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Agenda Setting 20 gennaio 2008

Posted by sgrignapola in L'angolo di Sgrigna.
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Uno dei libri più interessanti che mi sia capitato di leggere recentemente è Setting the agenda di Maxwell Mccombs.
L’autore iniziò a studiare gli effetti dell’interazione tra media e opinione pubblica nel 1968 in concomitanza con le elezioni presidenziali statunitensi. In questi anni ha finito per elaborare una teoria che ha chiamato Agenda Setting.

Cosa c’è dietro a questa teoria? L’idea che l’importanza di un problema nella pubblica opinione è determinata dall’importanza con cui questo problema è trattato dai media.
A questo livello la teoria sembrerebbe quasi un’ovvietà, ma vista da più vicino questa ovvietà ha degli aspetti sorprendenti.
Il primo è che non esiste nessuna relazione di sorta tra l’esistenza di un fatto nei media e nella realtà.
Nessuna.

Nel libro ci sono parecchi esempi di questo tipo che vanno dal problema della droga negli anni ottanta negli Stati Uniti, fino alla crisi petrolifera in Germania Ovest nell’autunno del 1973. Questo caso è quello che mi ha più colpito. Su tutti i giornali e TV tedeschi di allora non si parlava d’altro che di mancanza di petrolio, finché in pochi giorni si è creato il panico e si sono formate le file fuori dai distributori. Qualcuno poi è andato a vedere i dati sull’importazione di petrolio in Germania durante quell’autunno e si sono rivelati addirittura leggermente superiori alla media: il petrolio in Germania non mancava, anzi era in leggero eccesso.
Girava solo la voce sui media.

Ma come funziona questo circo? Ci sono tre livelli: il primo è quello della fonti delle notizie che possono essere conferenze stampa di politici, piuttosto che avvenimenti o incidenti particolari. Il secondo livello è quello dell’interazione dei media tra di loro, si copia una certa notizia da un giornale all’altro un certo numero di volte finché esplode il “caso”.
Qui basta dare un occhiata alla prima pagina dei quotidiani on-line e confrontare la prima notizia tra le varie testate, il più delle volte sembra lo stesso giornale con due grafiche diverse. Quasi una rincorsa a scrivere delle stesse cose.
Ma il primo livello non è soltanto un fornitore di notizie per il secondo, il rapporto è dialettico e spesso complesso. L’insistenza dei media su alcuni argomenti (che ripeto non è detto che siano reali, anzi) può anche influenzare l’agenda politica. I problemi analizzati nel discorso sullo stato dell’unione nel 1978 dell’allora presidente Carter non vennero in alcuno modo amplificati dai media nei giorni successivi, al contrario si è verificato che il risalto dato dai giornali e TV a certe notizie abbia influenzato l’agenda del presidente. Per il discorso di Nixon, pochi anni prima -nel 1970- invece il rapporto è stato diretto: i problemi evidenziati dal presidente vennero ripresi dai media nei mesi successivi.
Il terzo livello di elaborazione della agenda è costituito dalle norme, tradizioni e modelli culturali che i giornalisti seguono. Per esempio il prestigio di una testata, la selezione di notizie presso le agenzie di stampa e non ultima la cultura giornalistica. Un esempio fornito da Mccombs è la permeabilità dell’agenda dei media rispetto a quella dei partiti politici: in UK è piuttosto facile per i partiti influenzare i media, mentre negli Stati Uniti non lo è per niente (sarebbe interessante comparare questi modelli stranieri con quello italiano per valutare quanto grezzo da noi è questo insieme di norme culturali giornalistiche, ma forse è masochismo puro).

