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Due parole su Günter Grass 15 agosto 2006

Posted by Isadora in PilloleDiGermania.
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Günter Grass è un signore ormai anziano, premio Nobel per la letteratura, fino a due giorni fa idolo (quasi) indiscusso dell’intellighenzia tedesca. Ha scritto opere-capisaldo della letteratura europea del dopoguerra come, ad esempio, “Il tamburo di latta”. Alzi la mano chi non ne ha mai sentito parlare. Un’istanza morale, un simbolo, alcuni, qui, dicono: la coscienza del paese.

Fino ad un paio di giorni fa.

All’alba dell’uscita della sua autobiografia, Günter Grass, ormai ottantenne, decide di rivelare un particolare scabroso della sua gioventù: l’appartenenza alle SS. Una truppa d’élite, mica roba da nulla. Non mi sorprende che gli ci siano voluti sessantadue anni per ammetterlo pubblicamente. Anche senza aver partecipato ad alcuna azione violenta, la semplice appartenenza ad una truppa del genere è un marchio a fuoco. Lo è anche dopo tanto tempo.

Qui le terze pagine di questa settimana sono affollate di commenti, controcommenti, accuse. C’è chi auspica il ritiro del premio Nobel, chi sogghigna soddisfatto, chi si strappa le vesti. A me Günter Grass è sempre stato sulle scatole. Del “Tamburo di latta” devo essere riuscita sì e no a leggere due o tre pagine in una qualche antologia. Non l’ho mai considerato un punto di riferimento o una particolare autorità in campo etico, anche se quello è il ruolo che per decenni ha rivestito nell’immaginario collettivo di lingua tedesca. Forse proprio per questo, proprio perché non sono delusa, improvvisamente provo una certa simpatia. Günter Grass ha fatto un errore, ha creduto, alla tenera età di diciassette anni, nella causa sbagliata. Sbagliatissima, intendiamoci. Su questo non ci sono dubbi.

Però questa – in tedesco si dice “Schadenfreude” – soddisfatta presa d’atto della tardiva rivelazione di un uomo anziano, che probabilmente sta facendo i suoi bilanci e al quale questa confessione sicuramente è costata molto, queste pacche sulle spalle figurate che i suoi detrattori (vecchi e nuovi) in questi giorni si danno sulla stampa ed in televisione, questi improvvisi voltafaccia da parte dei suoi ammiratori di un tempo (diciamo fino alla settimana scorsa), mi fanno rivoltare lo stomaco. Tutti bravi a giudicare, a chiedersi perché non ha avuto il coraggio di dirlo prima. Quanti di noi avrebbero avuto quel coraggio? Quando sarebbe stato il momento giusto? E, soprattutto, quanto pesa, nel bilancio di una vita, l’errore di un diciassettenne, in rapporto ai seguenti sessant’anni?

Commenti

1. Baebs - 15 agosto 2006

Ciao Isa,
anch’io ho seguito la vicenda, e sinceramente, come dici giustamente tu, lo capisco per non averlo detto prima.
Anch’io lo vedo come un errore di percorso, più che un qualcosa su cui basare il nostro giudizio su di lui.
E comunque non credo che in quegli anni ci fosse possibilità di scelta: quante cose si fanno, ancora oggi perchè le fanno gli amici?
Ovvio che é stato un errore una scelta sbagliata, ma non sono anche le scelte sbagliate che ci fanno diventare quelli che siamo?

2. isadora - 15 agosto 2006

Be’, insomma, si poteva scegliere la Wehrmacht. E Günter Grass in tutti questi anni non ha mai negato di aver (a suo tempo) creduto nel terzo Reich. Rimane un dato di fatto che era un ragazzino e che, da uomo, ha cambiato idea. Non vale proprio nulla? E, sì, anch’io sono della tua opinione sulle scelte, anche quelle sbagliate, che fanno di noi ciò che siamo. Anche, appunto, non solo.

