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Idee (altrui) 18 dicembre 2007

Posted by Isadora in Sammelsurium.
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Stavo per cedere alla tentazione di scrivere un post introspettivo e lagnoso, ma tutto sommato lagnarmi non fa per me. Per sottrarmi all’impulso vi segnalo un’iniziativa interessante di un altro espatriato: Antonio Cangiano, che con queste parole

Insoddisfatto dalla realtà delle pubblicazioni IT in Italia, ho deciso di avviare un progetto che provi ad introdurre una piccola rivoluzione nel mercato del nostro paese. Stacktrace.it vuole essere un sito che non si limita a scimmiottare i vari blog internazionali, ma che propone contenuti originali di alta qualità che possano informare, istruire, ma soprattutto influenzare la crescita del nostro settore, cronicamente arretrato rispetto al resto dei paesi industrializzati.

apre l’annuncio della nascita di Stacktrace.it, un blog informatico “duro e puro”.

Fa nulla se non siete informatici, a me quest'(ottima) idea fa sorgere, specialmente alla luce delle mie esperienze personali anche degli ultimissimi giorni, due interrogativi un po’ provocatori (tralascio il pippone che vorrei scrivere, perché mi piacerebbe che si sviluppasse una discussione):
1. Perché l’idea viene ad un italiano che risiede all’estero?
2. Perché i partecipanti sono tutti uomini?

Commenti

1. Andrea Beggi - 18 dicembre 2007

1) Perché è più probabile che un italiano in gamba sia all’estero? (comprese le presenti).
2) Mi pare di capire che Stacktrace sia aperto a tutti coloro che desiderano collaborare, e tratta di argomenti che, statisticamente, sono più frequentati da maschi.
Detto questo, io non mi ero neppure posto il problema, nel senso che il sesso di chi ci scrive credo sia la cosa meno importante. (Sono avanti o sono indietro?)

2. Vipera76 - 18 dicembre 2007

…Torno dopo un pò di tempo a casa di Isa e scopro che mi ha sfrattata dal blogroll! Sono stata una pessima inquilina eh?😉

3. isadora - 19 dicembre 2007

Hehe, Andrea, non era una critica al progetto, semmai a due tipi di mentalità diffuse in Italia (e parte integrante dei problemi del nostro paese): il timore di prendere l’iniziativa (che ha tre corollari: ci penserà qualcunaltro, non voglio fare la figura della maestrina dalla penna rossa, preferisco cazzeggiare) e la ritrosia delle donne ad occuparsi di temi squisitamente tecnici.

Il primo “problema” lo devono affrontare (e risolvere) tutti coloro che si trovano all’estero e scoprono che, nel resto del mondo, nessuno si vergogna se fa qualcosa meglio degli altri e la insegna e che nessuno ammira furbi e fancazzisti; il secondo, la questione femminile, è per me un mistero, soprattutto perché io stessa continuo ad avere riserve sul fatto di tornare a casa dal lavoro e mettermi a disquisire, che so io, di Patterns, e non ho ancora trovato una spiegazione soddisfacente al mio comportamento. Magari, se la discussione prosegue, ne verrò a capo.

Vipera, il mio “blogroll” viene esportato da Bloglines e contiene i link ai blog che seguo via feed. Anche se non è mia abitudine tematizzare o, peggio, giustificare le mie scelte, visto che me lo chiedi, rispondo: avevi cominciato con un blog interessante, poi hai deciso di mollare i contenuti per dedicarti alla captatio benevolentiae di quelli che, secondo te, sono i vip della blogosfera e/o raccontare dei tuoi abboccamenti in chat. Io ho poco tempo a disposizione e, quel poco, voglio utilizzarlo per leggere cose per me interessanti e i giochini non m’interessano. Tutto qui.

