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Feti e fiction 1/2 – L’errore di Mary 9 agosto 2006

Posted by sgrignapola in L'angolo di Sgrigna.
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[Questa storia è stata raccontata da Chuck Palahniuk il 7 Giugno scorso all’Università del Michigan. Dopo averla raccontata ha chiesto: secondo voi è vera o inventata?]

Midwest. Anni sessanta e quelli del Midwest non erano quelli della California.
Mary ha quindici anni e ha fatto una cazzata. Grossa. Molto grossa.
Ci è restata.

Incinta.

È andata di nascosto dal medico e l’ha confermato: è proprio incinta. Non sa cosa fare, ne parla con le amiche poi decide di confessarlo ai suoi; vuole abortire. Tanto prima o poi lo scoprirebbero, comunque. Ma ha paura, a casa sua sono molto rigidi, suo padre poi. Si fa coraggio, una sera a cena, chiude gli occhi e molla il macigno. Sorprendentemente i genitori non si infuriano. La guardano con calma.

È stato un errore – insiste lei, ma ha bisogno di aiuto, vuole abortire. Il padre guarda la madre e prende la parola.

Bene, vuoi abortire – le dice. Dopotutto il bambino è tuo. Però, se abortisci, prendiamo quello che rimane: il feto, lo mettiamo in uno di quei vasi per la conserva e lo appoggiamo sopra la televisione, in soggiorno, per un anno intero. Così quando qualcuno entrerà in casa e chiederà cosa è quella cosa sopra il televisore, diremo – Quello? È l’errore di Mary.

Cosa credete che abbia fatto? D’altronde aveva solo quindici anni.

[Una storia attira la nostra attenzione quando è vera, verosimile o inverosimile? E le notizie? Che caratteristiche devono avere per attirare la nostra attenzione?]

Commenti»

1. isadora - 9 agosto 2006

Vera, non lo so, verosimile direi di sì. È importante?

Attira perché nell’incipit è una storia comune, ognuno può immaginarsi che accada nelle proprie vicinanze, ma poi ha uno sviluppo inaspettato e crudo e questo risveglia la curiosità. Poi invita ad esprimere un giudizio, sulla ragazzina, o sul padre, o sul rapporto familiare, sull’educazione dei figli, sulla morale… e ognuno si sente in grado di esprimere la propria opinione.

2. silvia - 9 agosto 2006

Palahniuk è molto abile a costruire queste storie “vere”.
l’ultimo libro, Cavie, è composto proprio da racconti di questo tipo incastrati in una trama che almeno all’inizio è altrettanto verosimile.
Ha ragione Isa, è importante? quello che è importante è che abbia còlto l’obiettivo, attirare l’attenzione, fare pensare alla notizia, farne parlare, fare esprimere giudizi.

3. otto - 9 agosto 2006

beh, avete presente il Mimmo Candito ? L’unica volta che l’ho visto dal vivo era li, due poltrone davanti alla mia. Camicia bianca, blue jeans, capelli scuri occhiali ed un braccialetto di stoffa. Un signor nessuno, all’apparenza.
Eppure è uno di quegli ometti abituato ad essere paracadutato in culo al mondo in mezzo ad un casino. Ergo è un reporter, un inviato. Ma è anche insegnante di giornalismo. Per questo quel giorno lo seguii con particolare interesse.
Raccontò uno dei passatempi preferiti: si inventava una storia e la raccontava. Poi gli allievi a sua volta dovevano scriverla.

E ne venivano fuori sempre storie diverse, una per ogni allievo. Ovvero come ognuno con i suoi occhi legge una realtà diversa nello stesso racconto.

vera, verosimile o inverosimile. se pertiamo solo da questo presupposto ben capirete i problemi di fare buona informazione, corretta informazione.

ciaooooo Sgrigna

4. sgrignapola - 10 agosto 2006

La storia e’ vera.
Palahniuk l’ha appresa da una sua studentessa durante uno dei suoi seminari di scrittura creativa. Ma (almeno a me) sembra solamente verosimile.
Quando la verita’ e’ troppo distante dai nostri prismi (percettivi, culturale e chissa’ cos’altro), paradossalmente deve essere raccontata in modo tale da passare per verosimile. Solo rendendola meno fulgida puo’ essere presa in considerazione.
Non solo “ci sono più cose in cielo e in terra di quante se ne sognano nella tua filosofia”, ma molte di queste ci devo essere raccontate in modo verosimile, senno’ pur essendo vere, non le percepiamo.

Guardiamo ora al rapporto tra informazione giornalistica e storie. Sembra che per veicolare le prime si debba ricorrere alle seconde; perche’ in qualche modo le storie con i loro meccanismi archetipici si trasmettono e si fissano (inquietante che si senta il bisogno di fissarle)piu’ facilmente. Cosa succede alla verita’ e alla sua cugina sfigata: la verosimiglianza in questo processo?

Ziocan che pippone…ho sentito russare li’ in fondo.
Isa, per favore, almeno tu cerca di dare il buon esempio.

Otto che piacere sentirti! Ultimamente le tue assenze si fanno molto notare, specie su OCE. Alla prossima richiedo una giustifica ufficiale. Senno’ mandiamo i carabinieri a battere l’Aspromonte.

5. isadora - 10 agosto 2006

Chi? Io? Dormire? no, no, avevo gli occhi chiusi perché mi stavo concentrando…😎

Sì, per veicolare le informazioni bisogna confezionarle in modo accattivante, non solo in campo giornalistico, ma anche nella divulgazione scientifica. Semplificare, avvicinare all’esperienza del lettore (la verosimiglianza).

Un titolo accattivante fa miracoli, infatti ci sono giornali che si trovano di fronte al problema dei titoli per le notizie nella versione online: un titolo che incuriosisce una persona non è necessariamente il titolo ottimale per far indicizzare la pagina da un motore di ricerca. C’è tutta una “scienza” anche su questo.

Un altro lavoro interessante è quello del “news designer”. Non sapete cos’è? Non lo sapevo neanch’io, poi ho scoperto questo sito affascinante: Newsdesigner.com, che si occupa proprio dell’impacchettamento della notizia e analizza sotto a questo punto di vista la stampa internazionale.

La verità è solo marginale e può essere distorta a piacimento anche solo con piccolissimi peccati di omissione. Un tema interessantissimo…

6. sgrignapola - 10 agosto 2006

Acc ma allora eri attentissima, facevi solo finta. Al militare si chiamava ‘mossa’.

7. otto - 11 agosto 2006

Piacere di sentirsi ? ma è anche mio, Sgrigna. M’ha fatto piacere trovare un tuo angolo qui.
Latito da oce ? è vero, ma non sono l’unico. Penserò al da farsi.
Io la butto li, magari la casa di Isa è piena di angoli….🙂

8. isadora - 11 agosto 2006

Otto, ma vuoi farmi litigare con freccia?😀

9. riccionascosto - 11 agosto 2006

Io non voglio litigare con nessuno (né con freccia né con isa e neanche con gli altri), però è verisssssssimo che Otto latita, e che la sua mancanza si sente proprio (checché ne dica lui, io i suoi post li leggo con interesse, è che non mi sento qualificata per commentare)

10. isadora - 11 agosto 2006

Otto è bravissimo, certo che se ne sente la mancanza. È che la Gran Madre è assetata di sangue, al momento…


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