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Spunti di riflessione 22 ottobre 2007

Posted by Isadora in Sammelsurium.
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Leggevo ieri:

Come ogni anno, arriva l’autunno, le mosche rompono i coglioni, e viene fuori un report che dice che in italia non c’è libertà di stampa. Quest’anno siamo trentacinquesimi, e cito:

“Italy (35th) has also stopped its fall, even if journalists continue to be under threat from mafia groups that prevent them from working in complete safety.”

E già, la non-indipendenza dell’informazione in italia è data dalle minacce della mafia, non come avete sempre pensato, dal finanziamento pubblico ai quotidiani, o dal duopolio televisivo.
Il post completo »

Avevo letto il post e chiuso scuotendo un po’ la testa. Si potrebbe aprire un dibattito sulle cause del duo/monopolio televisivo, ma sarebbero solo supposizioni. Fatto sta che conosco parecchi italiani che preferiscono fare finta che la mafia non esista, che non li riguardi, che non abbia influenza, anche “solo” indirettamente, sulla loro vita. Mafiosi sono sempre gli altri e per tutto esiste un’altra spiegazione. Di queste discussioni ne ho affrontate tante, un paio anche su questo blog, con l’unico risultato di arrabbiarmi. Non ci sarei tornata su se non fosse che, oggi, ho trovato questo:

(ASCA) – Roma, 22 ott – ”Mafia SpA”. Cosi’ la Confesercenti e il suo X Rapporto di Sos Impresa definiscono Cosa Nostra indicandola come la prima azienda italiana, […]
Dalla filiera agroalimentare al turismo, dai servizi alle imprese a quelli alla persona, agli appalti, alle forniture pubbliche, al settore immobiliare e finanziario la presenza mafiosa, conferma Confesercenti, si consolida in ogni attivita’ economica tanto che il fatturato del ramo commerciale dell’Azienda Mafia si appresta a toccare i 90 miliardi di euro, una cifra intorno al 7% del Pil nazionale, pari a 5 manovre finanziarie, 8 volte il mitico ”tesoretto”. I commercianti, gli imprenditori subiscono 1300 fatti reato al giorno, praticamente 50 l’ora.
Tutta la notizia »

Non l’hanno scritto degli stranieri che non conoscono la realtà italiana o degli italiani che vivono all’estero e si sono fatti rincoglionire dalla propaganda antitalica (sic). L’ha scritto la Confesercenti.

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1. tamas - 23 ottobre 2007

Boh. In effetti tendo anch’io a pensare che questa della mafia non sia la peggior minaccia alla libertà di stampa in Italia. E un po’ è vero che all’estero hanno un’immagine dell’influenza mafiosa in Italia spesso campata in aria.
Poi, la mafia esiste, spesso conosciamo anche i nomi e cognomi dei boss e dei loro fiancheggiatori all’interno delle istituzioni. E se ne parla troppo poco: ma è folle pensare che se ne parla poco anche perché c’è poca libertà di stampa, per altri motivi altrettanto precisi che però non sono le lupare dei picciotti, e poca convenienza a parlare di fatti che potrebbero non far piacere ai padroni dei media?

2. isadora - 23 ottobre 2007

Tamas, è un terreno difficile, questo, cercherò di spiegarti l’astruso percorso delle mie sinapsi: la mafia è l’impresa più importante d’Italia in quanto a fatturato. Non lo dico io, per carità, io non sono un’esperta d’economia, anzi. L’ho letto più volte, lo scrive anche il rapporto della Confesercenti sopracitato. Per credere che a questo potere economico non corrisponda un adeguato potere politico ed un corrispondente influsso sui mezzi di comunicazione di massa ci vuole, secondo me, una bella dose d’ingenuità; in alcuni casi, ma non mi riferisco a noi comuni mortali che scribacchiamo nei nostri blogghini, di malafede.
Quello che mi fa arrabbiare di molti miei compatrioti è il “fare finta” che non sia un problema che riguarda ognuno di noi, o il voler credere che tutto questo potere non abbia alcun influsso sulla nostra vita quotidiana.

