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DICO la mia 11 marzo 2007

Posted by Isadora in Sammelsurium.
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Mio padre, pensionato ormai da anni, la domenica indossa l’abito buono con la camicia bianca e la cravatta per andare a comperare il giornale, un po’ per abitudine, un po’ perché se no mia madre gli fa una sceneggiata al suon di: “cosa penseranno i vicini se esci conciato come un barbone” al primo accenno di vestirsi casual. Arrivo a casa di questi due simpatici burloni per una breve visita nel giorno in cui il Governo decide di approvare i DICO. Ne parla anche il telegiornale. A casa (dei genitori) di Isa si scatena una discussione infernale, una battaglia persa in partenza.

Il papà di Isa, un signore bonaccione e sempre allegro, purtroppo irrimediabilmente rincoglionito dalla cinquantennale lettura quotidiana del “Resto del Carlino”, agita minaccioso l’indice a mezz’aria seminando improperi sul Governo “che la dà vinta ai busoni” (eh, a Bologna si dice così); la mamma rincara la dose farneticando strane storie sull’adozione da parte delle coppie gay e facendo sue frasi come “minare l’istituzione della famiglia”. Perdo la calma. Come sempre, mi riesce difficile (a me come a loro) immaginare di essere il prodotto dell’unione di questi due alieni. E come al solito mi coglie il dubbio di essere io, l’alieno. Osservo dall’esterno questa discussione e mi rendo conto che loro sono la maggioranza. Non sono io, l’Italia, ma loro. Non sono loro a vivere in un mondo di fantasia, ma io, che m’illudo che tutto quel parlare di tolleranza sia una realtà e non solo un pio desiderio. Urlo, sbraito, argomento. Vedo il volto di mia madre illuminarsi: non tutto è perduto. Forse manca solo un po’ d’informazione.

Forse bisogna solo spiegare senza livori che cosa sono questi fantomatici DICO. Partiamo dal nome: DICO è un acronimo per “diritti e doveri dei conviventi”. Quali diritti? Quali doveri? Noi, eterosessuali uniti con la benedizione di Stato e Chiesa, il problema non ce l’abbiamo. Per noi è normale poter prendere decisioni per il partner in materia di salute o in caso di morte, avere agevolazioni in materia di successione, partecipare agli utili d’impresa, ottenere il permesso di soggiorno, succedere al partner nel contratto di locazione in caso di decesso, godere di trattamenti previdenziali e pensionistici. Per chi convive, etero- od omosessuale che sia, non è così. Chi convive non ha diritti. Se è eterosessuale ha, almeno, la possibilità di accedere all’istituzione del matrimonio, se è omosessuale no. Eppure di fronte alla Legge siamo tutti uguali. E lo Stato (e anche la signora Chiesa, se proprio vogliamo dirla tutta) non storce il naso di fronte alle tasse pagate da un omosessuale. Ma, si sa, pecunia non olet.

Ci troviamo quindi di fronte ad uno squilibrio di fatto, che poco (o nulla) ha a che vedere con l’istituzione familiare: se due persone dello stesso sesso convivono (e non devono necessariamente avere rapporti sessuali tra loro o voler fondare un nucleo familiare) non hanno alcuna possibilità di tutelarsi a vicenda e sono, di fatto, cittadini di serie B, per il semplice motivo che il loro stile di vita non è ratificato dai retrogradi burocrati bacchettoni ed ipocriti che ci governano come se fossimo ancora il paese di analfabeti dell’immediato dopoguerra e cercano di prenderci per i fondelli mettendo in gioco tematiche, come quella dell’adozione da parte di coppie omosessuali, che con il tema DICO nulla, ma proprio nulla hanno a che fare e che nemmeno sono in discussione.

Io vorrei vivere in una società che conceda gli stessi diritti (e conferisca gli stessi doveri) a tutti i suoi cittadini e non li discrimini in modo univoco in base a colore della pelle, genere, preferenze sessuali o fede religiosa e secondo me i DICO (pur con tutte le loro pecche, primo tra tutti il “periodo di prova” prima che alcuni diritti diventino fruibili, ma anche la mancanza d’obbligo di dichiarazione congiunta) sono un passo necessario, seppur tardivo, in questa direzione.

Commenti

1. gemisto - 12 marzo 2007

I grandi spiriti hanno sempre incontrato una violenta opposizione da parte delle menti mediocri. Queste ultime, infatti, non riescono a comprendere quando un uomo non si sottomette passivamente ai pregiudizi ereditari, ma usa, invece, con onestà e coraggio la propria intelligenza. (Albert Einstein)

2. brigidafraioli - 12 marzo 2007

Forse siamo tutti un po’ conservatori per indole, ma noi che siamo figli di un mondo che cambia in fretta siamo abituati a pensare che ciò che rappresentiamo e che abbiamo possa non essere proprio il meglio possibile. Chi invece ha tutta una vita alle spalle, crede che, se è andata bene così fino ad ora, non ci sia motivo di cambiare.

Peccato che l’Italia non riesca ad essere mai all’avanguardia e che la nostra politica non sia capace di distinguere il rispetto per gli elettori dal voto di scambio…

3. dioniso - 12 marzo 2007

Una settimana fa, durante il mio ultimo viaggio in Italia, ho sentito mia zia dire che la legge dei DICO non passerà mai perché va contro Dio e legittima i “figli del peccato”: che tristezza!
Lo sapevate che i deputati (anche quelli che si stracciano le vesti) hanno già quasi tutti i diritti che la nuova legge estenderebbe a tutti?

4. isadora - 12 marzo 2007

gemisto, grazie della citazione eccellente: Einstein, uno dei maggiori incompresi del suo e del nostro tempo, sapeva di che parlava!

brigida, come non darti ragione? Io credo che l’essere conservatore sia un’espressione della paura dell’ignoto e io, che, invece, l’ignoto lo trovo affascinantissimo, mi trovo sempre in difficoltà quando vengo confrontata con questo tipo di timori.

dioniso, purtroppo i miei genitori e tua zia sono vittime di un’informazione univoca e di quella cultura del sano pregiudizio così diffusa da rappresentare la normalità. Non dimentichiamo poi che ammettere uno stile di vita così diverso da quello scelto per sé stessi significherebbe anche un po’ mettere in dubbio le proprie convinzioni e, per farlo, ci vuole una sicurezza di sé che non tutti hanno…

5. davidonzo - 13 marzo 2007

Se la gente capisse che la normativa serve a regolare una situazione che già c’è, e non a crearne una nuova, forse si finirebbe con certe sciocchezze da medioevo.

