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XVII 2 ottobre 2007

Posted by Isadora in PilloleDiGermania.
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Karikatur zur deutschen Wiedervereinigung - Antonio Maia
Domani si festeggerà il diciassettesimo anniversario della Riunificazione delle due Germanie (la “Wiedervereinigung”, con la maiuscola) e solo ora, lentamente, la Germania trova le parole per descrivere uno dei periodi più neri della sua travagliatissima storia. Per anni tutti si sono adoperati per cancellare le tracce della separazione, per donare ai nuovi stati della federazione (i “Neue Bundesländer”) i paesaggi fioriti che erano stati promessi da Kohl all’alba della caduta del muro. In silenzio, maniche rimboccate e testa bassa. Le “blühende Landschaften” di cui sopra non sono arrivate, alla riunificazione politica non si è (ancora) aggiunta la riunificazione di fatto, nei cuori e nelle teste: chi può continua a scappare dall’altra parte di un confine che, geopoliticamente, non esiste più; “di là” rimangono i vecchi e i disperati, sorretti dalla “Ostalgie”, la nostalgia di quello che il tempo ha trasformato nella memoria in uno stato quasi “materno”.

Così i primi film che hanno avuto il coraggio di fare breccia nel muro del silenzio e si sono occupati del tema est-ovest, lo hanno fatto in modo ironico, presentandoci una Repubblica Democratica Tedesca coccolona, un po’ ingenua, in fondo simpatica. “Sonnenallee” o “Goodbye Lenin!” fanno sorridere, dipingendo una RDT edulcorata e, per chi non l’ha conosciuta, anche teneramente esotica. Film educati e politically correct, in cui si abbassa lo sguardo con pudore di fronte alle mille storture ed ingiustizie di quel sistema, di fronte ai prigionieri politici, ai morti, alle attività di spionaggio, alle repressioni, al collaborazionismo, alla StaSi, la Volkspolizei, il commercio umano tra RDT e RFT in cambio di migliaia di marchi “pesanti”.

L’interesse del pubblico per questi film ha mostrato che i tempi sono maturi per uno sguardo più approfondito e critico di quel periodo storico e, quest’anno, ne abbiamo visti più d’uno: “Das Leben der Anderen“, in primis; negli ultimi giorni due produzioni televisive di ottima qualità: “Prager Botschaft“, che racconta la storia della fuga di massa (per un totale di circa 17.000 persone) di cittadini della RDT attraverso l’ambasciata federale tedesca a Praga nel settembre dell’89, e “Die Frau von Checkpoint Charlie“, che racconta la storia di Jutta Gallus (leggermente modificata, ma nei punti salienti basata su eventi realmente accaduti), divenuta famosa nella Germania ovest degli anni ottanta per la sua disperata battaglia per ottenere il ricongiungimento con le figlie, rimaste nella RDT dopo un fallito tentativo di fuga e la prigionia della madre. Una storia straziante, anche se a lieto fine, che mostra tutto l’orrore di una dittatura che calpesta i più elementari diritti umani con brutale efficienza, tutta la mostruosità di un sistema che ha il controllo totale sulla vita di ogni singolo cittadino grazie ad un capillare sistema di delazioni, spionaggio e punizioni sempre dirette a limitare la già circoscritta libertà personale.

Interessante e ben fatto il film, ancora più interessante il fatto che la prima parte è stata seguita da più di otto milioni di spettatori (24% dello share), una quota enorme, che dimostra (si spera) che la Germania è finalmente disposta a confrontarsi criticamente con gli eventi più drammatici della sua storia recente e con un processo di riunificazione che, in molti aspetti, non ha ancora avuto luogo.


Informazioni sull’immagine del post:
Deutschland-Flagge
Karikatur zur deutschen Wiedervereinigung.