Ogni singola notizia viene scolpita da questo meccanismo a tre livelli attraverso due fattori: il grado di rilevanza e la scelta degli attributi. Il primo fattore determina “cosa pensare”, mentre il secondo “come pensare”.
Più un argomento è ritenuto importante dai media, più questo diventa determinante per l’opinione pubblica. Il modi per farlo diventare determinate sono due: la ripetizione e lo “spazio” attribuito sullo stesso media e su media differenti.
Si può fare in modo che una guerra esista o meno, come nei casi dei conflitti africani, definendone la rilevanza nei media.
Il secondo fattore è molto più subdolo.
Tra una serie di attributi che si possono dare -per restare nell’esempio- ad un conflitto, se ne mette in evidenza uno in particolare. Tutto il dibattito che ne seguirà sarà orientato da questo attributo.
Nel caso del conflitto accoppiarlo a pulizia etnica o alla religione vuol dire condizionarne il dibattito. Per fare un altro esempio che abbiamo avuto sotto gli occhi di recente, assegnare l’attributo della nazionalità ad uno stupratore e modellarne la notizia di conseguenza, significa in ultima istanza influenzare e condizionare il “come” l’opinione pubblica pensa. Questo fenomeno è chiamato framing.
Una volta che questi due fattori sono selezionati la notizia vive di vita propria, la cui durata e influenza varia per la tipologia di media. Abbiamo, nel caso della TV nazionale una massima concordanza tra l’agenda dei media e quella dell’opinione pubblica nel giro di una settimana. La concordanza decade dopo due mesi.
Per le riviste la massima concordanza -invece- appare nell’arco dei due mesi e scema dopo i sei mesi.

Un aspetto interessante di questa teoria è che funziona soltanto per i media privati. Quando i media sono in mani statali non c’è nessun trasferimento dalla media agenda alla public opinion agenda (questa osservazione mi ha fatto ripensare al dibattito sulla privatizzazione della RAI, forse non è proprio così vantaggioso per noi che venga collocata privatamente).

Se si leggono i titoli dei giornali e si ascoltano i notiziari in TV giornalmente si può toccare con mano la validità di questi dati, anzi diventa quasi un giochino trovare e svelare i meccanismi che stanno dietro le notizie.

Ovviamente l’effetto ultimo dell’agenda setting è quello di modificare i comportamenti delle persone. Innanzitutto per quanto riguarda le elezioni, ma non solo, i risultati possono andare ben oltre la sfera politica. I tre ruoli ricoperti dalle comunicazioni di massa: sorveglianza, consenso e trasmissione della cultura danno a questa teoria prospettive molto profonde.
La trattazione delle notizie attraverso il modello dell’agenda setting, può arrivare, e in parte lo ha già fatto, a modificare cose come il nostro senso estetico o la nostra storia.

Commenti

1. isadora - 21 gennaio 2008

Ho letto questo post con grande interesse, questo è uno dei temi che mi stanno più a cuore, anche se non l’avevo mai razionalizzato così. Forse aiuterà qualcuno a capire cosa intendo quando parlo di dittatura mediatica riferendomi all’Italia. Un altro aspetto che mi piacerebbe discutere a questo proposito è l’importanza di canali d’informazione alternativi (i blog – yes – come fonte d’informazione bottom up, non sottostante alle pressioni della politica e dell’economia. Sto sognando?) ed il loro ruolo di “contrappeso”. Vediamo se ne viene fuori qualcosa…

2. dioniso - 21 gennaio 2008

Trovo l’argomento molto interessante.
Anche Chomsky ha scritto molto sul tema. Anni fa comprai alcuni dei suoi libri, ma non li ho ancora letti.

3. odiamore - 21 gennaio 2008

Vorrei cogliere il suggerimento di Isa e fare qualche arguto commento sui canali di informazione alternativi; in effetti, d’altro lato, io ho scelto nel mio blog di non parlare mai di argomenti di attualità, quindi non sono una voce pertinente. Posso però ricordare sull’importanza (assoluta o relativa) dell’impatto dei mezzi di comunicazione sull’opinione pubblica due film. Uno, molto recente, è Leoni per agnelli, in cui un Tom Cruise col sorriso sempre più finto, deputato di spicco dei Repubblicani, cerca di veicolare un messaggio propagandistico attraverso una splendida Maryl Streep, reporter di una tv nazionale in crisi di coscienza. Il secondo film è del ’97: Wag the dog. Consiglio di leggere la trama su imdb (http://www.imdb.com/title/tt0120885/), tenendo però presente che il “sexygate” che vide coinvolto Bill Clinton – almeno secondo la pagina su wikipedia che, giuro, è dedicata all’affaire – non fu divulgato al pubblico che il 17 gennaio 1998. Curioso, vero?

