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Pistole e spaghetti 16 agosto 2007

Posted by Isadora in PilloleDiGermania.
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Proprio l’anno scorso, ma di tanto in tanto qualche specialista a corto di notizie ritira fuori l’argomento, un articolo dichiaratamente satirico apparso su Spiegel-online fece indignare tutta l’Italia, anche grazie ad una traduzione infame prontamente pubblicata urbi et orbi. Ci scrissi su anche un post (La lingua batte, e mai scelsi titolo più appropriato, direi), arrabbiata com’ero: io che in Germania ci vivo da anni e, al contrario della maggior parte dei miei compatrioti qui residenti, sono in grado di esprimermi in modo intellegibile in tedesco, non ho alcuna difficoltà con questo tipo di pregiudizio, primariamente per via del fatto che non è a me applicabile (e nessuno si è mai sognato di farlo). Ma, si sa, l’italiota ha il codone di paglia, e giù tutti a fare uso dei più biechi luoghi comuni sulla Germania ed i suoi abitanti, con inappropriati riferimenti storici sempre dimentichi dei tristi parallelismi. Le discussioni erano tutte piuttosto banali, tutti sembravano conoscere la famosa copertina di “Der Spiegel” del 1977, “Pistole auf Spaghetti”, sul tema dell’Italia come meta di vacanze (purtroppo non ho trovato l’immagine, che avrei linkato volentieri).

Perché mi viene in mente proprio oggi? Perché sono italiana e vivo in Germania e, proprio stamattina, la mia vicina in metropolitana stava leggendo questo: “Mafia ante portas“, un articolo sulla strage di Ferragosto a Duisburg. Ecco, e poi ci meravigliamo delle copertine con le pistole e gli spaghetti. Chissà come gli sarà mai venuta in mente una copertina così…

Aggiornamento: grazie all’aiuto del caro Filter è arrivata anche la copertina di cui scrivevo sopra.
Pistole auf Spaghetti

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Commenti

1. gocciacontinua - 16 agosto 2007

Forse non ci sono abituati agli omicidi.
Il fatto è, che a volte si indica con un termine una nazione intera, ed in quel momento io mi arrabbio eppure forte, mica in Germania sono tutti kartophen o come si scrive?
io vivo in una città molto difficile,ma questo non fa di me un delinquente.

ti saluto.

2. gennaro - 17 agosto 2007

Niente da fare, anche a distanza di un anno tu insisti col tuo essere “super-integrata e mai avuto problemi figuriamoci insulti o addirittura discriminazioni”, mentre il resto degli italiani (o italioti, come li chiami tu in modo “affettuoso”) è composto da persone un po’ patetiche che neanche riescono ad esprimersi in tedesco (e probabilmente neanche in italiano) e che, tutto sommato, forniscono una sufficiente quantità di ragioni per giustificare i vari pregiudizi che esistono su di loro. Però oddio, un’evoluzione c’è stata: sei arrivata ad ammettere l’esistenza dei pregiudizi, salvo specificare che tu sei “troppo tutto” – troppo integrata, troppo deutschsprachig – per sentirti in difficoltà per queste amenità.
Ti ricordo che a suo tempo (mi riferisco ad Achilles) c’erano persone – tra cui il sottoscritto – che hanno stigmatizzato l’atteggiamento di gran parte della stampa tedesca nei confronti della Nazionale italiana e dei suoi sostenitori, senza voler con ciò difendere o giustificare l’analogo atteggiamento tenuto da Repubblica. Nessunissima coda di paglia, quindi, ma solo fastidio per delle affermazioni che andavano ben al di là della satira (anche perchè non hanno riguardato solamente lo Spiegel, ma anche altre testate come la FAZ e la Süddeutsche Zeitung). Ah, dimenticavo, meine Deutschkenntnisse dürften ausreichen um den Artikel des Achilles zu verstehen (basta come certificato linguistico? Posso anche io far parte di quell’esigua minoranza acculturata e vollkommen deutschsprachig?), quindi non mi sono fatto fuorviare dalla “traduzione infame”.
Insomma Isa, komm von deinem hohen Ross runter e smettila di considerare te stessa come una “Vorzeigeitalienerin” e gli altri come dei meri “italioti” semi-analfabeti e con la coda di paglia perenne. Ci sono connazionali che sono arrivati in Germania con un “Migrationshintergrund” probabilmente molto molto diverso dal tuo e che non meritano giudizi espressi con tale saccenteria.

