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Reale virtuale o virtuale reale? 8 gennaio 2007

Posted by Isadora in IsaSuGrazia.
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Un commento al mio post di venerdì scorso mi ha dato parecchio da pensare; daisyduck scrive: “Sul tuo blog avevo letto che eri nata a febbraio.” Aveva letto bene. Sul mio blog, infatti c’è scritto: “Isadora nasce in una fredda serata di febbraio 2005 su OCE. Nelle mie intenzioni, quindi, era chiaro che Isadora fosse un nick, un personaggio virtuale, tant’è che per qualche settimana aveva anche cominciato a scrivere un diario fittizio (dichiaratamente tale) parte di un progetto affondato in fase iniziale. Il nick, la pseudoanonimità (che in realtà non è mai tale) consentita dal mezzo, mi avevano regalato l’illusione di poter creare un personaggio dotato di una vita propria, anche se “virtuale” e per un po’ questa era anche la sensazione che provavo scrivendo come Isadora. Nella realtà in Germania con un marito, un lavoro, una casa di cui occuparmi, nella morbida e rassicurante virtualità in Italia sola, senza un lavoro ben definito (i personaggi virtuali si nutrono di parole e bytes) e una casa, il blog, che si è rivelata aver bisogno di cure molto concrete e reali.

Col passare del tempo, però, vuoi per vicissitudini reali, vuoi perché il gioco è bello finché è corto, la virtualità è andata sempre più mescolandosi con la realtà e del personaggio Isadora è rimasto praticamente solo il nick, ultimo baluardo di una zona franca inesistente. Pensandoci bene, qual è, in sostanza, la differenza tra reale e virtuale? Che c’è di virtuale nel mettere concretamente per iscritto i propri pensieri, le proprie esperienze, anche se magari velate da un manto di discrezione o qua e là romanzate per renderle più interessanti o comprensibili? Ritorno su un articoletto di Vincenzo Cerami apparso su uno speciale di Repubblica del 28 di dicembre dedicato alle idee guida per il futuro e cito: “via Internet vendo il meglio di me: vesto i panni di chi voglio, sono varie persone diverse tra loro”. Sarà. Non sono d’accordo. È un po’ come in un assessment center: dopo un paio d’ore cade la maschera, a meno che non si sia attori provetti; la fatica di impersonare qualcun altro è improba, il divertimento viene velocemente meno quando poi ci si accorge di essere riusciti nel proprio intento. Non è a me che, per esempio, il commentatore si rivolge, ma al mio personaggio. Quel complimento o quella critica non sono per me, ma per la figura di fantasia a cui ho dato vita. Ma sono io a rispondere. E, come in un romanzo in cui improvvisamente i personaggi si rivoltano contro all’autore, viene voglia di uccidere il personaggio. L’ho fatto anch’io, ma senza spargimenti di sangue. Isadora è diventata sempre più un prolungamento di me stessa, fino a rimanere un’etichetta, una firma, uno pseudonimo.

E ora mi chiedo: Isadora è oggi più reale di allora, a distanza di quasi due anni dalla sua nascita? Le idee non sono reali, a modo loro? Cerami conclude con un sibillino: “la verità è che la realtà non esiste”. Io sono tentata di dire che in verità anche la virtualità è una forma di realtà e Isadora, oggi come due anni fa, è una parte importante di me, anche se lei è del segno dell’Acquario ed io di quello della Vergine.

[Il quarto post della serie che appare sul blog del settimanale Grazia. Per evitare una frammentazione della discussione chiudo qui i commenti e vi rinnovo l’invito a seguire il link per lasciare eventuali commenti di là.]

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