Le coppie di fatto ci sono. Si parla di centinaia di migliaia di persone che decidono (a prescindere da Dio e da una normativa che ad oggi NON li tutele) di non sposarsi.
Ci saranno anche senza legge, solo saranno un po’ più incazzati. Perchè devo dire si davanti un altare di un prete che vive alle spalle dello stato e dei fedeli dando come unica certezza il “mistero della fede”?

Cosa avrebbe mio figlio meno di uno nato da un matrimonio?

E soprattutto: è una legge che disincentiva il matrimonio? Forse il disincentivo a questo è dato più dalla ridicolaggine di certi porporati che predicano povertà ricoperti d’oro.
Papi che invitano alla povertà e moltiplicano, non più i pani e i pesci per gli affamati, ma gli investimenti dello IOR (una banca chiamata Istituto Opere Religione è quantomeno grottesca…) per le casse vaticane.

Credo che i valori cristiani di carità, tolleranza, amore e comprensione non siano portati avanti troppo bene dallo statarello capitolino.
Gesù Cristo ha detto belle cose. I suoi ambasciatori non sembrano seguire la sua linea…

6. Depa - 23 marzo 2007

Credo che ci siano alcuni punti che non capisco e voi potrete certamente aiutarmi.
Dove vivo io, l’intolleranza vige verso chi è sfavorevole ai DICO, in particolare se dici di essere cattolico.

Veramente considerate tollerante chi bolla senza rimedio come ‘retrogrado’ o, addirittura ‘razzista’ un’altra persona, senza voler approfondire le motivazioni storiche, filosofiche e teologiche che stanno dietro alle sue scelte? Magari, per giunta, potendo vantare una preparazione sull’argomento ottenuta niente di meno che da giornali di parte o, peggio, dalla pagina che precede il racconto, con tanto di foto, dell’ultimo flirt del tal VIP?

Un passo indietro, non voglio portare guerre di religione su questo blog, partiamo da alcune considerazioni più laiche.
DICO. Giustamente sottolinea Isa che sta per ‘diritti e doveri dei conviventi’. Sfugge solo a me dove siano finite, nella sigla, le iniziali
di ‘doveri’?
Vorrei, in questo commento, soffermarmi a parlare solo di coppie eterosessuali, ma solo perchè è più facile, ci sono meno problematiche da trattare e io non sono propriamente un asso della sintesi.
Cercando di rimanere laici, spiegatemi, per favore, a cosa servirebbe il matrimonio civile, una volta che una coppia convivente dovesse avere gli stessi diritti e doveri di chi si sposa. Non diventa inutile burocrazia passare in comune a prendere quel pezzo di carta?

Se ti sei sposato, non puoi neanche lasciarti come facevi con le tue ragazze al liceo, ti tocca passare dalla separazione e dal divorzio. Non mi sono addentrato nei dettagli della legge: ci sarà qualche vincolo in più? Lasciarsi diventerà complesso per i DICO come per chi è sposato? E come mai hanno aggiunto tutte quelle leggi, al matrimonio, quando basterebbe prendere e andarsene?
Forse proprio per quella parolina che mi sembra che manchi. Doveri.

Che, con un errore di ortografia ed un punto interrogativo alla fine diventa un “come mai non c’eri quando mi servivi? (dov’eri?)”.
Chiesto da un bimbo di pochi anni che vede andare via un genitore potrebbe fare pure più male. Hanno certi occhi, i bimbi, quando sono piccoli.
I doveri ci devono essere e sui diritti devono essere tutelati pure i figli. E le leggi sul matrimonio servono a cercare di salvaguardare il più debole (che potrebbe essere anche uno dei due partner).
E’ evidente anche a me (ragionando in termini puramente laici) che il bimbo potrebbe (sottolineerei il condizionale, perchè è comunque in dubbio, nel caso generale) soffrire di più con il protrarsi di una situazione insostenibile rispetto alla separazione, ma le leggi attuali servono a far ragionare sull’aspetto dell’impegno, meglio pesandolo rispetto alla sola attrazione.

Vediamola al contrario: cosa impedisce ad una coppia laica di sposarsi in comune? Come mai si sente il bisogno di leggi come quella sui DICO, in questo caso? Il matrimonio laico è solo un contratto, no? Ci sono problemi psicologici legati al sostantivo usato?

In materia di salute, mi piace pensare che non sia solo l’innamoramento, ma l’amore a guidare le scelte di chi vive con me, nel caso io non possa decidere (ci può essere amore senza essere sposati, ma se è amore – pur sempre laico – che problema c’è a sposarsi? Non vi fa sorgere qualche piccola perplessità uno che ha paura di prendersi altri impegni, ma non ha nessun dubbio quando deve decidere della vostra vita?). Successione, diritto di locazione e utili di impresa: posso avere dei soci con cui non sono sposato, nella maggior parte degli altri casi è comunque possibile risolvere con scritture private o estensioni delle clausole, etc. etc.
Ci sono dei casi non coperti, d’accordo, ma è necessario tutelare i parenti e i figli (magari avuti in precedenti relazioni) da chi stava con me, prima che morissi, per caso o per sesso, o per amore non ricambiato, ma che non ho mai voluto sposare per tutti questi motivi, perchè non lo sentivo abbastanza vicino.

Chi convive, forse, non ha tutti i diritti di uno che è sposato, ma mi sembra che cerchi di evitare pure i doveri, quando entrambi sarebbero a portata di mano con un matrimonio civile, poco più difficile da ottenere di un certificato di nascita.