3. Eulinx - 15 agosto 2006

La scelta fatta da Günter Grass va necessariamente vista nel contesto sociale di quei tempi. Se si dovesse condannare tutti quelli che hanno partecipato, in gioventù, ad associazioni filo-naziste, metà degli oggi nonni tedeschi e anche italiani dovrebbero essere messi alla gogna.
Risondere alla tua domanda, comunque, non penso sia facile. Quanto pesano scelte come queste? Molto, moltissimo, credo io. Ma in ogni caso forse dipende dalla sensibiltà di ogni singolo individuo.

4. Eulinx - 15 agosto 2006

E comunque mi fa più spavento chi ci crede oggi, in questo tipo di ideologie, perché significa che dalla storia e dagli errori non ha imparato proprio niente.

5. isadora - 15 agosto 2006

Ma infatti mi trovo anch’io in difficoltà, più che altro mi dà fastidio il voltafaccia di alcuni, l’indignazione costruita a tavolino. Che Grass fosse stato vicino al nazismo si sapeva già. Certo che l’appartenenza alla Waffen-SS, l’élite più efferata, non è proprio una cosa di cui andare orgogliosi. Quindi da una parte spenderei anche due parole per il coraggio di averlo tirato fuori, alla fine.
Le scelte, gli errori, pesano. Ma sono tutte “senza ritorno”? Non c’è modo di redimersi? Perché la stampa tedesca arriva a chiedersi se Günter Grass non abbia perso la propria autorità morale?

Tornando a quello che dicevi tu, anche a me fanno – molto – più spavento quelli che non imparano nulla dagli errori, propri o altrui.

6. Eulinx - 15 agosto 2006

Beh, se le scelte fossero tutte senza ritorno, saremmo tutti un po’ nei guai con noi stessi, chi più, chi meno. Certo che QUESTO tipo di scelte pesano più di altre, è naturale, ma io nella redenzione e nel cambiamento ci credo. Come dicevo, dipende dalla sensibilità di ognuno di noi. E il coraggio di confessarlo, devo dire, è stato notevole.

7. Typesetter - 15 agosto 2006

Il Premio Nobel per la letteratura Dario Fo, più o meno alla stessa età di grass, entrò nella X Mas, che quanto a fanatismo ed efferatezza non era seconda alle Waffen-SS. Poi pure lui ha cambiato idea.
C’è un romanzo di Ellio Vittorini, “Il garofano rosso”, in cui un adolescente si unisce al fascismo (agli esordi) sulle ali di un desiderio di ribellione antiborghese e antifamiliare, ma poi, vivendo e sperimentando le cose che gli succedono attorno, se ne allontana.

8. otto - 15 agosto 2006

Quando leggo fatti di questo tipo in genere rimango neutro verso il protagonista. M’è difficile dare giudizi. Ed all’epoca dei fatti il protagonista era ancora molto molto giovane, oltretutto.

Apparentemente sembra ot, ma un paio di mesi fa ho letto ” Morire in piedi “, libro che è un inchiesta storica sull attentato che coinvolse Hitler, uno solo, e tutti gli altri che non andarono purtroppo in porto. In pratica è un inchiesta su una casta: gli alti ufficiali della wermacht, quelli che di solito son sempre raffigurati in divisa e col monocolo, discendenti dell’aristocrazia militare prussiana, di Hindeburg e Ludendorf.
E ci sono troppe conclusioni e ragionamenti che mai ti saresti aspettato fossero proprie di alti ufficiali wermacht in quel libro. Anche solo il fatto che furono gli unici a tramare contro hitler.
Non son cose generalmente risapute. Sono aspetti della storia che non conosci e che a volte ti fan cambiare giudizio, opinione e simpatia o meno per i personaggi in questione.

Ed a questi denigratori che si dan pacche sulle spalle quando il giorno prima eran sostenitori o viceversa piacerebbe fare qualche domandina di storia. O forse, se loro funzionano sulla logica del salire sul carro del vincitore, è inutile appurare il loro grado di ignoranza. Per stabilire il loro grado di viscidità.

9. sgrignapola - 15 agosto 2006

Tra le varie cose ridicole c’e’ la riconsegna del Nobel. Uno scrittore va valutato per le sue opere, mica per la sua rettitudine morale. Le poesie di Francois Villon sono meno valide perche’ sono state scritte da un delinquente?

10. sgrignapola - 15 agosto 2006

E piuttosto che rileggere “Tamburo di latta” mi faccio volentieri prendere a schiaffoni da un orango.