Comunque sia – e chiudo – con questo tuo post sei entrata a pieno titolo tra gli “specialisti a corto di notizie” di cui parli nel tuo incipit, perchè il titolo “Mafia ante portas” (che esprime una triste verità) non ha proprio nulla di offensivo, a differenza dei vari articoli di cui ho parlato prima.

3. isadora - 17 agosto 2007

Goccia, hai perfettamente ragione. Non tutti gli italiani sono pizza, mafia e mandolino, né tutti i tedeschi sono nazi col boccale di birra in mano.

Gennarì, a parte la sparata a livello personale, qual è il tuo messaggio? Io sono indignata e triste per la vicenda di Duisburg e, sinceramente, mi sembra che, alla luce di eventi di questo tipo, sia logico che nascano o si alimentino certi pregiudizî. Brutti, sì, ma, a quanto pare, non infondati. Se tu preferisci rimanere nel tuo ghetto e vivere in un paese che a quanto pare consideri tuo nemico, sei libero di farlo, ma non venire a menarla a me perché la penso diversamente e mi permetto di dirlo.
Inoltre, dove avrei scritto che il titolo “Mafia ante portas” (che tra l’altro è un gioco di parole sul titolo del qui famosissimo e delizioso film di Loriot “Pappa ante portas”) è offensivo? Di offensivo c’è una cosa sola, per tutti gli italiani: che la mafia e le sue stragi siano una realtà. Tutto il resto è aria fritta. Und ich bleibe lieber auf meinem hohen Ross.

4. Chicca - 17 agosto 2007

Sono assolutamente d’accordo!!!

5. Filter - 17 agosto 2007

Io la Germania l’ho vista poco, ma una delle cose che ricorderò a lungo (oltre alle salsicce) è il servizio navetta da Bonn all’aeroporto. E’ un normalissimo autobus che parte dal centro della città, con la gente che sale e scende alle varie fermate lungo il tragitto. Tutti i viaggiatori appoggiavano le loro borse e gli zaini in uno vano aperto, al centro dell’autobus, e poi andavano a sedersi. Io ho pensato “io non ce la metto mica la mia borsa lì, è proprio davanti all’uscita; chiunque può prenderla e saltare giù”. Il mio collega, che in Germania ha vissuto parecchio, ha capito cosa stava pensando e mi ha detto “stai tranquillo, guarda che qui siamo in Germania”.
Ci ho ripensato quando ha saputo di questo massacro a Duisburg e mi sono vergognato un po’.

6. chiaradavinci - 17 agosto 2007

Di nuovo confermo e sottoscrivo ogni tua parola. Che palle, però. In genere preferisco dare torto alla gente, con te non mi riesce proprio.

Se c’è ancora un po’ di posto sul Ross, ci salgo anch’io.
Adelante!

P.S. Una Schwalbe è una Schwalbe, è una Schwalbe. E’ sempre il solito serpente che si morde la coda (di paglia).

7. gennaro - 17 agosto 2007

Quello che tu chiami “sparata a livello personale” è una critica netta e forte al tuo atteggiamento “io sono integrata, chi ha dei problemi in questo paese è selber schuld e tutto sommato ignorante”, e sono venuto a “menarla” a te perchè hai espresso il tuo pensiero in un blog, che per definizione prevede (auspica direi) l’inserimento di commenti da parte dei lettori (non sono venuto a citofonarti a casa).
Io persona che ancora deve uscire dal “ghetto” (dell’ignoranza?) e che combatte contro un “paese nemico”? Queste metafore continuano ad alimentare la contrapposizione Vorzeigeitaliener vs. “quelli che se piangono addosso e che ancora non hanno capito”. Du bist auf dem falschen Pferd (per rimanere nella metafora del cavallo). Ci sono persone che su questi temi non la pensano come te e che soprattutto non condividono il tuo modo di porrti (e lo dicono perchè stiamo in un blog), ma che per questo non sono costruttori di ghetti mentali.

