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Flädle (Minestra di frittatine) 10 dicembre 2007

Posted by Isadora in IsaInCucina, PilloleDiGermania.
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Ora, questo, decisamente, non è un food blog, no. Non ci provo nemmeno. Questo blog contiene 304 articoli suddivisi in 19 categorie e la bellezza di 3115 commenti (e qualcosa come 35800 commenti spam). Di quei trecentoquattro post, ben otto sono ricette (semiserie). A guardare le statistiche riguardanti le chiavi di ricerca con cui arrivate qui dovrei dire: grazie al cielo che li ho scritti. Quindi ora ve ne beccate un altro (e sono nove).

I Flädle sono una specialità della Svevia. Il nome sta per piccole frittate, anche se, a dire il vero un Fladen (che è la versione grande del Flädle) è anche un’altra cosa brutta che fanno le mucche, ma è meglio che non scenda in particolari. Ora, che ci fanno, in Svevia, con le frittatine (o crespelle che dir si voglia)? Le arrotolano e le tagliano a striscioline, e poi le mettono in una bella scodella di brodo fumante. Sono buonissime e semplici da fare (tra l’altro si prestano anche per essere fatte con la farina senza glutine); se è buono anche il brodo, è un ottimo primo piatto per una cena invernale.
leggi la ricetta >>

Die Posse der Genossen 9 dicembre 2007

Posted by Isadora in PilloleDiGermania.
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C’era una volta un SPD con Schröder (il “Genosse der Bosse”, il compagno dei boss intesi come capitani d’industria) che governava con piglio quasi neoliberale la Germania del dopo Kohl. Schröder non è più cancelliere, i verdi sono spariti alla ricerca di un nuovo logo, ora c’è Angie, alla guida di una grande coalizione, quella fra CDU ed SPD, contraddistinta dall’assoluta mancanza di idee, a parte quella di alzare le tasse. È sparito anche Müntefering, che si è dimesso dal governo per essere vicino alla moglie seriamente malata ed ora Angie deve vedersela con un SPD che, nel tentativo di rimescolare gli equilibri politici e darsi un profilo, si lancia alla riscoperta del socialismo.

È uno spettacolo (una Posse, appunto) obbrobrioso, il cui protagonista è Kurt Beck che, finalmente liberatosi di Müntefering, ci offre un paio di assaggini di delirio populista: qualche settimana fa ci ha martoriati con l’auspicata introduzione del salario minimo per i postini e con il prolungamento del pagamento del sussidio di disoccupazione per i disoccupati più anziani (facendo retromarcia su una delle poche riforme del governo precedente), ma è di ieri la proposta più aberrante: un disegno di legge per impedire il pagamento di buoneuscite milionarie ai manager di imprese private, una proposta inutile e populista, che fa leva sulla Schadenfreude del popolino ed ha come unico fine distrarre potenziali elettori dall’agghiacciante spettacolo di una classe politica alla deriva.

Der Adventskalender 2 dicembre 2007

Posted by Isadora in PilloleDiGermania.
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Adventskalender
Una delle tradizioni che più mi piacciono del Natale tedesco è quella dell’Adventskalender: un calendario oggi standardizzato a 24 caselle che accompagnano i giorni dell’Avvento fino a Natale.
L’usanza risale al XIX. secolo, quando la celebrazione del Natale entrò nei salotti borghesi: le famiglie credenti appendevano al muro un’immagine per ogni giorno dell’avvento, un modo per solennizzare l’attesa dell’arrivo del Natale e renderla tangibile anche per i bambini. Un’altra usanza legata alla celebrazione dell’attesa è in Germania quella dell’Adventskranz, la corona dell’Avvento, una corona di rametti d’abete intrecciati con quattro candele che vengono accese una ad una nelle quattro domeniche dell’Avvento, a celebrare la venuta di Cristo alla fine dei tempi, la preparazione all’arrivo del Salvatore, San Giovanni Battista e la Vergine Maria.