3. riccionascosto - 23 ottobre 2007

Ah, ha molto influsso sulla nostra vita quotidiana, senz’altro.
E tendo ad essere d’accordo con la Confesercenti, pur non avendo nessun dato alla mano.
Ma è una cosa che “si respira”, malgrado alcuni segnali di cambiamento.
Però, allo stesso tempo, sono convinta che il condizionamento c’è; non è diretto, ma c’è senz’altro.
Faccio un esempio : la lettera aperta che Salvatore Borsellino scrisse alla stampa in occasione del quattordicesimo anniversario della morte di Paolo.
Ebbene, io a suo tempo ne ho trovato solo un paio di vaghi riferimenti sul sito di Repubblica e – forse, non sono sicura – del Corriere. Ma l’unico dove l’ho letta per intero (e grazie a un tamtam di blogger, perché onestamente non ci sarei arrivata da sola) è questo. (Basta fare una ricerca su gùgle per vedere che, a parte La Sicilia – che peraltro riporta anch’essa solo stralci – e Varese News, che ho linkato, tutte le prime pagine sono occupate da blog)
Ora, è possibile che questa sia una “non notizia”, e che quindi giornali a maggiore tiratura ne avessero di più importanti da pubblicarne, ma certo è un silenzio che, scoperto, salta agli occhi.
Certo, il tipo di condizionamento non è il solo. Far finta che non ci sia, è difficile. Molto.

4. tamas - 23 ottobre 2007

La metto giù brutale. Io non credo che la mafia condizioni (nel senso indicato dal rapporto, cioè la minaccia fisica) nessuno, al di fuori di zone non piccole ma comunque limitate del paese. Il giornalista del quotidiano che ha sede a Roma (dico Roma per dire, non per “leghismo”) evita di scrivere di mafia non perché abbia paura per la sua vita; più probabilmente perché ha paura per la sua carriera. E qui entra in gioco il fattore della situazione imbarazzante dei media italiani, in mano a pochi poteri non del tutto trasparenti.

5. isadora - 23 ottobre 2007

Ciao Riccio, grazie. Esattamente quello che volevo dire. Esempi ce ne sono a iosa. Tante notizie vengono falsate, travisate, riportate parzialmente, nascoste sotto a montagne di non-notizie, ma viene fatto così bene che solo pochi sembrano accorgersene. E finché continueremo a nascondere la testa sotto alla sabbia illudendoci di essere un paese normale non cambierà nulla.

6. isadora - 23 ottobre 2007

Ah, ecco, Tamas, sì. Non c’è bisogno di minacciare di morte. Si può anche minacciare di non farti mai più trovare lavoro neanche come lavapiatti. Ma secondo te, i “poteri non del tutto trasparenti”, chi sono? Come fanno ad essere così potenti?

7. tamas - 23 ottobre 2007

Beh, sai, se il tuo editore è interessato a sostenere Cuffaro o la sua giunta, per fare un esempio specifico, tu ben difficilmente avrai lo stimolo o l’onestà intellettuale di scrivere di mafia. Ma questo è il potere dell’intreccio tipico del nostro paese, non della criminalità organizzata in sé che non ha certo la capacità di ammazzare tutti coloro che la combattono (e probabilmente neanche le conviene).

8. sgrignapola - 24 ottobre 2007

Ho una ram di 8K. Ricordero’ a memoria si’ e no tre frasi tratte da testi che ho letto.
Una e’ del libro di Falcone: “[in Sicilia] nessuno riesce a farsi eleggere senza accordarsi in qualche modo con la mafia”.
Piu’ chiaro di cosi’.
Ci si puo’ solo immaginare cosa vuol dire fare il giornalista. O ubbidisci alle regole oppure…

Tamas e’ vero che questo tipo di condizionamento c’e’ ovunque, ma un conto e’ scrivere sul WSJ e fare delle indagini su Murdock, un conto e’ trovarsi imbottogliati nel traffico (il grande problema della Sicilia).