8. ilredeire - 17 agosto 2007

Curiosamente un anno fa in Italia quella pizzeria è stato oggetto di un servizio giornalistico su Italia 1, si reclamizzava la pizza “Gattuso”, probabilmente avrebbero dovuto chiamarla pizza “De Rossi”, considerato ciò che ha combinato con gli USA, ad ogni modo, se magari non finivano in TV, c’è il caso che sarebbero ancora vivi.

9. isadora - 17 agosto 2007

re, non sapevo del servizio televisivo; sono però convinta che i killer li avrebbero scovati anche senza l’aiuto di Italia 1. Comunque era uno dei ristoranti italiani più noti di Duisburg, che non è quella che si dice una metropoli…

gennaro, se vuoi parlare dell’argomento del post sei il benvenuto. Se non ti piace il mio modo di fare, è un problema esclusivamente tuo e non lo risolverai scrivendolo qui (o altrove). Ma nessuno t’impedisce di scriverlo 😉

chiara, effettivamente: che palle! Dài, litighiamo un po’ 😀

Ciao chicca, ben arrivata. Con chi sei d’accordo? 😉

Filter, ti ho recuperato dallo spam (eri finito sotto ad una valanga di v|@gr@ e c|@l|s…). Be’, non è che la Germania sia il paese dei balocchi, però la criminalità è inferiore che in Italia ed io qui mi permetto lussi che in Italia mai mi sarei sognata (per esempio andare fuori dimenticando la porta vetri sul giardino aperta). Una notizia come quella di Duisburg qui ha una risonanza enorme, perché sono cose che qui capitano molto di rado (per fortuna, anche se io preferirei che non capitassero proprio, né qui, né altrove).

Per tutti: a quanto pare non sono stata l’unica ad avere questa idea: Immagine internazionale

10. gennaro - 17 agosto 2007

Ma guarda che ho parlato dell’argomento del post.
Per più ragioni:
1. La forma, a volte, è sostanza. Ho espresso le mie valutazioni sulla forma delle tue considerazioni (e quindi sulla sostanza di esse), che hanno a che vedere con Duisburg, con i possibili pregiudizi ecc. ecc. ecc. Alla fine del tuo post scrivi “Ecco, e poi ci meravigliamo delle copertine con le pistole e gli spaghetti. Chissà come gli sarà mai venuta in mente una copertina così…”, giustificando quindi i Pistolenspaghetti, gli Achilles e quant’altro. Io invece dico no, questi episodi (Duisburg) non giustificano un attacco generalizzato contro gli italiani in generale, punto e basta!
2. Tu hai richiamato nel tuo post l’affaire Achilles, che con questa roba non c’entra proprio nulla. In quell’occasione la stampa tedesca – a mio modestissimo avviso – non si è comportata bene (ha tirato fuori una sfilza di pregiudizi lunghi quanto na casa, e ripeto, non mi riferisco solo all’Achim Ironiemeister, ma anche a altre testate). Questa volta invece i giornalisti sono stati molto “sachlich” e sono contento di questo.
3. Tu, in fondo fondo, sei dell’opinione che il nostro essere “italioti” (noi eh, mica tu) giustifichi determinati pregiudizi. Io invece rifiuto fortemente quest’idea, fortemente. Nel corso dei miei anni in Germania mi sono spesso dovuto confrontare con battute varie legate alla mia origine. A volte queste venivano espresse in modo simpatico, e lì le ho accettate col sorriso e rispondendo a modo, a volte invece no. Le volte che era “no” l’ho detto fortemente, senza fare “l’Integrationsitaliener”.

That’s all folks. Passo e chiudo.

11. filippo - 17 agosto 2007

Ciao molto bello il sito! complimenti è stato approvato nella nostra directory! ok andrò a girarmi un po’ tra i tuoi post! ti aspetto sul nostro blog anche! ciao e ottimo lavoro!

