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Feti e fiction 2/2 – Il dispetto 17 agosto 2006

Posted by sgrignapola in L'angolo di Sgrigna.
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[Anche questa storia è stata raccontata da Chuck Palahniuk il 7 Giugno scorso all’Università del Michigan. Stavolta non vi chiedo se è vera]

Adesso siamo nella campagna inglese. In un piccolo paesino di quelli persi tra il grigio della nebbia e il verde dei prati.
Nella scuola elementare insegna una signora di mezza età. Anzi è già piuttosto anziana, quando resta incinta è forse la sua ultima possibilità di diventare mamma. Porta avanti la gravidanza con fatica, finché un giorno sente dei dolori. Corre in bagno.

È un aborto spontaneo.

Dopo essersi rimessa, si ripresenta a scuola e chiede un colloquio con il preside. Gli chiede una cosa assurda. Ha messo il suo feto sotto alcool e vuole tenerlo in classe per le lezioni di Biologia. Il preside ovviamente è perplesso, ma dopotutto la richiesta viene da lei e acconsente. Passa qualche anno, parecchi studenti e le voci girano. Quando ci sono le lezioni di biologia, la maestra va verso gli scaffali prende il vaso e lo mostra alla classe, spiegando con naturalezza un po’ fredda il ciclo riproduttivo.
Un giorno, alla fine della lezione, una bambina, una di quelle a cui la maestra non era molto simpatica, chiede se può aiutarla a rimettere il vaso a posto in fondo alla classe.

La bambina prende il vaso dalla cattedra, fa per andare verso gli scaffali.

E si inciampa.

[Quando si racconta qualcosa, si passa sempre attraverso un processo di drammatizzazione? E quando si racconta una notizia? A cosa è funzionale la drammatizzazione? La notizia cambia natura quando la si drammatizza? Se sì, cosa diventa?]

Commenti

1. isadora - 17 agosto 2006

Uh, bella domanda… innanzitutto: dove finisce il nudo racconto e dove comincia la drammatizzazione? Qui la notizia è presentata in modo apparentemente scarno. Viene data l’informazione, non viene espresso un giudizio, non si fanno ipotesi. Oppure no.

Le pause, le frasi “nude” evidenziate dallo stacco dal corpo del testo; “Passa qualche anno, parecchi studenti e le voci girano “; la bambina, “una di quelle a cui la maestra non era molto simpatica”.

Il non detto, o il particolare “casualmente” accennato, diventa prominente in quanto tale. Il “peccato di omissione” è una forma di stravolgimento della notizia, perché porta il lettore a concentrarsi su quello che secondo lui manca e a costruirsi con la fantasia i pezzi mancanti sotto l’invisibile guida di colui che ha dato la notizia.

Una domanda ce l’avrei io, ora: quanti, leggendo la storia fino in fondo, si sono sorpresi a pensare: “La bambina l’ha fatto apposta”?

2. Jenny - 17 agosto 2006

dipende…le stava + antipatica la maestra o + senso il contenuto?

3. sgrignapola - 17 agosto 2006

Non credo che il contenuto le facesse senso. Ma dipende da come “quell’oggetto” sia stato emotivamente caricato da chi le stava attorno.

Isa: secondo me ha fatto apposta.

4. isadora - 17 agosto 2006

Sgrigna, ecco, mi chiedo appunto se non sia il modo di raccontare la storia che ti ha portato a pensare che la bambina l’abbia fatto apposta. Se ci fosse stato scritto: “E si inciampa su una buccia di banana fatta cadere da una compagna di classe” penseresti diversamente?

5. riccionascosto - 17 agosto 2006

Buffo (o forse no)

Io non me lo sono chiesto, se la bambina lo aveva fatto apposta, o no. Mi sono chiesta invece quale sarebbe stata la reazione della donna (la donna, non la maestra) alla rottura del vaso.

Ma forse è proprio questo, il senso della storia. Fare ricostruire un finale diverso a ciascuno.

6. sgrignapola - 17 agosto 2006

Isa: vero, ma se dici “E si inciampa su una buccia di banana fatta cadere da una compagna di classe” racconti un fatto diverso.
E’ proprio alla diversita’ che sono interessato. Quanto diversa diventa una notizia condendola di particolari piu’ o meno accessori. Volontariamente o meno. Tutte le volte che una notizia diventa una storia viene accessoriata di nomi e dettagli “drammatici”. E diventa qualcosa di diverso da una notizia. Poi guardo la TV e vedo che quasi tutte le notizie vogliono diventare storie.