Antonio Maia
Portugal, 2. Oktober 1990
Federzeichnung
26,2 x 40,5 cm
Haus der Geschichte, Bonn
EB-Nr.: 1995/02/0381

Commenti»

1. Chico - 2 ottobre 2007

Ho visto “Die Frau vom Check Point Charly” su ARTE. La storia mi ha proprio commosso, soprattutto perché´anche se non ancora maggiorenne la riunificazione tedesca sembra una cosa così lontana nel tempo da dubitare che la divisione sia veramente mai esistita e invece il film ci parla di una vicenda che ha sconvolto la vita di una madre e soprattutto di due figlie che oggi sono poco più che trentenni.
Secondo me oggi su quel capitolo di storia si tace ancora troppo e ricordo che l’anno scorso ho visto in televisione (penso Sat1) un servizio di un giornalista che girava per le strade di Berlino il 3 ottobre intervistando dei 15-16enni. La stragrande maggioranza di loro non aveva la più pallida idea di cosa si festeggiasse il 3 di ottobre…
Buon 3 ottobre, ma il cammino è ancora lungo…

2. donmo - 2 ottobre 2007

Quando si parla di riunificazione della Germania mi torna sempre in mente quella vecchia (ovviamente è ante ’89) battuta di Giulio Andreotti: “Amo così tanto la Germania che sono lieto all’idea che ne esistano due”. Chissà cosa avrà pensato vedendo le scene dell’abbatimento del Muro. E chissà se in Germania conoscono questa battuta.

3. chiaradavinci - 2 ottobre 2007

Per me c’è ancora da lavorare per abbattere il muro nella testa dei tedeschi. Finché i Wessis considereranno gli Ossis delle sanguisughe, la riunificazione non si farà. La colpa è di Kohl che ha deciso che la storia gli aveva dato ragione e più che una riunificazione ha fatto un’annessione (perdonatemi gli omoteleuti). La Germania adesso paga (verbo assai azzeccato nel contesto) le conseguenze di quella sboronata.
Sono contraria a ogni forma di ostalgia, ma anche alle demonizzazioni da ogni erba un fascio. All’Est la vita era durissima, però gli ex-Ossis della nostra generazione sono molto più umani e simpatici dei connazionali di drüben (Perspektivenwechsel), sono molto meno Besserwisser, anche se mi guardano come se fossi pazza quando dico loro che ho scritto la tesi sulla letteratura della DDR.

Se penso alla riunificazione, comunque, penso a “Helden wie wir” (in italiano “Eroi come noi”, ed. Strade Blu, trad. di M. Bistolfi) il romanzo d’esordio di Thomas Brussig, quello precedente all’edulcorato “Sonnenallee”. E’ molto più amaro, rende meglio l’idea di come stavano davvero le cose e rilegge la storia in chiave ironica ma intelligente.

4. isadora - 2 ottobre 2007

Chiara, attenzione, non cadere nella trappola della political correctness: io non voglio buttare tutto al macero, ma non dimentichiamo, perfavore, che il sistema era basato sulla e stava in piedi grazie alla delazione. La presunta solidarietà tra le persone era un’illusione e se ne stanno accorgendo quelli che si sono andati a vedere i loro dossier della stasi. Un esempio terribile e famoso è quello di Ulrich Mühe. Sull’umanità e sulla simpatia ci metterei un bel punto interrogativo. Poi, naturalmente, le generalizzazioni lasciano il tempo che trovano e tutti noi abbiamo amici meravigliosi indipendentemente dalla loro provenienza.
Kohl voleva a tutti i costi entrare nei libri di storia, ma la decisione di fare la riunificazione non la prese lui: c’era il problema oggettivo della gente che, a frontiere aperte, “invadeva” l’ovest e la riunificazione fu fatta soprattutto per impedire che venissero tutti di qua (in soldoni, ma la verità è questa). Le cappellate furono il cambio 1:1 col marco tedesco all’inizio e la promessa delle blühende Landschaften (e l’introduzione del temporaneo Solidaritätszuschlag che continuiamo a pagare a tutt’oggi). Nessuno aveva idea, allora, di quanto fosse messa male l’economia dell’ex RDT, allora. Tema scottante…
[Comunque il “muro nelle teste” ce l’hanno più gli ossis dei wessis…]

donmo, sì, la conoscono. Andreotti aveva paura di una Germania grande e potente. In realtà la riunificazione finora ha portato più che altro costi e problemi.