9. isadora - 24 ottobre 2007

Tamas, la mafia da favola degli analfabeti con coppola e lupara confinati in sicilia esiste solo nella fantasia: se non ci rendiamo conto che si tratta di una holding organizzata, informatizzata, dall’enorme fatturato, connessioni internazionali, con tutti i crismi, incluso un dipartimento per pr e relazioni con i media, non la combatteremo mai. Tu all’estero, per un po’ ci hai vissuto: non so se e quanto tu abbia letto giornali e guardato la televisione, ma se lo hai fatto, come ti sono sembrati i media italiani, al ritorno? Hai mai provato a confrontare le prime pagine dei quotidiani italiani con quelle di qualche altro paese? Io mi rifiuto di pensare che lo stato attuale di stampa e televisione in italia sia dovuto ad una coglionaggine intrinseca dei miei compatrioti e sono più propensa a pensare che ci sia chi manipola la comunicazione di massa con metodo per raggiungere i propri fini. E ci riesce benissimo.

10. riccionascosto - 24 ottobre 2007

Sgrigna, è perché non hai mai guidato a Palermo.
Il traffico è davvero tentacolare.
Più che altro, è statico (nel senso che ti fermi e non sai quando potrai ripartire).

11. tamas - 24 ottobre 2007

Appunto, Isa. Non mi va di concedere ai media italiani questa enorme e un po’ ridicola attenuante to be under threat from mafia groups. DIamine, se non facessero il proprio lavoro perché la loro vita e quella dei loro cari in pericolo, potremmo forse biasimarli e chiamarli vili? Ma non è così. Quello che domina i media italiani è il controllo, la manipolazione, chiamiamolo in qualsiasi modo; ma è anche la precisa volontà da parte di chi è dentro quei media di non scuotere la coscienza di nessuno, di non rinunciare al posticino tranquillo e privilegiato, di raffigurare l’Italia come un paese in cui, se non fosse per il governo Prodi e le rapine in villa, tutti mangeremmo caviale sulla schiena di modelle slovacche.
Io sono il primo a dire che il monopolio quasi effettivo dei media e il conformismo diffuso (anche al di fuori del monopolio) sono un cancro; ma chi nei media lavora, almeno i giornalisti più “vecchi” e famosi che non rischiano nulla e hanno una certa autorevolezza, potrebbero anche avere il coraggio, non certo di farsi ammazzare, ma semplicemente di far bene il proprio lavoro.

12. elfi - 24 ottobre 2007

In questo Paese non c’è libertà di stampa, non so se per colpa della Mafia, del finanziamento pubblico alla carta stampata o per il duopolio televisivo ( anche se non esiste più).
Ma trovo curioso che dietro ai grandi gruppi editoriali ci siano i poteri economici più influenti del paese. Pensiamo a chi siede nel patto di sindacato di Rcs, cosa c’è dietro al Gruppo l’Espresso, Mondadori è evidente, Il sole 24 ore ( Confindustria)….Calatagirone e i suoi 6 quotidiani. Insomma le edicole sono piene di pubblicazioni controllate da 4/5 editori a loro volta controllate da una decina di baronetti della finanza e da 6/7 concessionarie pubblicitarie.

13. isadora - 24 ottobre 2007

Be’, mi fa piacere che sia nata una conversazione da questo post scritto di getto in un momento di amarezza (sì, non credo che sia una parola troppo forte) provocatomi da diverse letture. Sul cellulare ho installato AvantGo, un servizio che in Italia mi sembra essere pressoché sconosciuto (a proposito di digital divide), che scarica le notizie offerte da diversi canali, solitamente curati da media tradizionali. Sono abbonata ai canali di Der Spiegel, Süddeutsche, FAZ, NYT e La Stampa (non perché La Stampa m’interessi particolarmente, ma perché è l’unico quotidiano italiano ad offrire il servizio). Il confronto è deprimente. Sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. E non credo assolutamente che sia “colpa” dei singoli giornalisti, ma di chi sceglie cosa pubblicare e con quale visibilità e cosa invece censurare o edulcorare. Uno può scrivere quello che vuole, ma se nessuno glielo pubblica…

