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B.O.(h) 2 marzo 2008

Posted by sgrignapola in L'angolo di Sgrigna.
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Alle due c’era già la fila.
Il discorso sarebbe iniziato alla otto di sera e alle due c’era già la fila per entrare.
Quando sono uscito dal lavoro alle cinque mi sono diretto con una certa fretta verso il palazzetto.
Vedevo le macchine della polizia parcheggiate di traverso a Main Street con i lampeggianti accesi. Davanti ad ogni ingresso c’era una moltitudine di persone disposta in ordinate file indiane lunghe poco meno di un chilometro.
Qua e là giravano dei tipi con dei borsoni che vendevano magliette, spille e cappellini.
L’ultima volta che ho visto così  tanta gente era al concerto dei Tool.

Ho chiesto ad un volontario che mi ha indicato una delle due file.
La sicurezza era molto indaffarata e controllava tutto: borse, scarpe e cinture, ma in mezz’ora ero dentro.
Trovata l’amica che mi aveva tenuto un posto, mi posiziono e guardo il cellulare: bene, sono le cinque e mezzo. Mancano due ore e trenta minuti.
Adesso cosa faccio?
Aspetto.
Nel frattempo il palazzetto si è completamente riempito: undicimila persone e non un posto libero. Secondo i giornali il partito democratico in Texas è diviso in tre parti uguali tra afroamericani, bianchi e latinos.
Le primarie qui sono sempre state sottotono. Di solito i candidati arrivano qui in solitaria come uno scalatore sul Col du Galibier. Non quest’anno e ovviamente sono tutti eccitati per la novità.
La maggioranza delle persone qui è nera, forse un sessanta per cento. Il resto sono bianchi. E i messicani? Nove. No, non per cento. No, proprio nove persone, li ho contati girando tra le poltroncine e guardandomi attorno.
Quando dicono che i loro voti sono nelle mani della Clinton non si sbagliano.
Immancabile come la pasta alfredo in un ristorante italiano in USA, alle otto sale sul palco un cantante e si lancia nello Star Spangled Banner, le undicimila persone si alzano in piedi, mento all’insù e mano sul cuore.
Tutte le volte che assisto a queste scene, resto profondamente in imbarazzo. Non so se ridere o preoccuparmi.
Ma ormai ci sono abituato. Mi alzo anche io e mi guardo attorno sperando che finisca tutto il prima possibile. Quando scema l’ultimo acuto, con sollievo mi siedo. Mi ronza in testa solo la parola nazionalismo. Sono infastidito e mi chiedo se tutti capiscano quanto -da qui- sia breve e pericolosa la via verso il fascismo.
Ma forse sto facendo confusione, come al solito, e sto mischiando due esperienze storiche diverse.
Iniziano a distribuire, nei settori più a portata di telecamere, i cartelli con scritto Change we can believe in.
Sale sul palco una signora che parla brevemente, ma il volume del microfono è talmente basso che non si sente una sola parola.
Ancora una decina di minuti, dietro il palco c’è un poco di trambusto, guardie di sicurezza e poi arriva lui con passo deciso.
Piccolo bagno di folla e poi sale sul palco saltellando sui gradini.
La folla esplode.
Obama Obama.
Sembra sia arrivata la madonna pellegrina.
Yes, we can e visto che siamo in Texas, sì se puede. I nove messicani che ho contato prima non riescono bene a farsi sentire, ma c’è posto anche per loro.
Il discorso di Obama non è molto lungo e ripete con qualche variazione quello che va dicendo da mesi ormai nei vari dibattiti.
Mi colpisce la scioltezza con la quale districa la superficialità della proposta politica. Un aspetto peraltro comune a tutti i candidati democratici e repubblicani. Certo davanti ad una folla tale non si possono snocciolare dei numeri e dei ragionamenti troppo fini, ma all’ennesimo esempio di mamma-che-non-può-pagare-l’affitto o di nonno-che-non-riesce-a-pagare-le-medicine il mio sconcerto cresce. E vai di Health Care per tutti, ritiro dall’Iraq, più tasse per ditte che trasfericono posti di lavoro overseas, più attenzione all’istruzione, più diplomazia.
Bene son d’accordo, ma come? Non si dice.
Sicuramente uno che corre per la carica di presidente degli Stati Uniti d’America i piani ce li ha, ma a quanto pare, spiegarli agli elettori è inutile, se non controproducente. Poi sono arrivate delle (facili) bordate a Bush che hanno mandato in visibilio i presenti. Ed una battuta: chiama Cheney cugino e spiega che qualcuno ha ricostruito il suo albero genealogico e ha scoperto che l’attuale vice president è un suo lontanissimo parente.
Nella seconda parte del discorso, quella più motivational, Obama si ispira chiaramente a Kennedy e spende le sue capacità oratorie sul concetto di speranza. In due parole -racconta- l’hope è qualcosa di corale e comune di cui lui è solo un excuse.
Che il cambiamento parte da qui.
A me sembra che il cambiamento ci sia già stato.
E forse è iniziato nel 1960 proprio quando Kennedy batté Nixon grazie alle sua doti telegeniche.

