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In This World 12 ottobre 2006

Posted by sgrignapola in L'angolo di Sgrigna.
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In This WorldNo, non un film su Braccio di Ferro, l’ho pensato anche io, con quel cappello da marinaio. Quello è Jamal. L’ho scoperto una sera; ero in biblioteca per razziare qualche DVD. Vado lí perché esiste quell’insoluto di film che non vedrei mai e invece poi si rivelano capolavori. Pigrizia e poca autostima: noleggiare i film via netflix da cataloghi infiniti mi entusiasma subito e subito mi annoia. Allora vado dove i film da scegliere sono pochi e già selezionati. E spesso la penuria sommata alla prescienza del sistema bibliotecario si trasformano in un Mereghetti nano nascosto nella giacca. Tu ti avvicini agli scaffali e lui subito fa spuntare la crapina dalla tasca. E con la costanza del mezzofondista ti fa pigliare il capolavoro. Grazie al mio cinefilo nano virtuale ho scoperto un paio di anni fa In This World di Michael Winterbottom.

E da allora non ho smesso di consigliarlo a cani gatti (e sacrifici umani). Ho provato a chiedere in giro, ma a quanto pare non ha avuto granché successo da noi.

Jamal è un ragazzo afgano. Ma non solo un personaggio di un film, è una persona vera. È orfano e un giorno un suo parente decide che lui è quello giusto per accompagnare il cugino Enayatullah a Londra.

Via terra.

Il film è girato in modo tale da sembrare un documentario e spesso non si capisce quali parte del film siano “vere” e quali fiction (roba da far crepare d’invidia Herzog). Jamal e Enayatullah sono le storie di anonimi milioni di “marocchini” che vediamo ogni giorno. Li vediamo passare tutti i giorni sulle nostre strade di autistici pendolari mentre siamo schiacciati dai paraocchi delle nostre seghe quotidiane. Questo film ci racconta le strade che hanno già percorso per arrivare da noi. I confini che hanno attraversato per lasciare la loro misera terra per arrivare nel nostro miserevole mondo. Dopo averlo visto mi sono sentito una assoluta nullità a confronto loro e dei loro viaggi.
Ho capito che si possono usare i passi, come unità di misura della dignità di un uomo (e di ogni uomo). I suoi passi. Uno a uno. Attorno al perimetro del nostro sé.

Quante strade deve percorrere un uomo prima di essere chiamato uomo?

E dopo quante ancora da uomo diventa “marocchino”?

E quanta ne abbiamo fatta noi e dove siamo arrivati?

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Commenti»

1. la funambola - 13 ottobre 2006

Quante strade deve percorrere un uomo prima di essere chiamato uomo?

ci fermiamo quasi tutti all’infanzia dell’intelligenza.
inverstirci di questa responsabilità, quella di essere Uomini,comporta un viaggio da fermi.
bacio
la funambola

2. sgrignapola - 13 ottobre 2006

mi spieghi funambola?

3. onceiwas - 13 ottobre 2006

“in this world” (“cose di questo mondo”) è stato fatto girare in Italia grazie a quel miracolo di rivista che si chiama “Internazionale”. Lo si può ordinare anche sul sito (7 €):
https://www.internazionale.it/shop/product.php?id=43

anche gli altri dvd proposti nello stesso sito sono davvero notevoli, come del resto anche il contenuto della rivista.

ciao!

4. onceiwas - 13 ottobre 2006

ahsì, comunque s’è visto pure nei circuiti di cinema-off…
bello davvero!

5. sgrignapola - 13 ottobre 2006

Grazie onceiwas, ma chi sei il figlio di Kezich? 😉
Sei il primo che so che l’ha visto! Per sette euri direi che vale proprio la pena di acquistarlo. Anzi quasi quasi…

