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W le donne 8 marzo 2010

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Oggi al lavoro mi hanno regalato una rosellina per la festa della donna. Che non è una cosa così incredibile, se non fosse che in Germania, di solito, non ci fa caso nessuno. Così me ne sono tornata nel mio ufficio con il naso affondato nella rosellina e mi è venuto in mente un 8 marzo di tanti tanti anni fa (quanti!) in cui il prof di Fisica II aprì la lezione presentando il lucido (il lucido, sì, come dicevo sono passati parecchi anni…) di una mimosa.
Non ho lucidi né mimose (qui la mimosa è il simbolo dei permalosi, tra l’altro), ma ho un test, che mi ha appena comunicato che sono una donna. Al 25%. E poi mi ha chiesto se sono un ingegnere 😎 Carino. Fatelo. Poi mi dite.

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Stavo dicendo? 2 marzo 2010

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Ma che bello, siete ancora qui. Ci sono anch’io, anche se faccio finta di nulla. Temi ce ne sarebbero, eh, la scena politica tedesca offre spettacoli raccapriccianti, Grazia (il settimanale) è arrivato anche in Germania, poi ci sarebbero i cambiamenti climatici, la morsa del freddo appena passata (ciao freccia); dal punto di vista personale, vediamo… ci sarebbero i primi bilanci dopo aver cambiato radicalmente mansioni all’interno della Grande Ditta nel novembre scorso ed essermi lasciata alle spalle un vespaio incredibile – ecco, solo con gli ultimi dodici mesi ci si potrebbe fare su una telenovela.
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avrei anche un blog o due 31 luglio 2009

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Alla Grande Ditta stanno scoprendo il web 2.0 – meno male che l’hanno scoperto prima che diventasse un reperto archeologico, vabbè. Improvvisamente è tutto un Twitter, i blog spuntano come funghi (qualcuno non ha ancora capito come funzionano e li chiama “forum”), le wiki non si contano più. Un giovane collega, in un gruppo di più o meno quarantenni convinto di essere l’unico vero detentore di idee innovative, ci chiede con tenera ed ingenua arroganza se qualcuno di noi abbia un blog privato. Sorrido. Ora potrei dire: io ne avrei uno, anzi, due. Poi ho anche un tumblr. Avevo. Ho?
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Ironia della sorte 4 aprile 2008

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Porto avanti – bene o male – due blog: uno, questo, “figlio dell’amore”, ultimamente trascuratello anzichenò, anzi, ormai da settimane in serio pericolo di vita per cronica mancanza di motivazione. Un altro, “figlio della necessità”, Usare WordPress.com, nato come blocco appunti per fissare idee e tutorial per sfruttare al meglio questa piattaforma.

Scrivo (ho scritto) come una dannata, scrivo di qua cose che mi paiono interessanti o che mi colpiscono o fanno arrabbiare, scrivo di là cose utili a me e che dovrebbero essere utili a tutti coloro che hanno un blog su wordpress.com e parlano italiano. Ho scritto post belli, bellissimi, brutti, bruttissimi, utili, inutili, insignificanti, commoventi, irritanti, intelligenti, sciocchi, densi di contenuti, vuoti come uova di cioccolata. Poi ho scritto sta menata qua sotto sul lapsus di questo tizio della cui esistenza, fino a ieri, manco ero al corrente.

Indovinate un po’: è il post – in assoluto su tutte le piattaforme che mai mi abbiano ospitata – più letto che abbia scritto (e sull’unica cosa bella del post, il video degli Abba, ha cliccato il 2 per mille dei visitatori). Se continua così mi supera anche il roast beef. Lasciatemelo dire: che tristezza, ragazzi!

Cazzo che Uàterlo 3 aprile 2008

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Si chiama Luca Luciani, su Forbes leggo che è nato a Padova, ma a sentirlo parlare si direbbe alla Garbatella. È, a quanto mi pare di capire, il COO della TIM, ma, soprattutto, è un meme vivente (vi metto qui il link al post che più mi è piaciuto, quello di Nicola Mattina, da leggere anche i commenti) da quando è spuntato fuori un video, pubblicato persino nientedopodimenoché da Repubblica, in cui questo signore, nel tempo record di un minuto e quarantotto secondi, oltre a dire due volte “incazzata”, una volta “cazzo” ed una volta “cazzata” (quello che si dice un raffinato retore, insomma), ci racconta una versione estremamente personalizzata della grande vittoria di Napoleone a Waterloo (pronunciato Uàterlo), centrando un clamoroso autogol, o, per rimanere in tema, una vera e propria Waterloo, se mi permettete il piccolo gioco di parole.

