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Medium 10 aprile 2007

Posted by sgrignapola in L'angolo di Sgrigna.
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Ho appena finito di leggere Medium, l’ultima opera di Genna. Non voglio parlare del libro (e neppure dei terribili omonimi dello scrittore che ho appena scoperto), ma dei suoi tre livelli e di come ci arrivano. Il romanzo (lo chiamo così per comodità) viene pubblicato a puntate sul suo sito, parte integrante di questo formato, sono i link che nascondono contribuiti, spiegazioni, immagini, file audio, altri testi e addirittura altri libri. E questo è il primo livello. Può essere scaricato come solo testo in pdf e questo è il secondo. Terzo livello: il libro vero e proprio, che viene distribuito con modalità print-on-demand. Lo ordini, te lo stampano e te lo spediscono. Il costo è limitato alle spese di produzione e spedizione. Negli ultimi anni, ho letto libri sul portatile (li leggevo a casa e non, come qualche maligno penserà, sul lavoro slappando di ALT+TAB), perché mi era difficile procurarmene una copia cartacea. Ho stampato romanzi su fogli volanti e li ho letti durante la pause pranzo. E poi ovviamente ho letto libri veri e propri. Ma non ho mai trovato una sostanziale differenza nel piacere della lettura sui diversi formati.
Medium, ho iniziato a leggerlo sul sito web, nel frattempo l’ho ordinato. Appena mi è arrivato, sono ripartito da zero con il libro in mano e in un battibaleno l’ho finito, ma tuttora seguo l’uscita a puntate sul sito. Questo per dire che i tre livelli non sono equivalenti, e che, secondo me, quello che ha più valore, non è quello del libro cartaceo, ma quello ipertestuale pubblicato sul sito web.
Genna non è il primo scrittore che mette a disposizione le sue opere gratuitamente, lo hanno fatto prima di lui i Wu Ming, giusto per citare il caso più famoso. Mentre altri autori sono diventati celebri proprio grazie al free download.
Quello che mi ha colpito questa volta -però- è stata la frase di Genna nella presentazione: <<Più tengo a un mio atto letterario, più verifico che vorrei regalarlo e non venderlo>>

La parola regalo mi ha fatto venire in mente una famosa opera di Mauss: Saggio sul dono.
In questo testo l’antropologo francese studia il dono presso le società arcaiche. Dal quel poco che mi ricordo, il dono non è mai un atto gratuito e fine a se stesso, ma è un meccanismo che si pone alla base delle relazioni sociali. Attraverso lo scambio di regali, si costruisce una rete di legami che diventa il tessuto costituente della comunità. Questo meccanismo dono-ricambio, non nasce da quello che noi chiamiamo cortesia, ma da una specie di forza insita nel rapporto di scambio. Mauss individua questa forza in una magia inerente all’oggetto stesso: con il regalo il donatore cede una parte di se stesso che viene racchiusa nell’oggetto, facendolo diventare motrice di questa forza magica. Si è costretti a ricambiare il dono, perché interrompendo la catena si esulerebbe il potere magico su di sé, trasformandolo in una maledizione. Questa economia del dono riesce ad avere due funzioni che si sovrappongono: quella magico-spirituale e quella sociale.
In questa dimensione le cose non si misurano con il denaro, ma attraverso i rapporti sociali che costruiscono in virtù della loro forza magica.

Adesso, senza fare l’antropologo e sociologo della domenica, anche perché questa roba qui del dono sarà stata già analizzata da qualcuno, in modo serio, ma mi sembra che attraverso Internet questo fenomeno sia passato dalle società arcaiche a quella contemporanea. Penso al fenomeno del free software per esempio.
Nel caso di Genna trovo assolutamente interessante e coinvolgente che non si regali un oggetto o un utensile (curioso anche il passaggio linguistico: dall’utensile dell’uomo abilis al tool dell’uomo informatico), ma che si doni un romanzo. L’immaginario scambiato come dono è di per sé una forza magica.
Mi chiedo se il ruolo che le storie, i miti e i racconti, assumono attraverso questo meccanismo magico, stia diventando l’atto che sta alla base della società. Se l’atto formativo della nostra società è questo.
Mi chiedo se il dono dell’immaginario stia diventando il nostro atto sociale totale (e l’atto di ricambiare il dono sia quello che si chiama gemmazione).
Regalare i libri e le storie che raccontano è una azione che mi sembra trasformarsi nella vera politica del nostro tempo: perché riporta fuori dall’economia del denaro il rapporto circolare tra la mitopoiesi e la comunità che con le storie si identifica e reintegra questa dialettica nello spazio di ciò che è magico.

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Commenti»

1. dioniso - 10 aprile 2007

Molto interessante.
Ma Giuseppe Genna è uno pseudonimo?

2. bettchen - 10 aprile 2007

sono curiosa. e prima di dirti che cosa ne penso, lo leggerò. grazie per la segnalazione.

