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Downshifting 11 settembre 2006

Posted by Isadora in Sammelsurium.
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È una voce del New Oxford Dictionary e significa: “scambiare una carriera economicamente soddisfacente, ma stressante, con uno stile di vita meno faticoso e meno retribuito, ma più gratificante dal punto di vista personale”. Così recita l’incipit di un articolo apparso oggi sul sito di tagesschau.de, il portale dell’omonimo telegiornale. Un fenomeno così diffuso, almeno in Gran Bretagna, da far entrare questo neologismo nei vocabolari ufficiali della lingua inglese.

I numeri riportati dall’articolo raccontano di un vero e proprio “movimento”: a quanto pare entro il 2007 saranno ben 3,7 milioni gli inglesi che opteranno per il downshifting. Sembra incredibile, invece, pensandoci bene, probabilmente ognuno di noi, almeno una volta ci avrà fatto un pensierino. A me capita con una certa regolarità, specialmente quando, a fine giornata, mi rendo conto di essere saltata da una riunione all’altra, aver discusso un sacco di cose inutili e non aver combinato nulla di interessante o produttivo. Il coraggio di farlo veramente, però, non l’ho ancora avuto, forse perché la mia non è una situazione continuativa e quindi la “sofferenza” non ha ancora raggiunto il livello di guardia, o forse perché non ho voglia di rinunciare a determinate comodità che il mio stipendio mi concede.

Quello che però m’incuriosisce è il fatto che questo fenomeno sembri avere questa portata solo in Inghilterra. Qui in Germania non mi sovviene nessuna parola che possa esprimere il concetto e in italiano mi ci sono volute due righe per descrivere il significato dell’espressione. Sarà che noi del continente siamo più pragmatici o più portati al sacrificio o, forse, gli inglesi più romantici?

Commenti

1. sgrignapola - 11 settembre 2006

Forse perche’ gli inglesi hanno stipendi ben piu’alti degli italiani, si sbattono un po’, mettono da parte un gruzzolo “che no si sa mai” e poi si danno al downshifting.

2. isadora - 11 settembre 2006

Forse, sì. Ma non so se guadagnano più dei tedeschi… però forse pagano meno tasse. Comunque l’articolo parla di un tipo che va a lavorare come prima, ma ha lasciato casa e mobili e vive in un sacco a pelo in un bosco… forse ci vuole quel pizzico di follia (o chiamiamolo sense of humour, se vuoi) tutta anglosassone!

3. Jenny - 11 settembre 2006

follia direi sia il termine + giusto, ihmo😉

4. tamas - 11 settembre 2006

Anche il fastidio inglese per l’igiene aiuta, nel caso del tizio nel sacco a pelo. Io, per me, aspetto prima un lavoro in cui mi paghino (fosse in Germania, sarebbe anche meglio), poi penserò ad abbandonarlo per uno che mi gratifichi di più. Che non mi pare una brutta idea, comunque.

5. sgrignapola - 12 settembre 2006

Mi ricorda un personaggio di Guerra agli umani di Wuming2.
Tamas quella dell’igene e’ geniale.

6. eulinx - 12 settembre 2006

Finalmente un parola che i tedeschi non hanno? Sarebbe la prima di cui ho notizia, la cosa mi rende quasi felice!😉

A me come concetto non sembra sbagliato. Io, nel mio piccolo, l’ho fatto e ne ho tratto sicuramente benefici. C’è da dire, però, che io non sono un tipo particolarmente ambizioso, nel campo lavorativo. Nel cambio ci ho guadagnato tempo libero e serenità che per me non hanno prezzo!🙂
(il tizio del sacco a pelo mi sembra un pazzo, però. Preferisco di gran lunga lo stress da superlavoro. Che sia impazzito proprio per questo?)

7. Anna - 12 settembre 2006

bassospostarsi? ribassarsi? vivereunavitadecente? e troviamolo sto neologismo… pero’ poi perfavore data la parola qualcuno scriva anche il bigino di come si fa, che quando ci ho provato io sono finita a fare un lavoro che mi ha portato via piu’ vita, indegamente pagato e senza certezza ne sull’oggi’ ne’ sul futuro …. insegnanti di downshifting, questo ci vuole (si ma quello del sacco a pelo, e’ un fenomeno di rilevanza clinica conosciuto come rintronamento cosmico…)

8. isadora - 12 settembre 2006

Siete fenomenali😀

Tamas, in che campo cerchi?

9. Anna - 12 settembre 2006

Scherzi? Fenomenale tu, che hai trovato la notizia!!🙂 . Vuoi mettere? Da domani la si usa come chiacchera interlocutoria ufficiale: “No, sai, io fra un po’ downshifto…”

10. Ecate - 12 settembre 2006

Forse c’è semplicemente più lavoro (perché son diverse le politiche economiche) che da noi (almeno qui a sud). ;-)))

11. silvia - 12 settembre 2006

Certo che la traduzione in italiano non è altrettanto stimolante, perde un po’ di quel fascino che come neologismo inglese possiede per noi, che soffriamo sempre di esterofilia.
A parte questa considerazione, sinceramente scivolerei più che volentieri in un’occupazione che mi lasci tempo ed energia residui a vivere, ma, ammesso e non concesso che trovi un lavoro idoneo, essendo “sovraqualificata”, poi riesco a vivere e non solo sopravvivere, visti gli splendidi e sovrabbondanti stipendi italiani?

