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Shift happens 12 giugno 2007

Posted by Isadora in Sammelsurium.
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Così s’intitola una presentazione segnalata da pigreco sul suo blog sotto al titolo: “La fine del mondo come lo conosciamo”. È una presentazione ad effetto, probabilmente fatta da un americano per un’audience americana (è una mia supposizione, non ho controllato): non ci sono referenze per i numeri, astronomici, riportati, ma, almeno secondo me, qui i numeri non sono fondamentali (in apparenza sì), ma il messaggio.
Comincia così: “Se tu sei uno su un milione, in Cina, ci sono altri 1300 individui come te”. Vero. Va avanti: “In India, ci sono 1100 individui come te”. Vero anche questo.

Adesso arriva la prima mazzata: “Il 25% della popolazione in Cina con il QI più alto è maggiore dell’intera popolazione del nord america”. Detto così fa un po’ paura. Solo che il QI da solo non ha mai fatto miracoli (anzi, ci sono mestieri, come, per esempio, il politico, in cui un quoziente intellettivo troppo alto è deleterio).

Poi, qualche lucido più avanti, due affermazioni interessantissime: “Attualmente stiamo preparando gli studenti per mestieri che ancora non esistono” e “[che dovranno] utilizzare tecnologie che non sono ancora state inventate”, “per risolvere problemi di cui ancora non sappiamo che lo saranno”. Il mondo cambia così velocemente che, come dice anche l’autore della presentazione qualche lucido più avanti, “per studenti che iniziano un corso di studi quadriennale, la metà di ciò che avranno imparato alla fine dl primo anno di studio sarà già sorpassata al terzo anno” – che è un po’ tirato per i capelli, però non è del tutto sbagliato.

Ecco, vorrei fermarmi qui, la presentazione va avanti, ma io vorrei fermarmi qui, perché questa mi è piaciuta moltissimo. Non è una novità, anch’io, che mi sono laureata all’inizio degli anni novanta, ho imparato cose che erano già obsolete pochi mesi dopo. Il lavoro che faccio oggi non ha assolutamente nulla a che vedere con quello che ho studiato. Una cosa, però, al contrario dei miei amici americani, l’ho imparata, ed è lo strumento più importante per tenere il passo con questo mondo che cambia: imparare. Io ho imparato anche nozioni, ma, soprattutto, ho imparato ad imparare e ad utilizzare le nozioni imparate, a ricombinare le informazioni, ad osservarle in relazione ad un nuovo contesto, ad applicarle a nuove situazioni. A cercarle, le informazioni, in questo mondo in cui – cito ancora la presentazione – si stima che le informazioni contenute in una settimana di New York Times superino in quantità quelle in cui un individuo (americano?) del XVIII secolo sarebbe incorso in tutta una vita (che però era anche parecchio più corta).

Ora, a parte lo stile “ad effetto” così americano, gli spunti di riflessione sono validi: il mondo cambia a velocità esponenziale, il bombardamento di informazioni attraverso i mezzi di comunicazione, tradizionali e non, è intenso e costante, tanto che una grossa fetta della popolazione occidentale ha già perso (o sta rischiando di perdere) il treno, per pigrizia, per ignoranza o, anche più spesso, per paura o anche per incapacità di selezionare le informazioni, di classificarle qualitativamente, finendo schiacciati dalla quantità: l’importante non è leggere tutto il New York Times, ma trovare tra le mille informazioni quelle che ci servono (o c’interessano).

Commenti»

1. dioniso - 13 giugno 2007

Le tue riflessioni sono condivisibili. La capacita’ di filtrare informazioni diventera’ sempre piu’ importante. Non e’ casuale l’enorme sviluppo dei motori di ricerca.
Forse si andra’ avanti per il percorso verso una specializzazione sempre piu’ profonda ma sempre piu stretta. Servira’ comunque sempre qualcuno con una visione piu’ ampia che sia in grado di mettere in relazione i vari specialisti.
Saluti dalla Foresta Nera

2. stefano - 14 giugno 2007

non ho visto la presentazione, tuttavia mi sembra che si predichi un sano ritorno al passato, finalmente, piuttosto che un balzo in avanti: l’universitá dovrá tornare a dare strumenti culturali e smetterla di riempire gli studenti di nozioni.

3. isadora - 14 giugno 2007

Ma, Stefano, la presentazione (che è da vedere, davvero – pensa che nel frattempo ho visto non so più dove che qualcuno l’ha tradotta in italiano e messa su youtube) non offre teorie, né soluzioni: si tratta di una collezione di fatti (anche se non dice da quali fonti provengano certi numeri); le considerazioni (e qui ne ho messe solo alcune) le ho fatte io.