Riccio: io mi sono chiesto che donna era la maestra. Che senso del pudore aveva. Che educazione aveva ricevuto. E che capacita’ di gestire le proprio emozioni possedeva. Che visione della vita aveva.
Ha messo il feto nel vaso perche’ non riusciva a separarsene o perche’ per lei era gia’ qualcosa di estraneo?
In effetti pero’, e non ci avevo pensato, che castigo avra’ subito la bambina? A quesi tempi ti bacchettavano per molto meno.

7. isadora - 18 agosto 2006

sgrigna, posso darti una risposta molto “da donna” sulla maestra? Lo ha messo nel vaso per utilizzarlo a lezione per dare un senso alla “vita” di quel bambino mai nato, secondo me. Per non “buttarlo nella spazzatura” e forse anche per tenerlo vicino a sé.

Per quanto riguarda la buccia di banana, se ci fosse stata e l’avessi omessa avrei raccontato una storia diversa. Cercando, con l’omissione di questo particolare apparentemente banale, di influenzare l’opinione del lettore, di fatto impedendogli di dare un giudizio obiettivo per mancata conoscenza dei fatti. È questo il nocciolo della questione: cosa si deve dire e cosa può o addirittura deve essere omesso? Dove finisce la notizia e comincia la storia?

8. otto - 18 agosto 2006

Innanzittutto un bell’Ot per Riccio. Son fermo alla tua mail ” tutto bene ? ” di, naso da pinocchio, non so quanti mesi fa.
Perdona, porta pazienza, fai quello che vuoi. Tra i miei difetti c’è che quando non sono di umore buono spengo completamente le trasmissioni, ed il 2006 per me, finora, non è da ricordare. E soltanto ai primi di agosto ho ricominciato a far qualche passo nel web.
Non ti sono vicino fisicamente, quindi non posso farmi perdonare con un caffè, un aperitivo, un fiore.
Posso però mandarti un abbraccio ed affidarmi alle parole. Basterà ?

Quest’episodio che finisce con un ” e si inciampa ” se permetti, Sgringna, mi fa ridacchiare di contentezza. Nel senso che è un finale del tipo ” il lettore tragga la sua conclusione ” e qui le interpretazioni possono essete tante, come si legge dai commenti. Ma il bello del finale è proprio questo: parafrasando ” il lettore provi ad immaginare, ad usare la sua testaccia, ad uscire dai giudizi preconfezionati del mainstream, del tubo catodico, del pensar comune “. Ed infatti non ci piazza nessun appiglio che suggerisca possibili conclusioni. Ragion per cui io dico che so troppo poco della bambina per ipotizzare se lo ha fatto apposta o no. Mi auguro di si.

Comunicazione è comunicazione. M’hai fatto tornare a mente alcuni articoli di Megachip che parlano di comunicazione di massa. Se tu hai il salotto di seconda serata su un grosso canale nazionale, e fai serate con alcuni ospiti, soltanto scegliendo gli ospiti dai un giudizio implicito sull’importanza del tema che tratti. Se parlando del delitto di Cogne chiami, che so, Vittorino Andreoli, è un conto. E’ psichiatra, ci sta. Se gli affianchi Alba Parietti mi vien da dire ” che cazzo c’entra sta qua ? ” con tutto il rispetto parlando per la soubrette ovviamente. Vippismo fa audience ma svilisce il discorso. Finchè è Cogne, vabbè, ma applicato a politica interna ed estera è devastante. Dove si vedono benemeriti ” che cazzo ci fa questo qui li ” che fanno opinione, alla faccia della competenza, e del non far politica.

Ragion per cui questo post che forza a prendere posizione, senza che sia un tema dove già sono state impostate ” le correnti di pensiero” mi piace molto. Ed infatti già il primo commento di Isa è molto buono ” innanzitutto: dove finisce il nudo racconto e dove comincia la drammatizzazione? “. Satanasso di un Palahniuk.
Io, dicevo, spero la bambina lo abbia fatto apposta. Ma non mi illudo, faceva le elementari, e se lo avesse fatto apposta prometterebbe molto bene, un bel caratterino.