3. sgrignapola - 10 aprile 2007

Non e’ uno pseudonimo. E’ proprio il suo nome.

4. isadora - 10 aprile 2007

Giuseppe Genna lo “conosco” (per sentito dire, intendo) in quanto personaggio della “rete” di lingua italiana, ma, lo ammetto, non credo di aver mai letto una sola riga di ciò che ha scritto. Se dici che è una lacuna, provvederò a colmarla!

5. finlandese - 11 aprile 2007

Beh, Sgrigna, al momento, con tutto rispetto parlando, non ho intenzione di leggere Genna.

Quanto al leggere, rimango dell’idea che un bel libro sotto un piumone caldo non ha avversari possibili, quanto a come preferisco leggere. Una sensazione corporea di estremo relax che vedo difficile raggiungere per me usando un qualsiasi pc ( fisso o portatile ).

Quanto ai livelli per me è un discorso interessante. Ma inteso come livelli mentali ( o canali aperti contemporaneamente ).
Ad esempio mi avevi consigliato Gomorra del Saviano.
Prendi l’episodio dell’assassinio di don Diana.
1 livello: mandante, piano, esecuzione, indagini, processo, conclusione. Scritto bene, interessante ma nulla più.
2 livello: il ragionamento finale che fa il Saviano per spiegare come comprendere quanto è successo in quella realtà.
( introdusse un concetto di diritto capovolto …. che è anche applicabile in altri casi.. )

Lo trovo un metodo molto buono per cercare di capire la realtà, nel senso che troppe volte purtroppo la pura descrizione dei fatti dice poco, o non da nessun aiuto alla comprensione.

A volte pure certi romanzi riescono a smoverti qualcosa dentro su più livelli separati, e sono i migliori.

Quanto al resto, la storia del dono.., non l’ho capito. 🙂
Son ancora fermo molti gradini prima, al ” vivi un emozione e prova a comunicarla. ”
Quanta solitudine, ma sto andando ot.

finlandese

6. isadora - 12 aprile 2007

finlandese, io sono una feticista del libro e ti capisco, però alle volte, specialmente quando si è in giro, fa comodo anche avere una versione elettronica (e il portatile puoi anche portartelo sotto al piumone…).
Quanto a Gomorra, l’ho letto anch’io, spinta dal consiglio di Sgrigna, e per certi versi l’ho trovato interessante, anche se mi sono persa nel groviglio di nomi dopo poche pagine e l’italiano traballante mi ha spesso distolta dal contenuto. Confesso, non sono riuscita a finirlo e sono passata a rileggere Steppenwolf, questa volta in lingua originale, invogliata alla rilettura da un’edizione Suhrkamp dal formato davvero accattivante (non scherzavo quando mi sono definita “feticista”).

7. sgrignapola - 14 aprile 2007

Quello che volevo dire su Medium riguardava solamente il formato e la sua distribuzione: nella dicotomia possesso-condivisione si giocano moltissimi aspetti del processo di formazione dell’identita’: individuale e collettiva.

In questi processi ci finisce un po’ di tutto dallo Stato con i suoi miti di fondazione, alla nazionalita’, la lingua, le memorie collettive comuni, l’umorismo, la propaganda e persino le sigle dei cartoni animati. Cultura alta: i libri degli scrittori e bassa: storie popolari e TV. Ovviamente tutto questo ha un aspetto collettivo che si incontra e scontra con il concetto di mercato: un luogo pubblico e condiviso dove “le cose” cambiano il possessore. Tra virgolette, peche’ queste cose possono essere oggetti come parti di immaginario. Questo libro si trova, oggi, proprio in mezzo a questo incrocio. E cambia l’idea di mercato, di possesso, di pubblico e privato, di personale e collettivo.

Mi son tenuto lontano da tante altre riflessioni che il libro meriterebbe. Il finlandese sopra dice che i libri che piu’ lo appassionano sono quelli che hanno piu’ livelli.
Ci si chiede cosa e’ autobiografico e cosa e’ finzione in questo libro e si arriva alla domanda: cosa e’ (il) reale? Cosa sono queste “cose” che si chiamano vita e morte e cosa spartiscono con cio’ che e’ reale e cio’ che immaginario.
E’ centrale il tema delgi spiriti e dei fantasmi. Qui, come nel romanzo precendente: Dies Irae e non solo (anzi al rapporto e dialogo tra i due romanzi ci sarebbe molto da dire, ma anche qui passo). Jung, che ha studiato a fondo il mondo degli spiriti, scrive che la psicologia non si studia l’effettiva realta’ dei fantasmi, ma come si presentano alla mente. Il che non significa che questi non esistano. Nei romanzi di Genna, ma specialmente in Medium, si indaga proprio la natura del fantasma e ultimativamente la natura della vita. Mescolando il reale e l’immaginario. O meglio quello che crediamo reale e quello che crediamo immaginario. Questi piani si intersecano e mischiano fino a spossesare a vicenda i ruoli che attribuiamo loro.
A proposito di livelli.


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