C’è uno squilibrio di fatto? Veramente c’è una scelta, neppure troppo complessa: si tratta di andare in comune a firmare un pezzo di carta. Parliamo veramente di persone che convivono, senza rapporti sessuali e senza voler fondare un nucleo famigliare? Cioè, gli amici che condividevano con me la locazione durante l’università? Mi pareva ci fosse dell’altro, qualcosa di più serio, in quella sigla.

Non è una questione di ratificare o meno stili di vita, scusate. Ai tempi degli antichi romani, che bacchettoni non erano e si facevano pochi problemi anche su questioni che a noi fanno accapponare la pelle (pensiamo al fatto che Cesare amava circondarsi di fanciulli in tenera età…), ci si sposava. Non c’era la chiesa cattolica e ci si sposava. Per avere i diritti che si hanno dal matrimonio (e per fare alleanze, ma si sposava anche chi non doveva allearsi e, comunque, sempre di contratto si tratta).

Io non so dove vivete voi, ma dalle mie parti nessuno si scandalizza (ma neppure alza un sopracciglio), se due ragazzi vivono assieme senza essere sposati (se sono omosessuali, si vedono sopraccigli alzati, ma è davvero tutto; se siete regolarmente sposati, ma siete cattolici e finite in una discussione sui DICO, sul divorzio o sull’aborto, vi assicuro che venite trattati peggio).

Anch’io (e sottolineerei: soprattutto come cattolico) vorrei vivere in una società che conceda gli stessi diritti (e conferisca gli stessi doveri) a tutti i suoi cittadini e non li discrimini in modo univoco in base a colore della pelle, genere, preferenze sessuali o fede religiosa.
Non vorrei vivere, però, in una società che mette sullo stesso piano (discriminando al contrario) chi si prende carico di certi doveri rispetto a chi non lo fa. E i DICO sono una strada per aiutarci a mettere i nostri doveri in secondo piano rispetto ai diritti.

Sul piano religioso ci sarebbero molte più cose da dire, se volessimo parlarne seriamente, senza preconcetti. Non è più una questione di diritti e doveri, però. O meglio, si parla di altri tipi di diritti e doveri. Mischiare i due piani è concettualemente errato, come lo è cercare nella religione l’avversario ostile, dimenticando (più o meno consapevolmente) di trattare, nel commento, anche il matrimonio civile e sostenendo che Gesù abbia detto cose belle, non seguite dalla chiesa (leggiamo gli stessi testi?), magari non citando i punti a cui ci si riferisce.

Potremmo parlarne, se volete, ma non qui, non oggi.

7. isadora - 24 marzo 2007

Depa, innanzitutto grazie del commento così articolato e così garbato. Trovo molte cose che hai scritto assolutamente condivisibili: per la coppia eterossessuale, che ha anche senza i DICO tutte le tutele possibili e immaginabili (qui in Germania anche fiscali), non c’é bisogno di nuove regolamentazioni. L’importanza dei DICO è di offrire una tutela a tutti quei conviventi che non possono/vogliono scegliere se contrarre il matrimonio (civile o religioso che sia): gli omosessuali, ma anche le anziane sorelle che condividono un appartamento, per esempio. Sono esempi reali, che al momento non vengono tutelati né regolamentati.

Io ho vicino a me l’esempio di una coppia omosessuale con il problema dell’acquisto di un appartamento comune. Spesso si tratta dell’investimento più gravoso ed importante di tutta la vita: che succederà alla morte di uno dei partner? In caso di separazione? (È solo un piccolissimo esempio pratico, ci sono mille altre situazioni che potrei raccontare). Stesso problema ebbero a suo tempo mia nonna e la sorella, che volevano tutelarsi vicendevolmente dalle eventuali pretese dei rispettivi figli alla loro morte. Lo fecero con un atto notarile, ma per fortuna non dovettero mai sperimentare se l’accordo fosse davvero giuridicamente inattaccabile.

Che c’è di così difficile da accettare nel voler regolamentare queste situazioni? Perché chi convive al di fuori del matrimonio o del nucleo familiare tradizionale madre-padre-prole deve essere penalizzato in cose come il contratto d’affitto o l’assistenza in caso di malattia?
Se rimango vedova e decido di passare il resto dei miei anni con una persona che non voglio sposare, perché non posso tutelami e tutelarla con un contratto? Se sono omosessuale e non posso sposare la persona con cui voglio passare la mia vita, perché non posso nemmeno assisterla in caso di malattia, o lasciarle la casa comune? Perché ostinarsi a non voler otturare questa falla legislativa?

8. Depa - 24 marzo 2007

Va beh, anche se penso che sia un po’ presto per archiviare le problematiche della coppia etero, fosse pure solo in questi commenti (mi aspetto altre posizioni, diverse dalla tua, sinceramente), vorrei provare a lasciare da parte questi aspetti e ad affrontarne alcuni altri, tra quelli che evidenzi. Fermami, quando ti ho riempito l’hard disk…

Procediamo sempre a passettini, sempre perchè l’argomento è troppo vario e articolato.

Inizierei a separare quelli che non possono da quelli che non vogliono contrarre il matrimonio (e rimarrei sempre su quello civile: quello religioso è un evento così grande che la scatola in cui cerchiamo di infilarlo, parlando di DICO è parecchio strettina…).

La domanda principale del mio precedente commento è ancora sospesa: siamo sicuri che il non volere contrarre matrimonio, quando si può farlo, non sia solo una situazione di comodo? Perchè reclamare per avere tutti i diritti e non accettare anche i (giusti) doveri?