6. la funambola - 14 ottobre 2006

“mi spieghi funambola? ”

te la sei voluta tu nè :))))

sgri
consentimi questo abbreviativo affettuoso,
sgri,ho scritto praticamente solo di questo da quando sono qui in rete,da almeno cinque anni. Mi sono raccontata tutta riavvolgendo il nastro della mia vita, per arrivare a oggi, per arrivare ad ora , questo momento preciso nel quale cerco di raccontami a te, a te che sei solo un pretesto , perchè io sto raccontando solo a me,io mi sto raccontando.
Non è che mi sono svegliata una mattina e mi son detta: ma che cazzo significa tutto questo? Dove sto andando? Qual è il senso? Ma c’è un senso?
Ci avevo sempre avuto questo sottofondo nel mentre vivevo, mi muovevo,facevo,
un sottofondo malinconico,una musica triste, lontana, un eco che a tratti affiorava ed esplodeva prepotente, liberatorio, nei miei eccessi emotivi, così si chiamano in gergo psicanalitico forse, io li chiamo il campanello d’allarme del cuore, quello che ti dà una scossa dentro, quel bisogno prepotente di assoluto, di porto, di casa, quel bisogno di essere accolti, riaccolti finalmente da un grande , rassicurante, caldo abbraccio materno. Questo disperato bisogno di affidarsi, affidarsi senza paura per esorcizzare la percezione spaventosa della solitudine, del nulla,dell’assurdo.
E vivevo così fra alti e bassi sublimi, vivevo di illusione di porto, di illusione di casa, di illusione di salvezza, di illusione di vero.
È stato bellissimo, è stata l’infanzia della mia intelligenza.
E sono stati anni di felicità piena, di vita piena, di certezze, di grandi slanci, di utopia
E sono stati anni dell’infanzia dell’intelligenza, dove il reale aveva molto spessore e io mi ci muovevo sicura, ci credevo, il senso era nelle cose che facevo.
E gli altri, il mondo fuori, mica li vedevo, erano solo una proiezione delle mie paure, dei miei bisogni, della necessità di rendermi visibile, di affermarmi per dare un senso a questa sottile e subdola percezione del non senso.
Muovendomi, facendo, impegnandomi, credendo, giustificavo la vita, la razionalizzavo, le davo un ordine, davo ordine al caos.
E non esistevano sfumature, non esisteva il dubbio.
esisteva il bianco e il nero, esisteva il bene e il male, esisteva il buono e il cattivo, il giusto e l’ingiusto, il forte e il debole, il vero e il falso ed era un muoversi facile fra due opposti, fra queste semplificazioni.
Bastava scegliere da che parte stare. E io stavo sicuramente sempre dalla parte giusta.
Ero una donna, una donna nell’infanzia dell’intelligenza.
Ero una donna che vedeva con gli occhi di carne
E poi è successo che mi sono fermata, e mi sono fermata quando ho sentito, come una pugnalata ,la mia voce che diceva queste parole: non sono più innamorata del mio compagno.
Il tradimento della vita, a me, a me che mai e poi mai aveva sfiorato il dubbio di essere umana, finita, miserabile come il resto dell’umanità,l’umanità, questa incredibile entità metafisica che non potremo mai abbracciare tutta intera.
A me, a me che il mio amore era eterno, a me che io ero speciale, a me, a me che non sarebbe mai capitato di vivere come vedevo vivere.
E mi sono sentita tradita e mi sono sentita orfana.
Ed è stata una bella lezione di umiltà.
E da lì, da questa disperata e crudele rivelazione, da questa illuminazione, da questo incredibile atto di onestà che mi dovevo e che ero riuscita a dire, a dire con la voce, è cominciato questo viaggio da ferma, questo viaggio verso la Donna, dentro di me.
E il viaggio dentro te non ti allontana dagli altri, al contrario, gli altri ti si rivelano improvvisamente, diventano il tuo specchio, e più indaghi senza pietà,senza paura dentro di te, più riesci a vedere gli altri oltre la maschera, maschera che anche tu indossavi.
E più ti guardi, più la percezione della tua finitezza, della tua fragilità, della tua paura, della tua solitudine ti danno il senso della finitezza, della fragilità, della paura, della solitudine dei tuoi compagni di “viaggio”.
E allora fai la pace con l’amore, fai finalmente pace.
(io ci ho ancora parecchi rigurgiti di vita né che mica il viaggio è finito, rive fittizie prima del porto, ma tant’è)
E allora non puoi che provare com passione, non puoi che provare indulgenza, verso di te e quindi verso gli “altri” e la compassione, e l’indulgenza buona sono molto, molto di più del rispetto.
Non possiamo altro, possiamo solo essere testimoni di pace.
Moltiplica tutto questo per la smiliardata di umani
Non è utopia, è la sola strada percorribile perchè nessuno mai l’ha percorsa.
Solo gesù, cioè la metafora della possibilità insita in ogni uomo di buona volontà.
Caro amico, io non sono mica santa né, non vorrei ti facessi delle brutte idee su di me.
Io sono finitamente ma orgogliosamente umana.
Evviva l’Anarchia :))))
baci baci
la funambola