4. Vipera76 - 19 dicembre 2007

Gentile Isa, è stata una fase ludica ed “esplorativa” dei meccanismi stupidi della blogosfera. Figurati che ultimamente ho pubblicato un articolo (serio) di antropologia culturale!😉. Il racconto degli “abboccamenti” è un modo per prendere in giro certi atteggiamenti molto discutibili dei bloggers…Sono tornata a raccontare come al’inizio, concedendomi solo qua e là qualche frivolezza…Mi dispiace molto. Mi sono permessa di chiedere, perchè sono una sfacciata impenitente e il giudizio di persone come te è molto importante. Auguro un sereno Natale a te e alla tua famiglia😉

5. isadora - 19 dicembre 2007

Vipera, per carità, non darmi un’importanza che non ho ed una responsabilità che non voglio. Il giudizio di persone “come me” è quanto di più irrelevante ci sia, credimi. Ed ora torniamo all’argomento del post🙂

6. Lawrence Oluyede - 19 dicembre 2007

@Isadora: Antonio risiede in Canada per ovvi motivi ^_^ e direi che anche se lui ha dato il la a tutto il progetto l’idea bazzicava nell’aria da parecchio.

Riguardo alla questione femminile io personalmente conosco solo 2 donne che lavorano nell’informatica. Ad una ho chiesto di partecipare e mi ha detto “volentieri, se trovo il tempo”. Inoltre ora abbiamo Enrica Garzilli nel team, che anche se non geek, sempre donna e`, e che donna😉

7. Antonio Cangiano - 19 dicembre 2007

Ciao Isa,
innanzitutto voglio ringraziarti per la segnalazione.🙂

Poi per quanto riguarda la tua seconda domanda, ti rispondo con un’altra domanda. Hai voglia di contribuire a cambiare questa tendenza? Non ho il piacere di conoscerti, ma se hai le conoscenze tecniche e la voglia di scrivere, noi accettiamo nuovi autori indipendentemente dalla loro genetica.😉

Grazie ancora,
Antonio

8. isadora - 19 dicembre 2007

Lawrence, non conosco i motivi di Antonio, ma so per esperienza personale che uscire dall’Italia ti fa cadere più di una certezza e aiuta a vedere le cose da una prospettiva differente. Sono molto felice di leggere che Enrica fa parte del team e non perché è una donna, ma soprattutto perché è una gran donna!

Antonio, grazie a te. L’invito mi lusinga, ma vorrei tornarci su dopo le vacanze, perché io se faccio una cosa voglio farla bene, e per fare bene un lavoro del genere dovrei investire un bel po’ di energie, che dovrei sottrarre ad altri progettini. Nei prossimi mesi dovrò occuparmi di Spring: può interessare?

9. Lawrence Oluyede - 19 dicembre 2007

@Isadora: mi permetto di risponderti al posto di Antonio. Mi piace il tuo approccio quindi prendi il tempo che vuoi e si`, Spring interessa🙂

Ciao!

10. Antonio Cangiano - 19 dicembre 2007

Come già detto da Lawrence, prenditi tutto il tempo che ti serve e Spring è sicuramente un argomento che ci interessa per raccogliere lettori tra le fila di programmatori Java.

Ne riparliamo dopo le vacanze, e buone feste allora.🙂

11. isadora - 19 dicembre 2007

Grazie ragazzi, siete gentilissimi. Tra qualche giorno parto per un po’ di ferie in Italia (la nemesi dell’expat) e quando torno mi faccio sentire.

12. Depa - 20 dicembre 2007

Isa, che faccio, mi offendo?😉
Davvero non abbiamo italiani che risiedono in Italia che abbiano avuto l’idea di pubblicare contenuti originali e di alto livello in informatica? :))

Va beh, che il mio blog:
– è duro, ma non è puro: parlo anche d’altro, non solo d’informatica, ma solo perchè cerco di stemperare un po’, altrimenti è troppo duro (lo è lo stesso, ma per il modo di scrivere, non per i contenuti…)
– non è in grado di erogare informazioni di livello con la dovuta frequenza,

però, caspita, … (che argomenti ti interessano, in particolare? )😉

Scherzi a parte:
– è ovvio che l’idea vera di Cangiano (e la capacità per organizzarlo è pure da non sottovalutare) è quella di riuscire ad ottenere il contributo di più persone e dai primi post si vede che può riuscirci (se solo non avessero in testa i “classici” giornali di informatica e stessero ben a sentire il commento di Degli Antoni al post iniziale): ci sono, infatti, altri siti e blog italiani (qualcuno tra i miei link – ci sono anche italiani che vivono in Italia e scrivono in Inglese!), dove si può trovare qualcosa di alto livello, ma è vero che manca un lavoro di gruppo ed orchestrato
– interessanti anche alcuni commenti, speriamo restino a quel livello