Diversi gruppi politici (non solo filo-cattolici) hanno già sottolineato che non è necessario agire con una legge sulla famiglia, quando basterebbe aggiungere semplici emendamenti alle altre già esistenti. Per esempio, le sorelle che condividono un appartamento, se sono anziane e sole e non hanno nessuno, erediteranno comunque, perchè così prevede la legge. Sono, paradossalmente, meno tutelate, invece, nel caso in cui abbiano una famiglia che si dimentica degli anziani? Questo è un problema sociale serio, molto diffuso, di maggior urgenza rispetto a quello dei DICO, ma di cui si parla meno perchè chi è afflitto da queste problematiche non è la coppia Dolce e Gabbana (che problemi di riconoscimento sociale ed economico non mi risulta ne abbia), ma chi i soldi non ce li ha e, pertanto, non riesce a far valere i propri diritti. In questo caso, parlavi di tua nonna e di sua sorella: in Italia la legge è molto chiara e regola appositamente la situazione, nei confronti dei figli. Non manca la legge, forse può non piacere (come tante altre leggi, altrettanto importanti).
BTW: secondo la legge italiana, non c’è atto di alcun tipo che possa diseredare i figli, a quanto mi risulta. Puoi solo disporre liberamente di una piccola percentuale del tuo patrimonio, il resto dell’eredità è inalienabile.
Le casistiche di convivenza tra parenti, comunque, non possono essere tirate in ballo sui DICO, proprio non c’entrano, anzi sono espressamente escluse dall’art.1 della proposta, per quanto ne capisco.

Il subentro nel contratto di locazione? Anche quello è possibile: il fatto che coppie omosessuali non riescano ad acquistare un appartamento comune, è un problema di civiltà e di accettazione da parte del locatore, non di legge (non sono un esperto di diritto, ma sono quasi certo che sia possibile acquistare beni in comproprietà pur senza essere sposati, in qualche migliaio di modi differenti: ci sono anche i soggetti giuridici, oltre che le persone fisiche; ci sono le scritture private e i diritti di opzione, etc. etc.).

Il punto è che la vera esigenza, soprattutto da parte delle coppie omosessuali, è proprio quella di poter far riconoscere, formalmente, dalla società, il reciproco sentimento che lega la coppia, più che di avere dei diritti legali (e, ripeto, non è un problema di tutte le coppie
omosessuali: ce ne sono di molto famose che stanno benissimo e non hanno preoccupazioni nè economiche, nè di accettazione).
Vicino a dove abito c’è una coppia omosessuale che problemi ad acquistare l’appartamento non sembra averne avuti (potremmo discutere sul fatto che la legge serva quando manca la civiltà, ma sarebbe un altro discorso ancora più complesso, perchè tira dentro ogni possibile devianza dalla legge, dall’evasione fiscale, al litigio condominiale, all’omicidio e via dicendo e certamente non ho competenze nel campo per scrivere più di queste 3 righe).

Lo ridico con altre parole per maggior chiarezza: è ovvio che ci sono delle casistiche in cui manca la tutela, ma queste casistiche sono trattabili in modo puntuale, quando non già gestite per altre vie, eventualmente modificando appena i testi delle rispettive leggi, senza dover modificare il concetto di famiglia.

Insistere a dire che il problema è legislativo e sociale è, a mio parere, un volersi nascondere che, invece, il problema non è che si vogliono regolamentare queste situazioni, ma che si vuole cambiare la percezione della struttura della società (non sto dicendo che sia un male di per sè – non fino a che non spostiamo il piano del discorso su aspetti religiosi, ma che, alla fine, dovrebbero interessare solo chi condivide la stessa religione, non chi è ateo o ha altre fedi -, sto notando che è questo lo scopo reale, altrimenti ci sarebbero altre strade).

Ribadisco: otturare la falla legislativa mi sta bene, ma insistendo sui doveri, oltre che sui diritti, e agendo sulle leggi specifiche e sulla base di contratti, senza voler modificare il senso stesso della famiglia.

Oh bella, e perchè mai sono attaccato a questo (retrogrado) concetto di famiglia? Non (solo) perchè sono cattolico.

E’ un concetto effettivamente molto retrogrado: infatti, almeno nella storia europea, è stato codificato per la prima volta con il diritto romano (molto prima della nascita religione cattolica). Da quegli stessi romani di cui parlavo nell’altro commento, che, nonostante fossero di costumi liberi, non si sono mai sognati di includere rapporti omosessuali nel concetto.

Erano secoli fa, erano dei barbari (??), perchè vuoi rimanere attaccato a questo vecchiume?

Cerchiamo di essere un po’ più moderni e arriviamo alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo (1948, abbiamo fatto un salto di 23 secoli, dalle leges Liciniae Sextie). La dichiarazione non dice che un uomo si deve sposare con una donna, ma dice che la famiglia si basa sul matrimonio e che la “famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto di essere protetta dalla società e dallo Stato” (art. 16).

“Fondamentale” vuol dire che è alla base, che tutto ci si appoggia e si costruisce sopra. Che la società cresce su questo. Io NON credo che, PER IL SOLO FATTO che una coppia omosessuale non possa procreare, non possa essere, comunque, una base per la crescita di eventuali figli adottivi e, quindi, della società. Ci sono altri fattori, alla base della società, però, fatti di diritti e doveri (sto riallargando anche alle coppie etero) ed è necessario che la famiglia contenga in sè tutti questi valori.
“Matrimonio” deriva, piuttosto intuitivamente, da “madre”. C’è una implicazione di figli. Anche in questo caso, non è detto che non debbano essere adottivi, nè che la madre debba essere una donna.

Però, nella storia della nostra società, questi sono aspetti importanti.
Forse potrebbero essere da rivedere, forse potremmo essere più moderni, forse persino la dichiarazione dei diritti dell’uomo, di oramai quasi ben (?) 60 anni fa, è vecchia anche lei.

Ma la società, come la conosciamo (con tutti i suoi difetti, ma qualche pregio), ha qualche migliaio di annetti in più.
Senza voler essere conservatori a tutti i costi, un meccanismo che funziona da tutto questo tempo, a prescindere dalle religioni, dovrebbe, almeno, essere approfondito, prima di fare una prova di modifica per vedere se si rompe (siamo informatici, ‘che, non vorremo provare un trial&error? al limite abbiamo il backup…).
Chi si prenderebbe carico delle conseguenze? I miei due figli? Aspetta un momento, fammici almeno pensare.

Chiaramente, qui, si introduce, per forza di cose, almeno per me, il discorso religioso. Da qui in avanti non posso fare a meno di considerare questo aspetto.