12. Oscar Ferrari - 17 agosto 2007

A me sembra di ricordare che la copertina di Spiegel si riferisse a fatti di terrorismo politico (era il 77) e non di mafia. Ci vorrebbe qualcuno che s´intende di armi per sapere se la pistola è una P38

13. Poesia - 18 agosto 2007

Argomento o meno, a me l’Italia fa schifo, e pure gli italiani, a parte alcuni. Non vedo perchè continuare a fingere di essere campanilisti, quando l’unica cosa che, mediamente, riesce a riunire gli italiani è davvero la nazionale di calcio e basta.
Andiamocene, va. Che anche io come Isadora, giuro che quando sarò in terra straniera, mi sentirò straniera, e fingerò di non essere stata mai italiana.
Oh, scusa… sono un po’ incavolata, ultimamente. 🙂

14. isadora - 18 agosto 2007

Ciao filippo e grazie.

Oscar, io nel 77 ero piccola e non sapevo il tedesco e di questo numero di Der Spiegel non ho mai visto più della copertina. Certo, erano gli anni di piombo. Il claim nella bandiera italiana sulla copertina in questione dice “Rapimenti, estorsioni, rapine”; il titolo recita: “Italia meta di vacanze” 😎 (io adoro Der Spiegel e sono stata una grande ammiratrice di Rudolf Augstein, eccezionale giornalista; in Italia, purtroppo, non esiste un settimanale paragonabile). E, no, non m’intendo d’armi e non credo che farò mai nulla per cambiare questa cosa. 🙂

Poesia, io me ne sono andata per amore di un uomo e non per disamore del mio paese. Però, guardando a come è cambiata l’Italia e anche la mia città, Bologna, in questi anni, la voglia di tornare è andata sempre più calando. Ma, sinceramente, non voglio neanche passare a tutti i costi il resto della mia vita qui. Per dirla tutta, mi piace considerarmi cittadina, se non del mondo, almeno europea e sogno di andare dove mi portano le situazioni della vita, grazie al cielo sempre impreviste ed imprevedibili. Capirai che, con questo tipo di mentalità, il campanilismo è per me un concetto assolutamente astruso ed incomprensibile. Ciononostante c’è una parte di me che è e rimane, più che italiana, bolognese, ma questo è un altro discorso… 🙂

15. kabalino - 18 agosto 2007

A proposito di luoghi comuni…io mi ricordo i turisti tedeschi che venivano qui nella riviera romagnola con sandali (dall’inconfondibile modello) e calzini bianchi…quindi per ripicca potremmo fare una copertina dell’espresso con un piatto di crauti conditi con sandali e calzini bianchi, eh

16. isadora - 18 agosto 2007

Eh, kabalino, ma tanto ormai anche i Birkenstock sono diventati “in” in Italia, da quando li ha sdoganati Heidi Klum… 🙂

17. Oscar Ferrari - 18 agosto 2007

Non so se l´ho già scritto su questo blog, ma sono nato e vivo i Alto Adige/Südtirol, sono di madrelingua italiana ma padroneggio discretamente anche il tedesco, come dovrebbe essere logico in una terra bilingue. In questo post ho visto riflessi molti aspetti che per ora frenano l´evoluzione culturale della mia terra, tra cui la profonda diffidenza che divide tedeschi e italiani. Considerando che ho due figli mistilingui, spero che prima o poi qualcosa possa cambiare

18. isadora - 18 agosto 2007

Oscar, nel post o nella discussione (la domanda non è ironica)?