In passato e talvolta ancora oggi le mamme tedesche preparavano un calendario dell’avvento da mangiare, più spesso si ricorre ad un calendario di produzione industriale: si dice che l’idea di fare un calendario stampato per l’Avvento l’abbia avuta un certo Gerhard Lang, che nel 1908 commercializzò il primo calendario dell’Avvento “industriale” con 24 immagini da ritagliare ed incollare su un pannello con 24 apposite caselle. Negli anni Venti fecero la loro comparsa i primi calendari con porticine da aprire. La produzione fu interrotta durante la seconda guerra mondiale; nel ’58 alla carta si aggiunse la cioccolata.

[L’immagine riportata è di un calendario dell’Avvento in vendita su Adventskalender.net]

Berlin-Tempelhof 28 ottobre 2007

Posted by Isadora in Berlino.
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Pierluigi Mennitti scrive di Tempelhof, l’anacronistico aeroporto nel cuore di Berlino che rischia la chiusura e, leggendo, non posso fare a meno di ricordare.

La prima volta che ci atterrai ero solo in visita. Era la prima volta che andavo a Berlino, a dire il vero sapevo poco o nulla della città, della sua geografia, della sua storia. Stavo andando a trovare quello che anni dopo sarebbe diventato mio marito e, nella foga di uscire, dimenticai di prendere la valigia. O meglio: imboccai l’uscita aspettandomi di entrare nella sala di ritiro bagagli, invece ero già fuori. Tempelhof, allora non lo sapevo, è piccolo piccolo, non c’è una sala apposita per ritirare le valigie. Anche gli aerei che vi atterrano sono piccoli piccoli, e sembrano sfiorare i tetti delle case nelle vicinanze: l’amico Lars, che aveva un buco di appartamentino da studente proprio al confine con la pista, sosteneva di conoscere di vista tutti i piloti.

Tempelhof è un aeroporto caro ai berlinesi più anziani, quelli che vissero il ponte aereo del ’48 e ancora parlano dei Rosinenbomber, gli aerei che rifornivano la Berlino ovest isolata dall’Unione Sovietica di cibo e carbone e lanciavano dolciumi in volo sopra alla città; per molti, forse più giovani, è solo un piccolo aeroporto che porta rumore ed inquinamento nel cuore di un quartiere densamente abitato. Eppure, tutti i tentativi di chiuderlo e di spostare il traffico sugli altri due aeroporti di Berlino, Tegel e Schönefeld, sono finora falliti e, a partire dal 15 di ottobre di quest’anno, si stanno raccogliendo firme per indire un referendum ed impedirne la chiusura.

Forse, se vivessi ancora a Berlino, magari in un appartamento come quello di Lars, preferirei che questo referendum non si facesse e che al posto dell’aeroporto ci facessero un bel parco e magari un museo. Sarebbe la cosa migliore da fare, razionalmente. Eppure c’è una piccola parte di me che, egoisticamente, spera che Tempelhof rimanga così com’è, coi suoi areoplanini, lo Zeppelin, la sua architettura un po’ austera ma elegante che fanno di un banale volo a Berlino un piccolo tuffo nel passato.

Ci vuole pazienza 10 ottobre 2007

Posted by Isadora in Personaggi.
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Prof. Gerhard Ertl
A guardarlo così, con quelle guanciotte rubizze ed il sorriso simpatico, quasi non verrebbe da credere che sia proprio lui, il Prof. Ertl, quello con i cassetti pieni di lauree ad honorem e riconoscimenti prestigiosi. Quello a cui oggi, nel giorno del suo settantunesimo compleanno, è stato conferito il premio Nobel per la Chimica.

