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Corsi e ricorsi storici 13 dicembre 2006

Posted by Isadora in Sammelsurium.
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È una fredda mattina del dicembre 2001. Sono nell’uffico di un signore dai modi diretti e simpatici e sto chiarendo gli ultimi dettagli del mio nuovo contratto di lavoro. Sono felice, il tipo, che presto sarà il mio nuovo capo, ha un modo di fare che mi piace, le condizioni sono ottime, le mansioni interessanti. Eppure c’è un pensiero che mi disturba: alla fine di questo colloquio mi aspetta l’incombenza più gravosa: andare dal mio capo e dirgli che è stato bello, ma me ne vado. Sarà una delle conversazioni più difficili della mia vita, il capo si comporta come un fidanzato scaricato e mi urla in faccia tutta la sua delusione. Mi sento una merda, ma non faccio retromarcia.

È una fredda mattina del dicembre 2006. Sono nel nuovo ufficio dello stesso signore dai modi diretti e simpatici di cinque anni prima e sto chiarendo gli ultimi dettagli delle mie nuove incombenze. È passata molta acqua sotto ai ponti ed io sono felice, torno a lavorare per questo capo, che, ancora una volta, mi offre nuovi interessanti compiti e mi accoglie a braccia aperte nel suo dipartimento. Eppure c’è un pensiero che mi disturba: alla fine di questo colloquio mi aspettano due incombenze gravose, una delle quali letteralmente m’impaurisce: questa volta non è solo il capo quello a cui devo dare la lieta novella, ma anche il collega con il quale lavoro ormai da cinque anni, quello che avrà i problemi più grossi da affrontare dopo che me ne sarò andata, l’unico, forse, che in questa bolgia ha veramente bisogno di me, sicuramente l’unico che era diventato quasi un amico, oltre che un collega.

La storia si ripete, ma non del tutto: il collega non urla, non si arrabbia, anzi, non si scompone. Mi dice, gentile come sempre: “Mi dispiace che tu te ne vada, ma capisco i tuoi motivi e mi fa piacere per te”. Dovrei sentirmi meglio, un po’ mi sento meglio, anzi no, mi sento una vera merda. Peggio dell’altra volta. Non farò retromarcia neanche questa volta, domani avrò il colloquio con l’attuale capo, il momento più difficile è passato. Che fatica, però…

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Commenti»

1. Fabrizio - 13 dicembre 2006

In bocca al lupo 🙂

2. perec - 13 dicembre 2006

grande. grande. grande isa.

3. Tambu - 14 dicembre 2006

eh, vabbeh! fosse così nessuno cambierebbe mai lavoro. Fa tutto parte del normale corso degli eventi 😉

in bocca al lupo!

4. casper - 14 dicembre 2006

Almeno il tuo si era messo ad urlare… il mio, lo scorso Luglio, quando gli ho detto che a Settembre avrei portato via le suole, si è messo a ridere. Non lo farai, mi ha detto, e s’è attaccato al telefono. Conversazione terminata.

Sul finire di Agosto ho preso tutti i giorni di ferie residui e ho fatto fagotto. Lui non c’era. Ride bene chi ride per ultimo.

5. Gianluca - 14 dicembre 2006

A me è capitato qualcosa di patetico, tanti anni fa.. Non volevano mollarmi, ho fatto diversi colloqui anche psicologici con capi importanti. Ma la decisione ormai era stata presa.
Non mi trovavo bene ed ero decisissimo a cambiare.
Anche a me però è dispiaciuto lasciare i colleghi di sventura.
Non di certo però il capo tiranno …

6. Mike - 14 dicembre 2006

🙂 this dilemma sounds soooo familiar…I changed jobs this year after building up and working with a team for nearly seven years. Not a team of colleagues, more like a “team of friends” … and you can see that they are “friends” if they understand that you have to do this step.

I hope today with your boss worked well…and I wish you all the best for your new job 🙂

7. riccionascosto - 14 dicembre 2006

Nessuna retromarcia, anche se qualche rimpianto c’è.
E come dice Mike, anche il collega è un “amico” se, come ha fatto il tuo, ti dice che capisce.
Quindi niente merda, se puoi il collega/amico aiutalo da lontano, ma vai avanti… e buona fortuna!

