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La logica delle cose – Il progetto CoBIs 11 febbraio 2008

Posted by sgrignapola in L'angolo di Sgrigna.
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Le cose, gli oggetti e gli utensili hanno una loro logica inerente. La loro forma “traduce” la logica secondo la quale l’uomo li ha inventati e costruiti. Mi spiego, senza tirare in ballo le categorie aristoteliche, che sarebbero peraltro pertinenti, se non fosse che il mio Aristotele è restato in terza liceo (e da laggiù mi fa ciao ciao con la manina).
Un tavolo ha una forma tale per sedercisi di fronte, appoggiare i gomiti, tenere su piatti e bicchieri. Se avete fatto un picnic saprete quanto un tavolo è utile (in vita mia ne ho fatto uno che avevo cinque anni. I conflitti scatenati si sono trascinati per mesi: formiche unne, bottiglie che cadono e spandono il contenuto e io che rotolavo tra il cibo non hanno certamente trasformato la mia famiglia in quella del Mulino Bianco).
Sì certo, se vi sta arrivando Chuck Norris in casa con i volantini elettorali di Huckabee, potrete usare il tavolo per barricarvi dentro. Ma diciamo che la logica del tavolo è più o meno fissata. E comunque non basterà certo un tavolo per fermare Chuck Norris.
Va bene, sì avete ragione , l’ho presa un po’ da lontano, solo per dirvi che un progetto dalla commissione europea, il progetto CoBIs, sta per cambiare tutto ciò.
E non solo.
L’idea è quella di impiantare dentro gli oggetti dei minuscoli chip che permettano di modificare la logica delle cose. In questo modo l’utilizzo di oggetto diventa flessibile e adattabile. Non ci sarà più solo la forma a modellare la logica e l’utilizzo di qualcosa, ma ci sarà anche una “intelligenza” autonoma.
Ma l’originalità del progetto non è solo limitata alla logica delle cose, diventa qualcosa di più. Molto più profondo e innovativo.
Si trasforma in un internet delle cose.
Infatti questa “intelligenza” impiantata nell’oggetto attraverso il chip è orientata alla comunicazione con altri oggetti, come avviene tra reti di computer.
Avremo così una rete di cose, oggetti e utensili, che non solo si “parlano” tra loro ma lo fanno attraverso una logica flessibile e modificabile a seconda delle circostanze. Addirittura, e questo è un ulteriore passo, la comunicazione tra cose non sarà neppure necessariamente controllata da un sistema di Backend, cioè un HAL 9000 che gestisce il tutto in modo centralizzato (e poi vi fa finire il film che non dormirete per due notti), ma sarà in qualche modo autonoma. Proprio come avviene in Internet dove non c’è nessuno nodo in rete che sia indispensabile (a parte, ops, i cavi sottomarini).

Siamo davanti ad un cambiamento di paradigma: finora gli oggetti si utilizzavano, d’ora in poi avranno dei veri e propri comportamenti.

Questo progetto per la prima volta realizza queste idee al di fuori di laboratori e centri di ricerca e le attua all’interno di alcune ditte. Gli scenari implementati finora sono diversi (per i dettagli vedere qui), si va dal controllo di sostanze chimiche pericolose (quando dei bidoni di sostanze che non si piacciono si avvicinano questi si parlano e autonomamente si mettono ad urlare) allo scenario degli “scaffali intelligenti”; dove le camice disposte su un ripiano sono in grado di raccontare quante volte sono state toccate dai clienti senza essere state acquistate o se un certo modello di maglione inizia a scarseggiare oppure se una mutanda finisce nello scaffale dei berretti.
Sì  lo so, forse questo scenario non sembra proprio così “intelligente”.
Ma le implementazioni per la gestione della pericolosità di alcune attività lavorative (dio sa se ce n’è bisogno, sopratutto in Italia), “intelligenti” lo sono di sicuro: ci sono martelli pneumatici che si spengono, quando un operaio li utilizza troppo a lungo mettendo a rischio la propria salute oppure ambienti pericolosi che permettono l’accesso solamente alle persone che sono dotate delle necessarie misure di sicurezza.

Ma qui siamo solo davanti ad esempi primordiali, basta un minimo di immaginazione per vedere gli oggetti attorno a noi “comportarsi” e organizzarsi in scenari fantascientifici.

Commenti

1. Ivo Silvestro - 11 febbraio 2008

Ricordo un libro, edito negli anni ’50, che illustrava le meraviglie degli “oggetti che pensano”. Ad esempio un bollitore che, come un bravo aiutante, richiama la nostra attenzione con un fischio quando l’acqua bolle o, addirittura, si spegne.
Verrebbe da dire: nulla di nuovo o, meglio, la differenza è solo quantitativa, non qualitativa. In un certo senso è vero, ma direi che le nuove applicazioni che questi chip rendono possibile possono tranquillamente arrivare alla “massa critica” per parlare di novità.