Ho il massimo rispetto per chi non crede, ma pretendo una reciprocità, in questo senso.
Se non credi, padronissimo di fare quello che vuoi della tua vita. Non può che spiacermi per te (so bene che è reciproco, almeno questo), ma sei dotato di libero arbitrio.
Non mi dà alcun fastidio che tu possa decidere di mettere su una famiglia di tre donne (come di recente è stato accettato a Padova – ma non c’erano anche leggi contro la poligamia? … va beh, non addentriamoci anche in questa direzione che non ne usciamo più…).

Per chi crede (e solo per loro, per gli altri il discorso deve partire più alla base, non ha senso farlo da qui), però, ho anche il dovere (ancora doveri, che vita! a proposito… dovrei pure lavorare, per il secondo we di fila…) di ricordare come, secondo quanto ci è stato detto da Dio, (che, per definizione, non può essere retrogrado, dal momento che è onniscente e, quindi, conosce ben oltre quello che è portato all’attenzione delle mode, e che accadrà nei prossimi 100/1000 anni, senza considerare gli effetti collaterali ed ultimi delle nostre azioni), la struttura della famiglia sia quella ‘classica’ e sarebbe meglio astenersi dai rapporti omosessuali, pur comprendendo e tollerando le diverse condizioni, senza voler giudicare.

Diceva De Andrè “la sanno a memoria la legge divina, ma scordano sempre il perdono” (il Testamento di Tito).
No, il perdono si ricorda, è una base essenziale (e Tito, ‘il ladrone buono’, nonostante non capisse le leggi di Dio, ha capito “la pietà che non cede al rancore” ed è stato uno dei primi a godere del perdono).
E di travi nell’occhio, ne abbiamo parecchie, prima di andare a cercare l’altrui pagliuzza.

Non c’è una caccia alle streghe, se non quel polverone alzato da chi si ritiene troppo discriminato (e, purtroppo, da alcuni estremisti che, effettivamente, discriminano, senza comprendere il messaggio evangelico nel suo complesso o comprendendolo e, consapevolmente, ignorandolo per altri scopi), per ulteriormente attirare l’attenzione su quelli che ritiene i suoi problemi incompresi e sfruttare l’opinione pubblica, facilmente orientabile, nel ruolo di vittima.

Mi permetto di insistere solo sulla necessità di approfondimenti e di una consapevolezza maggiore di quella che, nella media, abbiamo su questo ed altri argomenti fondamentali (anche per la povertà delle fonti da cui partiamo) e continuo ad essere disponibile per ragionamenti basati sul raziocinio e la tolleranza reciproca.

9. isadora - 24 marzo 2007

Depa, no. Non è che se sono omosessuale non posso acquistare un appartamento. È che se muoio e i miei genitori e/o altri parenti sono in vita è un casino con l’eredità. Problema che io, eterosessuale e sposata con tutti i crismi, non ho.
Se l’omosessuale ha un incidente ed è in rianimazione, il compagno di vita che è compagno di fatto ma non sulla carta è trattato come un estraneo. Come un estraneo, capisci?
Se si vive in affitto e l’intestatario del contratto muore il suo compagno è sulla strada!
Chiedo scusa per l’esempio della nonna. Pensavo a me, figlia unica. Io non ho sorelle o fratelli, se rimarrò vedova magari andrò a vivere con mio cugino, o con la mia migliore amica. Non ho figli. A chi va la mia eredità? Devo adottare la mia amica?
Queste sono le mie domande. Io non sto parlando di convinzioni religiose, che nelle regole dello stato laico nulla hanno da cercare.

10. Depa - 24 marzo 2007

Evidentemente ho fatto più di un passettino nel precedente commento e questo ha creato confusione.
Facciamo un passo indietro a prima delle considerazioni religiose e ripartiamo dallo schema del mio discorso che diceva:
a. c’è già un matrimonio laico che mi tutela – ah, già, sugli etero siamo sostanzialmente d’accordo, il problema si sposta solo sugli omosessuali
b. esistono leggi che già sono in grado di tutelare senza tirare in ballo i DICO
c. dove non esistono queste leggi, basterebbe modificare quelle leggi senza alterare il concetto di famiglia
d. purtroppo, in realtà l’obiettivo reale dei DICO è un altro: si vuole proprio cambiare il concetto di famiglia – quello che tu sostieni non sia – e tutto il resto è strumentale

Vediamolo sui casi pratici che indichi:
1. Eredità: a parte il fatto che trovo giusto tutelare gli altri famigliari, la proposta assegna il 33% nel caso di un figlio (con la legge attuale, semplicemente facendo testamento puoi passare fino al 50% a chi vuoi, nella stessa situazione), il 25% nel caso di più figli (con il testamento puoi passare fino al 33% a chi vuoi, nella stessa situazione). In tutti i casi, se li scorri e li confronti, con la legge attuale puoi tutelare il tuo convivente meglio di quanto previsto dalla proposta sui DICO. URL con schemino della legge attuale: http://www.studiamo.it/dispense/diritto-commerciale/eredit%E0-successioni.html. La vera differenza è che tu, eterosessuale, puoi omettere di fare testamento, ma non mi sembra che compilare due righe sia una motivazione valida per tirare su tutto ‘sto casino (ne abbiamo già scritte di più noi due).
2. Per la legge attuale, chi può visitare o accudire un paziente lo decide il paziente. Così come chi può prendere decisioni sulla sua salute. E’ così anche per gli eterosessuali, per legge, e comportamenti diversi sono iniziative e interpretazioni della legge sulla privacy da parte degli ospedali. Se sai citare leggi specifiche che contraddicono quanto ti sto dicendo, per favore, segnalamele. La nuova proposta non cambia quasi nulla, ma ci gira intorno (v. art. 4 e 5).
3. Se vivi in affitto e muore il tuo compagno vai sulla strada solo se non ti sei fatto cointestare il contratto, altrimenti succedi automaticamente, con la legge attuale.
4. Se rimani vedova (il marito sta facendo i dovuti scongiuri?), se vai a vivere con tuo cugino, e lui è entro il sesto grado di parentela, è già tutelato (ma in una parte percentuale: è meglio se fai testamento), se ti resta solo l’amica e nessun altro parente, puoi intestare anche tutto a lei con un testamento. Se hai altri parenti, è giusto che siano tutelati e puoi lasciare alla tua amica le stesse percentuali che dicevamo sopra per il convivente. Senza adottarla.

