allarghi sempre di più. E invece, guardati intorno: bastano un paio di partite di calcio ed un paio di giornalisti imbecilli a far rieccheggiare slogan beceri e xenofobi che rievocano i barbari conflitti che hanno segnato l’Europa del secolo scorso. E il resto se ne frega: la striscia di Gaza è di nuovo a ferro e fuoco, a Bombay esplodono bombe come se piovesse, ma il popolo della rete preferisce occuparsi di Zidane. E negli Stati Uniti ci sono mamme che piangono perché i loro figli vanno a combattere guerre insensate in paesi lontani e sconosciuti per continuare a darci la possibilità di vivere nella nostra bolla di sapone.

2. caca - 17 luglio 2006

Hai ragione. Tutto ciò visto dall’Italia ha poi effetti disarmanti.
In questi giorni il Paese sembrava letteralmente scosso dagli effetti travolgenti di calciopoli. Nel giorno degli scontri in Libano, il tg1 ha aperto e dedicato 10 minuti alle sentenze sulle serie A.
10 minuti un tempo infinito per un telegiornale!!!
Un Paese provinciale come ha scritto ieri Scalfari nel suo editoriale su Repubblica, che analizza lo sontro materazzi-zidane ma che ignora gli effetti del terremoto che sta scuotendo il medio oriente, che sa tutto di moggi e nulla dello stato in cui versano le casse dello Stato.
In questi giorni prevale lo sconforto per tutto quello che sta succedendo. Per quelle analisi geopolitiche che continuano a minimizzare il contributo devastante che l’iran sta portando in un’area strategica del mondo, fino ad arrivare alle incredibili affermazioni, che una parte del movimento che si autodefinisce pacifista, sta rilasciando sull’afganistan. Ecco quel “erano meglio i talebani” del signor gino strada mi è sembrata una bestemmia irragionevole e cattiva.

3. sgrignapola - 18 luglio 2006

La cosa che mi ha sconvolto e’ che ci possa essere qualcuno che ha bisogno di andare in guerra. Ha bisogno.
Qui nella terra della speranza e dei sogni, c’e’ qualche ragazzo che ha la necessita’ di andare in guerra.
(ovviamente non puo’ essere solo una necessita’ materiale)

4. Silvia - 18 luglio 2006

dunque, Sgrigna, sei negli USA? è tanto, poco o troppo? ma non in senso razionale (giorni, mesi o anni), in senso personale, e quindi come ti trovi sul serio?
non mi faccio mai i fatti miei, lo so…

5. sgrignapola - 19 luglio 2006

Silvia, eh domandine facili facili. Non hai qualcosa sullo spin dei bosoni o sul ruolo del linguaggio nella filosofia di Wittgenstein?
Come mi trovo? La vita qui e’ molto facile, ma non mi sento a casa.

[Silvia, scusa se sembra una rispostina veloce, ma ci ho speso sopra almeno mezz’ora]

Tu piuttosto, perche’ sei tornata dalla Cina?

6. freccia - 19 luglio 2006

c’è posta per te… da noi

7. isadora - 19 luglio 2006

Grazie Freccia, ho letto. Ma sinceramente non ho voglia di discutere… magari domani. Bacio

Sgrigna, eri finito in moderazione, ti ho liberato…

8. sgrignapola - 19 luglio 2006

ah ecco…

9. Silvia - 20 luglio 2006

Sgrigna, molto semplice: troppi topi e scarafaggi, eppoi il risotto con gli scorpioni proprio non mi va giù!
No, scherzo (mica tanto…) era un’esperienza progettata per essere a termine e tale è stata. Diciamo che è stata un’occhiata all’altro lato del mondo perché lo sguardo che ogni giorno poso sul mio sia un po’ più aperto e limpido, un po’ meno offuscato da pregiudizi e provincialismi, da razzismi e preconcetti.
Non è stato inutile.😉

10. sgrignapola - 21 luglio 2006

e i cinesi che impLessione ti hanno fatto?

11. Silvia - 23 luglio 2006

eh, sgrigna, è difficile da dire in poche parole.
sicuramente di un popolo che ha fame, ma inteso come fame di qualsiasi cosa: cultura, libertà, divertimento, individualità, benessere, … e quindi, come chiunque abbia veramente fame, fanno di tutto per procurarsi il “cibo”.


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