E, sì, io sarei assolutamente per un sistema formativo che insegni a pensare, a rielaborare, ad imparare e non che trasmetta solo nozioni (inutili, peraltro, perché già obsolete prima dell’utilizzo pratico).

4. stefano - 14 giugno 2007

si si, mi era chiaro. commentavo infatti le tue considerazioni.

5. sgrignapola - 14 giugno 2007

A me la cosa che piu’ mi intriga e’ cercare di capire il cambiamento antropologico che ci sara’. Quello che siamo dipende da come/quanto interagiamo con l’ambiente. Ma anche dallo spazio che la nostra solitudine si prende e che ci permette di elaborare e “fare nostre” (questa locuzione sembra presa da un tema delle superiori, arghhh) certe informazioni.
Mi immagino l’uomo del 2050 come uno che e’ in un flusso comunicativo costante, ma senza il tempo di elaborare le informazioni. La tecnologia ci dira’ dove siamo e cosa dovremmo fare. Dovremmo. Come adesso seguiamo la voce del navigatore satellitare, vai di qui vai di la’.
Cosi’ l’uomo finisce per diventare una specie di esecutore dei messaggi che gli arrivano. Piu’ un insetto che un mammifero.

Anche i concetti filosofici classici come l’essere (ma anche la liberta’, ecc) cambieranno significato. Ma questo e’ forse normale, visto che ogni epoca ripensa l’essere.

Non son neppure sicuro di essere a tema.

6. isadora - 14 giugno 2007

Come no, certo che sei in tema! Però la visione dell’uomo-insetto che esegue mi spaventa…

7. Depa - 16 giugno 2007

Forse la stiamo prendendo dal lato sbagliato.
Condivido anch’io il problema di non riuscire più a stare al passo con le informazioni e certamente vorrei altri motori di ricerca (es.: vorrei un motore che ricercasse, poi filtrasse interpretando il testo secondo le mie direttive e, già che sta lì, mi facesse anche un riassuntino, perchè di tempo ne ho poco). Però non credo nella trasformazione in insetto (o meglio, non credo sia molto diverso da quello cui siamo arrivati causa pubblicità e, più in generale, marketing – laddove usato in modo sconsiderato). Credo che arriveremo a capire prima come fare.

Forse dovremmo intendere queste info in altro modo, non come qualcosa che dobbiamo sapere in tempo reale (apparente esigenza attualmente più diffusa), ma come qualcosa che, (solo?) se ci serve, possiamo trovare in tempo reale (il che porta, come effetto collaterale, ad un filtro sulla maggior parte delle informazioni, quelle che non reggono il ritmo del tempo).

E’ comunque una bella differenza rispetto al passato: finora abbiamo dovuto acquisire, prima, l’informazione, per poterla rintracciare ed usare, mentre ora possiamo usare informazioni che fino a pochi minuti fa non sapevamo neppure che esistessero.

Non sappiamo ancora quanto siano effettivamente buone, quanto sia il rumore, quanto il dolo laddove ci venga raccontato qualcosa di errato (sempre dove si riesca a classificare qualcosa come errato, ovviamente).
Ma, se per questi aspetti sono fiducioso che si trovi un algoritmo di supporto alla scelta, meno lo sono quando cerco di convincermi che non è vero che la sequenza di ragionamenti basati su informazioni appena lette e non ancora digerite possa essere robusta a sufficienza per costruire il mondo di domani.

Fortunatamente mi consola (così posso andare a letto tranquillo…) il fatto che i ragionamenti che si sono rivelati robusti non sono sempre stati quelli su cui è stato costruito il mondo di ieri.

8. isadora - 17 giugno 2007

il che porta, come effetto collaterale, ad un filtro sulla maggior parte delle informazioni, quelle che non reggono il ritmo del tempo
Un po’ come i testi d’informatica di cui si parlava nell’altro post, no?

Per quanto riguarda la robustezza dei ragionamenti: sì, se le premesse sono sbagliate, lo saranno anche le conclusioni del ragionamento, però secondo me la “digestione” delle informazioni non è necessariamente un processo lento e al giorno d’oggi abbiamo la possibilità di confrontare in tempo reale più fonti, anche di chiedere un’opinione (è quello che io a volte faccio qui: metto un’informazione che mi ha colpita e guardo cosa mi dicono quelli che passano – a volte vengono fuori cose sorprendenti), di confrontare come questa informazione viene offerta e rielaborata in diversi contesti culturali (per esempio il risalto che una notizia ha in diversi paesi, o anche solo come viene riportata). Per me è una cosa estremamente positiva, anche se richiede uno “sforzo” da parte del lettore, che non deve limitarsi a fare l’utente passivo, ma “lavorare” sull’informazione per verificarla e giudicarne il valore e l’utilità. Il lettore passivo diventa perdente se prende qualsiasi cosa come oro colato solo perché l’ha trovata con google; ma lo era già prima della crescita di internet, se si affidava, per esempio, ad un solo quotidiano…