14. elfi - 24 ottobre 2007

ANGELUCCI VICINI ALL’ACQUISTO DELL”UNITA”
La famiglia Angelucci, editrice del ‘Riformista’ e, attraverso la Fondazione San Raffaele, di ‘Libero’, sta per chiudere la trattativa per l’acquisto dell”Unità’.(Primaonline.it – 24 ottobre 2007)

Ecco vi pare normale che lo stesso editore possieda Libero e l’Unità?
La libertà di stampa è solo un’illusione …

15. sgrignapola - 24 ottobre 2007

Ho sul comodino da tempo il libro di Maxwell McCombs: Setting the Agenda. Ho letto qualche articolo qua e la’ dell’autore e poi mi sono convinto a comprare il libro.

Si parte da due assunzioni di base:
1. i media non riflettono la realta’.
2. il focus dei media su tematiche specifiche fa cambiare la percezione che il pubblico ha delle stesse tematiche.

Un po’ di acqua calda, grazie, che mancava.
Quello che mi incuriosisce e’ capire come la lista delle tematiche trattate dai media viene stilata. E da chi.
Come si passa dal periodo degli stupri all’ubriaco al volante.

Va da se’ che dalla risposta a queste due domande c’e’ tutto lo spazio che va dalla liberta’ che abbiamo a quella che sognamo di avere.

I giornali e giornalisti italiani sono assoluatamente pavidi e pure conigli. Non so quanto la mafia c’entri. Di sicuro c’entra e molto.
Ma l’attegiamento del roditore che meglio si accompagna alla polenta e’ incredibile.
In generale negli US, anche in mezzo a campagne di propaganda da regime (che ci sono e fan paura), i giornalisti quando intervistano qualcuno -specialmente se e’ un politico- sono molto piu’ aggressivi dei nostri. Almeno l’impressione che danno e’ che si presentino all’intervista per mettere in difficolta’ l’intervistato. Da noi e’ tutto il contrario e una conversazione tra compagni di classe quando va bene.

16. isadora - 25 ottobre 2007

Eh, ma poi da noi c’è anche il fenomeno del timore reverenziale per la figura di potere e questo fa parte della cultura/mentalità, ma questo potrebbe essere tema di un post a parte.

Adesso vedrai, sgrigna, che arriva il periodo della “morsa del gelo”, come direbbe freccia…

17. biopresto68 - 25 ottobre 2007

L’errore di fondo è che ci si concentra sulla Mafia (che “non esiste”).
Il punto è che in Italia è il Giornalismo (quello con la G maiuscola) a non esistere.

18. madisonav - 28 ottobre 2007

Le premesse del discorso di Sgrignapola ci stanno tutte.
Circa però la pavidità dei giornalisti italiani, liquidata con la motivazione che la mafia c’entra senz’altro, avrei dei dubbi.
Prima definire mafia.
Siamo da qualche decennio d’accordo che non è più quella delle lupare. E siamo pure consapevoli da quasi lo stesso tempo che la Mafia delle holding non l’abbiamo scoperta dalla fiction dei Soprano.
Non so quanto dei commentatori siano residenti in Italia. E mi auguro che quelli che non lo siano non cadano ancora vittime delle famose copertine anti-Italia che circolano in Germania.
La realtà è che esistono giornalisti impavidi, coraggiosi, aggressivi. Ma pochissimi autorevoli, perchè palesemente di parte. Sono falsamente impavidi, perchè si nascondono dietro la coltre protettiva delle loro fazione.
Io non nego affatto che esista la Mafia. Ma allo stesso tempo non tollero chi dall’estero, anche in forma più moderna, perseveri con la canzone Italiani = Mafia
Ripeto, definire mafia. Qui da anni è diventato quasi un aggettivo.
Se ci si riferisce al suo significato, diciamo penale, è una cosa. Se si parla di libertà di informazione, è un’altra.