11. dioniso - 16 agosto 2006

Una scelta fatta a 15 anni vale ben poco da un punto di vista ideologico. È ben noto che nell’adolescenza ci si lascia facilmente affascinare da idee estreme e apparentemente eroiche. C’è poi chi rimane adolescente per tutta la vita, ma fortunatamente la maggior parte evolve.
Una scelta del genere però potrebbe aver causato conseguenze tragiche per altri uomini. E questo non si cancella facilmente dalla coscienza.
Wikipedia riporta che “… frequentò la scuola superiore e a 15 anni cerco’ di arruolarsi nella marina del Terzo Reich. Solo dopo aver ricevuto la lettera di coscrizione si rese conto che avrebbe invece indossato l’uniforme delle SS.”
Quindi la scelta sembrerebbe anche un po’ inconsapevole.
“Ferito in servizio nel 1945 fu catturato dagli americani e finì in un campo di prigionia.”
Quindi militò nelle SS dal ’42 al ’45. Tre anni nelle SS sono molti.

12. dandyna - 16 agosto 2006

io non l’avevo mai sentito nominare…

13. isadora - 16 agosto 2006

Eulinx, sottoscrivo.

Type, benarrivata e grazie della dritta. Mi hai dato un’ottima idea su cosa leggere nei prossimi giorni. E ne avrò bisogno, di qualcosa da leggere!

Uh, Otto, avrei un libro da consigliare a te, in cambio, ma non credo che sia stato tradotto in italiano… grazie comunque!

Sgrigna, sulla questione del Nobel mi trovi completamente d’accordo. Non vedo il nesso tra il talento letterario e gli svarioni di tipo politico e morale.

Dioniso: No, no, momento. Wiki per Wiki, per il valore che ha, ti riporto l’articolo della Wikipedia tedesca: Prima era nella Wehrmacht. È passato volontariamente alle Waffen-SS nel ’44. Un anno, a quanto pare.

Dandyna, ben arrivata anche a te. Non te l’hanno fatto leggere, a scuola? Da noi era una lettura obbligata, ma credo sia una questione “generazionale”…

14. Eulinx - 16 agosto 2006

Totalmente off-topic:
Isa, con quel commento mi hai fatto sbellicare!! 😉

15. dioniso - 16 agosto 2006

Beh, questa versione migliora le cose dal punto di vista delle conseguenze per il fatto della militanza più breve, ma le peggiora da un punto di vista morale per il fatto di essere passato volontariamente e non inconsapevolmente alle SS dopo 2 anni di Wehrmacht.
Comunque, come dicevate appunto sopra, una scelta fatta a 17 anni ha un valore molto relativo su quella che possono essere le idee e la personalità del Günter Grass adulto.

16. isadora - 16 agosto 2006

Ecco, adessomi viene in mente un’altra parola tedesca, dioniso, perdonami, ma questa si chiama “Haarspalterei”… Un anno o tre, Grass (e non l’ha mai nascosto, questo), fino alla fine della seconda guerra ha creduto nel regime nazista, ha persino negato l’olocausto. Era giovane, probabilmente un po’ esaltato, ambizioso, quindi l’appartenenza ad un corpo d’élite era, in quel contesto, una decisione logica. Criticabile, esecrabile, tutto quello che vuoi, non dico di no. Ma che non può cancellare i seguenti sessanta e passa anni, a mio parere. Anche perché al momento non risulta che la divisione di cui faceva parte si sia macchiata di azioni ignobili.

Comunque sia, mi sa che con sta storia le vendite della sua autobiografia che uscirà a giorni raggiungeranno numeri da record.

Eulinx, ho risposto da te. 😀

17. dioniso - 16 agosto 2006

isadora, io sono completamente d’accordo con te. Era quello che intendevo dire con la frase: una scelta fatta a 17 anni ha un valore molto relativo su quello che può essere il Günter Grass adulto.

18. otto - 16 agosto 2006

Aggiungo qualcosa, allora.