4. isadora - 21 gennaio 2008

odiamore, eccome se sei pertinente! Grazie della segnalazione, corro a leggere!

5. sgrignapola - 21 gennaio 2008

@Isa, nel libro sono analizzati solo i mezzi di informazioni tradizionali. I media alternativi non sono stati presi in considerazione. Ma quello che la teoria fornisce e’ una solida metodologia -be’ messo giu’ cosi’ sembra che io di ‘ste cose ne sappia, mettiamoci un “secondo me” , va- di studio che permette di vedere il come una notiza influenzi l’opinione pubblica ed infine modifichi il comportamento delle persone. Credo abbia basi sufficentemente ampie per studiare anche i media alternativi.
E’ stata testata dalla Spagna a Taiwan (curiosita’ cinese: il passaggio della campagna elettorale sulla TV non ha influenzato i votanti, l’autore dice che e’ perche’ con media in mano statale, non si verifica l’agenda setting). Non viene menzionato nessuno studio in Italia.
Non saprei dire perche’.
Ci saranno di sicuro dei prof in qualche uni che ‘ste cose le studiano, sarebbe interessante sapere se e dove questi studi son pubblicati. Anzi se qualcuno che ne sa veramente passa di qui e mi racconta un po’, ne sarei veramente grato, anzi ci mando un regalo.

Per tornare sui blog mi vengono in mente due cose: una non c’entra mica tanto, ma mi sta qui da parecchio, e poi citare Benjamin fa sempre figo. E’ una frase tratta dal saggio L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilita’ tecnica e sta in fondo al paragrafo dieci:

“La distinzione tra autore e pubblico e’ in procinto di perdere il suo carattere sostanziale. Diventa semplicemente funzionale, e funziona in modo diverso a seconda dei casi. Il lettore e’ sempre pronto a diventare autore”.

Credo che per cercare di capire il fenomeno blog bisogna partire da questa affermazione, tenendo presente inoltre che i blog non conservano i rapporti di proprieta’, ma li rompono e li frammentano. Come sta succedendo, peraltro, anche alla letteratura, quella pesante dei libri, vedi Kai Zen, WuMing and co.

Poi aggiungo che ‘sto baffino qui scriveva ste cose nel 1936, no dico trentasei. Vabe’, questo poi non e’ cosi’ importante, era solo per dire che ‘sto qui aveva un turbocervello, e dopo che ho letto il suo libro, mi volevo cambiare il nick in Walter, ma poi avevo paura che lo si prendesse come un omaggio a Ueltroni e ho lasciato stare.
Magari ci sarebbe da scrivere su un post o anche una serie.

Adesso mi sono perso, dicevo che mi venivano in mente due cose, ma non ricordo la seconda che era poi quella pertinente.
Ah ecco.
I blog mi sembra che seguano una dinamica diversa dall’agenda setting e piu’ vicina alla “selective perception” (vi piace questo sfoggio di terminologie tecniche? se leggete il libro, poi anche voi potete andare per i bar del paese ad impressionare le ragazze con queste frasi come faccio io). Si focalizza sull’individuo e lo ritiene responsabile si scegliersi i media.
Questo tendera’ a massimizzare la sua esposizione verso quei media che rispecchiano le sue opinioni personali.
In questo caso non c’e’ nessuna manipolazione dai media alla persona, perche’ e’ la persona a scegliersi il media in base alle idee che ha. E’ un po’ un ribaltamento di prospettiva (almeno io ho provato a seguire dei blog di Forza Italia, ma non ci son riuscito. Anche il dermatologo, mi ha detto che se volevo sistemare quelle eruzioni cutanee una volta per tutte, dovevo smetterla di leggere certe cose).

@Dioniso, vero! Chomsky ha scritto molto di questi argomenti, ma le sue esposizioni sono molto piu’ intuitive e qualitative. Una differenza sostanziale e’ che lui ritiene che l’agenda della politica determini quella dei giornali, un po’ come la propaganda vecchio stile, con un rapporto di sudditanza diretta -avra’ visto Bruno Vespa una sera che non riusciva a dormire- mentre Mccombs dimostra che non sempre questo succede, anzi a volte e’ proprio l’agenda dei media ad influenzare la politica.