19. isadora - 29 ottobre 2007

Boh, Madison, io, invece mi chiederei per quale motivo, all’estero, questo “pregiudizio” resista. Può anche essere che tutti coloro che risiedono al di fuori dei confini italiani siano brutti, cattivi e ce l’abbiano con l’Italia, oppure può essere che quelli che risiedono entro quei confini si rifiutino di vedere la realtà delle cose. O forse una via di mezzo.
Poi, magari, andrei a chiedere, che so io, a Saviano, che cosa ne pensa lui, di questa equazione.
Personalmente, non credo che i giornalisti italiani siano meglio o peggio degli altri, ma che siano succubi di un mondo editoriale più o meno volontariamente imbavagliato. In fondo tutti i regimi dittatoriali si servono dei mezzi di comunicazione di massa per i loro fini, perché non dovrebbe essere così in Italia? O siete davvero convinti che la criminalità organizzata si limiti a farsi gli affaracci propri in un paio di regioni sfigate e lasci in pace tutti gli altri?

Per chiudere, l’ultima copertina “Anti-Italia” che ho visto qui in Germania è quella famosa della pistola sugli spaghetti, ma è del ’77. Per quanto tempo ancora vogliamo indignarci? E, soprattutto, siamo sicuri che indignarci sia l’unica cosa che possiamo fare?

20. biopresto68 - 29 ottobre 2007

Isadora,
forse la verità è nel mezzo.
E’ vero però che di pregiudizi sugli italiani ve ne sono troppi e spesso sbagliati (mi capita di essere spesso in Germania per lavoro e devo dire che è proprio dura, si parte sempre da -10 solo per il fatto di essere Italiani: sono puntuale? Strano perché sono italiano. Mai avuto a che fare con la Mafia? Daiii…).
Ai pregiudizi si risponde con l’esempio ed il lavoro.

E poi bisogna recuperare un minimo di oggettività per comprendere quando dietro al pregiudizio si nasconde la verità.

E questo, lo ribadisco, dovrebbe essere scopo del Giornalismo, che in Italia latita, non credo per colpa della mafia, ma semplicemente per mancanza di preparazione e per il controllo asfissiante che la politica ha sui mezzi di comunicazione.

21. isadora - 29 ottobre 2007

Bio, dai, su, io lavoro qui da anni e non ho mai avuto problemi. Certo, però, che se qualcuno fa una battuta sul mio temperamento italiano, rischia di beccarsi una battuta sulla sua precisione tedesca, ambedue, tra l’altro, miti da sfatare (sono molto più precisina e rompiscatole io della maggior parte dei miei colleghi…). Di solito basta far notare con charme che non si è trovata simpatica la battuta per chiudere il tema; *molto* più spesso, invece, mi capita di essere assediata da gente che vuole, nell’ordine:
– una ricetta
– una consulenza sulla macchina da espresso da comprare
– consigli su località italiane di vacanze
– correzione dei compiti per il corso d’italiano alla Volkshochschule
– sapere dove compro vestiti e scarpe
– farmi cantare una canzone
– […]
perché i più sono innamorati dell’idea d’Italia che si sono fatta e che è ben lontana dai pregiudizî sulla mafia. Ma di questo non se ne parla, perché ci piace molto di più fare le vittime, o no?

Comunque sulla politica ed il suo asfissiante influsso sui media, porti acqua al mio mulino: o vuoi venire a raccontarmi che il panorama politico italiano è indipendente e slegato dai fenomeni di cui si discute in questo post?