7. isadora - 14 ottobre 2006

Fu, quando fai così ti abbraccerei così forte da soffocarti :-*

Questo post mi ha dato molto da pensare. Di questi eroi del quotidiano ne ho conosciuti, in giro per il mondo. Ricordo una conversazione con un vuccumprà su una spiaggia dell’adriatico. Nel suo paese laureato in medicina, in Europa condannato a vendere gingilli inutili a turisti annoiati (nel migliore dei casi) o strafottenti o anche peggio. Sono i momenti in cui la sensazione di essere immensamente (e immeritatamente) fortunato si mescola all’ammirazione per queste persone e per la loro forza, ma anche alla rabbia nei confronti di un sistema dalle barriere invisibili, ma insormontabili: una per tutte la miope, folle e irragionevole xenofobia.

8. silvia - 14 ottobre 2006

Fu Cara, ti sono più che mai Sorella e Figlia e Madre e Amica e Donna.
Qualche volta ci troveremo in qualche porto di passaggio a bere rum in compagnia ;-)))

Mi piace “sgri” … Ciao Sgri! 🙂

Isa… cominci a vedere l’orizzonte oltre i cartoni?

9. isadora - 14 ottobre 2006

Uh, Silvia, qui fino a fine mese di orizzonti se ne vedranno pochini… 😀
Sono piuttosto a pezzi, ma sta andando tutto a gonfie vele, quindi non oso lamentarmi!!!

10. 2bemax - 15 ottobre 2006

Il film sembra molto interessante e dal rating su imdb sembra che abbia avuto delle recensioni più che buone. Credo che cercherò di vederlo nei prossimi tempi. Intanto grazie per il questa recensione. 🙂

11. onceiwas - 15 ottobre 2006

scusate se mi allargo, approfittando del post di Isa… di recente ho letto un libro che parla di un viaggio decisamente atipico nei xxxx-kistan e yyy-menistan post URSS… ci sono molte impressioni in comune con “in this world”, solo presentate nell’ottica di un folle sanpietroburghese. il titolo è “mASIAfucker” ed è delle ISBN edizioni… credo che questo sia il progetto editoriale più forte e coraggioso dell’ultimo decennio in Italia (provate a leggerne il manifesto)… have a look: http://www.isbnedizioni.it
parentesi chiusa, ora mi restringo… buon ozio domenicale!

12. isadora - 15 ottobre 2006

Onceiwas, qui l’ozio ce lo sognamo… tornando al tema del post, qui in Germania è uscito qualche tempo fa un libro molto bello che racconta di un viaggio (vero) a piedi da Berlino a Mosca (Berlin-Moskau. Eine Reise zu Fuß, Wolfgang Büscher).

13. otto - 15 ottobre 2006

Spiace aver perso i contatti con Christian, rumeno. E’ arrivato in It giovanissimo, un viaggio molto a piedi e molto irregolare, quanto a frontiere, di cui so troppo poco.
E, seppur lo vedo raramente, scambio volentieri due parole col Bimi. Albanese laureato al Cairo, trilingue quindi, sbarca in qualche modo il lunario qui. Ma il Bimi parla poco, forse ha avuto troppe brutte esperienze, forse è così di carattere, è sospettoso, diffidente, e cavargli una parola di bocca non è semplice.