Sarebbe interessante, per esempio pigliare il discorso di fine anno di Brodi -come lo chiama mia nonna, che non ha ancora capito che va con la P.
Anzi facciamo cosi’, io ci metto l’idea e qualche altro ci mette il lavoro, che io sono un fancazzista.

Allora si prende il discorso lo si scompone in punti.
E fin qui e’ facile facile.
Per ogni punto si va a vedere cosa e’ stato ripreso/amplificato dai giornali nei giorni successivi.
Poi si fa il lavoro contrario e si vede cosa e’ finito nel discorso perche’ stava nei giornali i giorni precedenti.
Un po’ meno facile, ma fattibile.
Adesso viene la parte impossibile, si studia come l’opinione pubblica e’ stata influenzata sui punti originari. Se non son stati trattati dai media, probabilmente non c’e’ nessuna differenza. Questo pero’ mi fa pensare che le cose importanti per Brodi e per l’opinione pubblica non sono le stesse. E mi preoccupa parecchio. Perche’ se il potere politico lavora su alcuni punti politici, dovremmo esserne non dico partecipi, ma almeno consapevoli.
Se invece i media ne hanno parlato, vedere come hanno spostato l’opinione pubblica.
Bella idea, eh?
Volontari?

@Odiamore: grazie per le segnalazioni anche da me: Leoni per agnelli non l’ho visto perche’ son pirla, aspetto che esca in DVD. Non ho visto neppure Wag the dog, ma ho letto la trama ed e’ illuminante. Anche questo finisce nella mia listona con un “da vedere” grande cosi’. Grazie. Nel libro di Mccombs si parla -solo di striscio- anche di media di intrattenimento. C’e’ uno studio canadese su come Schindler’s List abbia fatto balzare il problema dell’olocausto in testa alla pubblica opinione scatenando una reazione a catena su altri media di informazione.
Capire i meccanismi di interazione quantitativi tra informazione e intrattenimento, questo anche trovo molto interessante, se qualcuno sa, che parli.

6. sgrignapola - 21 gennaio 2008

Se avete letto tutto il commento precedente senza addormentarvi avete dei problemi seri, lasciatevelo dire.

7. isadora - 21 gennaio 2008

😎 Letto tutto, anche le risposte agli altri ed ora non so più che scrivere…

8. donmo - 21 gennaio 2008

Beh, complimenti davvero. Avevo già letto il post un paio di volte perchè, essendo interessato a tutto ciò che riguarda il mondo della comunicazione, lo avevo trovato estremamente interessante. Ma forse è la prima volta che un commento dell’autore di un post e addirittura più interessante del post medesimo:)
Che dire? Per ringraziarti ti segnalo casomai un blog appena nato (ma che già promette bene) che tratta queste e tematiche affini:
http://www.giovannacosenza.it/

9. sgrignapola - 22 gennaio 2008

@Isa, be’ potresti arruolarti per la ricerchina sul discorso di Prodi. 😉

@donmo, sei sempre molto gentile. Ottima segnalazione. Entra di slancio nei miei favoriti. Anzi se passasse di qua mi piacerebbe sapere che cosa ne pensa di questo argomento.
Sarebbe di sicuro molto stimolante per me.

10. Consiglio di lettura « OdiAmore - 22 gennaio 2008

[…] Agenda di lettura […]

11. T-Monk - 22 gennaio 2008

Non posso dire di essere un esperto (non ancora almeno) ma posso dirti che in alcuni corsi universitari questi temi sono materia di studio. Nel mio caso specifico il corso si chiama “Teorie e Tecniche Della Comunicazione Di Massa” e ovviamente l’agenda setting è uno dei cardini. Essendo il mio un corso di Linguaggi di Media non poteva essere diversamente immagino…

12. sgrignapola - 22 gennaio 2008

Grande T-Monk !
Hai dei testi da consigliare?
Se non ti sarai gia’ rotto troppo le scatole, una volta che “domini” la materia, passa di qui e aggiungi qualcosa alla discussione.
Sarebbe di grande interesse.