12. kOoLiNuS - 12 settembre 2006

La traduzione italiana e’ riposizionamento, solo che funziona in maniera inversa.

Te lavori di piu’ (come ore e incarichi assegnati) e loro ti pagano lo stesso o anche di meno (sa, la congiuntura non e’ favorevole)

13. Giuseppe A. Veltri - 12 settembre 2006

In Uk si pagano meno tasse e si guadagna in media un po’ di piu’ ma ci si lavora anche di piu’ e il livello di stress e’ molto piu’ alto.
Ad esempio, molte persone a Londra lavorano per qualche anno con stipendi altissimi e si massacrano di lavoro (minimo 40 ore settimanali) e poi se ne vanno in posto piu’ tranquillo e si godono i soldi messi da parte comprando una casa (cosa impossibile da fare a Londra).

14. silvia - 12 settembre 2006

Ciao Giuseppe, solo una nota: il tuo “minimo 40 ore settimanali” lo hai messo come se fosse qualcosa da sottolineare. io sono normalmente attorno alle 45/50 (con punte superiori a periodi) e così fanno tutti i miei colleghi nella normalissima azienda privata media italiana dove lavoriamo e così fa la maggior parte delle persone che conosco in aziende simili; ormai sono parecchi anni che le aziende sfruttano lo straordinario come risorsa costante e consolidata.
Sullo stress non entro in merito perché difficile da valutare e paragonare tra realtà diverse.

15. Isa_in_trasferta - 12 settembre 2006

Oh, io sono in Germania e nel mio ambiente un lavoro da quaranta ore settimanali è considerato “riposante”🙂
Conosco anche qualcuno che ha deciso di passare al part-time per avre più tempo da dedicare a sé stesso, ma sono casi isolati. Quello che mi ha sorpreso è il numero (3,7 milioni di persone!) che l’articolo riporta per l’Inghilterra…

16. Daniele Medri - 12 settembre 2006

Forse una traduzione italiana di downshifting è difficile da trovare perché in questo bel paese ci sono laureati che si fanno anni di stage e, se va bene, vengono assunti con stipendi al minimo sindacale. In questo caso il downshifting è cambiare totalmente lavoro (es. idraulici, imbianchini, metalmeccanici, ecc.) e guadagnare di più.

17. sgrignapola - 12 settembre 2006

Confermo quello che dice Silvia.

18. Daniele Medri - 12 settembre 2006

40 ore di lavoro settimanali sono 8 ore al giorno: dov’è la sorpresa?🙂 E poi escludiamo lo stress da pendolare (disperato) che riguarda molte persone. Fino a poco tempo fa mi facevo le mie 2 ore e mezza di treno tutti i giorni (A/R) e in aggiunta al resto si sentivano eccome.

Forse la “favola del turista e del pescatore” pubblicata dall’amico andrew dovrebbe farci riflettere.

19. perec - 12 settembre 2006

isa cara, ti ho scritto. ho qualche novità.
baci.

20. tamas - 13 settembre 2006

In che campo cerco? Boh, accademico, potrei dire, da buon dottorando con qualche referenza. Potrei anche dire che ho fatto pratica di uffici amministrativi e me la sono cavata bene. So scribacchiare, ho fatto il pubblicista e faccio tuttora il negro. Mi vendo come una puttana d’alo bordo*, credo che pubbliche relazioni e meretricio vario siano del tutto alla mia portata. Sennò che ne so, insegnare l’italiano (ma chi vuole impararlo?)? In realtà, come tutti gli scienziati politici, so fare tutto e non so fare un cavolo. Più tutto, però.

*non a tutti, ho una dignità e -più che altro- un’etica.

21. Isa_in_trasferta - 13 settembre 2006

Perec, sono ancora in giro, potrò leggere la mail solo stasera (e adesso son curiosa…)

Tamas, be’, non è il mio campo, ma terrò occhi e orecchie aperti e se sento qualcosa di interessante ti faccio sapere.

22. Fabrizio - 14 settembre 2006

In tetesko esiste la parola, ed è Selbstdegradierung..

23. isadora - 14 settembre 2006

Uahuahuah, Fabbrì, ma daiiiiiiiiiii… e in italiano si chiama autocastrazione?? uahuahah!!!!

24. gocciacontinua - 14 settembre 2006

…e la torta a meee
ciao isadoraa

25. pathos - 15 settembre 2006

scusate..non c entra nulla con il post…ma…isaaaaaaaaaa….non passi più nel mio “divanetto”????? -.-

26. Fabrizio - 16 settembre 2006

Degradierung in ambiente lavorativo mica vuol dire castrazione.. vuol dire scendere di posizione in carriera..
PS: prova a dare Selbstdegradierung su google…

27. libreriailfioredoro - 18 settembre 2006

io l’ho fatto..ho scelto di non vivere a Milano (dove avrei sicuramente guadagnato mooolto di +!) e stare in un paesino in Liguria.. economicamente è un suicidio, ma vuoi mettere svegliarsi e fare colazione in fronte al mare d’inverno tutti i giorni..uff! non c’è paragone!..e non è tutto..
-Anna-

28. isadora - 18 settembre 2006

Uh, ma che bello, Anna! Effettivamente, il mare ha un fascino tutto suo, in tutte le stagioni…


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