Per chi lo conosce, personalmente o attraverso le sue pubblicazioni, non è una sorpresa: Ertl ha alle spalle un lungo ed intenso lavoro di ricerca nel campo della chimica delle superficî, in particolare lo studio di reazioni di catalisi eterogenea ed ha dato un notevole contributo alla comprensione dei meccanismi di svariate reazioni su catalizzatori metallici, a partire dalla sintesi dell’ammoniaca da azoto ed idrogeno su catalizzatori a base di ossidi di ferro (alla base del processo Haber-Bosch) per finire con l’ossidazione catalitica del monossido di carbonio su platino, una reazione non lineare, che ci ha fornito immagini spettacolari.

Reazioni astratte, eppure dal grande impatto sulla nostra vita quotidiana prima ancora che si fosse compreso il loro funzionamento: è grazie alla sintesi dell’ammoniaca con il processo di cui sopra che è possibile produrre concimi azotati a basso costo ed ogni auto, ormai, è dotata di un catalizzatore che si occupa di “ripulire” i gas di scarico.

Il suo segreto? Alla domanda dell’intervistatore del sito ufficiale della fondazione Nobel su quale sia la “lezione”, il messaggio che Gerhard Ertl ha voluto insegnare ai suoi dottorandi durante la sua lunga e brillante carriera scientifica, lui ha risposto così: “You must be patient”, ci vuole pazienza. La sua pazienza è stata premiata, oggi, ed ora che il grande momento è arrivato, non ci resta che porgere le congratulazioni e rallegrarci con lui. Rallegrarci perché questo riconoscimento premia l’eccezionale lavoro di una vita di una persona davvero speciale.

Congratulazioni, Prof. Ertl!

L’intervista telefonica al Prof. Ertl pubblicata sul sito ufficiale della fondazione Nobel (in Inglese)
Il sito del Dipartimento di Chimica Fisica dell’Istituto Fritz Haber della società Max Planck

Un mito compie sessant’anni 7 ottobre 2007

Posted by Isadora in PilloleDiGermania.
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Bulli wird 60Scrivo poco in questi giorni, sì, è che ho poco tempo: mi sono comprata una machina da cucire e poi ora devo scappare che c’è Tatort alla televisione. Vi metto qui un’immagine carina per “festeggiare” il sessantesimo compleanno di “Bulli”, come viene chiamato il pullmino Volkswagen dai veri appassionati, un vero mito per svariate generazioni di tedeschi. Compleanno festeggiato ad Hannover tra ieri ed oggi, con tanto di concerto degli “Who” (che dovrebbero essere sulla sessantina anche loro, o sbaglio?).

XVII 2 ottobre 2007

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Karikatur zur deutschen Wiedervereinigung - Antonio Maia
Domani si festeggerà il diciassettesimo anniversario della Riunificazione delle due Germanie (la “Wiedervereinigung”, con la maiuscola) e solo ora, lentamente, la Germania trova le parole per descrivere uno dei periodi più neri della sua travagliatissima storia. Per anni tutti si sono adoperati per cancellare le tracce della separazione, per donare ai nuovi stati della federazione (i “Neue Bundesländer”) i paesaggi fioriti che erano stati promessi da Kohl all’alba della caduta del muro. In silenzio, maniche rimboccate e testa bassa. Le “blühende Landschaften” di cui sopra non sono arrivate, alla riunificazione politica non si è (ancora) aggiunta la riunificazione di fatto, nei cuori e nelle teste: chi può continua a scappare dall’altra parte di un confine che, geopoliticamente, non esiste più; “di là” rimangono i vecchi e i disperati, sorretti dalla “Ostalgie”, la nostalgia di quello che il tempo ha trasformato nella memoria in uno stato quasi “materno”.
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Indovina chi viene a cena 24 settembre 2007

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Angela Merkel riceve il Dalai Lama - Foto ReutersAngela Merkel è sempre buona per una sorpresa: ci sorprese quando divenne ministro dell’ambiente nel governo Kohl apparendo dal nulla, sorprese persino quella vecchia volpe di Schröder quando fu eletta cancelliere ed ora sorprende la Cina invitando il Dalai Lama per una chiacchierata in Kanzleramt, ieri. I blogger tedeschi, tra ieri ed oggi, si sono consumati i polpastrelli per commentare la notizia, i giornali on- e offline traboccano di articoli e chiose, incerti se lodare l’iniziativa o preoccuparsi per le relazioni commerciali con la Cina, i diplomatici cinesi si affrettano a cancellare un paio di incontri mentre il mondo politico berlinese fa cerchio intorno a lei e loda l’iniziativa.