Ora, qui si potrebbe continuare a fare facile ironia sul livello culturale e le conoscenze storiche di questo signore, o anche sulla competenza del reparto HR del suo datore di lavoro, ma lo stanno già facendo in tanti. Io, impressionata e anche un po’ impietosita da cotanta ignoranza, vorrei semplicemente aiutare questo signore a colmare l’evidente lacuna culturale dedicandogli una famosa canzone degli Abba ed invitandolo ad ascoltare attentamente il testo (o a farselo tradurre dall’inglese al romanesco da qualche anima pia).

Cari coglioni 16 marzo 2008

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coglioneGli italiani all’estero, altresì noti come coglioni residenti all’estero, sono attualmente oggetto di un impudente corteggiamento da parte del “Popolo della Libertà”.

Molti di coloro che inseriscono google Adsense nei loro blog non lo sanno, ma questo è quello che vediamo noi, coglioni residenti in Germania, quando arriviamo sui loro blog. Questa schermata proviene dal blog di una persona che, se lo sapesse, sicuramente rinuncerebbe agli adsense in toto.

Ma non è tutto: questa settimana, in qualità di cogliona iscritta all’AIRE, la famigerata anagrafe degli italiani residenti all’estero, ho ricevuto una lettera firmata da nientedopodimenoché Silvio in persona: a quanto pare il database dell’AIRE non è soggetto alla legge sulla privacy ed è libero di distribuire i dati dei residenti all’estero a cani e porci. La lettera ve la riporto qui di seguito, perché merita davvero.
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Tutto… in una volta 7 gennaio 2008

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La Creazione di Adamo
Con questo titolo è andata in onda nell’ultimo giorno dell’anno appena passato, su rai 3, un’interessantissima trasmissione condotta da Corrado Augias dedicata agli affreschi della Cappella Sistina ad opera di Michelangelo. Nel desolato panorama di labbra a canotto e calendar girls offerto dalla televisione italiana, un vero e proprio regalo, come Augias stesso definisce la puntata in questione.

Trasmissioni che si occupano in modo più o meno divulgativo e/o noioso di opere d’arte ce ne sono abbastanza spesso: quello che mi ha colpita di questa trasmissione in particolare, a parte la spocchia del conduttore, è l’innovativa lettura dell’opera, guidata da un libro di recente pubblicazione, “La Sistina svelata” di Heinrich Pfeiffer, che si occupa dettagliatamente della simbologia degli affreschi, inserita nel contesto delle riflessioni teologiche del tempo e ce la rivela immagine per immagine. I venti minuti di trasmissione, che si occupano solo di alcune immagini, quelle più note, scorrono via velocissimi grazie alle chiose dell’autore del libro, presente in studio, lasciando il desiderio di saperne di più.

Se ve la siete persa, avete la possibilità di guardarvela con comodo su rai.tv: I messaggi nascosti della Cappella Sistina. Consideratelo il mio regalo per augurarvi Buon Anno.

Idee (altrui) 18 dicembre 2007

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Stavo per cedere alla tentazione di scrivere un post introspettivo e lagnoso, ma tutto sommato lagnarmi non fa per me. Per sottrarmi all’impulso vi segnalo un’iniziativa interessante di un altro espatriato: Antonio Cangiano, che con queste parole

Insoddisfatto dalla realtà delle pubblicazioni IT in Italia, ho deciso di avviare un progetto che provi ad introdurre una piccola rivoluzione nel mercato del nostro paese. Stacktrace.it vuole essere un sito che non si limita a scimmiottare i vari blog internazionali, ma che propone contenuti originali di alta qualità che possano informare, istruire, ma soprattutto influenzare la crescita del nostro settore, cronicamente arretrato rispetto al resto dei paesi industrializzati.

apre l’annuncio della nascita di Stacktrace.it, un blog informatico “duro e puro”.

Fa nulla se non siete informatici, a me quest'(ottima) idea fa sorgere, specialmente alla luce delle mie esperienze personali anche degli ultimissimi giorni, due interrogativi un po’ provocatori (tralascio il pippone che vorrei scrivere, perché mi piacerebbe che si sviluppasse una discussione):
1. Perché l’idea viene ad un italiano che risiede all’estero?
2. Perché i partecipanti sono tutti uomini?