Funanbola, che dire ? Se non ho capito male, ti invidio, in senso buono, un bel po’ di ottimismo. Quanto dici è vero, un viaggio da fermi dentro se stessi, gli altri che in qualche maniera sono specchio e, volenti o nolenti, danno indicazioni. E, passo dopo passo, quanto scrivi “tiene”. Fino a .. quando arrivi alla conclusione ” Moltiplica tutto questo per la smiliardata di umani “. Ecco dove ti invidio l’ottimismo. A me pare che smiliardate di umani non facciano nessun viaggio; ne ci pensino proprio. Anzi, mi pare non possano arrivare a capire certi concetti e soprattutto ci arriveranno sempre meno. Siamo in una società che ci sta uniformando sempre più. E si può farlo solo tramite una corsa al ribasso degli stimoli, dello coltivare i propri talenti, piallando il più possibile ogni diversità. Ossia lavorando per lo sviluppo dell’ignoranza..

Ed infatti, Isa, che altro è la xenofobia se non la paura del diverso ? Miope folle ed irragionevole…

14. francesco - 15 ottobre 2006

è bellissimo!!
Io sono riuscito a vederlo quando uscì in un cinema a firenze, nell’unico cinema in cui uscì a firenze.

ciao Isa!

15. la funambola - 16 ottobre 2006

Il mio non è ottimismo.
È da inconsapevoli essere ottimisti.
Io sono una pessimista, una pessimista rassegnata a non rassegnarsi, una pessimista che crede “ non ci sia impero che meriti che per esso venga rotta la bambola di un bambino. Non c’è ideale che meriti il sacrificio di un trenino di latta”.
Sono rassegnata a sentire e rassegnata a pensare.
Sono rassegnata ad essere sconfitta e trovare in questa rassegnazione la volontà e l’orgoglio di resistere all’irragionevolezza del mondo.
Sono rassegnata a sentire questo urlo di rabbia che a volte mi prende allo stomaco, a sentire questa indignazione che mi sale come un fiume che vorrebbe tracimare e investire con rabbia questa vita così feroce, così ingiusta,così crudele, così assurda, così folle, così piena di dolore.
Sono rassegnata a sentire dentro a volte questo sprezzo infinito per l’umanità che mi fa barbara .
Sono rassegnata a sentire le mie paure, la mia spina al fianco, la spina al fianco di qualsiasi persona che ha la colpa di vivere dalla parte privilegiata del mondo.
Sono rassegnata alla mia finitezza, rassegnata al dolore di sentire meno dolore alla notizia di una strage di persone, carne come la mia cazzo, sangue come il mio, in qualche cazzo di parte del mondo ,che alla morte del mio cane, o del mio gatto, o della mia piantina di maria, o a un mal di testa.
Rassegnata a guardare l’immagine di un bambino senza una gamba perchè qualche padre di famiglia gli ha piazzato lì vicino il suo destino di dolore, cazzo, a un bimbo che potrebbe essere il mio di bimbo,rassegnata a vederlo così, nel mentre faccio gli addominali sul tappeto del salotto.
I miei addominali sì, più importanti della gamba di quel bimbo, perchè gli addominali sono roba mia, la mia vita di carne; quel bambino non so.
Rassegnata a prendere atto che non ho la capacità di contenere il dolore del mondo
Rassegnata ad essere umana.
Rassegnata a non capire, a non riuscire a capire PERCHE’.
Per il resto faccio la mia parte,cerco solo di fare la mia parte.
E poi vado in bicicletta, ballo, rido, canto, faccio l’amore, vivo insomma consapevole , spesso, ora, dei danni che faccio quando mi muovo.
Un bacio, otto
avevo tirato sù un merlottino caduto dal nido e l’avevo chiamato otto.
Alla fine non era un merlotto ma una merla ma io le ho conservato quel nomignolo finchè non è volata via.
Un bacio
la funambola