Angie, che in politica interna deve orchestrare una complicatissima Große Koalition e ci riesce solo a prezzo di compromessi più che discutibili, si riscatta con una politica estera volta sì a mantenere relazioni economiche intense e produttive, ma non al prezzo di mettere sotto ai piedi i diritti umani, i principî della democrazia e la libertà di espressione, riscuotendo consensi da parte di tutta l’opinione pubblica.

Tanto di cappello, Angie.

[E per chi non ne ha ancora abbastanza, ho scoperto un sito che vende le bambole di Angie e persino del Dalai Lama: vedere per credere.]

Berlino 27 agosto 2007

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Berlino, città del mondo, appartiene meno ai tedeschi di colonia, amburgo, bonn. È un posto del mondo, e come dentro San Pietro, ti puoi confessare in qualsiasi lingua. Berlino si trova a Berlino, ma è un dettaglio.
Gabriele

È un periodo che mi sembra che le parole degli altri (non di tutti gli altri, diciamo semplicemente di altri) siano migliori delle mie. Sarà che gironzolando per la rete si trovano vere e proprie perle. Berlino, chi ha sfrucugliato negli archivi lo sa, è una delle tappe della mia vita, amata, odiata, vissuta, ignorata, abbandonata. Descritta. Analizzata.
Se non ne avete ancora abbastanza di Berlino, leggetevi tutto il post.

Pistole e spaghetti 16 agosto 2007

Posted by Isadora in PilloleDiGermania.
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Proprio l’anno scorso, ma di tanto in tanto qualche specialista a corto di notizie ritira fuori l’argomento, un articolo dichiaratamente satirico apparso su Spiegel-online fece indignare tutta l’Italia, anche grazie ad una traduzione infame prontamente pubblicata urbi et orbi. Ci scrissi su anche un post (La lingua batte, e mai scelsi titolo più appropriato, direi), arrabbiata com’ero: io che in Germania ci vivo da anni e, al contrario della maggior parte dei miei compatrioti qui residenti, sono in grado di esprimermi in modo intellegibile in tedesco, non ho alcuna difficoltà con questo tipo di pregiudizio, primariamente per via del fatto che non è a me applicabile (e nessuno si è mai sognato di farlo). Ma, si sa, l’italiota ha il codone di paglia, e giù tutti a fare uso dei più biechi luoghi comuni sulla Germania ed i suoi abitanti, con inappropriati riferimenti storici sempre dimentichi dei tristi parallelismi. Le discussioni erano tutte piuttosto banali, tutti sembravano conoscere la famosa copertina di “Der Spiegel” del 1977, “Pistole auf Spaghetti”, sul tema dell’Italia come meta di vacanze (purtroppo non ho trovato l’immagine, che avrei linkato volentieri).

Perché mi viene in mente proprio oggi? Perché sono italiana e vivo in Germania e, proprio stamattina, la mia vicina in metropolitana stava leggendo questo: “Mafia ante portas“, un articolo sulla strage di Ferragosto a Duisburg. Ecco, e poi ci meravigliamo delle copertine con le pistole e gli spaghetti. Chissà come gli sarà mai venuta in mente una copertina così…

Aggiornamento: grazie all’aiuto del caro Filter è arrivata anche la copertina di cui scrivevo sopra.
Pistole auf Spaghetti