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Non lasciarmi 10 maggio 2007

Posted by Isadora in Sammelsurium.
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Non lasciarmi mai - Kazuo IshiguroQuella appena passata è stata una vacanza nel senso più completo del termine. Dalla casa, dal lavoro, dalla televisione, dal computer, dal blog. Una vacanza di sabbia, sole, mare, pesci colorati da fotografare e qualcuno anche da grigliare. Ogni tanto un campari tonic ed un buon libro. Di libri buoni me n’ero portati tre: due classici, finalmente in lingua originale (Il lupo della steppa e Siddharta), ed un terzo libro, attuale, di uno scrittore che mi piace moltissimo, Leon de Winter (“Solokows Universum”, ottimo libro, ma non credo sia stato tradotto in italiano). Li ho letti tutti d’un fiato, come sempre mi capita quando un libro mi appassiona. Così, a qualche giorno dalla fine della vacanza, a corto di letture, mi sono gettata a pesce sullo scaffale dei libri “donati” all’isola dai precedenti visitatori. C’è di tutto, molta roba “commerciale”, storie d’amore, libri d’avventura, qualche Steven King. E lui, “Non lasciarmi” di Kazuo Ishiguro.

Ne scrivo perché è un libro del quale non ho ancora deciso se mi piace o no. La storia è assolutamente intrigante e, contemporaneamente, assolutamente marginale. Possibile? Sì, possibile, e forse è proprio questo ad essere, al contempo, la forza ed il tallone d’achille di questo romanzo. Kathy, la protagonista narratrice, è una ragazza normale che racconta in modo normale una storia d’ amore e d’amicizia a tre cominciata nell’infanzia in un internato inglese. Solo alcune parole, apparentemente innocue, sembrano non voler stare al loro posto. Io ho letto la versione inglese e mi chiedevo: che cos’è un carer, che cosa intendono con donation?

Improvvisamente la storia così innocua dei tre ragazzini si trasforma, senza che l’autore cambi registro, da sé, in una storia terribile: i ragazzini sono cloni, creati per fornire organi di ricambio. Eppure i loro pensieri, i loro dispettucci, le loro storie sono così normali che ognuno di noi si può identificare in un episodio o nell’altro. E questo ammanta il tutto di un fascino quasi spettrale. Una storia straziante, con un enorme potenziale fantascientifico, raccontata dall’interno, col tono di chi, non conoscendo altre realtà, racconta l’unica realtà possibile, la sua.

In questo senso, un capolavoro narrativo. La bravura di Ishiguro è senz’altro il riuscire a mantenere credibile per tutta la durata del romanzo l’atmosfera di normalità, quasi di banalità di un quotidiano che di normale e banale nulla può avere. Niente fantascienza, solo persone. Il dramma è tutto o quasi nella testa di chi legge e si rende conto, pagina dopo pagina, di cosa sia un donor e di quale realtà distorta circondi i personaggi.

Ma non è solo il dramma – mai nominato – il protagonista del romanzo. Intorno al tema – centrale ed incomprensibile per il lettore e contemporaneamente l’unico possibile per il narratore – si dipana tutta una storia che di fantascientifico non ha nulla. È una storia di amicizia tradita, di speranze che vengono lentamente deluse, una storia che, se non fosse per l’inusuale sottofondo, potrebbe appartenere a ciascuno di noi; una storia che porta a riflettere sul senso della vita; di quella di un clone, ma anche della nostra.

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Commenti»

1. dioniso - 11 maggio 2007

Bentornata! Una vacanza così dovrei farla anch’io.
Il libro sembra interessante, ma temo che il tema risulterebbe un po’ troppo pesante per me in questo momento.

2. iononmilamento - 13 maggio 2007

…Il nostro mondo, cosiddetto globale, non è che un pianeta di migliaia delle più svariate province che non si incontrano mai. Girare il mondo significa passare da una provincia all’altra, ognuna delle quali è una solitaria stella a sé stante. Per la maggior parte delle persone che vi abitano il mondo reale finisce sulla soglia di casa, al limite del quartiere, al massimo al confine della città. Il mondo che sta oltre è inesistente, insignificante e addirittura inutile, mentre quello intorno a loro e che l’occhio riesce ad abbracciare assurge alle dimensioni di un grande cosmo che oscura tutto il resto.

Spesso gli abitanti di un luogo e chi viene hanno difficoltà a trovare un linguaggio comune, poiché ognuno di loro guarda il posto con un’ottica diversa: chi viene da fuori usa un grandangolare, che rimpicciolisce l’immagine ma allarga l’orizzonte, mentre la persona del posto usa il teleobbiettivo, se non addirittura il telescopio, che ingigantisce i minimi dettagli.

3. isadora - 13 maggio 2007

Ma sono io che non ci sono più con la testa (può essere, effettivamente) o ultimamente abbiamo un problema di comunicazione?

4. sgrignapola - 14 maggio 2007

Dici che son state le troppe ferie?
😉
Mi sembra che il romanzo ti abbia spiazzato. E gia’ questo e’ un risultato notevole.

5. laspostata - 14 maggio 2007

Uao. Che libro. Lo cercherò. Mi hai incantata.

6. isadora - 15 maggio 2007

Uh, ma che bello, spostata. Poi mi dici che ne pensi?

Sgrigna, come vedi, le ferie sono state un colpo dal quale non riesco a riprendermi. O meglio, è dal ritorno dalle ferie che non riesco a riprendermi… Comunque, sì, è stata una lettura che mi ha dato molto da pensare (comunque anche rileggere Hesse dopo vent’anni mi ha dato parecchio da pensare).

7. sgrignapola - 16 maggio 2007

Hesse mi ha traumatizzato da piccolo, dovevo essere, credo alle medie e avevo appena finito di leggere “Zanna Bianca”. Mi aveva entusiasmato. Un giorno passavo in biblioteca e ho visto “Il lupo della steppa”. Mi son detto: “Urco questo deve essere bello uguale, anzi di piu’: stavolta ci sono i lupi e in piu’ le steppe”. (che nella mia testa erano posti piuttosto misteriosi dove vagavano i tartari dello sceneggiato RAI Michele Strogoff).
Giustamente pensavo: titoli simili, libri simili.

Una pila di sacchi di cemento mi si formava sulla schiena pagina dopo pagina. Sono arrivato in fondo che avevo le allucinazioni.
Per superare lo shock devo aver letto solo fumetti per due anni di fila. Una cosa pero’ poi l’ho capita: stai attento che i grandi ragionano strano. Non e’ vero che libri con titoli simili raccontino storie simili.

8. isadora - 16 maggio 2007

Pensa che io, invece lo lessi in pieno delirio d’onnipotenza, intorno ai vent’anni, e mi sentivo così tanto “lupo della steppa” anch’io… stavolta, invece, il trattato del lupo della steppa mi ha un po’ stesa. Però mi ci sono ritrovata anche stavolta, un pochino. O forse ho ritrovato la me stessa che credevo di essere allora…


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