Resta il fatto che è vero (e triste) che è più facile che queste iniziative partano all’estero. Forse perchè, in Italia, abbiamo una idea riduttiva dell’informatica, a partire dal percorso di crescita professionale: nella maggior parte dei casi ci si attende che uno sviluppi nei primi anni, poi passi a fare l’analista – e smetta di programmare ! – poi faccia il PM, poi, chissà, il commerciale, etc. etc.
I pochi, veri, architetti software di livello sono persone che devono “rompere” gli schemi (a volte con non poco carattere), che si cercano di imporre nonostante la tendenza ed i suggerimenti (assolutamente non condivisibili) del mondo del lavoro. Quelli pure “brillanti” sono rarissimi, l’aggiunta di capacità di comunicazione e di gestione di team senza perdere l’abitudine a “sporcarsi le mani” (ovvero, architetti non da PowerPoint, che programmano e che possono fare i PM) li puoi contare sulle dita di una mano.

Questa aberrazione italiana dipende, a mio modo di vedere, da una cultura informatica ancora troppo acerba e da una scarsa preparazione commerciale (già, non solo tecnica), che conosce solo la regola dell’abbassare i prezzi più degli altri.
Con effetto ricorsivo, più abbassi i prezzi, meno puoi fare affidamento su professionalità di livello (che dire di uffici acquisti che bloccano a priori risorse sopra un certo costo…?), devi andare a prendere figure junior (o, peggio, stagisti), che da sole non possono riuscire ad impostare soluzioni complesse (e il livello culturale resta basso), quindi sei costretto a fare un passo indietro, ad acquistare le risorse più costose nel seguito, per rimettere a posto progetti che avrebbero potuto fare un bel margine e, invece, va bene se restano in positivo.

Tornando all’iniziativa da te citata, aggiungerei una cosa, però: sarebbe bene che la cultura europea ed italiana venisse fuori, che non si facessero copie di siti americani.
Abbiamo una storia culturale ed intellettuale enorme e, pur senza cercare di ripetere Leonardo, possiamo cercare di parlare di informatica, macchiandola con un po’ di umanesimo.
Non per questioni di stile o per far vedere quanto siamo bravi e colti, ma perchè è necessaria una visione più ampia, per considerare in modo organico e complessivo cosa sta capitando, per interpretarlo e non lasciarci sconfiggere da evoluzioni troppo rapide, o, peggio, troppo marketing: ragionando ad ampio spettro possiamo accorgerci che ci stanno vendendo qualcosa di già visto sotto altro nome o che non ci sarà utile.
L’alternativa è non riconoscere più il gadget dal reale vantaggio tecnologico, la tecnologia abilitante dal tentativo di far nascere un bisogno o anche solo la prospettiva tecnologica ancora acerba dall’architettura adatta alla produzione.

Perchè i partecipanti sono tutti uomini?
A parte il fatto che il rapporto donne/uomini, ad Ingegneria, ai miei tempi, era di 1:10 (fatto che potrebbe incidere sulle statistiche), potrebbe essere perchè le donne sono più intelligenti e hanno capito che c’è di meglio da fare che occuparsi di informatica?😉

13. Depa - 20 dicembre 2007

Ah, già… dopo questa tirata (che non sono sicuro di aver capito neppure io) vado a scrivere qualcosa di assolutamente idiota e non informatico…

14. isadora - 20 dicembre 2007

Depa, non ti offendere, io speravo di provocare una discussione, ed infatti eccoci qua (grazie)🙂
La frequenza di erogazione delle informazioni è importante quasi quanto la qualità, se si vuole avere un riscontro di pubblico e senza il pubblico si può anche fare a meno di scrivere su una piattaforma aperta al pubblico: per gli appunti personali basta il pda😀

Io sono una grande appassionata di collaborazioni e contaminazioni, mi piace lavorare in team e scambiare idee con altri, non solo insegnare, ma anche imparare, quindi non posso che lodare un’iniziativa come questa.