I tedeschi non hanno la puzza sotto al naso dei sudtirolesi, però, nei confronti dell’Italia, anzi.
Qui in Germania si dice che i tedeschi amano gli italiani, ma non li rispettano, mentre gli italiani non amano i tedeschi (è un eufemismo, secondo me), ma li rispettano. C’è un ché di vero, secondo la mia esperienza. Molti amici italiani mi hanno espresso compassione quando ho fatto il trasloco; se venissero a trovarmi qui, scoprirebbero che non ce n’era motivo, ma non ci vengono, perché sono diffidenti. I tedeschi, che amano gli italiani, ma non sé stessi, mi chiedono cosa diavolo me l’abbia fatto fare di venire qui ed immaginano un’Italia da dolce vita, col sole e la pummarola, in cui si lavora poco e ci si diverte tanto. Io scuoto la testa là, la scuoto qua e cerco di vivere la mia vita meglio che posso.
Ma uno dei motivi che a suo tempo mi ha spinta ad aprire un blog in italiano in cui raccontare la Germania che conosco io (e la conosco bene, t’assicuro, non benissimo, ma bene) era perché speravo di dare il mio minuscolo contributo a farla capire meglio, se non amare (parolona!) a chi non la conosce. Il tentativo non è riuscito, è un’impresa improba. Ma io sono testarda… 🙂

19. rotella - 19 agosto 2007

Ammetto, per puro pregiudizio, di non amare molto i tedeschi ma di rispettarli. Cosa del resto che applico al genere umano: non posso amarlo o condividerlo tutto, ma cercare di rispettarlo, questo sì.
Vorrei anche che tutto ciò fosse reciproco, ma qui rientriamo nei parametri dell’utopia.
Il diverso mi attira e a volte, ammetto anche questo, mi spaventa.
Credo che, con me, cara Isadora, tu sia riuscita nel tentativo di avvicinamento alla Germania.
Mark Twain diceva che il pericolo non viene da ciò che non conosciamo, ma da ciò che crediamo sia vero e non lo è.

20. isadora - 19 agosto 2007

Rotella, grazie! 🙂 Sai, da nessuna parte, nel mondo, è tutto bello o tutto brutto. È divertente scoprire le cose belle, quelle tipiche, diverse da quelle che si conoscono, ma altrettanto interessanti. Tutto qui.

21. chiaradavinci - 20 agosto 2007

Guarda, Isa, parlavo proprio ieri con una mia cara amica del rapporto che gli italiani e i tedeschi hanno col pregiudizio nei propri confronti. E mi è venuto in mente il tuo post.
Qualsiasi italiano si sente colpito nell’orgoglio se ci chiamano mafiosi, tutti pronti a difendere l’onore della propria nazione: ‘ma non è vero, la mafia non esiste’ (o quasi). Poi capitano episodi del genere e ci tocca dare ragione a chi ci aveva offeso.
Italiani: pizza, mafia e mandolino. Gente come me, te e tanti altri lettori del tuo blog che vivono a cavallo trai due paesi (e anche tra qualche altro, non facciamoci mancare nulla) sanno benissimo che ci sono italiani che ci marciano su questi pregiudizi. A Friburgo conosco un ristoratore che canta mentre porta le pietanze in tavola, perché fa colore (e mi immagino le facce degli abitanti del suo paese d’origine se lo facesse a casa sua). E diversi – sia in Italia che in giro per il mondo – inorridiscono al sentire la parola ‘mafia’, ma poi sfruttano l’aiutino di quello e di quell’altro per sistemare il figlio o per avere la prestazione sanitaria gratuita.
Questo non vuol dire che siamo tutti delinquenti, ma che sotto sotto il pregiudizio può essere, non dico giustificato, ma almeno fondato. E che non ha senso nascondersi dietro un dito e dire ‘io no’. E’ chiaro che non siamo tutti mafiosi (mentre siamo quasi tutti eccezionalmente mammoni), ma la nostra fama ha della basi più che fondate.

I tedeschi, invece, sono accusati di essere nazisti. Io in dieci anni di Germania ne ho conosciuti due che amavano Hitler. E uno era figlio di italiani (ed evito di parlare dei bracci tesi su Fratelli d’Italia durante i mondiali, lo facesse un tedesco verrebbe giù il finimondo).
A Friburgo una volta la popolazione intera andò alla stazione e fece risalire sul treno i partecipanti a una manifestazione per nostalgici. In Italia non credo sia mai capitato, al limite si fa una contromanifestazione cui vanno vanno due sciagattati come me, e la polizia li prende pure a manganellate.
E i nazisti sono loro.
In genere, quando si tocca l’argomento, i tedeschi abbassano gli occhi e si sentono in colpa, anche se sono nato trent’anni dopo la fine della guerra. A me dispiace, perché non vedo che colpa abbiano, però ci terrei a sottolineare l’atteggiamento diverso nei confronti del pregiudizio.
E ciò non per dire che i tedeschi sono santi e noi delinquenti (nel commento a un tuo post futuro, lo giuro, racconterò tutte le nefandezze che ho subito in terra crucca).