La logica interna degli oggetti, comunque, continuerà a manifestarsi nella loro forma: anche se dotato di chip che ci informa se è il caso di cambiarlo, lo spazzolino da denti continuerà ad avere il suo manico e le sue spazzole: non è che con il chip li potranno fare lunghi 2 centimetri (certo potranno magari fare delle pastiglie che lavano i denti da sole, ma in quel caso non si ha più uno spazzolino da denti, ma qualcosa di nuovo e di diverso).

Troppo pedante? 😉

2. doro - 11 febbraio 2008

sì, effettivamente… troppo pedante! 😀
scherzo, ivo: non ti incavolare!

mi è piaciuto un sacco questo post.
ma l’ho trovato anche un po’ inquietante…

3. Ivo Silvestro - 11 febbraio 2008

Inquietante? Perché mai? Trovo più preoccupante il fatto che google abbia sui suoi server quasi tutte le mie mail di lavoro: che il frigorifero sappia che mangio un sacco di yoghurt è irrilevante (anche perché, verosimilmente, il supermercato dove faccio la spesa già lo sa grazie alla carte fedeltà).

4. sgrignapola - 11 febbraio 2008

@Ivo, mi hai fatto venire in mente Battisti (una delle canzoni in assoluto piu’ belle e profonde della musica italiana e non…sento gia’ un coro di “oooohhh esagera”. Si’ esagero!):

“Son le cose
che pensano ed hanno di te
sentimento”

E’ vero “le cose che pensano” esistono da parecchio, il condizionatore, con il suo sistema di feedback automatico, e’ forse il caso piu’ classico.
Ma la cosa innovativa, a mio parere, non e’ tanto quella, quanto il fatto che “pensino” in rete e che attraverso questo “dialogo”, si possano organizzare.
Certo lo spazzolino, come dici tu, continuera’ a manifestare la sua logica nella sua forma. Non arriveremo a disaccoppiare queste due: forma e logica (sento che c’e’ qualcosa come una necessita’ di mezzo), ma riusciremo ad esprimere questa relazione in modo flessibile e sopratutto in una certa misura indipendente da noi.

Oppure potremmo anche avere oggetti “modulari” che non hanno una loro logica intriseca, ma la acquistano quando si mettono vicini e “parlandosi” si organizzano. Come dei Lego.

Purtroppo mi vengono in mente solo esempi legati al mondo commerciale. Non so come, ma commerciale per me diventa improvvisamente stupido. Ma credo che in altri ambiti ci siano casi davvero pieni di potenzialita’.

@Doro anche io trovo delle ombre inquietanti. Ma come mi ha fatto notare qualcuno propio qui sul blog a proposito di quanche altro post, forse l’ombra vien proiettata dalla mia incapacita’ di accettare i cambiamenti. Sara’ che son cancro ascendente cancro 😉

5. doro - 11 febbraio 2008

sgrigna, io son gemelli ascendente acquario 😉 …ma l’idea che un giorno le mie scarpe da corsa in combutta coi calzini comincino a strepitare già dal terzo chilometro supplicandomi di gettarli tosto in lavatrice… beh…
lasciamo stare, va!

6. sgrignapola - 11 febbraio 2008

Magari i calzini andranno da soli di notte in lavatrice.
I miei sono gia’ “half way there” anche senza chip. Ogni tanto di notte ululano e grattano sui vetri della porta della lavanderia.

7. doro - 11 febbraio 2008

😀

8. Isadora - 11 febbraio 2008

Be’, l’immagine dei calzini che supplicano di essere messi in lavatrice è bellissima… speriamo che inventino una forma di feedback discreto 🙂
Io sono pigra e “dimenticona”, quindi mi offrirei come frendly user per testare questi prodotti. Se poi ne inventassero di quelli che, invece di lamentarsi per un problema lo risolvono anche…

9. Federico - 12 febbraio 2008

Davvero un bel post. Ormai non c’è da stupirsi più per niente, mi chiedo solo che ruolo avrà l’uomo in tutto questo…quando anche lui sarà un chip…
Io sono per il progresso e per la scienza, ma ammetto di essere un po’ preoccupato…

10. cktc - 14 febbraio 2008

Carino il tuo post! E il tuo commento sui calzini ha mancato di farmi morire dalla risate. Sei troppo forte!

Io l’altro ieri ho letto questo…
http://www.liberation.fr/actualite/instantanes/histoiredujour/309591.FR.php
http://fr.news.yahoo.com/afp/20080212/tod-saint-valentin-societe-sexe-technolo-7f81b96.html

In riassunto, si dice che fra poco faremmo le coccole (o più se affinità :)) con i robot. E per San Valentino come faremmo per il lato romantico?!

Sono fuori soggetti Sgrigna?

11. sgrignapola - 15 febbraio 2008

No, anzi oggi e’ san valentino e faccio auguri a tutte le ragazze innamorate (che paraculo che sono!).


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