Il maiale dei Pink Floyd ha votato Obama e poi è volato via 6 Maggio 2008, 20:13
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Sono stato a vedere Roger Waters. In questo tour sta facendo tutto The Dark Side of The Moon.
E non solo: parecchi pezzi di The Wall, Whis you Were Here, ma anche Set of the Control for the Heart of the Sun -non avrei mai pensato di avere la grazia di sentirla live.
La caratteristica del concerto –a parte me in estasi come in un orgasmo suino– sono stati i riferimenti politici. Tre momenti si sono distinti tra gli altri.
Durante The Fletcher memorial home sullo schermo dietro il palco sono apparsi ritratti di dittatori con delle frasi famose. Tra Stalin e Pol-Pot è apparso Bush e la sua frase: “I just want you to know that, when we talk about war, we’re really talking about peace”. Quello che era seduto vicino a me non è riuscito a trattenersi dal protestare in direzione del palco alzando il medio. Per venire a Dallas a far passare la foto di Bush vicino a quella di Stalin (la foto di Pol Pot sara’ stata scambiata per il tipo che gestisce il dry cleaner all’angolo) ci voglioni i cojones. Tanto di cappello.
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Di riporto 1 Maggio 2008, 20:31
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Ho letto I Complici quest’estate.
Dopo l’elezione del Presidente del Senato volevo riportarne qui alcuni stralci, ma la mia copia non so bene se è restata in Italia o in Michigan.
Comunque a giudicare da Google è più facile accedere a queste informazioni attraverso la Gazzetta del Sud Africa.
Valutate voi.
B.O.(h) 2 Marzo 2008, 0:48
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Alle due c’era già la fila.
Il discorso sarebbe iniziato alla otto di sera e alle due c’era già la fila per entrare.
Quando sono uscito dal lavoro alle cinque mi sono diretto con una certa fretta verso il palazzetto.
Vedevo le macchine della polizia parcheggiate di traverso a Main Street con i lampeggianti accesi. Davanti ad ogni ingresso c’era una moltitudine di persone disposta in ordinate file indiane lunghe poco meno di un chilometro.
Qua e là giravano dei tipi con dei borsoni che vendevano magliette, spille e cappellini.
L’ultima volta che ho visto così tanta gente era al concerto dei Tool.
La logica delle cose - Il progetto CoBIs 11 Febbraio 2008, 6:15
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Le cose, gli oggetti e gli utensili hanno una loro logica inerente. La loro forma “traduce” la logica secondo la quale l’uomo li ha inventati e costruiti. Mi spiego, senza tirare in ballo le categorie aristoteliche, che sarebbero peraltro pertinenti, se non fosse che il mio Aristotele è restato in terza liceo (e da laggiù mi fa ciao ciao con la manina).
Un tavolo ha una forma tale per sedercisi di fronte, appoggiare i gomiti, tenere su piatti e bicchieri. Se avete fatto un picnic saprete quanto un tavolo è utile (in vita mia ne ho fatto uno che avevo cinque anni. I conflitti scatenati si sono trascinati per mesi: formiche unne, bottiglie che cadono e spandono il contenuto e io che rotolavo tra il cibo non hanno certamente trasformato la mia famiglia in quella del Mulino Bianco).
Sì certo, se vi sta arrivando Chuck Norris in casa con i volantini elettorali di Huckabee, potrete usare il tavolo per barricarvi dentro. Ma diciamo che la logica del tavolo è più o meno fissata. E comunque non basterà certo un tavolo per fermare Chuck Norris.
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Evanescenze 30 Gennaio 2008, 5:15
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Ricordo ancora dove l’ho letta.
Anni fa - ero a Stoccarda alla Staatsgalerie. Una frase del pittore Egon Schiele (eh sì, quello di alcune copertine di Dylan Dog) messa a commento della sua opera Der Prophet.
Anzi -potenza di internet - c’è ancora.
I corpi possiedono una propria luce che dissipano vivendo.
Agenda Setting 20 Gennaio 2008, 19:27
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Uno dei libri più interessanti che mi sia capitato di leggere recentemente è Setting the agenda di Maxwell Mccombs.
L’autore iniziò a studiare gli effetti dell’interazione tra media e opinione pubblica nel 1968 in concomitanza con le elezioni presidenziali statunitensi. In questi anni ha finito per elaborare una teoria che ha chiamato Agenda Setting.