Ho parlato di ” Morire in piedi “, un libro che parla delle congiure degli alti ufficiali della wermacht. E cioè di cosa avvenne e che aria tirava in Germania ai “piani alti” esattamente quando Grass era ai piani bassi. Spizzicando un po’ ricordo di un tenentaccio delle SS che andò ad arrestare, dopo l’attentato ad Hitler, un generalone wermacht: ” mi consegni la pistola “. Ebbe per risposta ” Non esiste che un alto ufficiale wermacht consegni la pistola ad un SS “. La estrasse, se la puntò in bocca e sparò. E quasi tutti i coinvolti fecero altrettanto. Da qui il titolo “morire in piedi”, una dignità spaziale rispetto ai nostri politici attuali. Ma andiamo oltre. Di tutti i coinvolti nelle congiure contro Hitler soltanto uno si diede alla latitanza. Gli altri preferirono tutti morire in piedi, suicidandosi o lasciandosi torturare ed uccidere senza profferir parola. Il più noto è certamente Rommel, the desert fox.
L’autore parla di una casta, di un elite con valori suoi. Che erano un profondo credo ad una Germania potenza europea. Gestita dall’esercito tedesco, ma che nel credo di questa casta era un esercito al servizio dellla nazione. Ecco quindi narrate alcune lotte intestine per il potere tra la wermacht e le ss. Sconfitte ai piani alti, di cui poco hanno riportato i libri di storia, ma sconfitte in cui risulta che questi militari che credevano in una nazione si erano opposti all’annessione dei Sudeti, all’invasione della Polonia, a parecchie altre cose.
Persero tutte le battaglie. Hitler si consigliava con due campane, militari ed ss. Cioè propaganda o militari. Vinse sempre la propaganda.
La casta militare aveva tra i suoi valori, oltre al morire per un ideale e con dignità, l’obbedienza e la fedeltà alla nazione. Quindi anche se in certe riunioni cospirative diceva di Hitler ” questo pazzo ci sta portando alla rovina ” alla fine obbedirono. Wermacht contro ss, militari contro la propaganda, diplomaticamente i militari persero sempre ai piani alti. E quindi, piccolo corollario, ecco Hitler che ordina a Von Paulov a Stalingrado di non arretrare di un millimetro dalle sue posizioni. Non ricordo se Von Paulov fosse quasi accerchiato dall’armata rossa e si consegnò prigioniero o se preferì la ritirata. Ma per Hitler fu un traditore.
Torniamo a noi: pezzi grossi della gerarchia militare furono sempre contrari a Hitler. Diplomaticamente persero, e scelsero la via degli attentati per il bene della Germania. Per sfortunate coincidenze riuscirono solo a farne uno. Hitler non morì, purtroppo, ma i cospiratori vennero scoperti. A parte uno, tutti si suicidarono o morirono giustiziati o per tortura. E quell’uno ? Era la mente, e tentò la fuga presso il suo paese natale, ex Germania est. Ma una vecchina del paese lo riconobbe e lo denunciò.
Eccoci alla conclusione: la propaganda aveva il pieno dominio del paese. Quando ci fu l’attentato ad Hitler i militari speravano in una rivolta popolare, che non ci fu. E’ vero che per alcune ore la wermacht ebbe il controllo di Berlino, ma non servì a niente se la popolazione non reagì.
Allora torniamo all’autore del libro, un personaggio scomodo in Italia perchè senza peli sulla lingua. Per questo fu spedito al processo di Norimberga. E la prima cosa che scrisse fu che a lui il processo di Norimberga sembrava ingiusto. Non erano gli alleati che dovevano giudicare i gerarchi nazisti, ma il popolo tedesco. Perchè il popolo tedesco è corresponsabile di aver sostenuto un certo regime ( come confermato dall’assoluta inerzia che ebbe nelle poche ore che la wermacht controllò Berlino e dall’assoluta innocenza della vecchina che denunciò la mente del complotto, un Robin Hodd invece che un bandito ).