16. sgrignapola - 16 ottobre 2006

Funambola, son contento di averti chiesto di spiegarti. Per me il viaggio “esteriore” e’ forse diventato una fuga da quello interiore. Ma se mi rimetto a scavare l’unico sentimento che trovo immediatamente e’ la pieta’. Quello che tiene assieme gli esseri viventi in comunita’ e’ il bisogno. Ma se c’e’ qualcosa che distingue gli umani dagli esseri viventi e’ la pieta’. Non l’amore, ma la pieta’.
[la messa e’ finita andate in pace 😉 ]

onceiwas, grazie per il suggerimento, cerchero’ di procurarmelo. Tu l’hai letto, vero? Com’e’? Non restringerti troppo…
Mi viene in mente un altro libro di viaggio attraverso gli “stan”: e’ quello di Terzani “Buonanotte signor Lenin”. Dall’Amur a Mosca.

otto: sono d’accordo con te. Nella xenofobia vedo sopratutto il lato infantile. Nell’unica accezione negativa che il questo termine puo’ avere: incapacita’ di elaborare (o affrontare che elaborare sa troppo di psicologia) ‘ cio’ che e’ diverso.

17. otto - 16 ottobre 2006

Se è così che vedi il bicchiere mezzo vuoto, Funanbola, allora sono d’accordo. Allora il voler continuare la discussione da parte mia sarebbe un voler spaccare il capello in quattro, inutilmente.
Ed allora penso anche che nel viaggio da fermi sei riuscita ad arrivare un po’ più avanti di me, a volte ancora rigidamente malato di idealismo.
un bacio anche da parte mia
( omonimo di una merla ? un onore 🙂 )

Sgrigna : “Buonanotte signor Lenin” l’ho letto e mi è piaciuto. Non è il Terzani più scorrevole di altre occasioni. Fece il viaggio nell’esatto momento della dissoluzione dell’ Urss, è quindi utile per cacciare il naso nell’origine degli stan, e di chi comanda là. Se cerchi real life non è il massimo. Inoltre là tutto cambia anche velocemente…Comunque per me un Terzani è sempre consigliabile.

18. otto - 16 ottobre 2006

Ah, dimenticavo, come sentimento l’empatia, sicuramente

19. Ho vinto il Contest!!! « MyLife - 7 novembre 2006

[…] Si. E’ così. Finalmente ho vinto qualcosa anche io nella giungla della blogsfera !!E’ stato aggiudicato a me medesimo il premio per il contest indetto da YAAB , a difesa delle libertà dei cittadini cinesi. Il contest per partecipare consisteva nello scrivere un post (anche poche righe) in cui un minimo si parlasse della penosa situazione in cui gli stessi cinesi si trovassero nei riguardi delle loro libertà primarie.Ed alla fine grazie ad uno script creato da LUX il primo estratto sono stato io !!I premio è una lampada a fibre ottiche!! Ringrazio chiaramente Diego ed anche tutti gli altri blogger che hanno partecipato a questo contest.Che bello !! E’ la prima volta che vinco un premio in un contest indetto da un blogger. In un periodo in cui di contest indetti sui blog molto “animatamente” si parla. Nel bene e nel male.Scopro poi che anche a Luca Conti (Pandemia) piace Ludovico Enaudi e rinnovo in questo momento la passione per questo artista fattomi conoscere qualche mese fa da una mia amica.Il freddino c’è sempre ed è stagione, questo si sapeva. Ieri sera si è stato molto a parlare sulla possibilità o no di concedere a Saddam Hussein , la pena capitale. Io ero molto in disaccordo sulla cosa con una mia amica avvocato che mi ha citato il sacro diritto alla difesa. La questione è poi proseguita sui giornali.Intanto in America al via le elezioni di medio termine. Stasera dopo diversi giorni di assenza dalla cena familiare (sabato, domenica e lunedi) penso proprio di restare a casa a mangiarmi un bel piatto di pasta e di vedermi su SKY ( cosa che tra l’altro mi stupisce,,,,nel senso che non fanno mai, film di qualità,.,.) un bel film-documentario “Cose di questo mondo” di cui già parlo tempo fa , la cara ISA.Speriamo sia serata serena e tranquilla. Ho bisogno di riposare.,.il sonno mi sta ammazzando.,.E aspettiamo la Canon,.,.,.E Rapetta passa tra poco,.,., Posted by mybeautifulife Filed in Il quotidiano. […]

20. sgrignapola - 7 novembre 2006

Ma la lampada a fibre ottiche e’ Made in China?


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