Si parla di anni ottanta 29 novembre 2007

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O meglio, ne parla un blog, nato a settembre, dal titolo-programma: “Ualbòis! Ualbòis! Ualbòis!” e a me, specialmente quando leggo i pezzi di Giulia (di cui adoro il modo di scrivere), vengono i lucciconi. Giulia descrive gli anni ottanta da una prospettiva diametralmente opposta alla mia ed i nostri ricordi sono sfasati di un paio d’anni (mi sa che io sono più vecchia), però l’atmosfera è quella, la musica è quella e le adolescenze, per quanto diverse, sono sempre adolescenze.

È tutto da leggere, per chi gli anni ottanta li ha nei ricordi, ma anche per tutti coloro che erano troppo piccoli per averne nostalgia; c’è tutto: l’abbigliamento, le acconciature, la musica, la politica, le cassette! Sembra ieri, eppure, a rileggere questi struggenti amarcord, ci si rivede in super 8.

Non so se Giulia ed io avremmo fatto amicizia se ci fossimo incontrate allora, io ero una specie di paninara anomala (nel senso che indossavo la divisa d’ordinanza, ma impazzivo per gli Ultravox ed i Simple Minds) e lei non è tenera nei confronti della categoria, per me gli anni ottanta sono stati meravigliosi anche con tutte le problematiche adolescenziali, mentre per lei, a quanto pare, meno. Comunque sia, le sono grata per questo affascinante viaggio indietro nel tempo.

Come sei diventato un blogger? 19 novembre 2007

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Chi mi conosce sa che meme e cordate varie non fanno per me, lui mi conosce da poco e, temerario, mi ha nominata. Non mi sottraggo come ho invece fatto altre volte, perché tutto sommato l’argomento non mi dispiace e poi ho voglia di chiacchierare; non passo la palla ad altri, perché non è nelle mie corde.

Chi o cosa ti ha spinto a creare un blog?

Galeotta fu la Viscontessa, credo di averlo già scritto, che a suo tempo mi trascinò nel vortice di OCE, allora una comunità molto vivace e decisamente atipica. Per motivi ormai obsoleti mi trovai ad inventarmi un nuovo nick su due piedi, mi venne in mente il nome che anni prima avevo dato alla mia vespa, Isadora. Non particolarmente originale, come scoprii in seguito, ma per un rebranding, ormai, è un po’ tardi. Un commento, due, l’accesso come autrice su OCE: il blog, che prima mi era parso un passatempo un po’ stupido per adolescenti rincoglioniti, diventò in poco tempo un’occupazione fissa, tanto da spingermi a desiderarne uno tutto mio. Detto, fatto: nacque la prima versione di “…a casa di Isa” su un server del caro Fabbrone, poi trasferito qui per motivi di comodità (il blog, non Fabbrone).

Ormai sono passati due anni e, anche se nel frattempo ne sono successe di tutti i colori e non sempre ho il tempo che vorrei per dedicarmici, non riesco ad immaginare di abbandonare, anzi: da poco ho deciso di aprire uno spazio strettamente dedicato alla piattaforma che mi ospita, un po’ per rispondere a quesiti che mi venivano posti da più parti, un po’ per avere un raccoglitore per tutte quelle informazioni utili anche a me che altrimenti sarebbero irrimediabilmente andate perse. È un’esperienza interessante, c’è meno dialogo che qui (anche meno traffico), il pubblico è molto più eterogeneo ed io imparo un sacco di cose e dò una bella spolveratina al mio italiano “tecnico” (che è in uno stato pietoso). Sono diventata blogger per divertimento, per passione, anche un po’ per lavoro, nel senso che il blog mi aiuta a rimanere al passo con tecnologie che al momento in ambiente lavorativo non vengono sfruttate e, non da ultimo, per mantenere un contatto con il mio paese d’origine, molto più intenso di quello che potrei avere solo con qualche visita di pochi giorni all’anno.

Il tuo primo post?

Su OCE, ancora oggi uno dei post che ritengo meglio riusciti, su uno dei miei temi preferiti, la commistione fra scienza ed arte. Il titolo, come non detto: “È arte?“.

Il post di cui ti vergogni di più?

Io ho la faccia come il c, non mi vergogno praticamente mai.

Il post di cui sei più fiero?

Be’, i post sono come i figli, ogni scarrafone… a tutt’oggi i miei preferiti però si trovano tra le pieghe degli archivi e risalgono al periodo ociano. Uno molto carino, scritto dopo una sonora arrabbiatura a causa di una discussione che esula dal tema di questo post, e che sortì un effetto tutto diverso dal previsto, è “La calza smagliata“, ma ne avrei una lista lunga un chilometro.