Per ulteriori eventuali casistiche, uno schemino facile facile: http://www.avvenireonline.it/NR/exeres/C8DB82FF-773D-4D77-A9DD-30501449CD4D.htm

Non vedo un solo problema reale, addirittura senza modificare leggi (ovvero, rimanendo nel punto b del mio schema, senza usare neppure il c). Vedo, invece, un sacco di pretesti, usati molto spesso per altri fini (non da te, intendo, ma da chi persegue gli scopi del mio schema al punto d).

Queste le mie risposte alle tue domande.

Da qui in avanti mi allontano un po’ dall’argomento iniziale, per rispondere anche alla tua ultima affermazione, ovvero, che la religione non deve cercare nulla nello stato laico. Il rischio è ancora di creare confusione (anzi, un po’ peggio rispetto a prima): in questo caso suggerisco di leggere separatamente le righe precedenti da queste.

Io sono parte dello stato, con i miei pregi e i miei difetti, con i miei interessi personali ed egoistici e i miei slanci di generosità.
Le leggi sono il risultato di una trattativa tra le parti sociali. Tra queste ci sono anche coloro che seguono fedi religiose (non deve essercene una specifica, ma tutte con gli stessi diritti).
Trovo corretto che chi ha una fede religiosa possa dire la sua, così come cercherebbe di proteggere la sua proprietà privata, la sua terra, i suoi figli, il suo patrimonio, la sua cultura, etc. etc. Il dire la sua non implica che debba costringere nessuno.

E, infatti, nessuno viene costretto, certamente non lo stato laico.

Diverso discorso è se un credente parla ad un credente: pur senza costringere l’altro è doveroso fargli notare le interpretazioni della religione anche sulle questioni che hanno a che fare con lo stato, quando queste, poi, possono aver a loro volta ripercussione sulla vita religiosa.
Se come risultato finale i rappresentanti di una fede, alla fine, dovessero essere in numero maggiore, in una democrazia, potrebbe capitare che facciano valere le proprie opinioni.
Pur nello stato laico, è un loro diritto democratico: se vincono è perchè sono la maggioranza e rappresentano la maggioranza.

Almeno in teoria, ovviamente. :))

11. isadora - 25 marzo 2007

Depa, accidenti! Se io paziente non sono in grado di comunicare la mia volontà (perché, p.e., sono in coma) e ai miei genitori non piace la faccia di mio marito, non gli possono impedire di starmi vicino, né di prendere decisioni in vece mia etc etc. Se non ho un marito, ma un partner non istituzionalizzato che ai miei parenti non piace, lui per la legge è un estraneo.
Oggi in Italia le tasse di successione sono state abolite. Per ora. Qui in Germania esistono ancora e se l’erede non è parente di primo grado, viene spolpato dallo stato a forza di balzelli. Ti sembra giusto?
Quando dici che tu trovi giusto tutelare i familiari mi fai venire voglia di farti conoscere un paio dei miei parenti di secondo grado: ti assicuro che cambieresti immediatamente idea.
E la pensione di reversibilità? E il permesso di soggiorno? Ne vogliamo parlare?
Ma dov’è la differenza tra una coppia sposata senza figli e una non sposata? Perché tutelare solo quelli che si sono sposati? In nome di che?? Le tasse degli sposati sono più belle di quelle degli altri? Io, ripeto, sposata e tutelata lo sono, quindi potrei anche incrociare le braccia e fregarmene (come fanno tutti i nostri perbenisti), ma vedo uno squilibrio che sento profondamente ingiusto.

I DICO non sono sicuramente la panacea per tutti i mali e ci sono alcune cose nell’attuale formulazione che critico aspramente (per esempio il “periodo di prova”), ma il principio da cui partono lo condivido totalmente.

Spero di non essere stata fraintesa: per me chiunque può esprimere la propria opinione, quale essa sia. Ma la libertà altrui trova il suo confine naturale laddove comincia la mia libertà. E viceversa, s’intende. Quello che non tollero e non posso tollerare è che in uno stato laico d’impostazione democratica si cerchi di imporre una morale di derivazione religiosa, quale che essa sia.

Su questo accanimento della Chiesa Cattolica contro ad una regolamentazione che (tra le altre cose) contribuisca all’istituzionalizzazione della coppia omosessuale e la correlazione tra crollo delle vocazioni e integrazione degli omosessuali nel tessuto sociale preferisco non esprimermi, ma sicuramente ho un’opinione ben precisa.

Update al commento. Sarcastico, tirato per i capelli, dite quello che volete, ma, visto che siamo in tema, questo post è da leggere!!

12. Depa - 25 marzo 2007

Scusa se non l’ho già detto prima, ma mi sembrava banale e superfluo: è abbastanza ovvio che un paziente in coma non può esprimere la sua volontà, ma non dovrebbe essere di impedimento, per una persona sana, farlo per scritto in anticipo, per ogni evenienza.
Questo, per la legge, è sufficiente. Così come per rispondere al tuo caso e classificarlo insieme agli altri come previsto, facilmente gestibile e potenzialmente pretestuoso nel contesto trattato.

Le tasse di successione, purtroppo, sono state reintrodotte anche in Italia, dal governo Prodi e interessano qualunque tipo di erede, figli, coniugi e quant’altro. Non mi sembra giusto, ma non mi sembra neppure che abbia nulla a che fare con il problema DICO, nè con tutto il resto di questi commenti.