Commenti

1. dionisoo - 2 marzo 2008

Bella analisi. Tu lì ci vivi. Io vado di tanto in tanto, ho quindi una visione molto più limitata. Posso però dire di condividere le tue considerazioni sul nazionalismo.
Facevo considerazioni molto simili, durante il mio ultimo viaggio nella Carolina del nord, con un mio amico che vive lì.

2. cktc - 3 marzo 2008

Bonjour Sgrigna,
I sondaggi lo danno vincente per il Texas ma quando voterano in quello Stato? Mi ha disgustato il colpo basso che lei gli ha dato con delle osservazioni sceme sul suo secondo nome e sul vestito tradizionale indossato su una foto.
(tu invece mi hai fatto sorridere con l’espressione “in solitaria come uno scalatore sul Col du Galibier”… sei troppo forte!)

3. sgrignapola - 4 marzo 2008

Bonjour Cikappina.
Si vota domani.
Secondo me e’ molto difficile pronosticare. Per due motivi. Il primo e’ che anche se Obama sta andando alla grande, la Clinton sembra avere in pugno i voti dei latinos. In California ha vinto lei proprio grazie a quei voti. Anche qui in Texas i messicani sono parecchi. Se votano tutti per lei in blocco, potrebbe vincere.
Il secondo motivo e’ che i rappresentanti qui vengono eletti con una combinazione di voto elettorale e causus: la modalita’ di voto, fa il verso ad un ballo county e si chiama Texas two step. Praticamente alcuni candidati vengono estratti dal conteggio del voto popolare, mentre altri attraverso i causus.
In tutti gli altri stati si usa o il sistema popolare o il caucus, non tutti a due assieme. Ma siccome i texani “like it their way”, qui si fa cosi’. Il risultato sara’ che per avere tutti i nomi dei candidati che andranno alla convention democratica a Denver bisognera’ aspettare a Giugno. A meno che uno dei due stravinca, finira’ come da noi in Senato e bisognera’ andare alla conta.
Ah, c’e’ anche un terzo motivo, che probabilmente non incidera’, ma e’ curioso. Anche i Repubblicani possono andare a votare per le primarie democratiche.

4. cktc - 4 marzo 2008

Hello Sgrigna,
Non capisco come mai i Repubblicani possono andare a votare anche loro (anche un tot di Democrati vota per quelle dei Repubblicani?). E come mai dici che non inciderà? Perché sono in troppo pochi a poterlo fare?
Io tocco ferro, legno tutto quello che puo’ aiutare BaraCK! Hillary ci ha dimostrato che puo’ usare colpi troppo bassi, già non mi piaceva più dalla sua posizione pro guerra, ma ora non mi piace nemmeno un iota di lei!

ps: opsss che bello vedere la tua “foto” li’ in alto🙂. Sei tu ad avere scelto l’immagine?

5. successo - 4 marzo 2008

sono completamente ot, ho visto ora che mi avevi risposto nell’altro post solo che cercando non ho trovato quello che mi serviva! ti ricordi ti avevo chiesto come si faceva a mettere i tag dei contatori e dei siti che ti segnalano!! pls rispondi che sn mesi che cerco questa info!!

pardon ancora per l’ot|

Bellaaa!!

successo

6. Isadora - 4 marzo 2008

successo, prova a cercare su Usare WordPress.com

7. sgrignapola - 5 marzo 2008

cktc qui in Texas per votare non bisogna essere registrati presso un partito. In teoria posso essere un repubblicano e andare a votare per le primarie dei democratici.
Ma sara’ una percentuale ridicola.

Ti piace la mia faccina? Me l’ha fatta mettere la isa molto tempo fa, ma siccome non mi loggo mai quando commento, non esce mai.

8. cktc - 5 marzo 2008

Sigh per i risultati!!! Ma conservatori come sono i texans, era da prevedere purtroppo!
Ci ho vissuto e non sapevo quel particolare del Texas per le votazioni (non ricordo come si fa lo smiley che arrosisce, eppure me lo aveva insegnato Isa).

ps:Si, mi piace la tua faccina Sgrigna!🙂

9. strudel - 10 marzo 2008

Beelza-Bubba said…
We do not need a charming person to lead our nation. Charming people, for the most part, are con artists trying to “charm” their way past your guard to manipulate you anyway they can.
Cough, cough,
“billclinton” cough, cough

Ao’ Isa, io si che ci ho la testa dura. Altro che i Krukki. Qui riproviamo a fare il giornale on line – assai confusamente – Dimmi qualcosa http://sapodilla.ilcannocchiale.it/ http://sapodilla.eu/

10. clementinaolga - 14 marzo 2008

l’ascesa in solitaria al col du galibier è si affascinante (soprattutto se posso godermela seduta su un mezzo a propulsione non della mie gambe!)
mi sembra che l’aspettativa per i duelli accesi made in the usa (che ci sembravano così più vivaci rispetto alle nostrane immutabili vicende) fosse mal riposta, o perlomeno eccessiva.
bè, di sicuro mi piace leggere qualcuno che può dire “ci sono stato, ho sentito, ho pensato”.invece che blaterarlo a priori.
grazie!


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