Altro commento interessante è quello di Riccio, che non si fa domande sulla bambina ma sulla maestra. Son logorroico al punto di commentare i commenti altrui, lo so. Portate pazienza che le mie ferie sono agli sgoccioli, e fra pochissimo riscompaio….:-)

Anzi chiudo qui, da buon artificiere maneggio esposivo ed a volte una vocina interiore mi consiglia saggiamente di mantenere il silenzio.

9. isadora - 18 agosto 2006

Ma otto, certo, in apparenza ti dice: trai tu le tue conclusioni, però ti ha già messo la pulce nell’orecchio suggerendoti la poca simpatia tra maestra e bambina… quindi la mera cronaca non è realmente tale, perché c’è quell’accenno e poi mancano dei particolari senza i quali il lettore non può essere in grado di esprimere un giudizio.

10. sgrignapola - 18 agosto 2006

Si’, ma Otto, ma strozzala la vocina che ti dice di stare in silenzio. Senno’ la strozziamo noi.

Pensado alle labbra della Parietti e saltando, parecchi passaggi, ma proprio tanti e senza dire nulla di nuovo, credo che le storie (racconti e favole) vengano costruite su modelli archetipi. Danno forma, colori e parole “a qualche cosa” di cui siamo fatti.
Circuiti, mattoni bho…qualcosa.
Tutte le volte che un’informazione viene raccontata e drammatizzata la si spedisce, come un palombaro laggiu’. Resta attaccata al cavo delle parole appena appena, ma ne perdiamo il controllo. Quando torna su, non siamo piu’ noi, o quello che resta della nostra ragione a valutarla. E’ una cosa nuova che viene dal nostro incoscio, i cui fini non son piu’ informativi.

Qualcuno nei commenti ha scritto che la notizia viene trasformata in racconto strumentalmente: cosi’ fa piu’ presa. Ecco i meccanismi per cui faccia piu’ presa mi sono chiari. Ma lo si fa solo per attirare l’attenzione? Su cosa? Sulla notizia stessa? O su qualcosa d’altro? Eh su qualcos’altro che e’ meta-notizia.

[Da qualche giorno noto dei tipi con gli occhiali scuri che leggono il giornale sulle panchine fuori casa mia e i miei colleghi mi fanno domande strane]😉

11. isadora - 18 agosto 2006

sgrigna… le labbra della Parietti??😀

Può essere che sia stata io a scrivere quella roba ignobile della notizia che viene trasformata in racconto strumentalmente? Boh, sto bevendo una birretta e non ho voglia di tornare su a leggere, però, sì, potrebbe essere mia…

Dici che gli strani tipi con gli occhiali scuri leggono queste robe che scriviamo qui? Azz…

12. sgrignapola - 18 agosto 2006

Non e’ ignobile. Si fanno diventare le notizie storie, perche’ cosi’ fanno “piu’ presa”. Questo intendevo per stumentalmente.

mah…adesso sento anche delle voci.
Nel caso parto per Orleans.

13. isadora - 18 agosto 2006

…e cambi il nick in “pulzello”?

14. otto - 18 agosto 2006

Le labbra della Parietti ?

Isa, aribandos che non ho cominciato io. Però allora è vero che la Parietti è un bell’ esempio mondiale…

Eccola qua, il testo è al solito lungo, l’argomento al solito la comunicazione, e c’è la Parietti. Carramba..

( copio ed incollo dalle mie autocensure )

Per la madonna. Vi abbuffate contemporaneamente addirittura su Libano, Israele, Palestina ed Iran.

Nessuno dei 4 è nella formazione titolare dei miei interessi, solo l’Iran è in panchina pronto ad entrare.

Ho letto parecchi commenti che però non mi piacciono sia pro sia contro qualcuno dei 4. E vi chiedo: ma come fate ad essere così sicuri ? C’è un problema a monte: per me l’informazione è drogata.
Nel 99 a due pedalate da casa mia ci fù una conferenza di inviati speciali, i reporter. Era ad ingresso libero e ci andaì. Fu molto interessante perchè nonostante fosse ad ingresso libero a parte loro c’erano due gatti. Per cui parlarono abbastanza schiettamente. Altre cosa interessante è che su tre quotidiani a tiratura nazionale ci fossero “dipendenti ” di due soltanto. Del terzo si parlò malissimo, cioè si disse che il direttore era affiancato da un esperto di marketing. E che quindi il numero di righe pubblicato era proporzionato all’audience che riportava. Senza far nomi ” ma come, ho fatto un servizio bellissimo sui tuareg del sahara e m’han detto di rimanere in 80 righe. Che ieri l’ultima siliconatura della Parietti è stata lettissima”. Ero andato alla conferenza coll’illusione ” e se volessi provare a fare il reporter ? ” e mi trovai ad un requem per una professione.