Quanto sopra è il minimo indispensabile per dire: ma in un contesto del genere, con una propaganda che aveva il completo dominio della popolazione, dove gli unici che tentarono qualcosa furono degli idealisti di una casta militare, che cazzo di peso può avere un Grass che nell’adolescenza o poco più, in un regime di monopolio documentato della propaganda di partito, fece parte delle ss così come io a 16 avrei potuto ” arruolarmi ” nei boy scout ?
Ma queste cose, volendo leggerle, sono documentate. E’ per questo che sono indifferente nei confronti di Grass. E sono incazzato verso chi prima gli era amico ed ora ne è sdegnato. E’ una scelta. Salire sul carro della propaganda e dello sdegno ( peraltro molto remunerativo ) o morire in piedi per un ideale ?

19. dandyna - 16 agosto 2006

no a me non l’hanno fatto leggere, diciamomper fortuna 🙂

20. otto - 16 agosto 2006

Ho scritto “Ma queste cose, volendo leggerle, sono documentate.”. Ed infatti, che noi popolino dei blog magari non le leggiamo può essere un errore da dilettanti. Ma chi scrive su giornali con una certa tiratura non può ignorarle o far finta di ignorarle. Non passa più per dilettante, passa per colpevole di propaganda.

21. sgrignapola - 16 agosto 2006

Dici bene, per fortuna.
E’ una mazzata terribile. A confronto Finnegans Wake va via come un fumetto di Dylan Dog.
Altro che Nobel, sui ceci come Fantozzi, dovevano metterlo.

22. isadora - 16 agosto 2006

Otto, uno dei partecipanti alla cospirazione di cui parli era il padre di Wibke Bruhns, qui nota giornalista televisiva, che ha scritto nel 2004 un libro intitolato “Meines Vaters Land” (La Terra di mio padre; gioco di parole con Vaterland, patria). Lui era H.G. Klamroth e il libro è quello di cui ti dicevo. Magari è stato tradotto, nel frattempo. Per il commento, be’, ti ringrazio.

Dandyna, il fatto che a me non piaccia non è esattamente il criterio di giudizio più obiettivo… c’è un sacco di gente che adora Günter Grass. 🙂

Uahuah, sgrigna, bella questa!! 😀

23. sgrignapola - 16 agosto 2006

Otto: mi ha sempre affascinato la figura di Von Stauffenberg.

24. sgrignapola - 16 agosto 2006

Anni fa ho visto anche “Plot to Kill Hitler” un (bel) film sul complotto di Von Stauffenberg.

25. betaversion - 16 agosto 2006

scusate ….. ma io non riesco a condividere il vostro punto di vista “filosofico”. Credo che invece sia un mera operazione commerciale. Sputare fuori i rospi a volte, anzi quasi sempre, aiuta ad innalzare le vendite. La motivazione del perchè vengano alla luce certe faccende (vere o presunte che siano) si riconduce solo alla logica del mercato

26. isadora - 16 agosto 2006

Effettivamente, betaversion, il “sospetto” c’è anche qui… ma in Germania è comunque un’operazione rischiosa.

27. Typesetter - 17 agosto 2006

Quando parlate di “scelta” non scordate il clima culturale dell’epoca. A meno ché non si appartenesse a famiglie già politicamente orientate e attive, quantomeno sul piano del divbattito, in Italia come in Germania l’unica campana che si poteva sentire era quella del regime. Oggi possiamo godere di un facile accesso a una varietà di canali di informazione e comunicazione, anche se questi certo non coprono tutto lo spettro che sarebbe necessario, ma quella volta si poteva ascoltare solo una voce.

28. otto - 18 agosto 2006

Innanzitutto mi scuso coi lettori per il mio intervento precedente: avessi in mano il tasto edit gli darei due buone piallate quanto a sintassi, grammatica..

Dici bene Sgrigna, era proprio Von Stauffenberg, ma che vuoi farci, la mia memoria per i nomi propri è piccina, se son tedeschi poi… La mente mi pare fosse Von Molke, ma non ci giurerei.
Non ho visto il film che mi citi, ma dal libro il quadro dell’epoca era proprio desolante. I cospiratori, essendo alti ufficiali che avevano contatto con ambasciate e personale diplomatico ecc, riuscirono a far arrivare anche qualche ottima dritta agli alleati su qualche prossima mossa del reich. Ma non vennero nemmeno presi in considerazione.
E tentarono anche il canale, per avere contatti con l’estero, dei comunisti “clandestini”. Binario morto anche li, erano tutti infiltrati dalle ss, che nelle riunioni clandestine “permettevano” che volasse una mosca, e la lasciavano volare. Come esca. Appena la mosca rischiava di diventar 5 api, le ss ti arrivavano a casa.

