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Sorda e muta 26 maggio 2007

Posted by Isadora in Sammelsurium.
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fortuna.gifHo letto un post di Cadavrexquis che mi ha dato parecchio da pensare (i suoi post hanno spesso quest’effetto su di me): parla di un libro su Berlino appena uscito, scritto da un’italiana. Il libro non ne esce bene; l’impressione che ho ricavato dalle parole di Cadavrexquis è che si tratti di una robina un po’ superficiale, che l’autrice, in realtà, dell’anima di Berlino abbia còlto poco. Questo potrebbe risultare sorprendente, considerando che l’autrice, a quanto pare, vanta una ventennale esperienza di viaggi a Berlino; risulta logico, almeno per me, quando si scopre che tale conoscitrice di Berlino non parla il tedesco. Ora: il libro e la sua autrice non m’interessano e Berlino è una città alla quale sono legata da un odio-amore-odio per mille motivi, tra cui il fatto che ci ho vissuto per cinque lunghi e movimentatissimi anni e che è stata lei ad insegnarmi il tedesco; quello che mi ha dato da pensare è questa presunzione di voler conoscere una città o un paese ignorandone la lingua.

Forse uno dei motivi per cui l’ho odiata tanto, Berlino, è stato proprio l’inizio sconsiderato. Arrivata in pieno inverno, la stagione più amara in una città già triste di suo e che gode di un clima di carattere squisitamente continentale, non ero sicura che avrei più visto la primavera. Il mio problema maggiore, però, non era il gelido vento dell’Est che mi tagliava la faccia tutte le mattine: il vero problema era che conoscevo sì e no tre parole di tedesco e ogni attività, anche la più banale come comprare un pacchetto di sigarette diventava un problema e mi ricordava inevitabilmente del fatto che fossi un’estranea. Nei miei ricordi un periodo terribile e bellissimo allo stesso tempo. Terribile, perché avevo come la sensazione di essere mutilata, di vivere sotto ad una campana di vetro; bellissimo, perché ogni giorno c’era qualcosa di nuovo da scoprire, da imparare, una nuova avventura. Inizialmente io non capivo il mondo intorno a me ed avevo seri problemi a farmi capire (e spiegare qui il perché sarebbe troppo lungo, diciamo che intorno a me erano pochissime le persone che se la cavavano con l’inglese). E come avrei potuto? Senza conoscere la lingua niente è più scontato: niente giornali, niente tv, niente cinema, niente teatro, nemmeno una battuta stupida con la cassiera del supermercato. Andavo al lavoro in metropolitana e, ogni volta che l’altoparlante gracchiava qualcosa, mi venivano le lacrime agli occhi, al pensiero che, se si fosse trattato di una cosa importante, non me ne sarei nemmeno resa conto. Poi, col tempo, acquistando una discreta padronanza della lingua, un nuovo mondo di letteratura, giornalismo, teatro e quant’altro mi si è lentamente dischiuso. E con lui anche la città di Berlino, la sua storia, il suo dialetto, le sue peculiarità, le sue contraddizioni.

D’altra parte, si può vivere tutta una vita a Berlino (e forse anche autoconvincersi di conoscerla, senza parlare una parola di tedesco. Basta non avere alcuna curiosità per ciò che si ha intorno, per il mondo in cui si vive e poche (pochissime) velleità culturali. La maggior parte degli italiani che ho conosciuto si è ben guardata da imparare poco più che danke e bitte, magari durante un soggiorno di un anno. Passavano il loro anno coccolandosi nell’atmosfera ovattata del mondo studentesco e tornavano a casa senza avere capito assolutamente nulla di tutto quel reticolo di tensioni che caratterizza la storia breve, ma travagliatissima, di questa strana città così grande eppure così maledettamente provinciale, così piena di attività culturali eppure così ignorante, così poco tedesca, e al contempo simbolo e concentrato della Germania. Ma come cogliere l’essenza di una città, l’anima di un popolo, se non c’è una comunicazione vera? Come capire la “Berliner Schnauze”, la (in Germania) proverbiale faccia tosta (che attraversa tutte le sfumature che vanno dall’umorismo secco alla maleducazione congenita) dei cittadini berlinesi espressa con un dialetto coloritissimo se si mastica appena un po’ di tedesco scolastico? Un’impresa senza speranza. Come, probabilmente, il libro di cui ci raccontava Cadavrexquis.

Commenti»

1. Cristian - 27 maggio 2007

Non posso che condividere il tuo pensiero.
Ricordo ancora la sensazione di frustramento che, dopo una notte trascorsa in compagnia di persone tedesche, mi attanagliava.
Come si può affermare di conoscere una persona o un popolo senza conoscerne la sua lingua, il suo umore e i suoi costumi?

Comunque leggerò il libro. Mi hai incuriosito.

Ciao da Kiel,
Cristian

2. Cristian - 27 maggio 2007

Frustramento? Ho scritto veramente frustramento?
Troppo tedesco mi fa male!

Cristian

3. isadora - 28 maggio 2007

Cristian, ben arrivato! Ogni tanto scrivo/dico anch’io delle cose incredibili quando passo da una lingua all’altra😀 comunque l’idea del post era di scoraggiare alla lettura😀 😀

4. bettchen - 29 maggio 2007

meine damen und herren. io capivo solo questo alle lezioni, i primi giorni. poi non so dopo quanto tempo, mi sono ritrovata nella stessa aula, usata come cinema la sera. ho visto harry ti presento sally. e per me quel film è stato girato in tedesco, perché mi veniva naturale capire così. finii a fare sogni in tedesco, a vivere in tedesco. e nonostante la mia romagnoleria, sono convinta di avere un lato tedesco, abbastanza evidente.
quanto al libro, beh, io ho letto “all’ombra del cerro”, scritto da una tedesca di origine italiana, ambientato fra i partigiani dei crinali toscoromagnoli nella seconda guerra mondiale. non una cartina geografica era stata studiata, dalla soggetta, per l’occasione. non un vero lavoro sul dialetto, nulla sulla realtà di quelle zone. eppure, la signora è considerata un’autorità.

5. dioniso - 29 maggio 2007

Condivido pienamente anch’io. Io purtroppo sto ancora faticando molto per migliorare la mia conoscenza maccheronica del tedesco.

6. isadora - 29 maggio 2007

dioniso, all’inizio è una fatica improba, ma poi vedrai che soddisfazione (anche se io non mi picco di parlare perfettamente, anzi: ogni tanto faccio degli strafalcioni… però anche quelli servono, a volte, a rompere il ghiaccio)

bettchen, io mi riferivo alla conoscenza di un popolo. La topografia di Berlino o la sua storia non hanno bisogno di essere studiate in lingua originale, ma per comprendere l’essenza di una cultura, per dire di conoscere una città come Berlino, secondo me (ma è e rimane una personalissima opinione) la conoscenza della lingua è fondamentale. Se no vien fuori una guida per turisti…


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