Lo dico sempre che ci ha rovinati il cattolicesimo…

Per quanto riguarda, poi, l’integrazione o meno, io credo che la gente debba stare prima di tutto bene con se stessa, poi starà bene dappertutto. E se sa accettare i propri pregi e i propri difetti, saprà valutare nel modo giusto anche quelli degli altri. E adattarsi, oppure rifare le valigie.

Dài, ora però devi darmi torto su almeno un punto, sennò non ci si diverte. 😀

22. isadora - 20 agosto 2007

Cara, ho preferito risponderti in privato. È che stasera sono troppo di buonumore (senza ragione, ma butta così) per trovare la pazienza di fare fronte ad eventuali reazioni. Grazie. 🙂

23. radiowaves - 22 agosto 2007

Lieto di averti fornito supporto 🙂
Ti inserisco nel mio feed reader. Ciao.

24. isadora - 22 agosto 2007

Grazie a te, radiowaves. A presto, allora! 😀

25. Kijio - 27 agosto 2007

ti leggo solo ora e mi permetto una critica nei tuoi confronti Isa. In effetti mi sembra triste per qualunque nazione ritenere “di serie b” coloro che non parlano perfettamente la propria lingua e che sono immigrati per necessita’. Non lo faccio io con gli stranieri in italia e non mi piace quando lo fanno con me, o con altri stranieri in america, in francia o germania.
E’ vero che chi lavora “deve” integrarsi iniziando a parlare e poi scrivere perfettamente la lingua del paese che ospita. Ovviamente non possiamo pretendere che tutti partano “imparati” e ci devessere volonta’ di integrare anche da parte del paese che ospita, con “tanta pazienza” dei suoi cittadini.
Mi offende personalmente quando vedo titoli dei giornali italiani che parlano di “criminali bulgari assassini” alla stessa maniera in cui leggo “italiani mafiosi” in germania.
La mafia esiste, ce n’e’ fin troppa, in italia cosi’ come nel mondo, cosi’ come esiste la mafia cinese/russa/giapponese ma che qualcuno in germania, o in qualsiasi altro posto del mondo, per puro spirito giornalistico si diverta a lapidare un popolo quello no, non lo accetero’ mai. Sarebbe come dire i belgi tutti pedofili (ti ricordi cosa successe tempo fa?) o giapponesi tutti criminali (per la strage di nachino o i campi di concentramento koreani) oppure ancora tutti i tedeschi nazisti (visto il numero maggiore che in italia di sostenitori del famoso partito con la svastica).
Per i laogai in cina (dove milioni di persone vengono uccise ed ai lavori forzati) si puo’ e si deve lottare, ma intitolare un settimanle con “I Cinesi si divertono a fare i campi di concentramento ed ammazzare 10.000 persone l’anno!” mi sembra ingiusto e soprattutto colpisce chi non c’entra nulla, ossia la gente comune!.

26. isadora - 27 agosto 2007

Kijio, io dico solo tre cose:

– L’integrazione può passare solo attraverso la comprensione della cultura del paese che ci ospita. Questa cosa la applico a me, straniera in Germania, per prima.
– La comprensione non può prescindere dalla conoscenza della lingua di detto paese (se no non solo niente giornali e niente tv, ma neanche le conversazioni più elementari). (Motivo per cui mi sono fatta un mazzo così per imparare il tedesco).
– Non mi offendo se sento accoppiare l’aggettivo “italiano” a “mafioso”, perché non mi tange personalmente, ma me ne dispiaccio moltissimo, soprattutto perché c’è un fondo, bello spesso, di verità.

Detto questo, annuncio anche che il tema per quanto mi riguarda è sviscerato, quindi non ho intenzione di rispondere ad ulteriori commenti a questo post.