Ormai sono ot, comunque altro spunto. Il processo di Norimberga fu ingiusto perchè i gerarchi nazisti avrebbero dovuto essere giudicati dal popolo tedesco, si diceva. Ma nell’introduzione c’era un altro appunto. Sul banco degli imputati avrebbero dovuto andare anche gli alleati. Tanto per scopiazzare, perchè gli alleati non ascoltarono mai le dritte fatte arrivare dai ” prussiani ” ? ok, magari alla prima non presti fiducia. Ma se si rivela esatta perchè ignori anche la seconda ? ( e, fatta salva la mia memoria, un ” ma che maginot e maginot, passeranno dall’Olanda e dal Belgio per andare in Francia ” arrivò. Hitler, all’ultimo secondo, posticipò la data dell’operazione di una settimana, ma basta questo imprevisto per non prestar più fede alla fonte prussiana ? ).
Perchè il pezzo enorme della gerarchia nazista che si paracadutò in Inghilterra fu sbattuto in galera ed ignorato per una buona settimana almeno ? Interrogato solo dal tenentino del corpo di guardia della galera ?
Perchè gli alleati riconsegnarono Vlasov e la sua armata ? Anche questo fu grossissimo crimine impunito. ( Bellissima e tristissima la storia di Vlasov, altro personaggio “morto in piedi”. Generale dell’armata rossa, combatte i tedeschi e cade prigioniero. Ma è una mente e non è stalinista. Riesce ad organizzare un “armata” di prigionieri russi che combatte al fianco dei nazisti contro Stalin. Mica era nazista, nostra madre Russia innanzitutto. Alla fine della guerra viene caricato su un treno assieme ai suoi soldati e rispedito in Russia. Peccato, anche cani e porci sapevano che Stalin non ammetteva arrendersi, e tutti i prigionieri russi rimpatriati finirono nei gulag. Anche questo fu un crimine alleato impunito. )

La morale della favola è ” guarda quanti danni riesce a fare una propaganda di regime “. Volendo applicarla ai giorni nostri c’è da aver paura della concentrazione di proprieta di mass media, per dire. Poi ognuno la pensi come vuole. Poi ognuno è libero di pensare che finche non ti volano i bombardieri sul cranio son tutte balle. Poi è sempre troppo tardi, dico io. Opinioni personali, ovviamente. Se accettate un suggerimento, ” maschere per un massacro “, Paolo Rumiz, Editori Riunuti. Geurra balcanica, pochi anni fa. Capitolo ” le sei mosse mediatiche di Milosevic “. Ovvero come nasce una guerra. Ovvero propaganda, come far credere al popolo serbo che tutti gli altri sono inferiori, e pigiando sull’acceleratore arrivare alla pulizia etnica. Pensate agli strascichi di questa situazione, tuttora Mladic gode dell’appoggio di una bella fetta di opinione pubblica. Ed è uccel di bosco.
La morale di Rumiz è semplice: quando gli eserciti sono alla frontiera e parte il primo colpo di cannone è ormai già troppo tardi. Come dargli torto ?

Per tornare a Grass in questo contesto appunto, non mi riesce di addebitargli nulla. Ecco, al massimo si poteva pretendere che fosse un Nostradamus ed avesse già capito tutto sotto i vent’ anni.

Grazie per le indicazioni sul libro, Isa. Ma non vado oltre konditorei, backerei ed apotheke, quanto a tedesco. E zu fuss 🙂 . La mia bibliotecaria mi ha insegnato che è un crimine consigliare ad una donna un libro di saggistica. Per te faccio un eccezzione. ” Morire in piedi ” prima edizione 1949, ripubblicato ora da Rizzoli, e sembra scritto ieri. La differenza tra chi sa scrivere e gli scribacchini. E rischio l’eccezzione di consigliartelo solo per la penna: il signore di Fucecchio, colui che si è fatto cremare per non rigirarsi nella tomba quanto ad avvoltoi che lo arruolano tra le proprie fila :-))).