Cosa c’è dietro a questa teoria? L’idea che l’importanza di un problema nella pubblica opinione è determinata dall’importanza con cui questo problema è trattato dai media.
A questo livello la teoria sembrerebbe quasi un’ovvietà, ma vista da più vicino questa ovvietà ha degli aspetti sorprendenti.
Il primo è che non esiste nessuna relazione di sorta tra l’esistenza di un fatto nei media e nella realtà.
Nessuna.
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Beowulf 4 Dicembre 2007, 19:51
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Lo scorso fine settimana ho visto il nuovo film di Robert Zemeckis: Beowulf, tratto dall’omonimo ciclo epico all’origine della letteratura inglese.
È girato con una tecnica chiamata “motion capture” che trasforma tutto in una specie di videogioco cartonanimatizzato. Niente da dire sul film: castelli, ancelle in pericolo, draghi cattivi e robe così.
Un film come un altro, se non fosse che ci siete letteralmente seduti dentro.
Avete presente il 3D con gli occhialini di carta e lenti d’acetato rosse e verde, tipo caramelle Rossana?
Il principio è quello, ma questa volta il risultato è -vai di avverbio, ma quando ce vo ce vo- assolutamente mozzafiato.
Il salto della tecnologia cinematografica è paragonabile solamente al passaggio dal muto al sonoro.
Ci sarebbero molte cose da dire: il cast stellare, reso inutile dalla cartoanimatizzazione; il movimento delle telecamere e la percezione che ormai abbiamo dello spazio dovuta ai video giochi; la trasposizione del poema eccetera eccetera.
Ma una sola da fare: andare a vederlo in 3D, qui le sale.
Dimenticavo, state attenti ai colpi di lancia.
Meditazione su seggiole bianche 23 Novembre 2007, 18:18
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Ho sempre pensato che se ci fosse qualcosa come il senso della vita sarebbe legato in qualche modo alla meditazione buddista.
Poi, quando Baggio ha sbagliato il rigore ai mondiali del 1994, ho cambiato opinione.
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InRainbows 10 Ottobre 2007, 15:40
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Ho appena scaricato il nuovo album dei Radiohead. Non sto nella pelle. Si può comprare, anzi scaricare (magari non oggi, che il server e’ spianato), con libera offerta. Io ci ho messo nove dollari, ma anche un centesimo va bene.
Rimando a wikipedia per i dettagli (e un: fai ciao con la manina, alle case discografiche).
Che non sto nella pelle.
Ritorno a casa dal ridere 10 Ottobre 2007, 3:28
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La mattina do sempre un’occhiata al Corriere. Tra i giornali on-line aveva la grafica che preferivo, è cambiata da poco e tra poco cambierò anch’io. Qualche mese fa ho letto della morte di Luigi Meneghello.
Il nome mi diceva poco, forse era uno nella lista che la mia prof di italiano aveva distribuito a metà anno della maturità. Una di quelle liste impossibili con un centinaio di libri da leggere e poco tempo.
E Luigi Meneghello, per me, è restato lì, su quella lista.
Poi sono tornato in Italia a far le ferie e in un libreria mi è capitato sotto le mani Libera nos a malo, mi sono ricordato dell’articolo e l’ho aggiunto alla spesa.
Ieri sera l’ho finito. Mi mancavano un paio di capitoli da una settimana e volevo tiralo per le lunghe. Raramente mi capita di non voler finire un libro, perché è troppo bello e non voglio lasciarlo. L’ultima volta dev’essermi successo con il Viaggio di Celine.
Giusto per dirvi quanto mi è piaciuto, adesso il capolavoro francese a paragone mi sembra quasi uno sterile esercizio di punteggiatura.
Se siete nati in una grande città e non parlate nessun dialetto, non provate neppure a leggerlo. Questo libro viene da un posto dove “l’italiano è una lingua solamente scritta”.
Da dove vengo io la lingua italiana è qualcosa che appartiene alle scuole e alle poste. Probabilmente per molti non è più così, per tutti gli altri leggere questo libro sarà profondo come un’autoanalisi e divertente come una serata tra amici.
Mi sono sorpreso a ridere “a voce alta” almeno una pagina sì e una pagina no, ho rivisto persone e cose come se fossero le mie: sono tornato a casa.
Un post a caso...
