9. Depa - 17 giugno 2007

Certo, i due post si richiamano senza alcun dubbio: informazione passata e informazione futura, diversi modelli e tempi di acquisizione a confronto. Non me la conti: lo hai fatto apposta😉

Riguardo questa discussione, resta, a mio parere, fondamentale l’esigenza di assimilazione (ricordo i semestri dell’università che mi stavano stretti, ma poi a me rimaneva quanto studiavo su tempi più ampi, mentre c’era chi prendeva dei gran 30 in tempi brevissimi, per poi dimenticarsi tutto nel giro di 1-2 mesi – c’erano anche i 30 in tempi brevissimi, che poi ricordavano meglio di me, ma anche al loro posto non farei il bagno prima delle 2 ore e mezza canoniche).

In effetti, dalla tua risposta potremmo quasi concludere che esiste una strada per cavarcela anche su questo ulteriore fronte perchè questa “digestione” delle informazioni, pur restando un processo lento come prima, oggi possiamo distribuirla tra più persone.
Per certi versi angosciante, per altri così ragionevole e rassicurante, che viene naturale chiedersi perchè l’umanità non ci sia arrivata prima (o forse sì, ma la Rete era più piccola, limitata al monastero, tra gli amanuensi e poi alla rete tra le nascenti università…).
E quasi si riallaccia al mio post su Condivisione e Collaborazione, ma partendo dalla strada opposta.
O forse, partendo entrambi dalla visione pseudo-egoistica (non riesco ad usare il mio Web 2.0, non riesco a stare dietro ai cambiamenti culturali ed alle informazioni) per trovare una soluzione nel fatto che io non riesco, ma noi ci possiamo riuscire.
Per vedere l’enorme cambiamento, mi verrebbe da fare un confronto con una poesia di Trilussa (La libbertà – 1931), in cui si mettevano in contrapposizione (per motivi facilmente rintracciabili nella storia del tempo) il guidare e ridurre la forza dell’acqua (aka libertà) per smuovere la turbina e trasformarla in luce con la necessità di lasciarle un po’ di sfogo naturale, ‘se canta o se barbotta’, con il diverso concetto che stiamo affrontando, di libertà come condivisione, per cui potremmo spostare l’attenzione sull’essenza dell’acqua, regolata dalla coesione del legame ad idrogeno (non troppo forte, non troppo debole).
Ma non c’è tempo…😉

10. isadora - 17 giugno 2007

Ma l’essenza dell’acqua non è il suo stato d’aggregazione, no? Non è che se isoli una molecola di H2O questa smette di essere acqua… (attenzione, stai parlando con una che in una vita precedente è stata un chimico)🙂

Ecco, lo dici tu stesso, le reti ci sono sempre state (il monastero, l’università…) ma erano più piccole, non erano collegate tra di loro e, soprattutto, concedevano l’accesso (sia inteso come consultazione che come contributo) ad una élite. Queste sono le differenze principali con un’internet, che, almeno in teoria, è accessibile a tutti. Dico “in teoria”, ma in pratica no, perché richiede un investimento economico nell’infrastruttura, quindi bisogna permettersela economicamente, e poi una minima – minima, ma non da sottovalutare – padronanza della tecnologia. Ecco, qui arriviamo al nocciolo della questione: il digital divide. Le informazioni ci sono, bisogna solo andarle a prendere, sapendo come si fa. Stiamo quindi creando l’analfabeta del futuro: non basta più saper leggere e scrivere, bisogna anche avere una discreta padronanza della tecnologia e l’inglese sarebbe anche un requisito a mio parere indispensabile.