Betaversion, non so se ti riferisci a me parlando di “posizione filosofica”. Se così fosse, e se provi a a collegare il mio intervento col tuo abbiamo la stessa idea: mega operazione commerciale, probabilmente. Ho avuto la fortuna di leggere su quel periodo e m’è parso utile riportare quanto ho letto, tutto li. Se vuoi, ho fornito uno spunto per giustificare il termine ” mega operazione commerciale “, e sono della tua stessa idea.

fine del commento

29. otto - 18 agosto 2006

ameeennnn

30. isadora - 18 agosto 2006

Leggerò, otto, non appena riuscirò a metterci su le mani. Tu lo sai che io è da mo’ che ho un debole per il signore di Fucecchio… 😀

31. germanynews - 20 agosto 2006

Io non contesto assolutamente la scelta dell’arruolamento volontario di Grass. Addossare sulle giovani generazioni tutta la colpa delle nequizie dal nazional-socialismo è senz’altro sbagliato, da vigliacchi. Così come sono assurde le pretese di chi vorrebbe che Grass- una persona che, per inciso, io non amo affatto (basta solo sentire che cosa disse in occasione della riunificazione della Germania..)-restituisse il Premio Nobel. Quello che si contesta è il silenzio di auto-assoluzione o di vergogna che lui ha rimproverato alla Germania intera (il suo Schreiben gegen das Vergessen) per sessant’anni e dal quale è stato a sua volta irretito. Perchè ha parlato solo ora? Lo hanno già detto in molti (Giulio Busi sul Sole 24 Ore ha scritto un pezzo fantastico): per una abile manovra pubblicitaria. E i gonzi Tedeschi ci sono cascati: tutti a comprare Beim Haeuten der Zwiebel. Ambè.

32. isadora - 20 agosto 2006

Eh, sì, Giovanni, pensa che persino mio suocero, che in tutta la sua vita non si è mai interessato di Günter Grass, ha ordinato la biografia… manovra pubblicitaria riuscitissima, direi.

33. germanynews - 21 agosto 2006

Che cosa??? Sei d’accordo? Sei malata? Domani nevica a Stoccarda.

34. isadora - 21 agosto 2006

Sì, sono d’accordo, perché no? Sì, sono anche malata (dici che è quello??) Be’, è freddino, ma spero proprio che non nevichi… 🙂

35. germanynews - 21 agosto 2006

E’ già fredino ora? Io vengo su (Augsburg) dal 10 al 20 di Settembre. Speriamo in bene…

36. dearwanda - 29 agosto 2006

vabbe’ ragazze ma se non abbiamo le palle di condannare nemmeno l’unirsi alle SS allora poi di cosa ci possiamo scandalizzare? Perdonare e’ un diritto che spetta solo a chi ha sofferto, gli altri hanno il DOVERE di fare giustizia.

37. isadora - 29 agosto 2006

Dearwanda, non è questione di perdonare… più che altro di soppesare, di dare il giusto peso alla scelta di un diciassettenne (che poi in quel particolare periodo, alla fine della guerra, non è che uno avesse poi tutta quella scelta), contrapposta ai seguenti sessant’anni di vita adulta.

Comunque proprio ieri ho letto un commento da qualche parte che diceva: ok, va bene, se togliamo il Nobel a Grass allora togliamo anche il papato a Ratzinger (che non era nelle SS, ma comunque Flakhelfer lo è stato – aveva sedici anni). Non fa una piega.

38. Ecate - 5 settembre 2006

Cara, a me Grass è sempre piaciuto (lo leggo in tedesco, glücklicherweise ho questa fortuna). E trovo anch’io (e vedi caso ne ho scritto proprio oggi …) che sia assurda questa Trommelei sul suo passato. Ma magari (esattamente come per Dan Brown, pari pari) serve a far vendere il suo ultimo libro …
Saluti!

39. isadora - 5 settembre 2006

Ciao Ecate, e ben arrivata! Mah, io Grass non lo reggo a prescindere, comunque mi sa che questo sarà (almeno qui in Germania) il successo editoriale dell’anno (se non altro a giudicare dalle enormi pile che ho visto al supermercato…)


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