13. Miss Welby - 22 gennaio 2008

senti Isa, tra musica, cucina, letteratura, comunicazione e altro il tuo blog è impressionante. ho voluto linkarlo e se vuoi ricambia. ciao

14. isadora - 23 gennaio 2008

Ciao Miss Welby, tra le tante cose che mi sono state dette su questo blog, be’, impressionante è il complimento che mi è piaciuto di più (son strana, eh, lo so…). A presto!

Sgrigna, ma tu non credi nel potenziale del blog come mezzo per dare spazio a quell’informazione che viene volutamente ignorata dai media tradizionali e quindi come fattore di disturbo dell’agenda setting? Negli Stati Uniti secondo me succede, in Italia, purtroppo, ci sono due grossi fattori limitanti: la diffusione relativamente bassa del mezzo e la tendenza macroscopica a leccare i piedi all’informazione istituzionale, che amplifica quindi, invece di contrastare. O sono io che esagero? (Tra l’altro, credo che la home page di blogbabel sia un bell’indicatore di come, in Italia, quella che tu chiami rincorsa a parlare delle stesse cose sia un fenomeno già ben radicato anche in quelli che dovrebero essere mezzi d’informazione alternativi e lontani dalle centraline di potere.)

15. donmo - 23 gennaio 2008

Come contributo alla discussione (tra l’altro sono cose cui accennava Isa in quest’ultimo commento) segnalo che del tema ha parlato Luca De Biase, che è uno che sa il fatto suo:
http://blog.debiase.com/2008/01/22.html#a1615

16. T-Monk - 23 gennaio 2008

Ciao Sgrigna! Beh posso dirti qual’è il testo su cui studio io…si chiama “Sociologia Dei Media” di McQuail….è piuttosto generale, non tratta solo di agenda setting ma dei mass media e della comunicazione di massa. Ripasserò quando mi sarò fatto un’idea più precisa della materia 🙂

17. soriano - 23 gennaio 2008

Dalla teoria alla realtà, la questione diventa probabilmente più digeribile. E’ ormai prassi naturale per chi segua la comunicazione politica a qualsiasi livello (internazionale, nazionale, locale) lavorare per imporre gli argomenti in cui il proprio datore di lavoro è più forte.
Tutto questo è possibile soltanto grazie ad una faticosissima operazione di banalizzazione (oltre che naturalmente in virtù di relazioni forti con i media) per riuscire ad entrare nei titoli delle testate. Gli ingredienti devono essere miscelati per essere digeriti dai desk delle redazioni: quindi toni enfatici, annunci ad effetto, promessa di polemiche roventi, libertà d’azione per il titolista che pomperà…
E allora è una grande discussione sui tagli e sulle colonne… “Mi va bene anche di taglio basso, ma sparami un titolo ed eccedi in colonne”. Oppure… “basta che mi metti nei titoli d’apertura, poi vanno bene anche i rituali 30 secondi”.
Si può solleticare la fame dei giornalisti, anticipando una notizia ad una testata e proponendo un’altra di segno opposto al giornale concorrente, ma soprattutto bisogna essere preparati per il seguito. Bisogna stare sui titoli almeno due giorni, alimentare le polemiche, dilatare fino all’impossibile l’uscita concordata.
In Italia i blog e la comunicazione on line non sono ancora entrati nel circuito nobile dell’agenda setting o meglio la rete viene utilizzata per saggiare le possibili risposte e magari far riprendere qualcosa dalla carta stampata. Escludendo soltanto veltroni, il politico medio in Italia si pavoneggia con ciò che è alla sua portata e quindi internet nisba…nei pochi casi che succede poi è una faticaccia, il povero portavoce dovrà anche spiegare che cos’è il giornale on line, il blog, con scarsissimi risultati.
Da questo punto di vista, nessuna dittatura mediatica, il termine più giusto spesso può essere confusione, suggestione, tecnicismo.
Tutto questo grande lavoro infatti serve prevalentemente per gli addetti ai lavori: è dalla loro reazione
che eventualmente un tema può diventare trainante ed entrare prepotentemente nell’immaginario dei cittadini.
Anche se nelle prossime elezioni, in Italia, non servirà molto..