Non amo gli scimmiottamenti fini a sé stessi, ma se c’è una cosa che dovremmo assolutamente imparare dagli americani è l’arte della divulgazione e l’utilizzo professionale dei mezzi di comunicazione. Guarda il panorama dei blog italiani noti che si definiscono “high-tech” e ti verrà la pelle d’oca: molto high e pochissimo tech, scopiazzature di articoli (americani), qualche buzz word (uno per tutti: web 2.0) qua e là. Se vuoi imparare qualcosa di utile nella maggior parte dei casi devi ricorrere a fonti in lingua inglese. Non c’è niente di male, ma perché accettarlo come un dato di fatto? In questi giorni la blogosfera si indigna alla lettura di un articolo che, tra le altre cose, ritrae un’Italia tecnologicamente arretrata: perché non proviamo a rimboccarci le maniche per far sì che qualcosa cambi, invece di consolarci con la nostra cultura millenaria? Bravi in nostri antenati, ma noi? Che facciamo?

Sul fatto che le donne non si occupino di tecnologia per intelligenza, be’, te la lascio passare come provocazione, dai. Più realisticamente siamo state educate a considerare le tecnologie come una cosa poco reaffinata e che non si confà al delicato animo femminile. Purtroppo. E a me questa cosa proprio non va giù.

15. paz83 - 20 dicembre 2007

Viene in mente ad un italiano all’estero perchè se risiedesse in Italia, forse in parte, il suo cervello sarebbe annebbiato dall’aria mal sana del paese che tende a soffocare tutti i colpi d’ingegno tra una salsa ballata da un vip e un plastico della scena del crimine, per quanto riguarda il sesso dei partecipanti, beh, forse gli uomini hanno più tempo da perdere? Boh, un saluto in ogni caso!

16. isadora - 20 dicembre 2007

Hehe, paz, bella quella degli uomini che hanno più tempo da perdere…😉 Un saluto anche a te!

17. Depa - 21 dicembre 2007

Isa,
non si discute che la frequenza sia fondamentale: ho visto gli accessi al mio blog dimezzarsi quando ho quasi azzerato la frequenza, li ho visti riprendere, riprendendola.
Ovvio che si cerca il pubblico, ma si cerca anche di capire il pubblico: l’interazione frequente e gli hits sono importanti, ma possono interessare fino ad un certo punto, almeno sul breve periodo.
A mio parere, l’informazione di qualità, anche nell’informatica, non dovrebbe essere usa e getta, a flusso continuo: ogni informazione veramente di qualità deve poter durare nel tempo e, probabilmente, necessita di essere assimilata, necessita tempo. Quindi, se scrivi articoli che possono durare, forse (sottolineo forse), quegli articoli ti porteranno hits e pubblico sul medio-lungo periodo. E si può superare il limite del blog, che corre sempre il rischio di risultare mezzo di comunicazione di informazioni secondarie.
Possiamo farlo nell’informatica, che varia così velocemente?
Certo: le informazioni che più mi sono state utili e che più hanno cambiato il mio modo di vedere e gestire l’informatica risalgono, rispettivamente, al 1994 (Design Patterns) e 1996 (Rapid Development).
Nello progettare le architetture Web, puoi buttare, dopo al massimo 2 anni, tutti i testi di utilizzo di java e .net, ma resta sempre e fondamentale conoscere il protocollo http, (nonostante i tentativi di incapsularlo e semplificarne l’uso attraverso gestioni ad eventi o simili, tipiche di .net o di jsf), se veramente vuoi capire cosa siano il web2.0 o soa, ajax e flex, web services e REST e se vuoi provare ad indovinare se e come potranno durare nel tempo, se saranno utili sui tuoi progetti reali etc. etc.