Esiste il cerchiobottismo, l’embedded ed esiste l’audience. Mali che drogano l’informazione in maniera mortale. Ne son talmente convisto che quando alla mattino sfoglio un quotidiano al bar lo chiudo sempre con un sorriso sarcastico, pensando ” Questo è quello che hanno scelto di dirmi, ma in realtà, che cazzo è successo ? “. ( internet e pazienza la sera ).

Veniamo a noi per rimanere ad uno dei 4, l’Iran. E’ successo un putiferio mesi fa perchè Amadimejad ha detto di voler cancellare Israele dalla faccia della terra. La sinistra che al solito non dorme ma russa non piglia al volo l’occasione, ci pensa qualcun altro ( un nome grosso ahahahah ) ad organizzare una manifestazione a sostegno di Israele, ecc ecc.
E, guarda un po’, su due intere pagine di estero sulla Stampa per il fatto in questione, lasciano anche un angolino a Zaccaria. Che è un inviato. E che scrive semplicemente che Amadinejad ha detto praticamente le stesse cose che ha detto anche in campagna elettorale, ne più ne meno, quando lui era a Teheran. Anvedi te. Allora cerca su internet qualcosa dei dissidenti. Ed il coro è unanime. C’è poca democrazia in Iran perchè i candidati alle elezioni debbono passare il vaglio della teocrazia sciita. Che comanda è Kamanhei, i guardiani della rivoluzione sono i pasdaran, e chi viene ammesso alle elezioni deve piacere a loro. I candidati con seguito popolare erano Khatami, ex sindaco di Teheran, e Rafsanjani. Ma entrambi andavano puniti perchè troppo progressisti. Ha vinto Amadinejad, un signor nessuno ( detto sottovoce ma da troppe fonti ) che altro non è che una marionetta i cui fili sono mossi dal Khamanei.

E chiedono aiuto, sti dissidenti, che la maggioranza degli iraniani è più “occidentale” di quello che si crede, dicono. ( leggi da altra parte e trovi che sebbene paese con censura l’Iran ha un numero di bloggher stratosferico, per dire ). Qui magari non condividete. Però qui i dissidenti ci piazzano il jolly: occhio ragà che quanto più fate dell’Iran uno stato canaglia tanto più date benzina al nazionalismo. Tanto più non cercate la diplomazia, con tutte le precauzioni del caso, tanto più la minoranza della teocrazia avrà gioco facile a far leva sul nemico esterno. E sull’ignoranza interna.
Cos’è un matrimonio ? articolino di peacereport: vediamo due matrimoni. Il primo dalle parti di dove è nato Khomenii, zona rurale tradizionalista. Rigidamente Islam, tradizione, chitarra mandolino, a mezzanotte tutti a nanna, donne al piano di sopra e uomini al piano di sotto, se t’invitano magna con la destra che la sinistra è impura e non fare l’occhiolino alle ganze… Zona sviluppata occidentale ( col palo ad avvisare se arrivano i “religiosi ” ): Rolling Stone e quasi che si trombava in giardino .

Poi, a sostegno del Zaccaria, leggo anche un articolo che dice che alla fine del ramadam in Iran celebrano una giornata dove bruciano le bandiere di Israele. Un po’ come fanno i pacifisti con la kefia a qualsiasi scoreggia di mosca. E la prima cosa che mi viene a mente sono i documentari dell’istituto luce, le adunate colossali in piazza Venezia. Son dubbi che mi son entrati in testa da bambino: tutti fascisti ? Cazzo, ma per davvero ? Possibile ? Perchè poi, qualsiasi cosa girata dopo il 45, qualsiasi intervista, ” ahh, io ero partigiano. Io non sono mai stato fascista, lo giuro.” Dovessi credergli a tutti, la guerra partigiana è stata combattuta in proporzione di 100000 a 1. Ma non credo neanche che tutti quelli che si vedono nei documentari in camicia nera siano stati fascisti. Vabbè, l’Italia è il popolo dove si monta al volo sul carro del vincitore. Probabilmente anche in Iran tra chi brucia la bandiera in piazza ci sono degli opportunisti, sai, magari ti vede il mullah, non sta bene che non ti veda alla manifestazione… Tutto sommato avere una percentuale di ominicchi non è prerogativa nazionale, ma random.

