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Evanescenze 30 gennaio 2008

Posted by sgrignapola in L'angolo di Sgrigna.
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Ricordo ancora dove l’ho letta.
Anni fa – ero a Stoccarda alla Staatsgalerie. Una frase del pittore Egon Schiele (eh sì, quello di alcune copertine di Dylan Dog) messa a commento della sua opera Der Prophet.
Anzi -potenza di internet – c’è ancora.

I corpi possiedono una propria luce che dissipano vivendo.


Improvvisamente mi e’ ritornata in mente ieri sera, mentre leggevo un passaggio in Imperium di Ryszard Kapuściński, talmente poetico che voglio riportarlo qui.
Siamo a Jakutsk in Siberia, il giornalista incontra una bambina: Tania che gli racconta di quando fa freddo.

Il grande gelo, spiega, si riconosce dal fatto che in aria sta sospesa una nebbia chiara e brillante. Passandoci in mezzo la persona ci stampa in mezzo un corridoio delle sue dimensioni. Dopo che sei passato il corridoio resta lì, fermo nella nebbia. Un omone si lascia dietro un corridoio grosso, un bambino un corridoietto piccolo piccolo. Tania, essendo magra, forma un corridoio stretto ma abbastanza alto per la sua età: non per nulla è la più alta della classe. La mattina in strada, osservando i corridoi, Tania capisce se le sue compagne siano già andate a scuola: qui tutti riconoscono al volo i corridoi di amiche e vicini.
Ecco un corridoio largo, basso, dalla linea netta e decisa: segno che e’ passata Klavdia Matveevna, direttrice della scuola.
Le mattine che non si vedono in giro corridoi di altezza corrispondente agli scolari delle elementari, significa che il freddo è troppo intenso, la scuola è chiusa e i bambini stanno a casa.
A volte si vedono corridoi irregolari, interrotti di colpo. Significa, e qui Tania abbassa la voce, che un ubriaco è inciampato e caduto. Con il grande gelo molti ubriachi ci lasciano le penne, e in quel caso i loro corridoi sembrano un vicolo cieco.

Traduzione di Vera Verdiani

Commenti»

1. napolino - 2 febbraio 2008

grazie

2. Francesca - 26 febbraio 2008

hai fatto bene a riportarlo, mi è piaciuto molto. Vorrei vedere anche io un po’ di questi corridoi, magari mi darebbe la percezione di vicinanza agli altri, e non quella solitaria lontanaza che invece respiro.

3. sgrignapola - 2 marzo 2008

A dir la verita’ la prospettiva che vedevo io era molto solitaria e negativa (ma va’? Eh si’, tanto per cambiare. Il solito menagramo). Sentivo questo blocco di luce del grande gelo come una specie di sostanza del mondo e noi, come vermi dentro una mela, la divoriamo per sopravvivere. Dei parassiti tossici, condannati a succhiare questa luce per trascinarsi tra i giorni.
Un po’ il contrario di quello che dice Schiele dove siamo noi a sprigionare la luce e abbandonarla piano piano tra i giorni.

Ma sai una cosa Francesca? La tua lettura mi piace di piu’.

4. Hengel69 - 23 febbraio 2009

Molto bello questo testo,un abbraccio,Hengel

5. http500 - 6 marzo 2009

stupendo testo


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