OT: ho linkato il tuo post nel tuo commento, spero che non ti dispiaccia. Confesso, l’avevo letto solo superficialmente (a proposito), ma mi ha fatto sorridere rileggerlo attentamente oggi alla luce del mio ultimo post in cui tesso le lodi di tumblr (praticamente il contrario di quello che stai cercando tu)…

11. Depa - 17 giugno 2007

Ok, ottimo per il link.
Per quanto riguarda l’acqua, mi riferivo all’essenza della forza dell’acqua (quella che serve per smuovere la turbina): la molecola di H2O non ce la fa, da sola (a proposito, come è fatta una molecola di H2O da sola? è una piccola goccia? più piccola di quelle vaporizzate? più piccola ancora?🙂 una molecola di H2O, da sola, è ancora acqua, come la conosciamo ad un livello macro? è la sua essenza?). Scherzo, non mi interessa, in verità😉

Per quanto riguarda l’analfabeta, no, non sono d’accordo: è vero solo nel breve periodo, ma abbiamo le possibilità e la tecnologia per evitare che gli utenti debbano conoscere la tecnologia e l’inglese, per evitare che debba sapere come fare a recuperare l’informazione, nel medio periodo (10 anni? ne sono stati sparati tanti di numeri a questo proposito, ma abbiamo già alcune applicazioni decenti e 10 anni sono tanti, per migliorarle – non per renderle ottime, ma per renderle utili).
E’ una tecnologia un po’ complicata, ma alla nostra portata e nelle nostre esigenze.

P.S.: non ti preoccupare per aver letto superficialmente quel post: lo stanno facendo in tanti (ho un po’ meno tempo per seguire il blog e le statistiche calano a vista d’occhio: dicono che ci vorrebbero 75 post al mese, per far continuare la crescita del blog, se continuo così ne faccio 75 in 2 anni). Vero quanto dici di tumblr: difficilmente lo userò (mentre ho provato aNobii, ma non l’ho ancora “digerito”, non riesco a farlo mio…)

12. isadora - 18 giugno 2007

Depa, tesoro, tu con un unico post dici le cose che io dico in dieci, quindi a te bastano 7-8 al mese, ma in 75 puntate… Seriamente, non so dove tu abbia letto questa baggianata dei 75 post, ne basta uno al giono, solo nei giorni feriali (cioè il contrario di quello che faccio io), però tu (se vuoi avere più lettori) dovresti accorciare i testi o, come dicevo scherzando, ma non più di tanto) fare davvero delle puntate. Il mazzo internet non è fatto per articoli così lunghi e complessi, i tuoi post sono bellssimi, ma difficili da leggere sul monitor.

ANobii ha due o tre difettucci, ma sono sicura che migliorerà. Quello che mi sorprende è che la maggior parte degli utenti mette migliaia di libri sullo scaffale, ma ne commenta sì e no uno o due. Io, invece, ho sempre qualcosa da (ri)dire…🙂

Sull’analfabetismo rimango ferma sulla mia posizione. Le tecnologie non sono ancora accessibili (in senso tecnico) e costose.

L’acqua è acqua, anche quando è solo una molecola. Io non sono una sostenitrice dell’omeopatia (anzi), ma se devi credere a loro, basta una molecola (o anche solo l’idea di) di principio attivo in una piscina olimpionica d’acqua a curare i malanni…

13. sgrignapola - 20 giugno 2007

Leggo solo ora tutti i commenti. E dopo una nottata insonne. Le informazioni che non sono tutte uguali -ma va?- quelle meno uguali sono quelle che definiscono gli utenti.
Gli uomini si stanno trasformando in utenti a vario livello: sul lavoro, nella vita personale, etc. Qui piu’ informazioni significano piu’ controllo, modificazione e strutturazione dei rapporti tra persone e gruppi di persone.
Lascio stare, che sono in coma. Quando avro’ capito bene cosa voglio dire, mi ripresento, piu’ preparato. Per ora mi gioco una giustifica.

14. Depa - 25 giugno 2007

ok, buona per la molecola d’acqua (fosse stata birra ne sarebbe servita almeno una pinta, non tutte le molecole sono uguali…)

Per tecnologie e costi, rimanderei a quando riuscirò a trovare più tempo (non è detto che non riesca a scriverci un post, ma se continua così, non in questa vita…)

Per quanto riguarda i miei lettori, non è un vero problema, solo che ogni tanto mi piace svestire i panni del presuntuoso e vestire quelli di Charlie Brown per far finta di piangermi addosso. Ritornando al presuntuoso, sono convinto che, se avessi il tempo, potrei far decollare gli ascolti, pur mantenendo quella lunghezza.
Se scegliessi una via di mezzo tra questi due personaggi, potrei sempre puntare a fare delle dispense, che si leggono bene fuori monitor.
BTW: i miei post sono già a puntate (non si capiva?). Prendi ad es. quelli su SOA o quelli sull’AI…😉

aNobii: sto inserendo un bel po’ di libri senza commento. Ancora.
Ma quando ci sarà una certa massa critica, li aggiungerò per forza (senza commenti – e tag: mi mancano anche quelli! – , tanto varrebbe collegarsi direttamente ad Amazon).

Intanto aggiungo un riferimento come contributo, che mi sembra ben fatto e completo sotto diversi punti di vista.


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