Mi spiace per te per i tuoi parenti, ma le leggi non si fanno per i casi personali. Credo che la tutela dei famigliari e parenti abbia molto
poco a che fare con i DICO, ma sia una problematica che interessa anche le famiglie ‘standard’, che può solo avere a che fare con opinioni personali. Le varie opinioni personali si cercano di esprimere attraverso una maggioranza dei rappresentanti in parlamento. Su questo si fonda la democrazia, non saprei che dirti d’altro.
Certo non è un problema imposto da nessuna religione (a meno che non mi sfugga un paragrafo del Vangelo che tratti di percentuali di eredità… ma, per quanto ne so, l’intero argomento eredità sembra un po’ carente su quei testi e sugli interventi da parte di esponenti di qualsiasi religione…).

Reversibilità e permesso di soggiorno: potremmo anche parlarne, ma davvero vogliamo spostare il problema rivedendo tutte le casistiche legali che potrebbero presentarsi? Abbiamo già affrontato assistenza, salute, locazione, ereditarietà e già ho portato diverse casistiche e motivazioni per cui li ritengo pretesti per altri fini. Ho già riportato anche dei link per ulteriori casi non trattati. Ho già anche detto (punto c del mio schema dei commenti precedenti) che alcune leggi potrebbero essere riviste puntualmente, senza tirare in ballo il concetto di famiglia (potrebbe essere il caso di queste? non ti so rispondere: tra l’altro, in questi casi, si intrecciano con altre problematiche già complesse nel caso della famiglia ‘standard’. Servirebbe un parlamentare o un giurista).

L’aspetto più importante è che queste non sono le uniche critiche. Ho cercato di studiare un po’ l’argomento e sono arrivato a link che riportano, oltre alle mie posizioni (meno male, non sono l’unico…), anche molte altre critiche ai DICO (http://it.wikipedia.org/wiki/DICO#Le_critiche). Ognuna di quelle, da sola, potrebbe bastare per affossare l’argomento, a mio parere. Prese tutte insieme mi confermano ancora di più nella mia impressione che lo scopo reale di questa legge sia tutt’altro che quello di tutelare legalmente alcune povere persone indifese.

Le tasse non sono direttamente legate alla legge, non paghi le tasse per avere leggi che ti tutelino (altrimenti chi ha più soldi potrebbe forzarne a suo favore… non capita mai, giusto? :)) ).

Lo stesso periodo di prova che tu critichi, a me piace. Anche questo non deriva da convinzioni religiose, ma dalla semplice constatazione che, per conoscere bene una persona e poter prendere decisioni importanti, serve tempo. Quel tempo che, nella maggioranza dei casi, serve per conoscersi veramente e decidere di sposarsi, nel caso delle convivenze viene spostato dal legislatore nel periodo di prova, per avvicinarsi maggiormente al discorso dei doveri che sto facendo fin dall’inizio.

E’ un errore dire che la libertà altrui finisce dove inizia la mia. Finisce dove inizia la mia secondo quanto definito dalle leggi.

Perchè anche la libertà ha bisogno di una definizione e io potrei pensare che il confine sta nel punto x, mentre tu potresti pensare che non dovrei spingermi oltre x-1. Allora, nella democrazia, si tratta. E ognuno porta le sue definizioni e i suoi punti limite. E la maggioranza
vince.

E’ una imposizione, quella della maggioranza, sulla minoranza? Sì, ma fa parte delle regole della democrazia.
La maggioranza potrebbe aver deciso sulla base di convinzioni di derivazione religiose? Sì, come potrebbe aver deciso su motivazioni di denaro (e sarebbe pure molto meno tollerabile), di istinti naturali incontrollati, o di altre derivazioni (filosofiche, politiche, etc. etc.).
Non c’è vincolo al motivo alla base delle scelte della maggioranza, anche nello stato democratico laico. Tutte le idee e le motivazioni sono valide, poi vince la maggioranza.

Se devo dire la verità, non credo che la maggioranza si pronuncerà contro, ma a favore dei DICO (come è stato per divorzio e aborto). E non perchè i cattolici (nominali) non siano la maggioranza, ma perchè i cattolici non conoscono la propria religione. Altri direbbero che, proprio per questo, i cattolici NON sono la maggioranza.

Poi dovremmo chiederci se è proprio vero che si tratta di una morale di derivazione religiosa, quella che frena i DICO.
Ho già provato a dire nei precedenti commenti che, secondo me, non è affatto così (sarebbe il punto e, che ho dimenticato di evidenziare, dello schema dei miei commenti).

La famiglia ha quella forma in tutta la storia della cultura italiana ed europea, fin da prima della religione cattolica.
Nel resto del mondo ci sono state altre forme, studiate dagli antropologi e ben descritte in http://it.wikipedia.org/wiki/Famiglia, ma nessuna sembra essere di tipo omosessuale, almeno fino ai tempi recenti (giusto per chiarire, sto escludendo la famiglia etero, perchè già da alcuni commenti avevamo escluso che fosse quello il vero problema dei DICO, essendoci il matrimonio civile che non si capisce perchè non possa essere scelto).

Solo nella storia recente si pone il problema. Sempre allo stesso link trovi un elenco di stati che hanno completato o sono già avanti nell’approvazione. E’ facile non stupirsi del fatto che siano quasi tutti stati la cui morale ha una derivazione cristiana e/o cattolica (BTW, coincidono nella maggior parte dei casi, in questo contesto).
In fondo, se ci fai caso, tutti gli stati con le leggi più progressiste presentano questa derivazione. Come dire che la storia sembra mostrare il contrario di quello che mi stai proponendo: la religione cristiana sembra aver supportato il progresso (nonostante ci siano stati, è innegabile, tempi bui). A me sembra ovvio il perchè: a parte i periodi bui, la religione cristiana è essenzialmente religione della tolleranza (che, come ho detto altrove, è la base del perdono, punto fondamentale dell’intera proposta).

Mi sai dire come mai non ci sono, nell’elenco, paesi dell’ex URSS o la Cina, per fare un esempio, che dovrebbero essere quasi atei o, comunque, di ispirazione fortemente non religiosa? Perchè, anzi, ci siano atteggiamenti fortemente repressivi, anche recenti, contro l’omosessualità?
Perchè non è la morale religiosa, e in particolare quella cattolica, la causa del freno.