22. madisonav - 29 ottobre 2007

isa, l’ultimo episodio che io ricordi è questo:

http://www.repubblica.it/2006/06/speciale/mondiali/servizi/articolo-spiegel/articolo-spiegel/articolo-spiegel.html

Io non parlerei di pregiudizio, sembrano semplificazioni, stereotipi.
Ma non è questo il punto. Sarà banale, ma la dolorosa consapevolezza che mafia, camorra e simili siano vive e vegete non deve autorizzare a ritenere che tutti gli italiani siano mafiosi.
Mi sfugge però il nesso fra criminalità organizzata, regime dittatoriale e stampa.
Saviano ce l’ho ancora da leggere.

23. isadora - 30 ottobre 2007

No, per favore, non ricominciamo con la storia della rubrica satirica di Achilles su SpiegelOnline. Achilles ne ha scritte di tutti i colori su tutti, ivi compresi i tedeschi stessi e in primis Angie. Traduzione un po’ faziosa di una rubrica dichiaratamente satirica che appariva sul portale online di Der Spiegel, ha portato acqua al mulino di chi voleva creare polemica laddove non ce n’erano gli estremi. Ne scrissi a suo tempo, credo di aver detto tutto allora. Io, italianissima, non me ne sono offesa, perché 1. la satira è satira, che sia ben riuscita o meno, 2. non mi sono sentita toccata da un paio di luoghi comuni con un bel fondo di verità.

Il regime dittatoriale di cui parlo è quello, sotterraneo, della criminalità organizzata. Il vastissimo potere economico delle organizzazioni criminali non sarebbe possibile senza un adeguato potere politico (opinione personale). Secondo me, credere che queste organizzazioni non tirino le fila della politica italiana è un’ingenuità. Non credo di aver mai detto che tutti gli italiani sono mafiosi; la maggior parte non lo è, ma tutti siamo vittime, in un modo o nell’altro, della mafia, non foss’altro per la mancanza di libertà di stampa di cui sopra. Come in una dittatura vera e propria, solo un po’ più raffinata. E io vorrei solo che ce ne accorgessimo e facessimo qualcosa, tutto qui.

Il libro di Saviano è pesante e scritto male, ma è veramente da leggere. Quello che intendevo io, però, sarebbe di chiedergli come vive lui da quando ha pubblicato “Gomorra”.

24. biopresto68 - 31 ottobre 2007

Isa,
dunque siamo d’accordo che la politica abbia un controllo asfissiante sui media, ma da qui a dire che non c’è un buon giornalismo per colpa della Mafia mi sembra che ce ne passi. Io ribalterei la frittata: forse c’è ancora una Mafia forte perché non c’è abbastanza buon giornalismo…. però forse forse non è che qualche politico sia anche mafioso? (ma daiiii non l’avrei mai detto, e neanche Mastella lo suppone minimamente ;-))) Tuttavia non è impossibile fare bene il giornalista in Italia, vi sono esempi secondo me molto positivi: è difficile, ma non impossibile. Non credo che questa sia una dittatura: insomma, mi sembri molto disfattista su questo.
Quanto ai pregiudizi dei tedeschi sugli italiani, beh, forse ho esagerato un po’, ma effettivamente mi sono capitati alcuni episodi abbastanza fastidiosi, a cui ho poi risposto con sarcasmo proprio come suggerisci tu.

25. BereniceVonCalypso - 3 novembre 2007

Ciao, vengo qui dal blog di Weingarten che segnala questo post. Io mi trovo perfettamente d’accordo con isadora e la notizia della confesercenti non mi ha stupito affatto. Vengo di solito tacciata di essere una qualunquista (semplicemente perchè non mi schiero ne a destra ne a sinistra) ma io noto che in italia è diffusissimo un atteggiamento mafioso, clientelismo, corruzione, raccomandazione (questa forse è la meno grave ma è comunque un atteggiamento mafioso), in secondo luogo l’atteggiamento dei politici, della casta politica, mi fa venire in mente ancora un’atteggiamento mafioso (e notate come non c’è stato ancora alcun tentativo per cambiare la disastrosa legge elettorale così come il conflitto di interessi è un problema che da oltre un decennio, ne destra ne sinistra, vogliono risolvere) questa casta tratta la politica come se fosse cosa loro. Loro direbbero “cosa nostra” e reagiscono con molto fastidio quando qualche cittadino si intromette.