27. ubik - 28 agosto 2007

E falla finita…ti sei chiesta se per caso odi te stessa? No immagino perche’ troppo arrogante e sbruffona. Dopo aver letto puoi anche censurare. In fondo mi basta che tu sia costretta a leggere questo mio breve commento: per chi non sa guardarsi allo specchio anche per ridere dei suoi difetti e’ bene che qualcuno glie lo ricordi costantemente. Heil. Non era un saluto tedesco di tanti tanti anni fa? Forse a qualche ebreo avra’ qualche brivido. E la differenza tra mafia e nazi(fasci)smo neanche e’ misurabile. Ognuno i suoi difetti, i lati oscuri nella storia e nel carattere nazionale.

28. chiaradavinci - 28 agosto 2007

Io la gente che critica la Germania ce la farei vivere un po’, trai tedeschi. Farei loro imparare la lingua, farei loro conoscere parecchi tedeschi e parecchi immigrati (italiani e non, ma stranamente quasi sempre integrati e non solo per meriti propri). Poi, solo poi, se ne potrebbe riparlare.

E se qualcuno leggesse attentamente questo blog e i commenti che chi lo scrive sparge con intelligenza e parsimonia nella rete, be’, forse starebbe pure zitto.

29. isadora - 28 agosto 2007

Chiara, dai, non ti arrabbiare…

Ubik, visto che hai spostato la discussione su di me, ti rispondo: no, non mi odio, anzi. Sì, sono arrogante. E con questo? Se è un problema, al massimo è il mio, visto che sono l’unica persona *costretta* a convivere con me stessa.
Su una cosa, comunque, siamo d’accordo: “ognuno ha i suoi difetti, i lati oscuri nella storia e nel carattere nazionale”. Non mi sembra di aver mai affermato cose diverse.
E un’altra cosa: io su questo blog ho censurato dall’inizio ad oggi un solo commento, perché era una bestemmia e a me, anche se non mi ritengo credente, le bestemmie non piacciono. Per il resto, tutto quello che abbiamo scritto, nei post e nei commenti, è lì dove è stato scritto e tutti lo possono leggere. Non vedo quindi perché dovrei censurare te, se non ti piace quello che scrivo (a meno che non ti metta a bestemmiare) o me stessa, se trovo che la discussione sia diventata ripetitiva e noiosa.

30. Oscar Ferrari - 28 agosto 2007

Scusa il ritardo, mi riferivo alla discussione, ovviamente

31. silvia - 29 agosto 2007

Oscar, solo perché ora ho riletto il tuo primo messaggio e giusto se ti è rimasta la curiosità, nella foto la pistola è una rivoltella e quindi ha il tamburo rotante, la P38 è una semiautomatica, caricatore all’interno del calcio e carrello di caricamento del primo colpo con quel tipico scorrimento avanti e indietro sulla canna che spesso si vede nei film.

32. isadora - 29 agosto 2007

Oscar, ok e grazie.

Silvia, mi fai un po’ paura… 😀 😛

33. sgrignapola - 29 agosto 2007

Silvia, ma sei figlia di un carabiniere?

34. silvia - 30 agosto 2007

😀 no Sgrigna, sono solo un animaletto terribilmente curioso e osservatore a 360°, e soprattutto la meccanica di precisione (compresa quella delle armi) mi affascina.
Eppoi non ditemi che sono l’unica che riconosce un revolver da una semiautomatica, caspita! È la prima differenza che salta agli occhi tra i film di far west e quelli polizieschi (a parte la famosa 44 magnum dell’ispettore callaghan) 😉

35. sgrignapola - 30 agosto 2007

Sei la prima ragazza che conosco che sa distinguere tra una semiautomatica e un revolver, non parliamo poi della meccanica di precisione !

36. Tony - 17 gennaio 2008

Mi stanno sul cazzo i tedeschi, pesantemente…! E anche tutti quei poveracci che per loro simpatizzano.

37. isadora - 18 gennaio 2008

Ecco, ed in virtù di questo commento che evito di aggettivare, passiamo alla chiusura dei commenti per questo post.

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