8. isadora - 14 dicembre 2006

Fatto.L’attuale capo ha assorbito l’impatto col consueto aplomb e ora cerca di prendere tempo, ma è una battaglia persa in partenza. Le ha provate tutte, come da manuale: mi ha offerto nuove mansioni piene di responsabilità poi è passato all’adulazione (“indispensabile”) e poi, visto che il feedback da parte mia era piuttosto monotono, ha dichiarato la propria comprensione per la mia decisione ed è partito con la melina (“ormai è Natale, ormai per quest’anno non si può più fare nulla, se ne riparla a gennaio…”). Ancora non sa cosa lo aspetta domani.

Fabrizio, perec, Mike e Riccio, grazie dell’appoggio, i vostri commenti mi hanno fatto tanto piacere.

Tambu, hai centrato il punto: se tutti si facessero condizionare dalle paranoie, nessuno cambierebbe lavoro. Io di lavori ne ho cambiati parecchi, ho imparato a conviverci, con le paranoie. Spero, prima o poi, di riuscire a non farmele proprio, ma non ci conto più di tanto.

Casper, anch’io ho avuto un capo al quale ho dovuto dire per ben tre volte che me ne andavo e lui sorrideva incredulo. La terza volta ha sorriso di meno, ma per me è stato un grande momento.

Gianluca, è così anche per me. Il desiderio di cambiare è fortissimo per mille ragioni, solo che mi rendo conto di mettere in difficoltà un paio di persone a cui in un certo senso sono affezionata e mi dispiace (a rimetterci sono sempre quelli che non possono farci nulla…).

9. sgrignapola - 14 dicembre 2006

Cosa lo aspetta domani?
Quasi quasi mi dispiace, povero capo 😉

10. betaversion - 15 dicembre 2006

Mi dispiace fare il guastafeste …. ma pensate sempre che se il capo, per qualsiasi motivo, voglia interrompere il suo rapporto con il dipendente non ci pensa due volte, non si fa alcuno scrupolo di coscienza, agisce freddamente in base a semplici considerazioni economiche, organizzative ecc, ma prescinde dai sentimentalismi di ogni sorta.
E’ chiaro che non voglio togliere il merito a nessuno in quanto sono convinto che ognuno di noi, investito di incarico di lavoro, lo svolga al meglio delle proprie possobilità, ma la legge di mercato rimane questa: tutto sono utili, ma nessuno è indispensabile.
Quindi cara Isa non farti nessun tipo di problema, nessuna retromarcia, nessuno scrupolo….

11. silvia - 15 dicembre 2006

Isa, sono proprio contenta per te! Nuovi stimoli, nuove sfide, nuovi traguardi da raggiungere; sai che io sono una sostenitrice del cambio di lavoro all’incirca ogni 5 anni per mantenersi professionalmente efficienti, aggiornati ed attivi.
Poi mi racconti con calma, vero? 😉

12. dioniso - 15 dicembre 2006

Anche noi in famiglia siamo entrambi impegnati in ricerche di lavoro e colloqui.
In bocca al lupo per il nuovo lavoro.

13. kOoLiNuS - 15 dicembre 2006

che dire, in bocca al lupo tesoro !

14. fotoreportress - 16 dicembre 2006

Ho cambiato un mese fa, e quando ho dato la notizia: due colleghi uomini mi hanno detto “traditrice” come se fossimo in trincea, due donne hanno pianto per due giorni di fila, il capo mi ha evitato per una settimana, tutti gli altri mi hanno congedato con un timido “in bocca al lupo”. E’ dura, non c’è dubbio.

15. isadora - 17 dicembre 2006

Dioniso, kOol, Silvia, crepi il lupo!

sgrigna, “domani”, cioè ierilaltro, il nuovo capo aveva intenzione di accelerare un po’ il processo e, per come lo conosco io, ti assicuro che non è una buona idea cercare di mettergli i bastoni fra le ruote…

fotoreportress, quella che descrivi tu è una situazione terribile, ma è come dice betaversion, bisogna fare orecchie da mercante, anche se è faticosissimo (e poi, diciamocelo, noi donne siamo campionesse nel farci venire i sensi di colpa…)

16. PlacidaSignora - 20 dicembre 2006

Buon tutto, Isadolce. I cambiamenti (di lavoro, di casa ecc) sono sempre positivi e rigeneranti. :-*

17. isadora - 21 dicembre 2006

Placida, lieta di ritrovarti qui. Questa cosa dei cambiamenti la vedo anch’io così, certo che se fossero un pochino più diluiti nel tempo sarebbe meglio… al momento ho come l’impressione che la mia vita sia più veloce di me 😀


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