Solo come risolvere questa situazione?
P.s. io penso che questa nuova mafia sia diversa da quella della lupara: più pericolosa socialmente e politicamente ed economicamente che criminalmente.

26. isadora - 4 novembre 2007

Berenice, condivido in pieno il p.s. ed è quello che maggiormente mi preoccupa. Ma per rispondere alla tua domanda: non lo so nemmeno io, ma secondo me la cosa più urgente da fare è parlarne, raccogliere fatti, cercare di svegliare la gente dal torpore. L’omertà, anche nella versione moderna del seppellire pensieri ed informazioni sotto una montagna di merda mediatica (scusa l’espressione forte, ma di questo si tratta) è un’arma potentissima e se si combatte quella, secondo me, si può far breccia.

27. BereniceVonCalypso - 5 novembre 2007

Ciao isa, Non ti preoccupare per le espressioni forti che certe volte è necessario, fortemente necessario dare alle cose il loro nome, per quanto violento sia.
Stiamo velocemente raggiungendo l’acme della disperazione, anche se francamente siamo ancora un pò indietro, ovvero che abbiamo appena iniziato a discendere la china.
Il punto è questo: quando la merda avrà raggiunto tutti, quando la merda non toccherà solo il nostro vicino, ci si toglierà le fette di prosciutto dagli occhi. davvero. Ma finchè la merda tocca la gente e l’opinione pubblica a macchia di leopardo non succederà nulla.
Purtroppo la storia italiana insegna che noi ci si muove solo quando abbiamo raggiunto l’estremo livello di sopportazione, e il nostro livello di sopportazione è molto ma molto alto, purtroppo.

Un ulteriore antidoto secondo me è liberarci gli occhi e lo sguardo da strascichi ideologici, dottrine di ogni stampo che troppo facilmente dividono in compartimenti stagni e in fazioni predefinite il bene e il male. Il male sta a destra come a sinistra, i mafiosi stanno da entrambe le parti. Pensare che la sinistra sia brava e buona mentre la destra invece è cattiva e malefica è puerile ed è proprio in questa nostra miopia che si annida il gioco facile della mafia.

Io ho conosciuto sia la sinistra che la destra molto bene, non me ne vergogno perchè finalmente ho un idea chiara della situazione, a scanso di equivoci, ma entrambe le parti ripetono parole e slogan stantii dietro i quali si ciurla tranquillamente nel manico. Un pò come i preti pedofili o quelli che fanno i cazzi loro per 6 giorni ed il settimo si confessano dal prete. Ipocrisia.

Quando inizieremo a considerare la politica per quella che è senza farci fuorviare da dottrine, quando veramente ci assumeremo la responsabilità dell’eresia, di scegliere con il nostro cervello, con buon senso non solo per il bene nostro ma di tutto il paese, faremo tabula rasa di tutto.

Forse io sono troppo ottimista ma non credere che questo percorso non sarà scevro di sofferenza, sacrifici e dolore. Che non farà vittime.

baciotti e buona settimana….

p.s. sul PD non mi pronuncio, che è meglio.

28. isadora - 5 novembre 2007

Sono assolutamente certa che, se mai questo processo avverrà (speriamo) saranno lacrime e sangue. Ma, come si dice in tedesco, meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine (tradotto coi piedi, ma c’intendiamo). Per quanto riguarda destra e sinistra, questi sono concetti politici che nel XXI. secolo fanno sorridere. Io sono qui che aspetto che la politica si accorga che il mondo, la società, i costumi, il modo di vivere, lavorare, pensare sono – nel bene e nel male – cambiati e le vecchie categorie di pensiero non sono più in grado di misurarsi con la società occidentale contemporanea e mentre aspetto vedo che il mio paese, invece di guardare al futuro, va regredendo, ed assistere impotenti è una sensazione terribile.


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