18. isadora - 23 gennaio 2008

Soriano, ma che piacere rileggerti!! Certo, tu la vedi da una prospettiva ancora diversa, ma io (che, come ben sai, son testarda) rimango dell’opinione che ci sia metodo nella gestione di confusione, suggestione e tecnicismo. Io, poi, quando parlo dei blog come mezzo per fare controinformazione non mi riferisco ai blog dei giornalisti, ché significherebbe cambiare il mezzo, ma non le voci, bensì penso al citizen journalism, fenomeno di una certa portata negli Stati Uniti e qui praticamente inesistente.

donmo, non seguo De Biase, ma mi sembra che nel post indicato da te utilizzi l’espressione Agenda Setting con un’altra accezione, più letterale.

19. donmo - 23 gennaio 2008

Nel blog di De Biase (compresi i commenti) la discussione si sta allargando e mi pare che ricomprenda anche le problematiche evidenziate qui sopra (salvo smentita, ovviamente).

20. sgrignapola - 24 gennaio 2008

Isa, ai ragione, quello del Financial Times su cui si discute sul blog di De Biase e’ un caso molto letterale, anzi, quasi scolastico e scoperto, di Agenda Setting. Pero’ non e’ che, per questo motivo, non funzioni, anzi.

Il prestigio della testata e dei giornalisti (che sono parte di quelle norme culturali del terzo livello) fara’ in modo che le sfere politica ed economica dovranno necessariamente prenderne atto.
Il meccanismo dovrebbe essere questo: fatto/notizia: Iran. L’amplificazione del secondo livello per l’Iran e’ avvenuta tempo fa,non c’e’ bisogno, cosi’si passa poi al terzo livello quello del FT.
Ovviamente l’indagine interessante e’ quella da farsi sugli “attributi”.

Sarebbe bello prendere “le frasi riassuntive riportate nei sommari” e vedere come se e come vengono riprese dagli altri giornali e TV. Ma non le ho trovate.

Per la discussione su blog e citizen journalism rimando che vado di fretta.

21. odiamore - 26 gennaio 2008

Ciao a tutti, sono tornata 😉 l’argomento mi sta appassionando invero. Vorrei segnalare come tre quotidiani hanno trattato in modo del tutto differente la medesima notizia – il video su youtube in cui quattro fratelli tra i 6 e i 12 anni accusano la madre e il suo compagno di aver abusato di loro. Un ottimo esempio, a mio avviso, di manipolazione dell’informazione attuata in modo neanche tanto sottile.
Stampa e Corsera hanno riportato la notizia (con toni più o meno concitati) lasciando intendere che il video e la sua distribuzione erano stati un’iniziativa spontanea dei bambini; una protesta contro il fatto in sé e contro i magistrati che, dopo due anni di indagini, avevano dichiarato che in realtà non era stato compiuto alcun abuso. La Repubblica, per contro, già nell’occhiello in prima pagina (l’articolo continua poi in cronaca) scrive “Accusano la madre e il convivente di pedofilia. Forse spinti dal padre”. C’è una certa differenza, nevvero? E in tutto l’articolo che segue è più volte ripetuta questa ipotesi di un coinvolgimento attivo del padre (ipotesi avanzata dai magistrati al lavoro sul caso, e condivisa oltre che dall’autore dell’articolo anche dalla psicologa dello sviluppo Tilde Gallino in una intervista allegata). Perché pare che i genitori stiano divorziando e siano soprattutto in attesa della decisione per l’affidamento (chiesto dalla madre). Né la Stampa né il Corriere hanno mai menzionato il sospetto che il padre avesse un ruolo nella vicenda e questa sarebbe già di per sé una notizia, no?

22. isadora - 27 gennaio 2008

Be’, Repubblica per queste cose è sempre in prima linea, secondo me fanno il recruiting nella redazione di Novella 2000. Non conosco la storia, ma che il padre c’entri oppure no lo deve decidere eventualmente un tribunale, non un giornale e mi sembra davvero indice di poca serietà pubblicare le notizie con tanto di giudizio prefabbricato…

23. Francesca - 28 gennaio 2008

se ci si fa un po’ caso ci si può accorgere di questo, basta seguire qualche notizia allarmante e vedere che fine fa. Io l’ho fatto con l’aviaria. Prima di Natale 2006 sembrava che dovessimo tutti morire di questa pandemia, dal primo gennaio 2007 la notizia scomparve letteralmente dalla tv, sparita, come se non fosse mai esistita. Chè uno alla fine si chiede seriamente se son tutte cazzate quello che ci dicono. E la risposta è che sì, praticamente è così. Tutto le vere notizie non ci vengono nemmeno accennate, per arrivare poi alla saturazione o alla rivolta popolare, come per la spazzatura in campania (e non solo), fatti che risalgono a prime del 2000.