Sì, Chico, io spero che tanti ragazzini, all’est e all’ovest, lo abbiano visto e spero che non ci si fermi ad un paio di storie strappalacrime…

5. chiaradavinci - 2 ottobre 2007

Non mi sono spiegata bene. Da fan (quasi groupie) di Biermann so benissimo che gira e rigira erano tutti Spitzel, anche se a livelli e con responsabilità diversi. Però i trentenni cresciuti all’est che ho conosciuto sono molto più socievoli dei loro connazionali cresciuti all’ovest. Mi riferivo solo a questo, senza ricercare le cause o le ragioni di tutto ciò. Sono un po’ più rilassati e meno convinti di sapere tutto loro, probabilmente perché sono cresciuti in un paese dove tutti sapevano tutto di tutti e ora questa certezza gli manca 🙂
Per quanto riguarda Kohl, poi, non ho detto che ha deciso lui la riunificazione, ma che lui ne ha scelto alla carlona la modalità, un po’ sborona diciamo, col cambio 1:1 e la promessa di cui parli.
Comunque ho notato differenze abissali trai tedeschi della nostra generazione e quelli delle generazioni passate. Speriamo davvero che sia una questione di tempo e che questo benedetto muro cerebrale – ce l’hanno tutti, bene o male – cada presto.

6. isadora - 2 ottobre 2007

Chiara, dove sei stata, all’est? Io ho avuto un paio di laureandi che arrivavano, per esempio, da Dresda, ed erano soprattutto campioni nell’arte dello sgomitare. D’altra parte, è stata proprio una ossi, la signora R., a far sì che imparassi ad amare la Germania, quindi, come dicevo, è difficile fare delle generalizzazioni. Io sono amareggiata da tante cose, dall’est e dall’ovest: non mi piace la “Verniedlichung” di una dittatura, non mi piace l'”Ostalgie”, d’altra parte non mi piace la faciloneria con cui si è affrontata la riunificazione, come se bastassero un paio di autostrade e di centri commerciali a fare delle due Germanie una sola. Sono contenta che, a quanto pare, si cominci a parlarne, di questa RDT, che si cerchi la prospettiva storica (anche se è presto, perché la maggioranza dei protagonisti è ancora viva), nella speranza che questo aumenti la comprensione reciproca.
E, sì, certo, c’è una parte di tedeschi afflitta dalla malattia del “so tutto io” (i Besserwisser), ma non è che all’est ce ne siano meno, solo le opinioni sono discordanti, (ma non l’attitudine…)

7. bettchen - 2 ottobre 2007

io posso dire “io c’ero”. la cosa divertente è che mi sono spostata in germania nell’estate dell’89, e ricordo quel periodo come una grande avventura dentro l’avventura. passai il confine, allora quasi fantasma, per vedere halbestadt. era più o meno il giorno del mio compleano,e con un compagno di università comrpammo qualche torta, per festeggiare. comprammo a est, perché le torte costavano pochissimo, tipo 3 marchi una megatorta di frutta. ci fregarono, dandoci per resto dei loro groschen, ma fu fantastico, ugualmente. per noi erano reliquie, souvenir. e fummo ben contenti ugualmente. erano parecchio diversi, gli ossis. da noi, banda di scemi in gita, e dai wessis. trabi inquinantissime ovunque, una mancanza di cultura del verde mostruoso. e una miseria evidente. leggevo christa wolf da una vita, cercavo spunti suoi, ma non trovavo nulla. ricordo il confine, per tornare a gottinga. per centinaia di emtri c’era il deserto, case matte con le finestre murate, torrette di guardia sparse. un paese in guerra, oltre che fermo a 50 anni prima. è molto difficile diventare un popolo, e i tedeschi, storicamente, lo sanno bene quanto gli italiani. è piuttosto complicato trovarsi un mattino liberi di circolare, ma privi della propria identità. ed è difficile per un tedesco (che comunque lo fa con maggiore consapevolezza anche politica di un italiano), togliersi letteralmente di tasca i soldi per pagare il conto della riunificazione. finita la festa, resta la scena da ripulire. ammiro i tedeschi per il loro impegno, nel cercare di riunirsi sul serio, superando non uno, ma due traumi, che anche il motivo della separazione va accettato, insieme alla riunificazione. gli italiani saprebbero fare lo stesso? secondo me, no.