Non c’è accanimento, da parte della Chiesa Cattolica, anche se c’è difesa di posizioni che si ritengono fondamentali perchè, secondo la Chiesa Cattolica, stabilite da Dio (che, come già detto, non può essere tacciato di conservatorismo, dal momento che conosce tutto, futuro compreso, quindi è più progressista di tutti i progressisti quasi per definizione). E cosa vuoi, che la Chiesa non parli di Dio? E’ il suo solo compito, se parla non può fare altro e deve parlare perchè è suo dovere cercare di salvare quante più persone possibili. Per farlo bisogna intervenire nella politica di un paese? Pazienza, si interviene nella politica di un paese, almeno si sarà fatto quello che si doveva fare. C’è imposizione? Solo se chiami imposizione il ricordare ai cattolici che, se non si comportano in un certo modo, non si comportano come indicato da Dio e rischiano di perdersi. E’ sbagliato? Secondo me è giustissimo, nell’ottica in cui questa vita non è che un niente di quella successiva.

Forniscimi riferimenti precisi e non estratti dal contesto in cui hai trovato la correlazione tra crollo delle vocazioni e integrazione degli omosessuali, per favore. Vorrei verificare come ci possano essere fonti cattoliche serie, affidabili e di rilievo che possano averlo fatto nei termini che indichi.

Per finire, il tuo ultimo link: bello e, condivido, da leggere. Nessuno dei punti trattati può avere direttamente a che fare con la religione Cattolica (anche se sono riconoscibili pensieri che non ne fanno parte, ma le sono spesso, erroneamente o dolosamente, addebitati), nè con la razionalità che dovrebbe guidare queste scelte. Utile per aiutare la tolleranza.

13. isadora - 26 marzo 2007

Depa, comincio dal basso. La mia supposizione sulla correlazione del crollo delle vocazioni (che è un dato di fatto) e la “normalizzazione” dello status degli omosessuali all’interno della società (altro dato di fatto) è una mia osservazione personalissima, un mio pensiero. Per formulare idee mie non ho bisogno di citare altri. Se fossi uno studente di teologia ci farei la tesi e magari verrebbe fuori che è una stupidaggine.

Per il resto, vedo che ci stiamo arenando, quindi direi di riparlarne quando le argomentazioni si saranno sedimentate. A me pare che per un qualche motivo tu ti stia arroccando in posizione difensiva e faccia di tutto per non lasciar infiltrare il dubbio. Certo che le leggi non si fanno per regolamentare le faccende dei singoli, ma visto che statisticamente il 10% della popolazione mondiale è omosessuale e che l’Europa (in particolare Italia e Germania) sta invecchiando, mi sa che qui non si discute di casi isolati. Comunque: I DICO non c’entrano con la famiglia. Io non ho mai parlato né di famiglie, né di bambini. I DICO, neanche. I punti sono, ricordiamolo:
* Decisioni in materia di salute e in caso di morte
* Permesso di soggiorno
* Alloggi di edilizia pubblica
* Utili di impresa
* Tassa di successione
I diritti fruibili dopo un determinato periodo di tempo sono:
* Contratto di locazione
* Agevolazioni in materia di lavoro
* Trattamenti previdenziali e pensionistici
* Diritti di successione
Null’altro.

Un’osservazione personale, ancora, sulle disposizioni del paziente: certo, tutto è possibile. Anch’io mi riprometto di farlo, specialmente da quando, l’estate scorsa, la diagnosi – improvvisa – di un tumore maligno alla tiroide e la conseguente terapia mi ha fatto ricordare che la vita non è eterna. Non l’ho ancora fatto. Pigrizia, superstizione? Non lo so. Quanti di quelli che leggono qui lo hanno fatto?

Per finire: la Chiesa non solo può ma deve indirizzare i suoi seguaci. Gli altri, al massimo, può cercare di convincerli.

14. Depa - 26 marzo 2007

D’accordissimo sul fermarci (anche perchè mi sto sfinendo e immagino sia lo stesso per te – senza considerare che stiamo andando su una pesantezza argomentativa che poco si addice a questo blog, a mio parere).

Laciami negare ogni posizione difensiva, però: probabilmente ad ognuno sembra che l’altro stia arroccandosi, ma è, purtroppo, una caratteristica di questo tipo di discussioni (non credo che si possa ‘convincere’ qualcuno su queste questioni, almeno non nel breve-medio periodo e certamente non solo scrivendo – te lo dissi via email in tempi non sospetti, se ricordi).

Ci tengo a chiarire due punti:
– il mio riferimento alle leggi che non si fanno per i casi personali era riferito ai tuoi parenti, non agli omosessuali. Spero che il famoso 10% abbia parenti diversi dai tuoi di secondo grado, almeno nel 98% dei casi🙂
– so benissimo che TU non hai parlato di DICO legati alla famiglia: sono io che ho cercato di mostrarti con qualche esempio che, però, l’obiettivo, non sempre taciuto, di chi porta avanti questa battaglia è proprio di modificare il concetto di famiglia, mentre gli aspetti di cui parli sono già gestiti dalla legge nella maggior parte dei casi.

Mi aggiungo al conteggio di quelli che non hanno fatto testamento, sottolineando che avevo solo voluto indicare la differenza tra la comodità di poter usufruire di casistiche predefinite, contrapposta ad una presunta non esistenza di una tutela (argomento utilizzato strumentalmente – non da te! – per altri scopi).

P.S.: è un dato di fatto anche che sta aumentando l’inquinamento, ma non farei una tesi sul crollo delle vocazioni legato all’aumento dell’inquinamento :)) (ovvero: dal mio punto di vista tra movimenti gay e crollo vocazioni le correlazioni sono nulle o minime e, anche dove dovessero esistere, sarebbero legate a fattori collaterali)

15. isadora - 26 marzo 2007

Depa, grazie di aver partecipato alla discussione senza esserti fatto scoraggiare dai miei modi un po’ spicci (MJ, una conoscenza di blog con la quale si sono portate avanti un sacco di belle discussioni mi ha attestato più di una volta la delicatezza di un panzer). È un piacere discutere con persone dai modi così garbati. Alla prossima…😀

16. Depa - 26 marzo 2007

🙂


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