Sul pda queste cose generano un bell’ out of memory.

Anche a me piace lavorare in team (e ne ho gestiti di oltre 25 risorse tecniche – non contando le risorse funzionali e quelle del cliente, con cui ho spesso avuto la fortuna di riuscire a fare team) e ho sempre imparato da tutti quelli con cui ho parlato e con cui ho lavorato.
Nonostante il mio ego mi spinga innegabilmente a salire in cattedra, non c’è stato uno junior che non mi abbia fornito informazioni utili, in tutti questi anni. E non parliamo di chi ha più esperienza ed imposta le architetture software: è vero che se metti 10 progettisti in una stanza otterrai 10 soluzioni diverse ed alternative, ma se i 10 sono persone intelligenti, troveranno il buono delle varie soluzioni e sapranno metterle assieme (arrivando, così, a sole 7 soluzioni diverse😉 ) e a riconsiderare i suggerimenti emersi in progetti successivi.

Lodo anch’io questa iniziativa, ma non per la frequenza con cui produrranno informazioni, ma per l’approfondimento che vorranno regalarci e per le interpretazioni che, loro e noi che li commenteremo, potremmo estrarre dall’input dell’articolo originale.

Abbiamo da imparare dalla comunicazione degli americani? Secondo me, sì, se il nostro scopo è marketing e vendita. No (non sempre, almeno) se lo scopo è porci domande e cercare soluzioni.
Condivido che i blog italiani “high-tech” siano poco più che vetrine di prodotti e proposte note e trite, in cui lo stile è spesso più evidenziato rispetto all’effettiva utilità, ma ciò non toglie che, anche senza risalire al rinascimento, ci siano esempi ben più interessanti (ed invidiati dagli usa) di comunicazione ed approfondimenti italiani.

Personalmente non ho mai inteso accettare come dato di fatto lo stato attuale, ci mancherebbe: sul lavoro cerco di proporre da anni una figura di architetto software/PM che in Italia non esiste; mi impunto continuamente con dirigenti e direttori generali affinchè cambi, almeno nelle aziende per cui lavoro, un certo modo di interpretare questo mestiere; ai clienti cerco di spiegare perchè possa o meno essere adatta una certa soluzione alle loro future previste evoluzioni; su Internet scrivo, sul mio ed altrui blog, per arrivare ad approfondimenti di livello.

Altri (pochi, purtroppo) la pensano così e così agiscono. Il problema è che si lavora senza organizzare gli sforzi in questo senso.
Stacktrace propone una azione più corale ed organizzata e questo potrebbe essere un interessante cambiamento.
Vedremo se riusciranno nell’intento, intanto personalmente continuerò a seguirlo, sperando di vedere un po’ di più articoli di livello, un po’ meno di quelli tipici di una informatica da edicola troppo tipica del nostro panorama, in cui sono caduti una o due volte.

Una cosa importante su cui mi sembra ci sia stato un fraintendimento: con la nostra cultura millenaria, non dobbiamo consolarci, ma neppure metterla in un cassetto per rimboccarci le maniche e partire, ma da zero: dobbiamo usarla.
Capirla, salire su quelle benedette spalle dei giganti, smetterla di azzerare il tutto pensando che filosofia, storia e letteratura non abbiano a che fare con l’attuale informatica. C’è l’hanno. Perchè siamo persone. E non dobbiamo comprare il gadget perchè è bello e tecnologicamente avanzato, ma perchè ci serve.
E a che ci deve servire? A costruire altra informatica? A dimostrarci che è facile costruire qualcosa di tecnologicamente avanzatissimo e, dopo i primi momenti, totalmente inutile? Come possiamo giudicare l’esito di una proposta informatica, se non uscendo dall’informatica, guardandola da fuori?