24. inborsa - 28 gennaio 2008

Sono entrato nel blog di Isadora per guardare un pò cosa fa e cosa scrive questa persona che suppongo sia una delle più attive su WordPress per il sostegno agli utenti italiani (spero non l’unica altrimenti, Isadora, se ti viene l’influenza siamo rovinati viste le tante domande che sorgono lavorando su un blog, di una piattaforma comunque davvero valida) e ho letto questo post interessante.
A quanto qui detto avevo già fatto caso. Se si drizzano le antenne, ogni giorno si trovano spunti di riflessione, ma mai abbastanza.
Complimenti ancora, Isadora.

Bye

25. isadora - 28 gennaio 2008

inborsa, grazie dei complimenti. Visto che t’interessi di quello che faccio ed hai un blog su questa piattaforma mi permetto di segnalarti anche l’altro mio blog: usare wordpress.com.
Per quanto riguarda questo, di blog, al momento sono in crisi creativa ed il post sul quale hai appena commentato è dell’amico sgrigna (mica voglio prendermi dei meriti che non ho…) 🙂

26. inborsa - 28 gennaio 2008

Grazie.
Vado a dargli subito uno sguardo.
Byeeeeeeeeeeeeeee.

Ah, e giro i complimenti all’amico sgrigna, dunque.

🙂

27. inborsa - 28 gennaio 2008

Aspetta, aspetta. Giuro che non ho bevuto.
I complimenti a sgrigna vanno comunque per l’articolo, ma avevo già capito che il blog è realizzato da te (menomale ;-). Infatti ti ho apprezzato ad inizio di commento.

Buona serata.

28. inborsa - 28 gennaio 2008

Ho visto.
Commento: Bello, bello, bello, bello, bello.
Ottimo, Isa!

Alex

29. algonuevo - 29 gennaio 2008

sara’ che sono un vecchio sociologo inveterato, pero’ non si puo’ non leggere al riguardo Pierre Bourdieu ”L’opinione pubblica non esiste”, ed argomenti correlati. E” illuminante, anche se adesso non riesco a scrivere perche’, troppi casini dalle mie parti.
abbracci
algonuevo

30. sgrignapola - 29 gennaio 2008

uellala’ Algo, ma allora sopravvivi!
Piacere di sentirti, cerchero’ il libro e lo leggero’. Mi sono fatto anche io qualche domanda sull’opinione pubblica e trovo l’argomento interessante. Ma qualsiasi cosa sia, se esiste, non toglie che l’aganda setting pare influenzare le persone e il loro comportamento (segnatamente quello elettorale). Anche supponendo che l’opininone pubblica sia una fictio, la sostanza non cambia.

Leggero’ comunque prima di raccontare di cose che non so…

31. Gelato - 29 gennaio 2008

San Silvio santo subito mi ha detto che la dovete smettere di divulgare questi complotti marxisti. I media sono liberi e indipendenti. Basta con le falsitá. Guardate la tv, siate felici e smettetela di complottare.

32. isadora - 30 gennaio 2008

Algo, grazie del consiglio di lettura, il titolo promette bene! Mi fa piacere trovare un tuo segno di vita qui; tutto OK?

Gelato 😀

33. algonuevo - 30 gennaio 2008

sgrignapola ed isadora, si, passo piu’ volentieri qui che altrove. ultimamente sono stato dedito a cambiare vita. Ma ieri ed oggi mi ritorna tutto in boomerang, e quindo cosa c’e’ di meglio che fare un giro qui? io sto bene (scusate uso questo spazio per darvi mie notizie) ma teso per la violenza da queste parti e per le sbarre alle finestre ahaha.
abbracci e leggete Bourdieu che fa bene!!


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