Rovesciamo il calzino: che potrebbe pensare casualmente un iraniano in gita alle fonti del Po ?. Vede tutte ste camicie verdi che riempono un ampolla di acqua. Son vestiti di verde, cazzo. Fratelli islamici, “Allah akbar ” esulta. E per tutta risposta si becca un tagliere per la polenta sul cranio. Micidiale sta storia di credere alla prima cosa che si vede o ci raccontano i giornali. Ma l’han detto loro, cazzo, i reporter. Se domani per dire la Parietti si rifà le tette, mi danno un trafiletto da 40 righe. E se un giorno Amadinejad ripete per la, boh, nona volta, che “je piacerebbe cancella iebrei dal globo” e c’è un buco in prima, vaiii con lo scoop. E pazienza se il Zaccaria nel suo angolino in sostanza dice ” mbeh, n’ do sta la novità ? L’avevo già scritto anche se nessuno l’ha strombazzato”. La sostanza è nei dissidenti ” Lo ha detto e lo dirà sempre, ma gli serve per politica interna. Non credo lo farà mai, in pratica “.

A proposito il nazionalismo. Occhio al nazionalismo, dicono i dissidenti. E leggendo un po’ ecco che scopro che l’Iran è l’unica nazione che non ha subito colonizzazione della zona medio orientale e che parla farsi, l’antico persiano, cioè in Iran non si parla arabo. Domando ad un tunisino che conosco e mi dice che dal Marocco fino all’Arabia riesce a comunicare abbastanza bene. Perchè la lingua araba anch’essa è soggetta ad accenti e pronunce. Il farsi è più tosto, con un iraniano non riuscirebbe a comunicare. Il tutto pende a favore del fatto che anche la lingua da una bella mano al nazionalismo. Personalmente non considero l’Iran un paese arabo, gli arabi son sunniti, gli iraniani sciiti, e se li lasci giocare da soli non ci mettono molto a litigare. Pochi anni fa ricordo che Iran ed Afghanistan furono vicinissimi alla guerra.

Questi sono i mattoncini, mediati da diverse fonti, con cui potrei provare a costruire la mia conclusione. Ma non costruisco un bel nulla perchè mi paiono troppo pochi. Sufficenti però a dire che chi parla di Iran come nazione canaglia è un depistante ed altrettanto per dire che chi parla di Iran come nazione tranquilla e santa è altrettanto depistante.

Quanto al quesito iniziale, sarei molto favorevole all’idea di un Amadinejad mediatore. Solo che mi pare buotade politik più che real politik. Il nostro è una marionetta, si diceva, e se solo osasse persarlo di fare il mediatore, credo il Khamanei lo farebbe fucilare all’istante. Non per cattiveria, ovviamente, ma esigenze di politica interna ” strettamente correlate alla necessita di una minoranza interna, a parole democratica ma molto teocratica, di mantenere quel tantinello di ordine pubblico che si confà ad un regime “…

Ma se l’Iran mi pare un puzzle da 100 pezzi, gli altri sono da mille almeno. E voi ci date dentro come dei matti a sostenere chi l’uno chi l’altro. Bel fegato che avete.

15. sgrignapola - 18 agosto 2006

si’ isa 😉

16. sgrignapola - 18 agosto 2006

Otto c’erano materiali per un intero blog. Ma il folder autocensure vogliamo proprio lasciarlo sul tuo desktop?

Quella del tagliere di polenta mi ha fatto piegare.

17. riccionascosto - 18 agosto 2006

OTto, basta. E dovresti saperlo, almeno credo.

Concordo con sgrigna, guai a te se dai retta alla vocina e smetti di intervenire (sono di corsa, ma come al solito da te – e non solo – leggo cose interessanti)

18. riccionascosto - 20 agosto 2006

oops… 18

Ho riletto con più calma, ora, e c’è materiale per più di un post, ha ragione sgrigna. Di recente ho letto qualcosa sull’Iran, a proposito di chi sia la vera autorità, e punta anch’esso su Khamanei. Però vorrei capire meglio, prima di pronunciarmi anch’io (altro che mille, a me i pezzi sembrano di più, e molti potrebbero essere doppi)


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