Dobbiamo evitare come la peste l’errore troppo frequente di cercare l’informatica per l’informatica: ho visto troppe volte scegliere prima la tecnologia e poi decidere i contenuti del progetto.
E’ sbagliato, moralmente, praticamente, logicamente, architetturalmente sbagliato.
Ho visto troppe volte annegare in un mare di tecnicità e di presunte nuove feature la mancanza di un disegno orientato al business ed al risultato.
Ho visto clienti e colleghi crogiolarsi troppo spesso nell’idea di non riuscire a raggiungere i risultati per mancanza di strumenti giusti.
La conseguenza di questi comportamenti malati è che poi arrivano i clienti a chiederti architetture soa per fare progetti per i quali basta una classica architettura 3-tier, senza remotizzazione e distribuzione di servizi, magari senza neppure un application server, bastando il solo Tomcat ed un DB Open Source come PostgreSQL.

Tutto questo dipende sì da una cultura informatica scarsa, ma è ingigantito dalla mancanza di una cultura generale scarsa.

18. isadora - 21 dicembre 2007

Depa, che dire, mi trovi d’accordo in tutto🙂 i clienti (e i CIO) con le idee balzane sono all’ordine del giorno, è il motivo per cui passerò le prossime settimane ad approfondire il concetto di dependency injection invece di starmene in panciolle e gustarmi un po’ di dolce far niente dopo aver scodellato un release in tempo record.

Sono d’accordo, dicevo, con tutto, compreso il fatto che dobbiamo utilizzare le nostre basi culturali e farle confluire nel nostro lavoro, ma (c’è sempre un ma) facciamo attenzione a non inciampare nella nostra “superiorità”. Alla base di un processo di apprendimento e d’innovazione c’è sempre l’ammissione d’ignoranza (non so, quindi devo imparare; non riesco/non posso, quindi devo inventarmi una soluzione), l’umiltà intellettuale nell’accezione più positiva del termine. Quelli che sanno già tutto e non hanno nulla da imparare perché hanno il patrimonio culturale alle spalle sono, di fatto, solo fanfaroni così ignoranti da non riuscire a riconoscere tale propria ignoranza (e qui devo specificare che non è assolutamente a te che mi riferisco, né a nessuno in particolare, ma quello che critico qui è un comportamento che ho avuto modo di osservare spesso in ambito universitario e lavorativo, non solo italiano)

Detto questo, carissimo Depa, se fossi sicura di scatenare discussioni così “succose” con ogni post, ne scriverei anche due al giorno… (grazie ancora)

19. isadora - 22 dicembre 2007

Sono in partenza, ragazzi, e sono così stanca che non mi viene in mente niente da lasciarvi per le prossime due settimane. Fate i bravi e divertitevi: ci si rilegge a gennaio. Eh, ah, sì, Buon Natale!

20. Gianluca - 22 dicembre 2007

La e-zine è ambiziosa e sta già avendo successo.
Putroppo nell’informatica sono quasi tutti uomini, non solo alle facoltà, ma anche nelle aziende informatiche.
Per me questo è uno svangaggio.

21. la funambola - 23 dicembre 2007

sempre ricordandoti e portandoti in cuore bella mafaldona ti abbreaccio, bacio e auguro un buon natale, di più, un natalone.
la fu

22. PlacidaSignora - 31 dicembre 2007

Buon 2008, ninìn! :-*

23. isadora - 4 gennaio 2008

Fu, Placida, grazie mille e un buon 2008 anche a voi!! :-*

24. Boh/ Orientalia4All - 9 gennaio 2008

Isadora, veramente Antonio ha arruolato ope legis anche me!
Fino ad ora ho riguardato solo un post, bello e lungo, ma sono stata arruolata come editor. Ma quando avrò più tempo, si spera alla fine dle mese, penso che dovrò fare qualcosina..:)

Comq se hai articoli da proprorre fallo perché la collaborazione è aperta a tutti, e non ci sono scemate in giro: voglio dire che gli articoli pertinenti sono davvero letti e giudicati collegialmente e pubblicati. Fatti sotto!

Ciao Isadora:)

25. isadora - 9 gennaio 2008

Enrica, il mio è sempre e solo un problema di tempo… comunque non appena mi sarò “rimessa in pari” con i miliardi di cose che ho da fare vedrò di mettermi al lavoro😉


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