sono a dieta, domani niente festeggiamento con weissbier. se raccatto la ricetta della goethe torte, festeggerò in ritardo, quando la dieta saarà passata.

8. Fabrizio - 2 ottobre 2007

Domenica dopo il film c’è stato anche il “dibattito fantozziano” da Anne Will. Ed è stato veramente bello.
Esce fuori la maniera tutta tedesca di parlare del passato, maniera che appartiene anche al passato nazista: parole tutte pesate al milligrammo, nessun tono sopra le righe, attenzione alla tematica generale (la Jutta un paio di volte non se la sono filata affatto) e niente strappalagrime. Sono lontani anni luce dall’Italia sul due.
Anche se il film, leggermente romanzato, di lagrimoni ne ha fatti piangere..

9. isadora - 3 ottobre 2007

Fabrizio, l’ho visto anch’io… che ne dici di Petra Pau? E sul resto, be’, come non darti ragione?

Bettechen, io non c’ero, ma mio marito era studente a Berlino ovest e mi ha raccontato com’era. Io sono arrivata a Berlino nel 94-95 ed era già cambiato molto, perlomeno a Berlino centro (soprattutto i nomi delle strade), ma appena in periferia ti sembrava di avere fatto un viaggio interplanetario. Ricordo la Friedrichstrasse tutta diroccata, il puzzo insistente del carbone in inverno (quasi tutti avevano il riscaldamento a carbone), il Prenzlauer Berg ancora non modaiolo, ma anche la desolazione di Hohenschönhausen e Hellersdorf. Ricordo che la prima volta che vidi la Allee der Kosmonauten mi venne da piangere. Gli ossi hanno un grosso fardello da portare, non dimentichiamo che si sono fatti due dittature senza soluzione di continuità. Io non so come reagirei se avessi alle spalle una storia del genere.

10. libero individualista - 7 ottobre 2007

facendo zapping ho guardato il film la ragazza del checkpoint ritrasmesso su arte in francese oggi pomeriggio e il doc. di Adler.
mi sono incuriosito e ho cercato su internet notizie, cerca , cerca , ho trovato questa casa.
condivido in pieno i pensieri di Isa, trovo bello ma conformista il tipico film politically correct che ci viene sempre propinato sulla DDR.
Le vite degli altri e la ragazza del check steccano nel coro.
Prager non l’ho visto , rimedierò.
purtroppo non so il tedesco, ho visitato approfonditamente Berlino nel 1999, ho cercato i segni delle ferite inferte dai due tragici regimi totalitari e non ho fatto fatica trovarli.

ciao

11. isadora - 7 ottobre 2007

libero individualista, grazie del commento e alla prossima! (Sì, nel ’99 i segni c’erano ancora, in parte, ma vanno sempre più scomparendo, un po’ troppo, forse.)

12. chiaradavinci - 8 ottobre 2007

Passo per la solita rompi**glioni se dico che per me “Le vite degli altri” è conformista e hollywoodiano? Vabbe’, Isa, magari ne parliamo a voce quando ci incontriamo, sennò va a finire che andiamo troppo OT. Buona settimana


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